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LINFOMI NON HODGKIN 2 vedi anche l'indice di ematologia Related links: Ematologia New! Il trapianto di midollo New! I linfonodi Le anemie Le anemie introduzione Le anemie microcitiche sideropeniche Le anemie macrocitiche e megaloblastiche Le anemie mielodisplasiche Le anemie emolitiche Il mieloma Eritropoietina ed anemia Le leucemie La leucemia mieloide acuta: la cura ed il successo terapeutico!! La leucemia linfoblastica: la cura, i problemi, i successi terapeutici!! I linfomi linfoma cutaneo, un caso a Milazzo La malattia tromboembolica Come coagula il sangue I pazienti che tendono a fare trombosi I pazienti che tendono a fare emorragia I pazienti in terapia con anticoagulanti orali
Tecniche
sensibili in grado di rilevare la presenza di malattia minima residua Lo
sviluppo di tecniche molecolari atte a definire i riarrangiamenti dei
geni delle immunoglobuline e del recettore delle cellule T ha fornito
strumenti molto sensibili per valutare più accuratamente
l'infiltrazione tumorale. I tessuti più frequentemente studiati e più
accessibili sono il sangue periferico e il midollo osseo. Mentre
l'analisi istologica convenzionale dei midollo osseo è in grado di
rilevare una cellula linfomatosa infiltrante ogni 20 cellule normali, la
citometria a flusso e il Southern blot hanno migliorato entrambi questo
livello di rilevazione identificando una cellula linfomatosa ogni 100
cellule normali. Analogamente, la citometria a flusso è stata impiegata
per rilevare "eccessi clonali" nel sangue di pazienti con
linfoma non Hodgkin a cellule B. Più recentemente, le tecniche di
biologia molecolare hanno dimostrato che la rilevazione di malattia
minima residua può essere notevolmente migliorata. Nel caso dei linfomi
non Hodgkin con una traslocazione cromosomica conosciuta è ora
possibile identificare un singolo punto di rottura cromosomico. Ciò è
stato realizzato in termini pregevoli nel caso della traslocazione t (1
4; 18), presente nella maggioranza dei linfomi follicolari, e in circa
il 25% dei linfomi diffusi. Basandosi sulla sequenza del DNA è
possibile amplificare questo tratto unico di DNA usando specifici stampi
(primers) oligonucleotidici e la reazione di polimerizzazione a catena (polymerase
chain reaction, PCR). Nei casi in cui non è riconosciuta una
traslocazione classica, può essere effettuata un'analisi mediante PCR
della regione CDRIII delle catene pesanti delle immunoglobuline. Con
questo approccio può essere rilevata una cellula tumorale su 101-10'
cellule normali. Pertanto, mentre altri test possono essere negativi, la
PCR può dimostrare che il sangue o il midollo osseo sono invece
contaminati da cellule linfornatose. Attualmente queste tecniche vengono
paragonate ai metodi di stadiazione più convenzionali. Considerando la
loro sensibilità, esse possono essere utili nel valutare più
accuratamente la remissione completa e, aspetto più importante, nel
determinare se la terapia deve essere prolungata, interrotta o
intensificata. D'altra parte, la presenza di cellule con t(1 4; 18) può
non implicare affatto un'imminente recidiva o progressione della
malattia. Infatti, cellule con t(14;18) si ritrovano sia in soggetti
normali senza una storia di linfoma sia in pazienti con linfoma in
remissione da molti anni. Sono necessari ulteriori dati per valutare il
significato dei cloni cellulari rilevati mediante PCR. CLASSIFICAZIONE ANATOMOPATOLOGICA La
classificazione istologica dei linfomi non Hodgkin è basata sulla
valutazione dell'aspetto globale dell'architettura linfonodale oltre che
sulla classificazione citologica della cellula neoplastica. t chiaro che
l'immunofenotipo, l'analisi genetica e l'analisi citogenetica possono,
in molti casi, definire la diagnosi. Essendo migliorate le tecniche
diagnostiche, è stato descritto un numero sempre più grande di entità
clinicopatologiche distinte. Molte di esse sono assai rare. Pertanto, è
stato necessario raggruppare certi linforni sulla base della loro storia
naturale simile. Col tempo si prevede che si svilupperanno approcci
