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Trattamento
del dolore toracico ribelle
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toracico
L'altro giorno ricevo una telefonata da un cortese navigatore che
mi segnala un disturbo strano: un dolore
toracico ribelle a terapia con ppi che lui avverte dietro allo
sterno e non gli consente di alimentarsi, dunque associato a vomito
incoercibile con espulsione degli alimenti ingeriti sotto forma di bolo.
Con
ciò voleva indicare che esso poteva dipendere da cause strettamente
esofagee, e quindi da esofagite
da reflusso, da cause motorie inerenti la motilità
dell’esofago ed, infine, riconoscere una genesi
cardiaca (!) o una genesi mista, cioè cardiaca ed esofagea. Se poi
il dolore è sì toracico ma anche epigastrico, possiamo pensare a cause
connesse con patologie delle vie biliari, del fegato e del pancreas (cfr
calcolosi
della via biliare, della colecisti,
pancreatite
acuta, pancreatite
cronica). Un tracciato cardiaco (ecg)
ed una visita cardiologica, comunque sia, vanno sempre effettuate, per
escludere la cardiopatia ischemica.
La
più comune spiegazione del dolore toracico retrosternale ricorrente con
valutazione cardiologica negativa, così, è rappresentato dalla
GERD (Fang kman, 2001), cioè dalla Malattia
da Reflusso Gastro-Esofageo. Circa il 15% dei pazienti ha
un'esofagite all'endoscopia e fino al 40% dei pazienti presenta elevati
tempi di esposizione agli acidi durante il monitoraggio del pH nelle 24
ore. Il rimanente sottogruppo di pazienti non presenta reflusso
patologico. Circa un terzo di questi mostra un'associazione dei sintomi
con episodi di reflusso acido, ma, nel loro insieme, tutti i pazienti
che non presentano reflusso patologico rispondono meno bene alla terapia
antireflusso.
Il 25-50% dei pazienti senza reflusso patologico, ha disturbi
motori di tipo spastico alla manometria.
L'ampia variabilità riportata nella prevalenza, riflette le diverse
soglie adottate per porre questa ossi nei diversi studi. Sebbene
l'approccio terapeutico sia simile per tutti i pazienti senza reflusso
patologico, alcune opzioni sono riservate ai soli pazienti con disordini
della motilità di tipo spastico. L’algoritmo per il trattamento di
questo gruppo di pazienti è riportato nello schema seguente.
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ALGORITMO DEI PAZIENTI CON
SINTOMI ESOFAGEI
DISORDINI MOTORI DI TIPO
SPASTICO E NESSUNA ALTRA SPIEGAZIONE DEI SINTOMI ESOFAGEI |
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| Sintomi
del tipo disfagico, come per alterazioni del transito esofageo
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predominanza
del dolore, dunque discomfort toracico
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| sintomi
legati ad alterazione del transito:
studiare con pasto baritato |
tentare
un approccio del paziente con inibitori della pompa protonica |
| usare
rilassanti della muscolatura liscia, tossina botulinica,
miotomia, dilatazione dell'esofago con palloncino |
tentare
un approccio con antidepressivi se hanno fallito gli inibitori
di pompa protonica (omeprazolo e succedanei) |
Non tutti i pazienti ricevono il monitoraggio a livello
ambulatoriale del pH in occasione dei primi esami cui sono sottoposti,
il che rende un tentativo con PPI importante all'inizio del trattamento.
Un tentativo a breve termine (1 settimana) con omeprazolo 40 mg il
mattino e 20 mg la sera (o con un protocollo equivalente con un altro
PPI), è indicativo nell'80-85% dei pazienti con reflusso patologico.
Poiché i risultati dei tentativi terapeutici sono spesso ambigui, quasi
tutti i pazienti con dolore toracico inspiegabile continuano la terapia
nella prima fase del trattamento. Come nel caso del dolore in presenza
di disturbi motori di tipo spastico, i TCA (antidepressivi triciclici)
hanno un ruolo importante in quei pazienti in cui la sola terapia
antireflusso è inefficace. Il monitoraggio del pH nelle 24 ore può
essere utile nello stabilire la necessità di continuare la terapia
antireflusso insieme agli antidepressivi.
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Il trattamento si rivela difficoltoso per i pazienti scarsamente
rispondenti a questi primi approcci. Un errore frequente è il mancato
aumento della posologia dei TCA fino alle dosi piene, necessarie in
alcuni pazienti (Clouse, 1994). L’intolleranza ai TCA può spingere ad
un tentativo con antidepressivi di nuova generazione (come un inibitore
selettivo del reuptake della serotonina) a dosi psichiatriche. La
risposta per quanto riguarda il dolore toracico è, in generale, meno
soddisfacente. In alcuni casi l'autore ha utilizzato altri farmaci ad
effetto modulante sul dolore, come la carbamazepina e la gabapentina,
tuttavia solo in pazienti con sintomatologia ostinata e debilitante e
con dolore acuto e lancinante. Sono stati utilizzati anche
calcioantagonisti con occasionali successi.
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Gli approcci non farmacologici
possono essere utili nel dolore toracico inspiegabile, come in altri
disturbi gastrointestinali di tipo funzionale. La psicoterapia cognitiva
comportamentale, il rilasciamento della muscolatura profonda, il
biofeedback ed altre tecniche anti-stress sono efficaci in alcuni
pazienti. La stimolazione elettrica nervosa transcutanea, l'agopuntura
ed altri approcci alternativi hanno avuto occasionali successi, ma si
ritiene che sia preferibile ottimizzare l'uso degli antidepressivi,
specie dei TCA, in questi pazienti.
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