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INFEZIONI DELLE VIE GENITOURINARIE INFERIORI NELLA DONNA
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appunti del
dott. Claudio Italiano
oppure cfr
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Andrologia e
ginecologia
Problemi di sesso e l'internista!
i problemi della tempistica nel sesso
Quel peso ai testicoli, attenzione!
La disfunzione erettile nel diabetico!
Siete pronti? Problemi di sesso ed handicap!
Sesso sfrenato, cleptomanie, azzardo: i disturbi del
comportamento
Problemi di sesso: l'impotenza!
Problemi di eiaculazione precoce, consigli
Problemi di sesso e calo del piacere sessuale!!
Novità: il maschio con le mammelle grandi: la ginecomastia.
Novità: il dolore alla mammella.
Problemi di contraccezione, che fare?
Pillola: ma mi può dare problemi per la salute?
Il figlio non arriva? Che fare?
Quei dolori mestruali impossibili: l'endometriosi
Quei dolori mestruali impossibili: come curarli
I rischi ed i benefici delle cure ormonali in menopausa
La donna è mobile, qual piuma al vento, muta d'accento e di
pensier!
Problemi di sesso? Diabete, fumo e mancata erezione? Ecco la
cura!!
Quali cure sono veramente efficaci nell'impotenza maschile?
Ecco le cure! Micosi
cutanee: come si manifestano e perchè.
Micosi del pelo
Le candidosi generalità
La
vaginite da candida: la cura malattia_sessuale
cfr prima:

CANDIDOSI VULVOVAGINALE
I sintomi predominantì nella candidosi vulvovaginale
sono il prurito e l'irritazione vulvare. Non vi è solitamente un odore
distintivo e segni come perdite vaginali non sono caratteristici. E’
comune l'eriterna vulvare, così come edema e fissurazioni. La secrezione
vaginale è tipicamente bianca, scarsa e spesso assume la forma di
placche simili al mughetto o di fiocchi simili a latte cagliato che
aderiscono alla mucosa vaginale. Candida albicans rappresenta circa
l'80% dei miceti lievitiformi isolati dalla vagina, mentre Torulopsis
glabrata e altre specie di Candida, meno comunemente isolate, vengono
dimostrate nei casi rimanentì. La maggior parte dei casi di candidosi
vulvovaginale probabilmente deriva da un'aumentata crescita di lieviti
che in precedenza colonizzavano la vagina o il tratto intestinale.
Alcuni maschi di partner con candidosi vulvovaginale sviluppano una
dermatite sintomatica del pene dovuta a lieviti.
La diagnosi di candidosi vulvovaginale prevede la
dimostrazione dei miceti mediante l'esame microscopico della secrezione
vaginale in soluzione fisiologica o in soluzione di KOH al 10%, oppure
del vetrino colorato con la metodica di Gram. La dimostrazione di
pseudoife rafforza la diagnosi di vaginite da Candida albicans.
Solitamente sono presenti leucociti polimorfonucleati. L’ esame
microscopico è meno sensibile della coltura, ma si correla in maniera
migliore con i sintomi. Le colture identificano C. albicans in alcune
donne con sintomi e segni di candidosi vulvovaginale anche in presenza
di risultati negativi all'esame microscopico, ma spesso identificano una
semplice colonizzazione in donne senza tali sintomi o segni. Il pH delle
secrezioni vaginali è solitamente inferiore a 4,5 e, quando le
secrezioni vaginali sono diluite con KOH al 10%, non viene prodotto
l'odore di amine. La vulvite spesso accompagna la vaginite e può
determinare erosioni superficiali che devono essere differenziate
dall'herpes genitale e da ulcere genitali secondarie ad altre cause.
Nella maggior parte dei casi la terapia delle infezioni
vaginali da Candida è indicata solo se la paziente è sintomatica e
presenta segni di vulvovaginite. Il trattamento usuale consiste nella
somministrazione intravaginale di uno dei diversi antibiotici
imidazolici (per es., miconazolo o clotrimazolo per 3-7 giorni). Negli
Stati Uniti il recente mercato libero di queste preparazioni ha ridotto
il costo del trattamento, rendendolo più conveniente per molte donne con
vulvovaginite da Candida. Tuttavia i sintomi della vulvovaginite non
sono specifici e l'autotrattamento dì presunte infezioni da lieviti può
ritardare la rilevazione e il trattamento di altre infezioni più gravi.
L'autocura deve pertanto essere limitata in maniera stretta alle donne
con sintomi classici in cui siano stati documentati da un medico con
esperienza precedenti episodi di vulvovaginite da lieviti. Efficace è
anche il trattamento orale in dose singola con fluconazolo (150 mg), che
viene preferito da molte pazienti. Per casi particolarmente gravi o
frequentemente ricorrentì nonché per quelli che non rispondono alla
terapia intravaginale o per os in singola dose, può essere indicata la
terapia orale, prolungata o periodica, con fiuconazolo o chetoconazolo.
Tali pazienti probabilmente andrebbero valutate per la ricerca di
diabete e di infezione da HIV, sebbene queste malattie sistemiche siano
cause non comuni di cari. didosi vulvovaginali ricorrenti. Non è
indicato il trattamento di routine del partner sessuale.
Cervicitemucopurulenta
La cervicite mucopurulenta consiste in un processo
infiammatorio a carico dell'epitelio colonnare e in lesioni
subepiteliali del canale endocervicale e dell'epitelio colonnare
contiguo che si ritrova, in posizione ectopica sull'esocervice. La
cervicite mucopurulenta nella donna può essere considerata l'equivalente
"silente" dell'uretrite nel maschio poiché essa è altrettanto frequente
e causata dagli stessi agenti patogeni, ma più difficile da riconoscere.
