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Il follow up laboratoristico Sìamo tutti d'accordo nel sostenere che i dati
laboratoristici sono utili, anche se aspecifici, per valutare lo stato
clinico del paziente, solitamente sono l'espressione concreta della
gravità della flogosi e/o del sanguinamento. Inoltre possono essere
indicatori obiettivi nel discriminare la severità della malattia, in
particolare possono permetterci, in molti casi, di valutare se i sintomi
sono espressione di una condizione soggettiva, emotivamente mediata o
oggettiva. La cadenza dei controlli laboratoristici è quanto mai
variabile. Il prelievo ematico è generalmente ben tollerato e
accettato dal paziente, semplice, sicuro e facilmente ripetibile.
In soggetti con malattia in remissione riteniamo
prudente prevedere un controllo bioumorale annuale o al massimo
semestrale, nel quale valutare almeno : l'emocromo, la sideremia e l'elettroforesi proteica, la VES, la PCR e l'aumento del fibrinogeno come elementi di rilievo dello stato
flogistico. Per quanto concerne la ripresa di malattia si discute sul ruolo della calprotectina fecale;
pertanto l'utilizzo di esami di laboratorio è l'unico facile ed
economico sistema di controllo a nostra disposizione. Farmaci ed effetti collaterali. Mesalazina Appartiene alla famiglia dei salicitati, che rappresentano i composti maggiormente adoperati nella gestione delle 1131) lievi‑moderate e nella loro terapia di mantenimento, anche se discutibile il suo ruolo nel Crohn ileale. Agisce interferendo sulla cascata dell'acido arachidonico. E' un farmaco generalmente ben tollerato, i principali effetti coltaterali sono: cefalea, dispepsia e eritema cutaneo. Più rare sono l'agranulocitosi e la trombocitopenia, che si presentano prevalentemente in soggetti con concomitante artrite reumatoide, pertanto in questi casi specifici è consigliabile un controllo dell'emocromo, a tre mesi dall'inizio della terapia. L'altro effetto da monitorare è la rossicità renale nefrite interstiziale", che richiede un primo controllo della creatinina a sei mesi dall'inizio della terapia e successivamente una volta l'anno. L'epatite da 5‑-SA è correlata a fenomeni di ipersensibilità, determina un innalzamento degli indici di colestasi e degli enzimi citolitici, i controlli dovrebbero essere previsti solo al bisogno, per comparsa di sintomi. Corticosteroidi Non è prevista una terapia steroidea cronica di mantenimento, tuttavia in corso di terapia il monitoraggio della glicemia e degli elettroliti potrebbe essere opportuno. Azatioprina e 6 Mercaptopurina Sempre più numerosi sono i pazienti con IBI)
mantenuti ìn remissione, con terapie immunomodulatrici long-tterm.
Gli effetti collaterali di questi farmaci sono noti, piuttosto frequenti
e facilmente gestibili; regrediscono rapidamente aggiustando la dose, o
in alcuni casi (20%) sospendendo la terapia.
Gli effetti collaterati dell'Azatioprina e 6-Mercaptopurina
vengono suddivisi in dose‑ indipendente o idiosincrasìci e dose
dipendente o da accumulo.
Gli effetti idiosincrasici , mediati da probabile
meccanismo allergico, si manifestano precocemente, ossia nell'ordine di
settimane, con artralgie, febbre, rash cutanei, pancreatite.
Occorre distinguere la pancreatite dall'iperamilasemia
asintomatica, fenomeno frequente con questi farmaci, per tale ragione,
in moltì suggeriscono di non controllare il valore, se non sussistono
sintomi.
Gli effetti dose-dipendente sono correlati ad
una elevata concentrazione dei metaboliti delle tiopurine e possono
manifestarsi con epatotossicità e/o mielodepressione espresse
prevalentemente con leucocitopenia e trombocitopenia. Va tuttavia
ricordato che la neutropenia è anche un indice predittivo di buona
risposta alla terapia, pertanto occorre essere cauti e discriminare, se
si tratti di risposta alla terapia o di effetto collaterale La
mielodepressione come effetto collaterale, si manifesta nel 4.5% dei
pazienti, per i quali è opportuno sospendere la terapia; non va mai
dimenticato in quanto può presentarsi anche dopo anni dall'inizio della
terapia. La neutropenia necessita dì un controllo ogni due settimane,
per il primo mese, a seguire ogni tre mesi per la successiva durata
della terapia.
