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Tradizioni
Milazzesi marinare
Ex
voto marinari ottocenteschi – di Franco Chillemi
- Tratto da
Milazzo Nostra – Ed. Il Punto - N.
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leggenda della Madonna insanguinata di Milazzo
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Un
solo ex voto pittorico marinaro, risalente all'Ottocento, si
conserva a Milazzo nella chiesa della Madonna del Rosario.
Tenuto conto dell'importanza del porto di Milazzo e della sua
marineria la città doveva possedere un patrimonio cospicuo di
dipinti e altri oggetti votivi dedicati dalla gente di mare: lo
scarso interesse suscitato da questo materiale negli studiosi
fino a tempi recenti, la deperibilità degli ex voto e la
crescita di attenzione del collezionismo hanno portato alla
rovina o alla dispersione la quasi totalità degli ex voto
milazzesi.
Le
fonti letterarie non aiutano certo a ricostruire questo
patrimonio perduto essendo poche e recenti le citazioni
disponibili sull'argomento. Domenico Ryolo, nella sua Guida del
1963, ricorda che nella chiesa di S. Rocco (appartenuta a una
Confraternita della Marina Mercantile) erano "due
rustici” quadri che certo son ex voto di gente di mare" e
raffiguravano la Madonna del Buonviaggio (1862) e S. Liberale
(1865). Lo stesso autore riferisce che nell'eremo della Trinità
al Capo "vi sono dei quadretti con pitture rustiche,
interessanti, certo ex voto di marinai salvatisi da
tempeste".
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Giuseppe
Castelli nel suoi Appunti
sulla storia di Milazzo (ms. comunicato da G. Fuduli)
riferisce che un quadro con la nave del Capitano della Marina
Mercantile Giuseppe Paratore si trovava nella chiesa dello
Spirito Santo alla Trinità. Il capitano Paratore, morto nel
1876, è ricordato da un monumento nella Chiesa di S. Rocco e il
passo si riferisce chiaramente ad un suo ex voto. Micale e
Petrungaro nella loro Milazzo
ritratto di una città del 1996 citano gli ex voto delle
chiese di S. Rocco e della Trinità prendendo atto della loro
scomparsa. Il quadretto della chiesa del Rosario è citato da
chi scrive in Milazzo città
d'arte del 1999: nella stessa opera viene ricordato l'ultimo
ex voto marinaro dell'eremo della Trinità, sottratto da qualche
anno.Il bel volume Miracoli: il
patrimonio votivo popolare della provincia di Messina a cura
di Sergio Todesco, del 2007, contiene uno studio specifico
dell'ultimo ex voto marinaro di Milazzo, schedato da Stefania
Lanuzza e inserito da Rocco Sisci nel quadro della produzione
superstite della provincia. |
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La
pubblicazione ha peraltro rivelato l’esistenza di un ex voto
marinaro milazzese nella raccolta del Santuario di Tindari, che
notoriamente è stato un importante riferimento religioso per la
marineria milazzese. Il dipinto di Tindari può considerarsi
parte del patrimonio votivo milazzese: realizzato a tempera su
carta rappresenta come di consueto un veliero a tre alberi
sballottato da alte onde bianche che riflettono un cielo
dall'inconsueto cielo rossastro, colori che creano un'atmosfera
tragica e addirittura infernale aggravata dalla mancata
raffigurazione della Madonna intervenuta a salvare il veliero.
La dedica recita: IL
BARCO MUGNAJO DI MILAZZO SOTTO IL TEMPORALE SOFFERTO IL
30 NOVEMBRE 1872 IN PROSSIMITX DEL CAPO CLEAR”.
L'iscrizione
permette di identificare l'imbarcazione, di datare l'evento e di
localizzarlo nell'estremità sudoccidentale dell'Irlanda dove
appunto si trova il tempestoso Cape Clear: il "Mugnajo"
era dunque impegnato in una navigazione oceanica, forse
addirittura tra Europa e America. Nonostante la povertà dei
materiali l'ignoto pittore rivela una notevole maestria nel
raffigurare il sinistro evento (certo sulla scorta di una
attenta relazione dei protagonisti ) e si colloca non troppo
lontano dalla colta produzione dei pittori di tempeste, genere
che ebbe particolare fortuna in epoca romantica. |
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Il dipinto della chiesa del Rosario, realizzato ad acquarello su
carta, raffigura un veliero a tre alberi in grave difficoltà tra alte
onde spumeggianti che ne spazzano il ponte mentre raffiche di vento,
rese da un forte tratteggio, hanno già distrutto la velatura
dell'albero di trinchetto e un violento incendio si è sviluppato a
poppa, dove è radunato l'equipaggio nel tentativo di spegnerlo. In alto
a destra, in un tondo, compare la Madonna Addolorata invocata dal
marinai. La dedica riferisce: "BARCHO ITALIANO A PALO GIMELLO CAPT.