terapeutici differenziati per ciascuna entità patologica. La tabella Il
3.2 mette a confronto le classificazione R.E.A.L., la Working
Formulation, la classificazione di Kiel modificata e la classificazione
di Rappaport. Nella pratica clinica corrente questi schemi
classificativi vengono usati indifferentemente. Tuttavia, le entità
patologiche non sempre sono facilmente traducibili da uno schema
all'altro. Per esempio, il linfoma a cellule mantellari può essere
classificato in cinque differenti categorie sulla base della Working
Formulation. Gli attributi cruciali di una diagnosi anatomopatologica
sono l'accuratezza e la riproducibilità, giacché si è scoperto che
la' diagnosi istologica fornisce indici predittivi d'importanza decisiva
per il quadro clinico della malattia, per la risposta al trattamento e
per la prognosi. LINFOMI TORPIDI Manifestazioni
cliniche e storia naturale LINFOMA CENTROFOLLICOLARE 1 linfomi
follicolari costituiscono circa il 50% dei linfomi non Hodgkin; il tipo
di grado 1 (a piccole cellule indentate) è il più comune. I pazienti
di solito si presentano con adenopatia periferica non dolente in regione
cervicale, ascellare, inguinale e femorale. I
pazienti frequentemente notano che la linfoadenomegalia si
mantiene per lunghi periodi di tempo, spesso anni, e che i linfonodi atímefìtano
e diminuiscono di dimensioni più volte. Meno tipicamente, si ha un
ingrandimento delle strutture dell'anello di Waldeyey e dei linfonodi
epitrocleari. Alcuni pazienti si presentano con grosse masse addominali
e retroperitoneali asintomatiche, con o senza evidenza di ostruzione
gastrointestinale e/o renale. Sebbene i pazienti possano presentarsi con
uno o più siti di malattia linfonodale, di solito gli esami non
invasivi dimostrano una malattia diffusamente disseminata con
coinvolgimento splenico e midollare in più dell'80% dei casi.
L'interessamento del midollo osseo nel linfoma follicolare è
caratterizzzato da un quadro tipico di infiltrazione paratrabecolare. Il
coinvolgimento del sangue periferico si osserva in circa il 20% dei
pazienti e la presenza di malattia a carico del sistema nervoso centrale
è rara, sebbene possa essere osservata in sede epidurale. A differenza
dei linfomi aggressivi, circa il 20% dei pazienti si presenta con
malattia extralinfonodale extramidollare e meno del 10% si presenta con
sintomi B. Il decorso di questa malattia è piuttosto variabile. L:
approccio convenzionale nella maggior parte dei pazienti consiste in un
atteggiamento di attesa di fronte a malattia fluttuante, con un tempo
medio di 3 anni senza necessità di terapia. Nei pazienti con malattia
allo stadio I o allo stadio Il limitato la radioterapia locale può
produrre remissioni a lungo termine o una possibile guarigione. Alcuni
pazienti mostrano una crescita più rapida e disseminata e necessitano
di un trattamento poiché l'ingrandimento massivo del linfonodo o di un
organo provoca dolore, ostruzione linfatica, ostruzione d'organo o, più
raramente, sintomi neurologici. Di fronte a una malattia generalizzata
progressiva o alla rapida crescita dei linfonodi di un singola stazione
si dovrebbe considerare l'esecuzione di una nuova biopsia. Un
significativo numero di pazienti con malattia in rapida progressione
dimostrerà infatti una "conversione" o '1rasformazione"
verso un quadro istologico più aggressivo, spesso verso il tipo diffuso
a grandi cellule. Questa conversione si associa all'acquisizione di
ulteriori anomalie genetiche e si verifica in circa il 7% dei pazienti
su base annua. Quasi tutti i pazienti con linfoma follicolare che
muoiono a causa della malattia hanno subito un'evoluzione istologica. La
conversione istologica si associa a infiltrazione di siti
extralinfonodali, allo sviluppo di sintomi sistemici e a una prognosi
infausta, dal momento che il tumore è molto meno sensibile al
trattamento. Storicamente, né la sopravvivenza libera da malattia né
la sopravvivenza globale dei pazienti con linfoma follicolare sono
migliorate nonostante i molti differenti approcci terapeutici impiegati.
