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appunti
del
dott. Claudio Italiano
vedi anche Related links: Infettivologia
Novità:
le febbri nel viaggiatore Novità:
la febbre da causa sconosciuta Novità:
brucellosi, la febbre di Malta Novità:
l'intossicazione alimentare da clostridium botulinum AIDS
Epatite
A Epatite
B Epatite
B e sua ripresa B:
marcatori Epatite
C Epatite
D Epatite
E Novità:
le febbri tifoidee Novità:
le febbri nel viaggiatore: malaria, dengue, tifo ecc. .
·
riduzione
dei linfociti, la linfocitopenia ·
riduzione
dei bianchi, la neutropenia La
linfoadenopatia può essere però anche generalizzata, cioè estesa e dipende
da:
Infezione
acuta da HIV.
Le manifestazioni cliniche dell'infezione acuta da HIV sono simili a
quelle della mononucleosi (vedi malattia
del bacio). Anche se molti pazienti si rivolgono al medico in questa
fase, la diagnosi non è sempre facile per cui non si pensa a questo
tipo di infezione. Data l'importanza dell'adozione precoce di misure
profilattiche nel paziente e del suo partner sessuale, di fronte a un
quadro di sindrome mononucleosica occorre escludere l'infezione da HIV. Virus
di Epstein-Barr (EBV). In circa il 90% degli Americani adulti vi è
la prova sierologica di una pregressa infezione da EBV; la maggior parte
di queste è subclinica e o verifica entro i 5 anni di età o
nell'adolescenza. Clinicamente, la mononueleosi infettiva si manifesta
di solito nella tarda adolescenza dopo contatto intimo con portatori
orofaringei del virus. I pazienti lamentano faringodinia
febbre
e linfoadenopatia generalizzata, qualche volta associata a cefalea
e mialgia. Il 5- 10% dei pazienti presenta un esantema
maculare, petecchiale o orticarioide.
Spesso sono presenti petecchie del palato e faringotonsillite
essudativa. Generalmente prevale il riscontro di linfoadenopatia
cervicale soprattutto a
carico delle catene linfatiche posteriori, ma possono essere interessate
anche altre sedi; la milza presenta splenomegalia,
aumentata di volume nel 50% dei pazienti. Talora
l'esordio clinico può
essere in forma di anemia
emolitica autoimmune, trombocitopenia, encefalite o meningite
asettica, sindrome di Guillain-Barré, epatite o rottura splenica.
Al laboratorio: tre quarti dei pazienti mostrano una linfocitosi
assoluta e almeno un terzo dei linfociti è di aspetto atipico: appaiono
ingranditi, con vacuoli basofili nel citoplasma, spesso deformati dal
contatto con altre cellule, e con un nucleo eccentrico e pleomorfo. Le
indagini immunologiche indicano che alcuni linfociti B circolanti sono
infettati dal virus EBV. . Altre cause di linfocitosi
atipica:
..
Citomegalovirus
(CMV). Il
citomegalovirus (CMV o HHV-5) è un virus che entra in alcuni tipi di
cellule del nostro organismo dentro le quali si replica in modo
parassitario e le porta alla morte. Viene contratta nell'infanzia e
nell'adolescenza, ma anche in età adulta. Sono sede di infezione
primaria multipla le cellule epiteliali, le mucose, i linfonodi. Permane
in forma latente per tutta la vita nel sangue periferico, nell'epitelio
dei tubuli renali e nell'epitelio delle ghiandole salivari. Appartiene
alla stessa famiglia alla quale appartiene il virus dell'herpes labiale
e genitale, della varicella, della mononucleosi infettiva (virus di
Epstein-Barr). I dati epidemiologici mostrano che la maggior parte dei
soggetti adulti è stata infettata dal CMV. La maggiore incidenza
dell'infezione si verifica nel periodo perinatale (trasmissione con il
latte materno) e durante la 2a 4a decade di vita. Il CMV divide con gli
altri membri della famiglia degli herpesvirus la tendenza a riattivarsi,
soprattutto nei soggetti immunodepressi. Negli adulti per il resto sani,
due modalità di trasmissione del CMV sono particolarmente importanti
nello sviluppo di una linfoadenopatia.
