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appunti del dott. Claudio Italiano oppure vedi index di sessuologia
EPIDEMIOLOGIA Si è calcolato che alla metà degli anni '70 incidenza annuale di PID negli Stati Uniti sia stata di circa 850.000 casi. La PID non è soggetta a denuncia obbligatoria negli Stati Uniti. Le visite mediche e le dimissioni ospedaliere indicherebbero un aumento dell'incidenza di PID dalla metà degli anni '60 sino alla metà degli anni '70, seguito da un decremento dei casi. L'ospedalizzazione per PID acuta si è ridotta dal 1982 al 1993, mentre i casi ambulatoriali sono, rimasti stabili nello stesso periodo. I casi acuti di PID riguardano quasi esclusivamente donne sessualmente attive. Oltre alla giovane età, costituiscono fattori di rischio pregressi episodi di salpingite, di irrigazioni vaginali e l'uso di dispositivi anticoncezionali intrauterini (in particolare il dispositivo di Dalkon). Nella maggior parte degli studi, il rischio relativo di PID tra le donne che utilizzano dispositivi intrauterini risulta maggiore nelle nullipare rispetto a quelle che hanno già avuto figli ed è maggiore nei primi mesi dopo il posizionamento. L’aumentato rischio di PID tra le donne che utilizzano dispositivi intrauterini riguarda principalmente quelle che hanno partner sessuali multipli. Il rischio di PID diminuisce tra le donne che assumono contraccettivi orali. Anche i contraccettivi di barriera prevengono la PID, riducendo il rischio di infezioni da clamidia e da gonococco. La sterilizzazione tubarica riduce (ma non elimina completamente) il rischio di salpingite in quanto previene la diffusione intratubarica dell'infezione. PATOGENESI Fattori
che si ritiene agiscano da concausa nella diffusione delle clamidie e
dei gonococchi dall'endocervice all'endometrio e all'endosalpinge
includono la presenza di muco cervicale (fluido) indotto da attività
estrogenica, l'adesività allo sperma che migra in senso ascendente
nelle tube, l'uso di dispositivi intrauterini anticoncezionali, le
irrigazioni vaginali e le mestruazioni. Spesso l'inizio dei sintomi, nei
casi di PID associata a gonorrea o a infezioni da C. trachomatis, si
verifica durante o subito dopo il periodo mestruale. Nelle colture in
vitro di tessuti provenienti dalle tube di Falloppio i gonococchi
aderiscono alla superficie delle cellule colonnari secretorie (ma non a
quelle ciliate) dell'endosalpinge; in questo processo di adesione dei
gonococchi hanno importanza i pili e forse anche altre proteine di
superficie. In seguito i gonococchi entrano all'interno delle cellule
secretorie con un meccanismo di endocitosi; introdottosi all'interno
delle cellule (o forse anche tra le cellule), vengono espulsi attraverso
la membrana basale cellulare nel tessuto connettivo sottomucoso. I
movimenti delle ciglia si interrompono e le cellule ciliate, anche se
non direttamente invase dai gonococchi, cadono per desquamazione; questo
fatto rende le tube ancora più suscettibili a sovrainfezioni da altri
microrganismi. Non è ben chiaro se in vivo questa perdita di cellule
ciliate sia irreversibile; questi effetti citotossici sono dovuti
all'endotossina, al peptidoglicano del gonococco e ad alcune citochine.
I gonococchi associati alla PID sono significativamente più resistenti
alla penicillina e meno frequentemente appartengono all'auxotipo
Arg-HyxUra, rispetto ai ceppi responsabili di gonorrea non complicata.
MANIFESTAZIONI CLINICHE Salpingite
tubercolare A differenza della salpingite non tubercolare, la
tubercolosi genitale colpisce spesso donne più anziane (nel 50% dei
casi in periodo postmenopausa). Un ampio studio retrospettivo condotto
in Svezia ha evidenziato che nel 38% del casi aveva avuto una pregressa
tubercolosi accertata. All'esordio i sintomi più comuni sono:
metrorragia inusuale, dolore a volte di tipo dismenorroico e infertilità.