Per l'epatite da AZA, si consiglia di valutare la
funzionalità epatica prima di intraprendere la terapia, se nella norma.
E' stato individuato un polimorfismo genico nella
regolazione dell'enzima deputato
al metabolismo di questi farmaci tiopurinametiltransferasi il suo dosaggio permetterebbe di personalizzare la terapia, ma al momento non
è certamente un test facilmente accessibile.
Generalmente i controlli clinici laboratoristici: emocrono transaminasi e amilasi; vengono eseguiti
ogni due settimane il primo mese, mensilmente per altri due mesi e poi ogni tre mesi se i valori rimangono
nella norma. Un
altro evento collaterale della terapia immunosoppressiva è il rischio
di linfoma, 4 volte superiore rispetto ai soggetti sani. Tuttavia
considerando il basso rischio
globale per linfoma e i benefici effettivi della terapia nell'induzione
e nel mantenimento della remissione,
il farmaco deve essere considerato sempre una valida scelta terapeutica.
Gli
effetti tossici del metotrexato sono a carico del midollo osseo e di
tipo antifolico, pertanto mielosoppress ione e trombocitopenia,
rientrano rapidamente con la sospensione della terapia e possono essere
prevenuti con un supplemento di acido folico in media di 5 mg 24 ore
dopo l'assunzione del farmaco, per tutta la durata della terapia. La steatosi e la fibrosi epatica sono altri possibili
effetti della terapia, in particolare per alti dosaggi, quindi è utile
un controllo trimestrale della funzione epatica; se compaiono
alterazioni, si consiglia di aumentare la frequenza dei controlli.
Infine bisogna sospendere la terapia se i valori delle transaminasi
dovessero risultare tre volte la norma. Inftiximab Ancora da definire il reale utilizzo dell'esame
endoscopico nel follow up. Tuttavia il disagio della preparazione,
l'invasività della metodica, i costi dell'esame hanno portato alla
formulazione di linee guida per un uso corretto e razionale della
diagnostica endoscopica.
Pertanto si può affermare che la colonscopia deve
essere richiesta nei casi in cui al momento della diagnosi l'esame non
sia stato eseguito in maniera completa, o in caso di riattivazione della
malattia, solo se si sospetta una progressione intesa come estensione e
se tale informazione può modificare l'approccio terapeutico; o anche se
in una malattia già nota, non abbiamo alcun beneficio dalla terapia, e
ciò può far sospettare una sovrapposizione infettiva o presenza di
altra patologia. Si discute sull'opportunità del controllo
endoscopico dopo terapia con biologici per valutarne la risposta. Un'altra condizione per la quale richiedere la
colonscopia è nel pre e post operatorio ed eventualmente come procedura
terapeutica delle stenosi nella malattia di Crohn. Nel pre-operatorio
l'esame deve rispondere a tutte quelle informazioni che possano favorire
il chirurgo nelle sue scelte tecniche.
Nel post-operatorio della colite ulcerosa, i
controlli hanno obiettivi differenti in caso di colectomie sub totali,
il moncone residuo mantiene sempre lo stesso rischio degenerativo
pertanto dovrà essere sorvegliato come per la prevenzione del cancro
del colon. Nelle colectomie totali, dovrà essere monitorato il
reservoir ileale per prevenire e intervenire in caso di pouchite. Nella
colonstomia il monitoraggio va riservato al tratto di colon escluso, in
quanto frequente sede di complicanze infiammatorie. L'indicazione alla sorveglianza per la prevenzione del
cancro del colon retto (CCR) rimane la più importante e lo screening
dovrebbe iniziare dopo otto anni dalla diagnosi di 1131). L'incidenza
del cancro del colon è più alta nelle forme a maggior estensione
anatomica, di lunga durata e severità di infiammazione. A partire dal
momento della diagnosi di IBD il tempo medio per lo sviluppo di CCR è
stimato di circa 1 1 anni. Il rischio cumulativo calcolato a 20 anni è
dell'8.3%, mentre a a 30 anni è dei 1 18.4% Durante la sorveglianza il
riscontro di displasia basso grado unifocale e indefinita rende
necessari controlli ravvicinati a 3‑6 mesi mentre la presenza di
displasia a basso grado muItifocale e displasia di alto grado richiedono
la colectomia. |
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