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INFARTO
MIOCARDICO CON ST SOPRASLIVELLATO
appunti
del
dott. Claudio Italiano
vedi anche l'indice
cardiologia
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Le
coronaropatie costituiscono la principale causa di morbilità e mortalità
della società occidentale e una condizione epidemica a livello
mondiale. Si stima che nel 2001 la cardiopatia ischemica sia stata
responsabile, in tutto il mondo, dell'11,8% di tutte le morti (5,7
milioni) nei paesi a basso reddito e del 17,3% (1,36 milioni) dei
decessi nei Paesi industrializzati. Ogni anno sono circa 865 000 gli
americani colpiti da un infarto miocardico acuto (IMA), un terzo dei
quali causato da un infarto
miocardico acuto con tratto ST sopraslivellato (cfr sindrome
coronarica acuta, STEMI, ST-segment elevation myocardial infarction).
L'incidenza dell'IMA si è ridotta negli ultimi due decenni da
244/l00.000 persone nel 1975 a 184/100 000 nel 1995. Il tasso di
mortalità in ospedale è diminuito dal 18% nell'anno 1975 al 12% nel
1995. Nonostante questo progresso, l'IMA continua a costituire un grave
problema di sanità pubblica e si calcola in 14,2 gli anni di vita persi
a causa di un IMA e in 142,5 miliardi di dollari il costo economico (sia
diretto sia indiretto) per la società americana. La gestione dello
STEMI è complessa, multidisciplinare e coinvolge i seguenti tre livelli
di trattamento:
(1)
il dipartimento di emergenza
(2)
il laboratorio di emodinamica
(3)
l'Unità Coronarica.
Il
sintomo classico dell'IMA è rappresentato da una sensazione di dolore
toracico o retrosternale comunemente descritta come oppressiva,
costrittiva, trafittiva o urente. Frequentemente, il dolore si irradia
al collo, al dorso e agli arti superiori e tende a perdurare.
Tipicamente raggiunge la massima intensità in alcuni minuti e può
essere associato a nausea,
diaforesi, astenia
generalizzata e a una sensazione angosciosa di morte imminente. Alcuni
soggetti, soprattutto anziani, possono presentarsi con sincope, nausea
e vomito
non altrimenti spiegabili, stato
confusionale acuto, agitazione
e palpitazioni. Circa il 20% dei pazienti con IMA può essere
asintomatico o accusare sintomi atipici non riconosciuti alla
presentazione. Un infarto
miocardico senza dolore si verifica più frequentemente nei soggetti
anziani, nelle donne, nei diabetici e nel periodo postoperatorio nei
pazienti sottoposti a interventi chirurgici. In questi pazienti, dispnea
o segni di franca insufficienza cardiaca possono costituire i sintomi di
presentazione.
I
pazienti possono essere presentarsi inquieti e insofferenti. Quelli con
disfunzione significativa del ventricolo sinistro (VS) possono mostrare
tachicardia, rantoli polmonari, tachipnea e un terzo tono. La presenza
di soffio da rigurgito mitralico suggerisce disfunzione ischemica o
rottura dell'apparato valvolare mitralico o rimodellamento ventricolare.
Nei
pazienti con infarto del ventricolo destro si possono riscontrare
aumentata pressione venosa giugulare, segno di Kussmaul (aumento della
pressione venosa giugulare con l'inspirazione) e terzo tono ventricolare
destro. Tali pazienti hanno di fatto quasi sempre un infarto inferiore,
solitamente senza segni di scompenso sinistro e possono manifestare una
spiccata sensibilità dei valori pressori ai nitrati o all'ipovolemia.
Nei pazienti con severa disfunzione ventricolare sinistra, può
manifestarsi quadro di shock, caratterizzato da ipotensione associata a
diaforesi, cute fredda, pallore delle estremità, oliguria e possibile
stato confusionale.
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Ecg
Le
classiche iniziali evidenze elettrocardiografiche (ECG) dello STEMI
consistono nell'incremento in ampiezza delle onde
T (che si presentano appuntite), seguito in pochi minuti
dall'elevazione del tratto ST. L'onda R può aumentare in principio, ma
ben presto si riduce e spesso si formano onde Q. Qualora il miocardio
ischemico venga riperfuso, il tratto ST può repentinamente
normalizzarsi, anche se le onde T possono rimanere invertite e le onde Q
possono o meno regredire. Il persistere del sopraslivellamento del
tratto ST dopo il ripristino del flusso nell'arteria coronaria
epicardica costituisce un marker di mancata perfusione miocardica e si
associa a una prognosi infausta. In assenza di riperfusione, il tratto
ST ritorna alla linea isoelettrica nel corso di ore o giorni e le onde T
si presentano invertite in modo simmetrico. La mancata inversione delle
onde T nel corso delle prime 24-48 ore può suggerire una pericardite
regionale. Le
specifiche derivazioni che presentano il tratto ST sopraslivellato
possono aiutare a localizzare la sede dell'infarto: un segmento ST
elevato nelle derivazioni inferiori, anteriori o laterali alte si
associa all'infarto delle corrispondenti aree miocardiche. Il
sopraslivellamento in aVR è maggiormente frequente nei pazienti con
occlusione del tronco comune della coronaria sinistra, piuttosto che in
quelli con occlusione dell'arteria discendente anteriore o della
coronaria destra. In uno studio condotto su pazienti con STEMI, il
rilievo di un tratto ST in aVR con elevazione maggiore o uguale a quella
rilevata in V1 mostrava un'accuratezza dell'81 % nella diagnosi di
occlusione del tronco comune. Il riscontro di sopraslivellamento ST in
VI in corso di infarto miocardico inferiore suggerisce il coinvolgimento
del ventricolo destro (VD).