La palpazione pelvica bimanuale evidenzia repertì non-nali nella
maggior parte dei casi, mentre in un quarto dei casi sono apprezzabili
masse annessiali. In questo studio retrospettivo il mezzo diagnostico più
comunemente impiegato risultò essere la biopsia endometriale, che
mostrava granulomi tubercolari spesso associati a colture positive.
Salpingite non tubercolare. Tipicamente l'evoluzione dei sintomi inizia
con perdite vaginali mucopurulente causate dalla cervicite e poi si
manifesta con dolore addominale lungo la linea mediana e perdite
ematiche vaginali dovuti all'endometrite, seguiti da dolore nei
quadranti addominali inferiori bilateralmente e a livello pelvico
causato dalla salpingite, con nausea e vomito e con aumentata
dolorabilità addominale in rapporto alla peritonite. Alcune pazienti
presentano dolori addominali diffusi dovuti alla peritonite
generalizzata, oppure dolori di tipo pleurico nel quadrante superiore
destro causati dalla periepatite. Il modo in cui i sintomi evolvono
varia da paziente a paziente, anche in relazione all'eziologia della PID.
L'esordio dei casi di PID associati all'uso dì dispositivi
anticoncezionali intrauterini è tipicamente graduale e talvolta è
preceduto da perdite vaginali maleodoranti caratteristiche della
vaginosi da anaerobi. La PID di natura gonococcica ha m genere un inizio
più acuto di quella da chlamydia in alcune casistiche, ma entrambe
esordiscono spesso durante la prima metà del cielo mestruale. Il dolore
addominale viene spesso riferito come sordo e gravativo, ma in certi
casi è del tutto assente o atipico; segni di infiammazione acuta
possono essere evidenziati durante controlli casuali o durante
procedimenti quali la legatura delle tube o la laparoscopia eseguita per
valutare una condizione di infertilità. Una metrorragia inusuale
precede o coincide con l'inizio del dolore in circa il 40% delle donne
affette da PID; i sintomi di uretrite (disuria) sono evidenziabili nel
20% e quelli di proctite (dolore anorettale, tenesmo e perdite rettali o
sanguinamento) sono presenti occasionalmente nelle pazienti affette da
infezioni gonococcica o da clamidia. L'esame con lo speculum evidenzia
una cervicite mucopurulenta nella quasi totalità delle donne affette da
PID di origine gonococcica o da clamidia. La dolorabilità della
cervice, quando mobilizzata, è dovuta allo stiramento dell'inserzione
annessiale dal lato verso cui viene spostata. Un’ispezione bimanuale
dimostra la dolorabilità del fondo uterino causata dall'endometrite e
una dolorabilità abnorme degli annessi uterini dovuta alla salpingite,
in genere (ma non necessariamente) bilaterale. Una tumefazione degli
annessi è apprezzabile in circa il 50% delle donne con salpingite
acuta, ma bisogna considerare che in presenza di dolorabilità
accentuata l'esame degli annessi non è del tutto attendibile,
indipendentemente dall'esperienza dell'esaminatore. Solo in un terzo
delle pazienti con salpingite acuta è presente febbre superiore a 38 'C
dall'esordio della malattia e la presenza di febbre non è essenziale
per la diagnosi. Gli esami di laboratorio nella salpingite acuta
evidenziano un aumento della velocità di eritrosedimentazione (VES) nel
75" dei casi e leucocitosi nel 60% dei casi. In ricerche effettuate
in Svezia, l'esame microscopico a fresco in soluzione fisiologica del
secreto vaginale di quasi tutte le pazienti con salpingite confermata
laparoscopicamente ha evidenziato la presenza dì più leucocita
polimorfonucleato per ogni cellula epiteliale vaginale o reperti
compatibili con vaginosi batterica. Tuttavia, in studi effettuati sullo
stesso tipo di popolazione negli Stati Uniti le eccezioni non sono state