ANGELO DE MARCHI SORPRESO DA UN FORTE URAGANO ADDI'31 AGOSTO…
Una
estesa lacuna, che interessa il lato destro dell'ex voto, ha distrutto
l'indicazione dell'anno ma il dipinto può agevolmente datarsi
all'ultimo quarto dell'Ottocento. Non sappiamo dove sia avvenuto
l'evento rappresentato ma l'uso del termine uragano fa pensare a una
navigazione oceanica. Il vascello è un brigantino a palo, del tipo
solitamente costruito nei cantieri liguri e utilizzato per i trasporti
commerciali sulle rotte transoceaniche: la Lanuzza suggerisce una
provenienza ligure dell'imbarcazione e anche del dipinto che un ignoto
pittore ha lasciato alla chiesa dell'Addolorata al Capo, attesa la
generale diffusione di questo culto. L'ignoto pittore rivela una
spiccata capacità nella resa dei particolari. pur nel contesto della
drammatica rappresentazione dei fatti: la vena descrittiva dell'artista
è evidente nella raffigurazione della polena, delle fiamme che
fuoriescono dal boccaporto e della folla di marinai che tenta di domare
l'incendio mentre un compagno cerca ancora di avere ragione della
velatura stracciata dal vento. Persino le spade dell'Addolorata sono
minuziosamente descritte..
Una
fotografia documenta l'aspetto dell'ultimo ex voto esistente presso
l'eremo della Trinità fino a pochi anni or sono. Un veliero a due
alberi, probabilmente un brigantino goletta, procede nel mare in
tempesta sotto un cielo coperto di nuvole plumbee: i marosi sono resi in
forma di bianche spumeggianti nuvolette che non rendono bene la
drammaticità del momento, nonostante la nave si impenni sotto l'urto
dell'acqua, ma sullo sfondo compaiono rocce pericolosamente vicine verso
cui l'imbarcazione è sospinta. In alto a sinistra troviamo la colomba
che simboleggia lo Spirito Santo, cui era dedicato l'eremo della Trinità.
L'ex voto su carta nella parte inferiore ha una larga fascia dedicata
all'iscrizione che risultava pressoché distrutta e illeggibile già al
momento della realizzazione della foto. Non è possibile identificare
con certezza nel dipinto l'ex voto del capitano Paratore, citato dal
Castelli e non resta, pertanto, alcun elemento utile per identificare
l'imbarcazione, il luogo dell'avvenimento e la sua data. L'opera può
comunque datarsi con certezza alla seconda metà dell'Ottocento.
La
realizzazione di dipinti a soggetto marinaro, affidata a pittori
popolari specializzati nella fedele rappresentazioni delle navi ma che
certo non vivevano soltanto di questa produzione, andava oltre
l'occasione puramente devozionale. Nelle case dei marinai di Milazzo era
facile vedere quadretti analoghi agli ex voto, ma privi i di
raffigurazioni sacre, che rievocano tempeste e naufragi vissuti dal
proprietari con tanto di didascalie esplicative. Molto simili erano i
dipinti realizzati per documentare l'aspetto di navi su ordinazione dei
proprietari: è il caso del piroscafo
“Il Siciliano" della famiglia Greco, comandato dal
capitano Giovanni Rizzo e su cui fu imbarcato il giovane Luigi Rizzo.
riprodotto nella biografia dell'Ammiraglio, di Ruggero D'Ondes.
Con
queste realizzazioni la produzione di ex voto o dipinti affini giunge
agli inizi del Novecento e documenta l'affermazione dei moderni
piroscafi sulle vecchie navi a vela, scomparendo poco dopo per il
declino delle antiche devozioni e l'affermarsi della fotografia.
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