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incontinenza fecale
appunti del
dott.
Claudio Italiano
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Il bravo medico internista, il gastroenterologo, e, talora anche il neurologo, che si trovano davanti al paziente con incontinenza degli sfinteri, che perde feci o urine (cfr incontinenza urinaria) devono porre delle domande, a patto che questi sia in grado di rispondere e non colpito, per esempio, da ictus ed afasia. Le domande mirano a conoscere consistenza e volume delle feci emesse nelle ultime 24 ore e ottenere un campione fecale. Focalizzare l'anamnesi su patologie gastrointestinali, neurologiche e psicologiche. Farsi guidare dall'anamnesi per l'esame obiettivo e l’ispezione del paziente (cfr approccio al paziente). Se si sospetta una lesione cerebrale o midollare, effettuare un esame neurologico completo ( visita neurologica) . Quando è più probabile un disturbo gastrointestinale, occorre. ricercare la presenza di distensione addominale all'ispezione, auscultare la peristalsi e valutare la presenza di una massa attraverso la percussione e la palpazione. Ispezionare la regione anale per eventuali segni di escoriazioni o infezioni. Se non controindicato, verificare l'assenza di fecalomi, che possono essere associati a incontinenza.
Cause mediche
-Accidenti cerebrovascolari Un'incontinenza fecale transitoria si verifica a volte in un paziente affetto da ictus, ma di solito scompare in fase di riabilitazione, se il paziente riesce a capire come deve fare per contenere le feci. Nei casi estremi si ricorre a particolari presidi che, a mò di un tampax, vengono inseriti in ano per impedire la fuoriuscita di feci in caso di sforzo e rimossi al momento dello svuotamento dell’ampolla rettale o ai più sbrigativi pannoloni.
-Diabete mellito e neuropatia sensitivo-motoria.
-Demenze. Ogni malattia degenerativa cronica cerebrale può provocare incontinenza fecale così come incontinenza urinaria. Segni e sintomi associati comprendono alterazioni della capaci là di giudizio e del pensiero astratto, disturbi di memoria, labilità emotiva, iperattività dei riflessi osteo-tendinci, afasia
-Gastroenteriti. Una grave gastroenterite può causare una transitoria incontinenza fecale che si manifesta con diarrea a getto. Nausea, vomito e dolore peristaltico addominale.
-Trauma cranico. Il danno delle vie nervose che controllano la defecazione può causare incontinenza fecale.
-Malattie infiammatorie intestinali. Un’ incontinenza fecale notturna si manifesta talvolta con diarrea.
-Fistola rettovaginale. L’incontinenza fecale si presenta associata a difficoltà nell'emissione di gas.
-Sclerosi multipla. L'incontinenza fecale a volte compare come uno dei segni estremamente variabili di questa patologia. Altri effetti dipendono dalla zona di demielinizzazione e possono includere ipostenia, atass a e paralisi, deambulazione atassica, alterazioni sensitive, come parestesie o anestesia genitale, disturbi della vista.
-Lesioni spinali. Qualsiasi lesione che causa compressione o transezione dei nervi sensitivo-motori del midollo può condurre all'incontinenza fecale.
-Tabe dorsale. Questa sequela tardiva de sifilide a volte provoca incontinenza fecale e talora impotenza.
-Il prolasso, una patologia che si manifesta saltuariamente in taluni soggetti, è un altro fattore all’origine dell’incontinenza. Si parla di prolasso quando un organo si sposta dalla sua sede o si infossa su sé stesso. Il retto, ad esempio, può spostarsi e protrudere nella vagina. In tal caso, si parla di rettocele. Si parla invece di intussuscezione quando il retto scivola su se stesso. Il prolasso viene corretto con un intervento chirurgico.
Altre cause - Farmaci. L’ abuso cronico di lassativi (cfr cura della stipsi) può causare insensibilità alla presenza di nell'ampolla e perdita del riflesso colico della defecazione.
- Chirurgia. La chirurgia pelvica, prostatica o rettale (emorroidi, ascessi, fistole. lacerazioni ) provoca talvolta una transitoria incontinenza fecale. La colostomia o l’ileostomia causano incontinenza fecale permanente.
Trattamento
Si può aiutare il paziente a controllare l'incontinenza fecale in questa maniera. Si stabilisce, per esempio, che la defecazione deve avvenire dopo la colazione, un’ora dopo; il paziente se non avverte lo stimolo, viene aiutato con una supposta di glicerina o di bisacodile, da somministrare 30 minuti prima dell’atto defecatorio. In genere si evitano i clisteri perché si creerebbe una dipendenza e perché uno sforzo defecatorio è una buona ginnastica per il retto e per la continenza, mentre con il clistere fuoriescono acqua e feci, per cui i riflessi defecatori si perdono. Il paziente va sempre rassicurato ed incoraggiato anche in caso di insuccesso, se, per esempio, perde feci, senza sgridarlo, ma incorraggiandolo a proseguire la rieducazione intestinale. La dieta va calibrata a seconda delle necessità del paziente, se cioè, deve essere più o meno ricca in fibre, aiutandolo a mangiare frutta, vegetali crudi e cereali. Assicurare l'apporto di almeno 1000 mi/die di liquidi, eseguendo esercizio fisico o passeggiate per aiutare la peristalsi e stimolare la defecazione. Se, purtroppo, il danno neurologico è notevole, allora si presenteranno altri segni all’occhio del medico esperto. Per esempio anche l’ incontinenza urinaria, l’emiplegia, la disartria, afasia, perdita della sensibilità, alterazione dei tiflessi e deficit del campo visivo. Segni e sintomi generali tipici sono cefalea, vomito, rigidità nucale, febbre, disorientamento, disturbi cognitivi, convulsioni e coma.
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