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Clinica Gli organi che vengono più spesso colpiti in questa malattia sono di seguito specificati. 1. Fegato (circa 95% dei casi): il ferro provoca sofferenza cellulare e progressiva insorgenza di cirrosi, la quale ha le caratteristiche cliniche della classica cirrosi portale, con possibile evoluzione in epatocarcinoma nel 30% circa dei casi. 2. Cute (circa 90% dei casi): la deposizione di ferro determina la comparsa di iperpigmentazione con tipico colorito grigio-ardesia (colore bronzino), dovuto sia all’accumulo di ferro sia, soprattutto, all’aumento del contenuto di melanina in questa sede, come si verifica sempre in caso di emocromatosi e la cui interpretazione è tuttora sconosciuta; nel 10-15% dei casi si riscontra anche iperpigmentazione della mucosa orale, molto più raramente del palato duro e della retina. 3. Pancreas (circa 65% dei casi): il ferro può depositarsi sia nel pancreas esocrino sia nelle isole di Langerhans; nel primo caso determina l’insorgenza di insufficienza pancreatica esocrina (pancreatite cronica), nel secondo caso provoca la distruzione delle cellule insulari e, in particolare, delle cellule _, produttrici di insulina, determinando la comparsa di diabete mellito insulinodipendente. La triade, cirrosi epatica, iperpigmentazione cutanea e diabete mellito rappresenta il quadro clinico più caratteristico della emocromatosi, la quale, perciò, viene anche denominata diabete bronzino. Il ferro può depositarsi anche a livello del miocardio (circa 10% dei casi), con compromissione delle cellule miocardiche e comparsa di miocardiopatia dilatativa e scompenso cardiaco oppure di disturbi del ritmo; è inoltre piuttosto comune l’interessamento delle gonadi con sviluppo di ipogonadismo e, quindi, per la particolare prevalenza della emocromatosi nel sesso maschile, di microorchia. Infine è importante ricordare che nel 25-50% di questi pazienti si riscontra, per ragioni sconosciute, la deposizione non di ferro, ma di cristalli di pirofosfato di calcio (Ca2P2O2 · 2H2O) a livello della sinovia (con comparsa di pseudogotta), oppure delle cartilagini articolari (con insorgenza di condrocalcinosi) o anche del connettivo periarticolare. In genere è raro imbattersi in un paziente con emocromatosi, ma ciò non è impossibile. I pazienti vengono identificati poiché sono parenti di soggetti che già sono stati inquadrati per questa malattia e ciò accade con semplici test e screening. Il gene è diffuso in maniera eguale fra i due sessi, ma sono colpite più spesso le donne, con rapporti di 8:1 o 2:1. I segni sono: · Debolezza · Letargia · Artralgie · Dolori addominali (dolore) · Perdita della libido · Impotenza nel maschio · epatopatia cronica · cirrosi · pigmentazione cutanea I criteri diagnostici si avvalgono del dosaggio dell’assetto del ferro:
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