Questa patologia rara rappresenta nella donna la più frequente MTS di un
certo rilievo che può provocare malattia infiammatoria pelvica e, in
gravidanza può condurre a complicanze ostetriche. La cervicite
mucopurulenta è causata da C. trachomatis e a volte da N. gonorrhoeae.
La percentuale relativa di casi dovuti a questi due microrganismi
dipende dalla loro prevalenza in comunità. In circa la metà dei casi,
comunque, essa non è associata con nessuno di questi due microrganismi e
attualmente è considerata idiopatica. La sindrome può essere
differenziata clinicamente dalla cervicite causata da infezioni primarie
o ricorrenti da herpes simplex, che determinano lesioni dell'epitelio
squamoso stratifica dell'esocervice oltre che dell'epitelio colonnare.
Il colore del muco cervicale dovrebbe essere osservato su
un tampone bianco ottenuto dal canale endocervicale; un colorito
giallastro indica la presenza di leucociti polimorfonucleati. Si deve
poi eseguire uno striscio sottile del muco cervicale su un vetrino per
la colorazione di Gram. La presenza di 20-30 o più cellule
polimorfonucleate per campo microscopico a 1000 ingrandimenti entro
filamenti di muco cervicale non contaminato da cellule epiteliali
squamose vaginali o batteri vaginali suggerisce la diagnosi di
cervicite. Quando i campioni endocervicali correttamente raccolti sono
esaminati da personale con esperienza la colorazione di Gram del muco
endocervicale è anche un test poco sensibile, ma piuttosto specifico per
la gonorrea; diplococchi intracellulari Gram-negativi indicano infezione
gonococcica. Per la ricerca di N. gonorrhoeae e C. trachomatis sono
indicate la coltura e altri test specifici.
Il trattamento dovrebbe essere intrapreso
quando viene posta la diagnosi clinica, cioè prima che sia nota
Feziologia. In contesti in cui la gonorrea e le infezioni da clamidia
sono comuni, la terapia dovrebbe includere un regime a singola dose
efficace per la gonorrea, come cefixima (400 mg per os) seguita da
doxiciclina (100 mg per os, due volte al giorno per una settimana) o
azitromicina (1 g per os in una dose singola). In situazioni dove la
gonorrea è molto meno comune rispetto alle infezioni da clamidia, la
terapia iniziale per la cervicite mucopurelenta può coprire solo
l'infezione da clamidia (azitromicina o doxiciclina). Il partner
sessuale di una donna con cervicite mucopurulenta dovrebbe essere
esaminato e dovrebbe essergli prescritto un regime simile a quello
scelto per la donna, a meno che i risultati dei test per la gonorrea o
l'infezione da clamidia in entrambi i partner consiglino di modificare
la terapia.
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MALATTIA INFIAMMATORIA PELVICA
La malattia infiammatoria
pelvica (pelvic inflammatory disease, PID) è una combinazione di
endometrite, salpingite e peritonite pelvica, risultante da infezioni
genitali ascendenti, che di solito originano da una cervicite
mucopurulenta gonococcica o da clamidia e/o da aginosi batterica. La PID
colpisce prevalentemente adolescenti sessualmente attive e giovani
donne, in cui almeno il 90% dei casi è acquisito per trasmissione
sessuale. Benché talvolta clinicamente severa, con pelviperitonite
franca o ascesso tuboovarico (specialmente, almeno così sembra, tra
donne con infezione da HIV), la maggioranza dei casi di PID acuta sono
relativamente lievi o perfino subclinici. Tuttavia, anche i casi di PID
subclinica possono esitare in danno tubarico, come evidenziato dalla
frequente mancanza di storia di diagnosi clinica di PID in donne
sieropositive per clamidia con infertilità tubarica o gravidanza
ectopica. Conseguentemente, il medico deve sospettare frequentemente una
PID nella diagnosi differenziale di dolore addominale lieve, o anche
banale, in giovani donne. Questo approccio rappresenta un rilevante
cambiamento nell'atteggiamento clinico nei confronti della PID, che
veniva considerata solo nella donne con grave dolore annessiale in
presenza di elevazione della temperatura, della conta dei globuli
bianchi o della velocità di eritrosedimentazione (VES).
La percentuale di casi prodotti da N. gonorrhoeae è
recentemente diminuita nella maggior parte dei Paesi industrializzati,
una tendenza che riflette la diminuzione di incidenza delle infezioni
gonococciche in generale. C. trachomatis rimane una causa comune di PID
in molti Paesi. Tuttavia, in alcune aree geografiche dove le
organizzazioni per la tutela della sanità pubblica hanno incrementato
l'impiego dello screening nelle donne sessualmente attive per le
infezioni da clamidia, l'incidenza di PID causata da questo
microrganismo si è ridotta. Numerosi altri patogeni contribuiscono alla
PID, incluso M. hominis e diversi microrganistni anaerobi della flora
vaginale isolati nella vaginosi batterica. La PID si verifica con
aumentata frequenza dopo un breve periodo dall'inserzione di un
dispositivo contraccettivo intrauterino e l'endometrite può seguire
l'induzione di aborto o il parto, specialmente cesareo. t stato
dimostrato che le lavande vaginali costituiscono un fattore di rischio
per le infezioni pelviche ascendenti, forse perché questa pratica riduce
le specie di lattobacilli producenti perossido di idrogeno. I medici non
devono prescrivere lavande vaginali (che, va ricordato, non sono
efficaci per il trattamento o la prevenzione di alcuna condizione), le
quali non dovrebbero essere utilizzate neppure a scopi igienici.
infezioni_sessuali_donna 4
indice di sessuologia
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