Sebbene il 40-80% dei pazienti ottenga, una remissione completa (stadiazione
non invasiva) con la chemioterapia convenzionale a singolo farmaco o con
schemi aggressivi di polichemioterapia, la durata media della remissione
è compresa fra 2 e 3 anni. Dopo la recidiva i pazienti possono essere
osservati nel tempo o ritrattati; in ogni caso, la media di
sopravvivenza dopo la prima recidiva è di 5 anni. I pazienti con
linfoma non Hodgkin follicolare sopravvivono per lungo tempo, con una
media di sopravvivenza globale che si avvicina a 7-9 anni per i pazienti
con malattia allo stadio III e IV. Il tipo istologico di grado Il (misto
a piccole e grandi cellule) può avere una presentazione clinica
leggermente differente. L'infiltrazione del midollo osseo al momento
della diagnosi è meno frequente che nel tipo di grado 1 (a piccole
cellule), ma si osservano più di frequente grandi masse addominali. Dal
momento che questi pazienti generalmente presentano una progressione più
veloce della malattia se non vengono trattati e poiché alcuni studi
suggeriscono che un sottogruppo di questi pazienti può ottenere la
guarigione con la terapia convenzionale, essi di solito non vengono
osservati nel tempo bensì trattati con schemi di polichemioterapia
subito dopo la diagnosi. LINFOMI DELLA ZONA MARGINALE Questi
linfomi si presentano in sedi linfonodali o extralinfonodali, dove
prendono rispettivamente il nome di linfomi
B a cellule monocitoidi o di linfomi MALT. Una terza malattia correlata,
il linfoma splenico (con o senza linfociti villosi circolanti), si
presenta in forma di splenomegalia. Molti pazienti con linfoma della
zona marginale presentano una malattia allo stadio 1 o 11. Non vi è
predilezione d'età per i tumori extralinfonodali, che possono
coinvolgere il canale gastroenterico, le vie respiratorie, le ghiandole
lacrimali e salivari, la tiroide, la mammella o il polmone, ma di solito
non il sangue periferico né il midollo. 1 pazienti possono presentarsi
con malattia ulcerosa peptica, dolore addominale e sindrome sicca (sindrome
di Sjógren). Il comportamento clinico di questa malattia è simile
a quello dei linfomi follicolari indolenti. 1
linfomi cutanei T-cellulari colpiscono gli adulti in età media, con una
lieve predominanza maschile. Le principali varianti includono la micosi
fungoide e la sindrome di Sézary, quest'ultima caratterizzata da
coinvolgimento del sangue periferico. Queste malattie si presentano con
manifestazioni cutanee e linfoadenopatia e hanno un decorso torpido. Più
tardivamente i pazienti sviluppano interessamento epatico, splenico,
gastrointestinale, polmonare e renale. Frequenti manifestazioni tardive,
di solito in presenza di eritroderma generalizzato. sono anche
l'infiltrazione del midollo osseo e la presenza di cellule leucemiche
circolanti (cellule di Sézary). La media di sopravvivenza dal momento
della diagnosi è di circa 10 anni, risultando le infezioni la più
comune causa di morte. TERAPIA La maggioranza dei pazienti con linfomi non Hodgkin a sviluppo torpido si presenta con malattia in fase avanzata, mentre in meno del 10% si osserva una malattia allo stadio patologico I/Il. 1 pazienti con malattia in stadio precoce trattati con radioterapia hanno una sopravvivenza libera da recidiva a 5 anni del 60-80% e una sopravvivenza globale a 5 anni che si avvicina al 100%. Nella malattia a uno stadio precoce la sola chemioterapia è stata raramente impiegata (a causa della radiosensibilità di questi tumori) e non vi è un significativo vantaggio nella combinazione dei due approcci rispetto alla sola radioterapia locale. In circa il 23% dei pazienti sono state segnalate remissioni spontanee di durata superiore a un anno. Quando il trattamento viene iniziato, queste malattie sono molto sensibili sia alla monochemioterapia che alla polichemioterapia. Nei pazienti precedentemente non trattati le percentuali di risposte complete a un singolo agente alchilante, come la ciclofosfamide o il clorambucil, variano dal 30 al 60%, con una media di durata di remissione di circa 2 anni. 1 regimi di chemioterapia più aggressivi hanno prodotto remissioni complete più rapide e in percentuale più elevata, ma purtroppo non