cfr anche
L'infarto
e l'ecg
Il
riscontro di un blocco completo di branca sinistra (BBS) non
precedentemente noto durante dolore toracico deve essere considerato un
equivalente di STEMI. La diagnosi di STEMI, invece, in presenza di un
BBS noto può presentarsi difficile. Aspetti ECGrafici che supportano la
diagnosi di STEMI sono:
(1)
onda Q patologica in D1, aVL, V5 0 V6 (due derivazioni);
(2)
regressione dell'onda R nelle derivazioni precordiali;
(3)
presenza di un'incisione tardiva nell'onda S da VI a V4;
(4)
deviazione del tratto ST nella stessa direzione della
maggiore ampiezza del complesso QRS.
(5)
analoghe considerazioni si possono fare in caso di
stimolazione (pacing) in ventricolo destro con morfologia del QRS a
blocco di branca sinistra. In uno studio, i pazienti con ritmo stimolato
mostravano una mortalità superiore sia in sede intraospedaliera sia a
un anno, in parte dovuta a sottostima del rischio, che si rifletteva
nella strategia di trattamento correlata alla difficoltà diagnostica in
questa presentazione.
Esami di
laboratorio
I
miociti cardiaci danneggiati liberano in circolo numerose proteine che
comprendono mioglobina, creatinchinasi (CK, creatine kinase) con
l'isoenzima miocardiospecifico (MB), troponine (sia I sia T),
mioglobina, aspartato aminotransferasi e lattato deidrogenasi.
Attualmente, le troponine costituiscono i marker di danno miocardico di
scelta per la loro alta sensibilità e specificità. Qualora non sia
disponibile il dosaggio delle troponine, la quota MB delle CK
rappresenta la migliore alternativa. Proprio per la maggiore rapidità
con cui compare nel sangue e con la quale si riduce fino a scomparire,
il dosaggio di CK-MB può essere utilizzato (1) nei pazienti che si
presentano precocemente dopo l'insorgenza dei sintomi; (2) per datare
l'inizio del danno miocardico se vi sia già un incremento di troponina;
e (3) per determinare un reinfarto durante il successivo decorso
ospedaliero. Il dosaggio di CK totale, aspartato aminotransferasi e
lattato deidrogenasi non è più raccomandato. Il dosaggio dei marker è
consigliato all'arrivo, a 6-9 ore e a 12 fino a 24 ore qualora i primi
risultati siano negativi e vi siano criteri clinici sospetti. La
mioglobina è una proteina con peso molecolare di 17,8 kD ed è
rilasciata dalle cellule miocardiche danneggiate. Come mostrato nella
figura, la liberazione nel plasma si verifica entro alcune ore dopo
l'insorgenza di un infarto, raggiunge un picco tra 1 e 4 ore e si
mantiene elevata per 24 ore. Sebbene il suo rapido innalzamento ne veda
l'utilizzo come marker precoce per STEMI, essa non è tuttavia specifica
delle cellule miocardiche e non dovrebbe essere impiegata come singolo
marker nella valutazione di infarto miocardico.
Ck-mb
L’isoenzima
MB della CK è presente in massima concentrazione nel miocardio, ma una
piccola percentuale si può trovare nel muscolo scheletrico, nella
lingua, nell'intestino tenue e nel diaframma. La comparsa di CK-N113 nel
plasma avviene circa entro le prime 3 ore dall'inizio dei sintomi,
raggiunge un livello di picco tra 12 e 24 ore e ha una durata
media di 1-3 giorni. Altre cause cardiache non correlate a IMA
potenzialmente responsabili di incremento dei livelli di CK-MB possono
essere procedure di cardioversione, chirurgia cardiaca, miopericarditi,
procedure di rivascolarizzazione coronarica percutanea (PCI,percutaneous
coronary intervention) e, in alcuni casi, tachiaritmie rapide. Tra
le cause,non cardiache, invece, occorre annoverare ipotiroidismo,
politraumi 'rabdomiolisi, distrofia muscolare e diverse altre affezioni
neuromuscolari.