rare. Periepatite e periappendicite. Dal 3 al 10% delle donne con PID acuta sviluppano una periepatite caratterizzata da dolore di tipo pleurico all'addome superiore e da dolorabilità alla palpazione, generalmente a livello del quadrante addominale superiore destro. Un’inizio dei sintomi della periepatite può coincidere o seguire l'esordio della PID e può talvolta prevalere sui sintomi localizzati a livello addominale inferiore, portando all'errata diagnosi di colecistite. Nel 5% dei casi di salpingite acuta la laporoscopia effettuata precocemente mostra un quadro di infiammazione della capsula epatica che va dal semplice edema con eritema sino agli essudati fibrinosi che conducono alla formazione di aderenze tra peritoneo viscerale e parietale. Se il trattamento è ritardato e la laparoscopia eseguita tardivamente, è possibile osservare al di sopra del fegato robuste aderenze ("a corda di violino") che determinano un dolore cronico nel quadrante superiore destro quando venga esercitata una trazione sulle stesse, sia durante ìl movimento che in fase di riposo. Sebbene la periepatite (o sindrome di Fitz-Hugh-Curtis) sia stata per molti anni attribuita alla PID di origine gonococcica, in studi recenti è stato riconosciuto che la maggior parte dei casi di periepatite è associata a infezione da clamidia. Nella salpingite da clamidia è possibile dimostrare, mediante microimmunofluorescenza. un titolo anticorpale sierico anti-C. trachomatis nettamente superiore nei casi complicati da periepatite rispetto a quelli non complicati: questa osservazione ha fatto pensare che episodi ripetuti di infezioni da clamidia siano responsabili di periepatite. L'esame obiettivo, anche se la paziente non presenta sintomi gestivi di salpingite, evidenzia dolorabilità al quadrante superiore destro e, di solito, dolore alla palpazione degli annessi . I test di funzionalità epatica sono quasi sempre nella norma, dal momento che il processo infiammatorio interessa la capsula epatica, risparmiando di regola il parenchima epatico. A volte la colecistografia per via orale evidenzia una disfunzione della colecisti, ma l'ecografia del quadrante superiore destro appare nella norma: pertanto, in una donna giovane con cervicite mucopurulenta, dolorabilità pelvica, dolore subacuto di tipo pleurico nel quadrante superiore destro e con aspetto ecografico normale della colecisti, si deve sempre prendere in considerazione la diagnosi di periepatite. La periappendicite, che può complicare le salpingiti gonococciche o da clamidia, è una sierosite appendicolare che non interessa la mucosa intestinale ed è riscontrabile in circa il 5% dei pazienti operati per sospetta appendicite. La diagnosi precoce e l'inizio della terapia sono essenziali per minimizzare il danno cicatriziale tubarico. Il recente riesame della coorte di Westróm di donne svedesi con salpingite trovata ha dimostrato che le pazienti che si sottoponevano a controllo medico in ritardo avevano una probabilità tre volte superiore di avere successivamente una gravidanza ectopica, infertilità rispetto a donne che si presentavano prontamente in ospedale. La PID rappresenta una situazione in cui è preferibile un atteggiamento terapeutico empirico, anche senza la sicurezza, della diagnosi, per scongiurare lesioni tubariche evolutive.La diagnosi di malattia infiammatoria pelvica può avvalersi di numerosi esami clinici e strumentali. Tra questi ricordiamo l'esame colturale del secreto cervico-vaginale, il tampone uretrale del partner, la biopsia endometriale (prelievo di un piccolo campione di endometrio, tessuto che riveste internamente la cavità uterina), la laparoscopia (esplorazione tramite microtelecamera inserita attraverso un piccolissimo taglietto nell'addome) e l'ecografia' pelvica (meno invasiva rispetto ai precedenti, permette di ricostruire l'immagine degli organi pelvici utilizzando gli ultrasuoni). Per quanto riguarda gli esami ematochimici di si registra un aumento della VES (indice aspecifico di infiammazione), della PCR e talvolta leucocitosi neutrofila. Diagnosi differenziale delle