Il virus può essere trasmesso per via sessuale: lo sperma è una comune
sede di isolamento virale. Nei maschi omosessuali è particolarmente
elevata la frequenza di anticorpi contro il CMV. Le trasfusioni di
sangue comportano un rischio di trasmissione del CMV di circa il 3% per
sacca. Questo pericolo diventa concreto nella chirurgia a cuore aperto o
nelle trasfusioni multiple eseguite per altre indicazioni. L'infezione
primaria da CMV determina circa il 50% dei casi di sindrome
mononucleosica con Monotest negativo. Distinguere le forma da CMV da
quelle da EBV sulla base del solo quadro clinico può essere
impossibile. Tuttavia, il CMV tende a colpire soggetti di età più
avanzata (in media, 29 anni), determina un quadro più lieve e può
avere una manifestazione "tifoidea”, cioè solo febbrile con
adenopatia lieve o assente. Raramente, anche nell'infezione da CMV, come
in quella da EBV, si può avere grave interessamento neurologico o
ematologico. Inoltre, possono essere presenti polmonite ed epatite (di
tipo granulomatoso). Diagnosi
Solitamente
si effettua l'isolamento del virus in colture di fibroblasti umani da
vari materiali biologici (urine, saliva, sangue, broncolavaggio). Quindi
si procede all'identificazione di antigeni precoci con IF. In seguito si
fa una diagnosi sierologica (IgG, IgM). La colorazione di Giemsa in uno
striscio di sangue può mettere in evidenza linfociti T con corpi
inclusi ad occhio di gufo. Si può utilizzare la PCR, dotata di maggiore
sensibilità e specificità. Nei campioni bioptici isolati dall'esofago,
dalle ulcerazioni del cavo orale o dalle lesioni disseminate si può
evidenziare la presenza di CMV mediante sonde specifiche a DNA.
L'isolamento del CMV da urine e/o sperma e la dimostrazione della
sieroconversione (al test di immunofluorescenza indiretta o di
fissazione del complemento) permettono di definire l'eziologia.
Comunque, in alcuni soggetti, come i maschi omosessuali in cui è
frequente l'escrezione asintomatica del CMV, il solo isolamento virale
è insufficiente per determinare l’eziologia della linfoadenopatia. La
mononucleosi da CMV è una malattia autolimitanti che non necessita
terapia specifica. L' infezione da CMV negli immunodepressi può essere
letale: in questi casi, spesso il paziente risponde alla terapia a lungo
termine con ganciclovir o foscamet.
L'infezione
da T gondii si trasmette con l'ingestione di carne ed altri cibi
infetti, oppure in seguito al contatto con feci di gatto contaminate da
oocisti. In alcune aree geografiche, come la Francia, il 90% delle
persone è sierologicamente positivo per Toxoplasma, mentre negli Stati
Uniti questo valore si riduce al 50%, almeno in quelli con 50 anni di età.
Negli adulti sani, solo il 10-20% delle infezioni è sintomatico, con un
quadro sovrapponibile a quello della mononucleosi, anche se possono
aversi rash cutanei di tipo maculo-papulare, dolore addoniinale da
linfoadenopatia mesenterica e retroperitoneale, e corioretinite.
Comunque, un notevole aumento defle dimensioni dei linfonodi, specie con
interessamento di sedi atipiche (occipitali, lombari), impone il ricorso
alla biopsia per escludere un linforna. Spesso nei casi sintomatici si
osserva adenopatia cervicale. Nel complesso, la toxoplasmosi rappresenta
meno dell'1 % delle sindromi mononucleosiche. A livello istologico, la
diagnosi di infezione da Toxoplasma si pone mediante il riscontro di
distensione focale dei seni linfonodali, dove macrofagi ed istiociti
rendono indistinti i margini dei centri germinativi, e dell'iperplasia
follicolare reattiva. La diagnosi di toxoplasmosi acuta viene
suggerita quando si rileva la sieroconversione (da valori negativi a
positivi, oppure l'aumento del titolo anticorpale di 4 volte)
all'immunofluorescenza indiretta. Di solito un valore positivo è
superiore a 1: 1.000 e si associa all'incremento degli anticorpi
specifici di tipo IgM. In genere, nell'ospite immuno-competente, la
malattia acuta è autolìmitante e non necessita di terapia specifica;
un significativo interessamento oculare costituìsce un'indicazione al
trattamento con pirimetamina e sulfadiazina. Malattie granulomatose. La
Linfoadenopatie
distrettuali S. aureus e
gli streptococchi di gruppo A determinano una linfoadenite suppurativa
acuta. Le sedi linfonodali più frequentemente interessate, nell'ordine,
sono quelle sottomandibolari, cervicali, inguinali e ascellari. Le
ghiandole appaiono aumentate di volume (> 3 cm) dolenti, fisse oppure
mobili. Il sito primario di infezione può essere rappresentato da
piodermite, faringite o infezione odontoiatrica. I pazienti affetti
presentano febbre
e leucocitosi. I linfonodi colliquati possono essere aspirati;
altrimenti, la terapia antibiotica deve essere mirata contro i patogeni
che più comunemente sono responsabili di questi quadri. La terapia con
penicillina G è appropriata se la localizzazione faringea o
periodontale suggerisce un'infezione streptococcica o mista da anaerobi,
mentre l'interessamento cutaneo fa propendere per un'infezione
stafilococcica, che richiede una terapia con nafcillina o dicloxacillina.