Occasionalmente, è possibile il riscontro di una concentrazione
elevata di CK-MB in presenza di normali valori plasmatici di CPK totali.
Ciò può avvenire in caso di modesto danno miocardico in soggetti il
cui livello basale di CPK sia al limite inferiore del range di normalità.
Le
troponine regolano nel cuore l'interazione tra actina e miosina e
mostrano una specificità superiore rispetto alle CK-MB
Esistono
due isoforme cardiache delle troponine: T e 1*. Il loro innalzamento nel
siero avviene tra 3 e 12 ore dalla comparsa di ischemia e possono
mantenere livelli elevati per 8-21 giorni (troponina T) o 7-14 giorni (troponina
1). Elevati livelli di troponina correlano con i riscontri aria
tomopatologici di necrosi miocardica e possono indicare una prognosi
peggiore nei soggetti con sospetta sindrome coronarica acuta. Una
diagnosi precoce è il cardine del trattamento dei pazienti con STEMI.
Può essere ottenuta attraverso un tracciato ECG acquisito sul
territorio da personale medico e quindi trasmesso ai medici del
Dipartimento di Emergenza o inviato a un cardiologo.
Triage
La chiave
di volta della terapia dello STEMI consiste in una rapida ma accurata
valutazione del paziente in pronto soccorso (triage). Tutti i pazienti
che si presentano lamentando dolore toracico dovrebbero essere
rapidamente ammessi al triage, evitandone lo stazionamento in sala
d'attesa. Entro dieci minuti dall'arrivo in pronto soccorso dovrebbe
essere acquisito un ECG e il paziente dovrebbe essere rapidamente
sottoposto a valutazione clinica con un'attenta anamnesi.
Un’esame
obiettivo fornisce uno strumento per la stratificazione del rischio nei
pazienti con STEMI. La classificazione di Killip consente di
stratificare i pazienti e nello stesso tempo di predirre l'evoluzione
clinica intraospedaliera. Con
le attuali strategie terapeutiche si è osservata una riduzione della
mortalità per lo shock cardiogeno approssimativamente dall'83 al 60%.
Le
Clinical Practice Guidelines congiunte ACC/AHA del 2004** raccomandano
quanto segue:
Classe I.
L'anamnesi
mirata raccolta al Dipartimento di Emergenza dovrebbe accertare se i
pazienti con STEMI abbiano in precedenza avuto episodi di angina
pectoris stabile o instabile, infarto miocardico, bypass
aortocoronarico o PCI. La valutazione dei sintomi riferiti dovrebbe
essere focalizzata sul dolore
toracico, sui sintomi associati, sulle differenze di presentazione
correlate al sesso e all'età dei soggetti, sulla presenza di ipertensione
arteriosa ed il diabete
mellito, sulla possibilità di dissezione aortica; si dovrebbero
valutare il rischio di sanguinamenti e la presenza di evidenze
patologiche di tipo cerebrovascolare (amaurosi,
debolezza degli arti o alterazioni mimiche facciali; presenza di
parestesie ad arti e faccia o perdita di sensibilità; atassia;
vertigini). (Livello di Evidenza: C).
2.
L'esame obiettivo del paziente dovrebbe essere eseguito allo scopo di
facilitare la diagnosi e valutare l'estensione e la localizzazione
dell'infarto e rilevare la presenza di complicanze. (Livello di
Evidenza: C
3. Prima
della somministrazione della terapia trombolitica dovrebbe essere
eseguito un sommario, ma mirato, esame neurologico, per rilevare esiti
di precedenti infarti cerebrali o deficit cognitivo. (Livello di
Evidenza: C)
4. In
tutti i pazienti con dolore toracico (o equivalenti anginosi) o altri
sintomi suggestivi per STEMI entro 10 minuti dall'arrivo al Dipartimento
di Emergenza si dovrebbe eseguire un ECG a 12 derivazioni, analizzato
prontamente da un medico esperto. (Livello di Evidenza: C)
5.
Qualora il primo ECG non fosse diagnostico ma il paziente continuasse a
rimanere sintomatico e con alto sospetto di STEMI, dovrebbero essere
eseguiti ECG a intervalli di 5-70 minuti o dovrebbe essere attivata una
monitorizzazione ECG continua, per rilevare tempestivamente l'eventuale
sopraslivellamento del tratto ST (Livello di Evidenza: C)
6. Nei
pazienti con infarto inferiore dovrebbero essere utilizzate anche le
derivazioni destre per riscontrare elevazioni del tratto ST suggestive
di infarto del ventricolo destro. (Livello di Evidenza: B).
segue
infarto_miocardico_stemi_2.htm
vedi anche l'indice
cardiologia
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