Morbo di Hodgkin

Morbo di Hodgkin

 

appunti del dott. Claudio Italiano

 

Il morbo di Hodgkin (MdH) è una neoplasia del sistema linfatico che colpisce i linfonodi, la cui gestione è assai complessa e multidisciplinare. 

 linfoadenopatie

Epidemiologia ed eziologia.

Negli stati uniti ogni anno ci sono 7500 nuovi casi di MdH; i pazienti HIV + presentano un incidenza maggiore e lo stesso dicasi per i pazienti con infezione da virus di Epstein-Barr. Lo stesso dicasi nei soggetti che hanno avuto mononucleosi infettiva in particolare nei pazienti che hanno un alto titolo anticorpale contro l’antigene virocapsidico dell’EBV. Si è visto anche che le cellule di Reed-Stenberg contengono il genoma di EBV al loro internoe , dunque, c’è correlazione tra infezione da EBV e MdH. Tuttavia anche altri fattori possono intervenire nella genesi della patologia, come altri fattori virali, esposizione ambientale ed occupazione ambientale, per esempio la lavorazione del legno e fattori genetici. Istopatologia. La diagnosi del MdH richiede un campione linfonodale processato in modo adeguato e controllato da un esperto emopatologo. L’identificazione della cellula di Reed-Stenberg nel contesto di una popolazione cellulare composta da linfociti, eosinofili ed istiociti permette di porre la diagnosi. Il MdH è unico nel suo genere dal punto di vista istopatologico in quanto le cellule tumorali sono rare, mentre la componente infiammatoria rappresenta la maggioranza. Per tale motivo è difficile identificare le cellule R-S. Esse si caratterizzano per nucleo a struttura binucleare binoculata, e si parla di cellule “a pop corn” o cellule con occhiali”, cellule  che ha la catteristica di un macrofago o di un linfocito. E’ una cellula iperploidea, con i seguenti marcatori genetici: CD30 o Ber-H2 e CD-15 o Leu M-1. Alcune rare volte, nel tipo di MdH a componente linfocitaria, forma rara,( LPHD) l’infiltrato è costituito da linfociti B policlonali. Viceversa il tipo di MdH a sclerosi nodulare NSHD è il tipo più diffuso che colpisce le giovani donne, con presentazioni sopradiaframmatiche. La caratteristica differenziale è la presenza di grosse bande di collagene birifrangenti che dividono il processo cellulare in noduli macroscopici. Il MdH a cellularità mista o MCHD è il secondo tipo istologico più frequente. Colpisce i maschi e presenta in genere una linfoadenopatia generalizzata o con malattia in sedi extranodali, con frequenti cellule di R-S  e scarse bande. L’altra forma è a deplezione linfocitaria o LDHD è rara  e si caratterizza per numerose cellule di R-S., con fibrosi diffusa e necrosi. Questa forma si associa ad infezione da HIV. Tuttavi va sottolineato che la diagnosi si basa su reperti bioptici linfonodali e non di sedi extranodali.

 

Stadiazione

Secondo il sistema di Ann Arbor abbiamo:

Linfonodi e stazioni linfaticheStadio I: Il tumore in questa fase si ritrova solo in un'unica sede linfatica o in un solo organo extra-linfatico (stadio Ie);

Stadio II: La massa tumorale invade due o anche più regioni linfatiche riguardanti lo stesso lato del diaframma. Possono essere interessate altre sedi linfonodali. Se è interessato un organo extra-linfatico si definisce stadio IIe

Stadio III: La neoplasia si estende sia sopra che sotto il diaframma. Tale stadio viene suddiviso in III1 (coinvolgimento dei linfonodi sopra i vasi renali come gli ilari, i portali, i celiaci e i portali), III2 (coinvolgimento dei linfonodi inferiori come i para-aortici, gli iliaci e i pelvici), IIIe (coinvolgimento di un organo extra-linfatico) e IIIs (coinvolgimento della [[milza]);

Stadio IV: Tumore diffuso al midollo osseo, al fegato o a più di due organi extra-linfatici.

Ogni stadio è sottoclassificato in:

  • A: in assenza sintomi;

  • B: se accompagnato dalla triade febbre di Pel-Ebstein, sudorazione notturna ricorrente e calo di peso di almeno il 10% in 6 mesi.

  • cellule di Reed Stenberg

    Diagnosi differenziale.

     

    Il MdH si caratterizza per una diffusione linfonodale con localizzazione sopradiaframmatica in più dell’80% dei soggetti, con interessamento del mediastino anteriore. Solo nel rimanente 10-20% dei casi la localizzazione è al di sotto del diaframma.  La presentazione mediastinica rappresenta spesso l’unica sede interessata e ciò rende difficile la diagnosi perché occorre pensare anche alle altre patologie mediastiniche: linfomi non Hodgkin aggressivi, timomi, tumori a cellule germinali, infezioni, come la tubercolosi, sarcoidosi. A differenza dei linfomi non Hodgkin, la sintomatologia del MdH può essere scarsa o silente, altre volta esordisce con la tosse e con grosse masse mediastiniche che ostruiscono la trachea e danno dispnea e disfonia.

    Segni.

    Il MdH può esordire con linfoadenopatie cervicali, sopraclavicolari, ascellari o inguinali.  Invece le forme di linfoma non Hodgkin danno interessamento delle sedi preauricolari, occipitali, epitrocleari, mediastinici posteriori e poplitei. Occorre però porre diagnosi differenziale con altre condizioni che determinano linfoadenopatia come infezioni e linfoadenpatia reattiva, neoplasie che coinvolgono il distretto cervico-faciale, i polmoni e la tiroide, la mammella ed i disordini autoimmuni.

    Terapia

    Il trattamento del MdH è altamente specialistico e riservato ai centri di ematologia.

    Negli ultimi anni si sono effettuati studi che hanno portato a nuove conoscenze mediche, e nel 1970 si è affermata una nuova impostazione della combinazione polichemioterapica MOPP, e si ritiene che la chemioterapia sia indicata anche negli stadi iniziali. In passato si effettuava la radioterapia fino al III stadio.

    Radioterapia

    Il linfoma di Hodgkin, comunque, risponde discretamente anche alla radioterapia, con acceleratori lineari (pratica introdotta nel 1962) o in alternativa la telecobaltoterapia tramite irradiazione dai campi sovrapposti, dopo che si sono protetti gli organi vitali. Le dosi sono di 40-45 Gy.

    Chemioterapia

    In special modo si utilizzano le ABV, ABVD e MOPP, cioè dei trattamenti con più farmaci, infatti la monochemioterapia non viene utilizzata perché non fornisce risultati soddisfacenti. Recentemente si sta raffrontando l'uso delle forme conosciute con la Stanford V.

    Nel protocollo ABVD sono presenti:

    Doxorubicina;

    Bleomicina;

    Vinblastina;

    Decarbazina.

    Nel protocollo MOPP sono presenti:

    Mecloretamina;

    Vincristina;

    Procarbazina;

    Prednisone.

    Trapianto con cellule staminali

    Attualmente sotto sperimentazioni cliniche, si utilizza solo se la chemioterapia non ha portato a risultati soddisfacenti, comporta per il momento un'elevata tossicità.

    Altre terapie

    Sono ancora in decorso l'esatto inquadramento di anticorpi anti-CD20 e l'impiego dell' immunotossina SGN-35.

     

    indice di ematologia