Il dosaggio e la via di sommistrazione del farmaco vengono decisi sulla
base della gravità dell'infezione. La scrofola o
adenite tubercolare cervicale si rresenta in forma subacuta o cronica,
con modico rialzo termico e con un voluminoso pacchetto linfonodale
palpabile a livello del collo. Se il microrganismo in causa è
Mycobacterium tuberculosis, di solito sono presenti anche altri siti di
infezione attiva. Nei bambini americani, l'agente eziologico più comune
è Mycobacterium scrofulaceum. Spesso è necessaria l'escissione
chirurgica del linfonodo quando l'infezione è sostenuta da questi ed
altri micobatteri non tubercolari farmaco-resistenti.
La
tularemia è il prototipo della febbre ghiandolare: si contrae per
contatto con le secrezioni di un coniglio infetto o dopo puntura di
zecca. I pazienti manifestano brividi e febbre, con una lesione cutanea
ulcerata nel sito di inoculo e adenopatia distrettuale dolente. Di
solito, quando l'infezione è dovuta al contatto con i conigli, la
lesione cutanea è localizzata sulle dita o sulle mani e i linfonodi
interessati sono quelli epitrocleari o ascellari. Nelle forme trasmesse
da zecca, l'ulcera si trova sugli arti inferiori, nella regione
perianale o nel tronco e l'adenopatia prevale a livello inguinale o
femorale. La maggior parte dei casi viene diagnosticata con la
sierologia, poiché la colorazione di Grani risulta negativa e la
coltura del microrganismo responsabile, Francisella tularensis, è
pericolosa per gli operatori. Si considera diagnostico un titolo di
agglutinazione aumentato di 4 volte. I pazienti vanno trattati con
streptomicina, 15-20 mg/kg/die per 7- 10 giorni. In
corso di tularemia, malattia da graffio di gatto, sporotricosi,
linfogranuloma venereo, listeriosi e cheratocongiuntivite da adenovirus
si può manifestare una congiuntivite con linfoadenopatia preauricolare. Questa
forma, che fa parte delle malattie trasmesse sessualmente, può essere
mono- o bilaterale. Nella sifilide primaria i linfonodi aumentati di
volume si presentano isolati, fissi e duri. All'inizio, il
linfogranuloma venereo determina una linfoadenopatia dolente, con
successiva formazione di un pacchetto di linfonodi e. qualche volta,
fissità della cute sovrastante, che assume una sfumatura purpurea. Di
solito la linfoadenopatia dell'ulcera rnolie è monolaterale, molto
dolente e costituita da pacchetti linfonodali confluenti. Una
linfoadenopatia inguinale dolente si manifesta anche nell'infezione
genitale da herpes simplex. La peste
bubbonica si manifesta solitamente con febbre, cefalea, grandi pacchetti
linfonodali inguinali o ascellari, che tendono alla suppurazione e alla
fistolizzazione spontanea (bubboni). Negli Stati Uniti sud-occidentali,
la diagnosi di peste va presa in considerazione nei pazienti con
inaiattia febbrile acuta dopo esposizione a pulci e roditori. Nci
sospetto clinico, si debbono eseguire emocolture ed aspirare i bubboni,
trattando prontamente i malati con tetraciclina, 30-50 mg/kg/die,
associata a streptomicina, 20-30 mg/kg/die. Colorando l'aspirato con il
metodo di Gram, in un terzo dei casi si evidenziano bacilli
Gram-negativi. Il dosaggio degli anticorpi con l'immunofluorescenza
consente ma rapida diagnosi: negli USA, questo test si può richiedere
as Centers for Disease Control and Prevention.
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