hanno cambiato in modo netto la sopravvivenza globale dei pazienti affetti da queste malattie. Anche i tentativi di trattare i pazienti con una terapia a singolo farmaco per periodi prolungati o l'aggiunta di una terapia di "mantenirnento" a lungo termine non hanno migliorato la sopravvivenza. Dopo recidiva la maggior parte dei pazienti può essere ritrattata con successo; tuttavia la capacità di ottenere una terza o una successiva remissione diminuisce e la durata di tali remissioni è solitamente più breve. Le implicazioni che la conversione di un tipo istologico indolente in un tipo istologico aggressivo può avere sulla prognosi continuano a essere controverse. Sebbene nella maggior parte dei pazienti sottoposti alla polichemioterapia la prognosi sia scarsa, la parte di pazienti con malattia sensibile che ottiene risposte complete può restare in tale condizione a lungo e presentare una sopravvivenza prolungata. Oltre che per il suo potenziale curativo nei pazienti con malattia allo stadio I, la radioterapia viene frequentemente usata in unione con la terapia sistemica per trattare le sedi di malattia caratterizzata da masse tumorali e come palliativo per le localizzazioni sinto~ matiche di malattia.'Rimane comunque controverso se l'aggiunta della radioterapia sia in grado di aumentare la sopravvivenza globale libera da malattia. In un gruppo di pazienti con linforna centrofollicolare di grado II (linfoma misto a piccole e grandi cellule) sono state riportate remissìqni a lungo termine e possibili guarigioni dopo un trattamento con schemi polichemioterapici; questi risultati rimangono tuttavia controversi. Le associazioni usate sono state lo schema ciclofosfamide, Oncovin (vincristina), prednisone e procarbazina (CMOPP) e, in alternativa, il CHOP. Nei linfomi follicolari a uno stadio avanzato sono state esaminate numerose nuove sostanze. L'interferone a è un agente attivo. Numerosi studi prospettici randomizzati hanno esaminato il ruolo dell'interferone in aggiunta alla polichemioterapia nei pazienti con malattia a uno stadio avanzato, riscontrando un significativo prolungamento della durata della remissione. Un prolungamento della sopravvivenza è stato tuttavia osservato in un solo studio. Gli analoghi delle purine cladribina e fludarabina hanno indotto risposte nel 40-50% dei pazienti precedentemente trattati. Un anticorpo anti-CD20 umanizzato sembra indurre risposte parziali nel 50% e risposte complete nel 5-10% dei pazienti, con scarsa o nulla tossicità. LINFOMI AGGRESSIVI Manifestazioni
cliniche e storia naturale LINFOMA CENTROFOLLICOLARE (A GRANDI CELLULE)
Sebbene l'architettura follicolare di questi tumori sia preservata,
questa malattia si comporta molto spesso come un linfoma diffuso a
grandi cellule B. A differenza degli altri linfomi follicolari, questa
variante istologica infiltra meno frequentemente il midollo e il fegato,
si presenta con grandi masse e spesso con localizzazioni
extralinfonodali. In casistiche selezionate è stata riportata una
limitata percentuale di guarigioni. 1 linfomi follicolari a grandi
cellule spesso evolvono in linfomi B-cellulari diffusi a grandi cellule. LINFOMA A CELLULE MANTELLARI Questa entità è stata chiamata anche linfoma linfocitico diffuso intermedio o linfoma centrocitico. Tuttavia, esso non si sviluppa da centrociti e non è stato definito alcuno stadio "intermedio" di differenziazione. Tipiche sedi coinvolte sono i linfonodi, la milza, il fegato, il canale gastroenterico e il midollo osseo. L'interessamento del sangue periferico è stato descritto in circa il 25% dei pazienti all'esordio e sintomi sistemici B si osservano in circa un terzo dei pazienti. Il linfoma a cellule mantellari può coinvolgere qualsiasi regione del canale gastrointestinale, presentandosi occasionalmente come una poliposi intestinale multipla. 1 linfomi con aspetto morfologico a zona mantellare, centri di pseudoproliferazione e una bassa frazione di crescita (espressione di Ki-67) sono ritenuti a prognosi migliore, mentre quelli con una morfologia più diffusa e un elevato indice di proliferazione sono considerati a prognosi peggiore. Comunque la media di sopravvivenza è di circa 3 anni. |