salpingiti. Devono essere considerate altre patologie di interesse pelvico, in particolare emergenze chirurgiche come le appendiciti e le gravidanze ectopiche. La maggior parte delle pazienti PID acuta presenta: dolore addominale nei quadranti inferiori da meno di 3 settimane; dolore in regione pelvica all'esame manuale; segni di infezione del tratto genitale. In circa il 60% delle pazienti che si presentano con la seguente sintomatologia è possibile dimostrare alla laparoscopia una salpingite. Tra le pazienti con questi reperti, una temperatura maggiore di 38 'C, la presenza di masse annessiali, elevazione della VES oltre 15 mm/ora, allora si deve pensare aumentano la probabilità di salpingite, che viene confermata laparoscopicamente nel 68% delle pazienti con uno solo di questi reperti aggiuntivi nel 90% delle pazienti con due e nel 96% delle pazienti con tre o più segni. La laparoscopia rimane il metodo più specifico per diagnosticare la salpingite acuta anche se, in presenza di infiammazione limitata all'endosalpinge o all'endometrio, l'esame può risultare normale. In genere le pazienti con sospetta PID e con reperti laparoscopici normali hanno una prognosi migliore di quelle con reperti anormali e solo eccezionalmente vanno incontro a sequele. Uindicazione primaria e incontestabile della laparoscopia è quella di escludere problemi di natura chirurgica nelle donne con dolori ai quadranti inferiori dell'addome. La tabella 130.2 mostra chiaramente che la maggior parte delle situazioni patologiche gravi che entrano in diagnosi differenziale con la salpingite è solitamente unilaterale. La presenza di dolore o di una massa pelvica unilaterale, anche se è compatibile con la diagnosi di PID, impone un'indagine laparoscopica, a meno che il quadro clinico non faccia preferire una laparotomia. Altre comuni indicazioni della laparoscopia sono costituite da quadri clinici atipici, come l'assenza di infezioni del tratto genitale inferiore, un periodo di amenorrea e la mancata risposta a una terapia appropriata. I criteri laparoscopici per porre diagnosi di salpingite prevedono: 1) eritema; 2) edema delle tube di Falloppio; 3) essudato sieropurulento o aderenze recenti, facilmente rimovibili, all'estremità fimbriata o sulla superficie sierosa delle tube di Falloppio. La biopsia endometriale è relativamente sensibile e specifica per la diagnosi di endometrite qualora si osservino le modificazione endornetriali descritte sopra e la presenza di endometrite si correla bene con la presenza di salpingite. L'endometrite viene rilevata in almeno tre quarti delle donne con salpingite confermata per via laparoscopica e non è riscontrata in assenza di PID. Reperti laparoscopici in pazienti con diagnosi clinica errata (falsamente positiva o negativa) di PID acuta
Esempi di
associazioni antibiotiche con spettro d'azione esteso ai principali
patogeni responsabili di malattia infiammatoria pelvica. Farmaci impiegati per la cura delle salpingiti: Ampicillina/amoxicillina, Doxíciclina, Cefoxitina/Cefotetan, Ceftriaxone, Gentamicina/tobramicina, Ofloxacina, Azitromicina, Clindamicina, Metronidazolo. I seguenti due schemi in regime ospedaliero sono stati utilizzati in maniera ampia, e hanno fornito sostanzialmente risultati quasi identicì in studi mufficentrici randomizzati: 1 . Doxiciclina (100 mg 2 volte al giorno e.v. o per os) pìù la cefoxitina (2 g 4 volte al giorno e.v.) o cefotetan (2 g ogni 12 ore e.v.); forniscono un'eccellente copertura nei confronti di N. gonorrhoeae (compresi i ceppi produttori di penicillinasi) e di C. trachomatis. La terapia e.v. deve essere protratta per almeno 48 ore dal miglioramento dei sintomi. Al momento delle dimissioni si deve prescrivere un regime domiciliare con doxiciclina per os (100 mg 2 volte al giorno) in modo da completare il ciclo terapeutico della durata di 14 giorni. oppure vedi index di sessuologia |