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Insulina
come e perche?
appunti
del dott.
Claudio Italiano
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Abbiamo
già valutato l’importanza del trattamento
con insulina nel soggetto con diabete; esso trova indicazione nelle
seguenti evenienze:
a)
quando gli obiettivi glicemici non vengono raggiunti con gli ipoglicemizzanti
orali;
b)
chetoacidosi diabetica;
c)
diabete all'esordio con livelli glicemici estremamente elevati e sintomi
tipici (poliuria, polidipsia, calo ponderale, ecc.)
d)
gravidanza
o in donne con diabete che programmano una gravidanza (
diabete_e_concepimento )
e)
stress
acuti (eventi cardiovascolari, infezioni, traumi, interventi chirurgici)
f)
allergia/controindicazioni all'uso
degli ipoglicemizzanti orali
g)
malattie epatiche o renali che precludono l'utilizzo degli
ipoglicemizzanti orali.
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Nel
paziente diabetico di tipo 2
l’insulina può essere somministrare secondo i vari schemi:
-
Insulina
basale (glargine, detemir, NPH) una volta al giorno
-
Insulina
premiscelata due volte /die
-
Iniezioni
multiple di insulina preprandiale e basale la sera
Nello
studio treat-to-target di Riddle sono stati comparati l’efficacia del
rischio di ipoglicemia in pazienti di tipo 2 in trattamento con
antidiabetici orali ed insulina del tipo analogo lento ed NPH. Lo studio
alla fine dimostrò, dopo 24 settimane, che i pazienti trattati con le
insuline analogo a lento rilascio, anche se il target del 7% di HbA1c
era stato raggiunto in tutti i soggetti studiati, tuttavia quelli
trattati con NPH aveveno avuto più ipoglicemie
rispetto al gruppo di controllo, specie notturne e, per giunta,
sintomatiche. Nello studio APOLLO, su 418 pazienti non controllati dalla
sola cura con antidiabetici orali fu aggiunta glargine la sera o
insulina lispro ai tre pasti. Lo studio dimostrò la sovrapponibilità
dei due trattamenti per quanto concerneva la glicata,
col vantaggio che con l’insulina glargine non si avevano ipoglicemie
severe rispetto alla lispro, mentre
l’aumento di peso era eguale.
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Nello studi 4-T dei soggetti non controllati con la terapia con antidiabetici
orali (metformina e sulfaniluree) venivano impiegati differenti
schemi di trattamento con insulina. Si
impiegavano aspart bifasica premiscelata due volte, insulina aspart ai
tre pasti, insulina detemir due volte settimanali. Dopo tre anni sono
stati valutati i valori della glicata per valutare la proporzione dei
pazienti con HbA1c inferiore a 6,5%, il tasso di ipoglicemia, e
l’aumento di peso. Al termine dello studio i livelli sono risultati
comparabili nei tre gruppi di trattamento (7,1 % la glicata per la
bifasica, 6,8 % per la pre-prandiale e 6,9% per la basale. Il gruppo con
l’insulina basale, però, presentava sempre il minor numero di crisi
ipoglicemiche (1,7% dei casi contro 3% della somministrazione di
bifasica). Da ciò si ricava che anche la semplice “ basalizzazione “
come schema pratico, era sufficiente per la cura di questi pazienti,
anche se l’aggiunta di una medicazione preprandiale nei soggetti con
maggior incremento glicemico post-prandiale si poteva rendere necessaria
per il controllo ottimale del paziente. Questa strategia terapeutica
viene definita basal-plus. Q
Inoltre detemir faceva osservare un minore incremento di peso rispetto
ad insulina NPH o glargine.
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L’impiego di insulina quando ha fallito il
solo trattamento con sulfaniluree trova indicazione nel fatto che con
l’insulinizzazione si blocca il processo della neoglucogenesi
epatica (cfr glicidi)
e, dunque, si riducono i valori delle glicemie e migliora la fisiologia
del compenso glicometabolico. Nel
paziente, infine, che ha fallito il target col semplice schema
basal-plus, a causa del processo di apoptosi della beta-cellula, sipassa
allo schema basal-bolus, cioè viene impiegata un’insulina
preprandiale, in genere, preferendo l’analogo rapido ed una
basalizzazione. In questa evenienza il target è quello di raggiungere
un controllo ottimale delle glicemie con valori di HbA1c entro 7% e
delle glicemie a due ore dal pasto entri i 140 mg%. Una volta
somministrata insulina a tutti e tre i pasti, è ovvio che si deve
sospendere il farmaco secretagogo insulinico (sulfanilurea o glinide) e
che il pasto debba essere quello più idoneo per il paziente diabetico (dieta nel
diabetico).
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