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Stadio II:
La massa tumorale invade due o anche più regioni linfatiche riguardanti
lo stesso lato del diaframma. Possono essere interessate altre sedi
linfonodali. Se è interessato un organo extra-linfatico si definisce
stadio IIe; Stadio
III: La neoplasia si estende sia sopra che sotto il diaframma. Tale
stadio viene suddiviso in III1 (coinvolgimento dei linfonodi sopra i
vasi renali come gli ilari, i portali, i celiaci e i portali), III2
(coinvolgimento dei linfonodi inferiori come i para-aortici, gli iliaci
e i pelvici), IIIe (coinvolgimento di un organo extra-linfatico) e IIIs
(coinvolgimento della [[milza]); Stadio IV:
Tumore diffuso al midollo osseo, al fegato o a più di due organi
extra-linfatici. Ogni
stadio è sottoclassificato in:
Diagnosi differenziale. Il MdH si caratterizza per una diffusione linfonodale con localizzazione sopradiaframmatica in più dell’80% dei soggetti, con interessamento del mediastino anteriore. Solo nel rimanente 10-20% dei casi la localizzazione è al di sotto del diaframma. La presentazione mediastinica rappresenta spesso l’unica sede interessata e ciò rende difficile la diagnosi perché occorre pensare anche alle altre patologie mediastiniche: linfomi non Hodgkin aggressivi, timomi, tumori a cellule germinali, infezioni, come la tubercolosi, sarcoidosi. A differenza dei linfomi non Hodgkin, la sintomatologia del MdH può essere scarsa o silente, altre volta esordisce con la tosse e con grosse masse mediastiniche che ostruiscono la trachea e danno dispnea e disfonia. Segni. Il MdH può esordire con linfoadenopatie cervicali, sopraclavicolari, ascellari o inguinali. Invece le forme di linfoma non Hodgkin danno interessamento delle sedi preauricolari, occipitali, epitrocleari, mediastinici posteriori e poplitei. Occorre però porre diagnosi differenziale con altre condizioni che determinano linfoadenopatia come infezioni e linfoadenpatia reattiva, neoplasie che coinvolgono il distretto cervico-faciale, i polmoni e la tiroide, la mammella ed i disordini autoimmuni. Terapia Il trattamento del MdH è altamente specialistico e riservato ai centri di ematologia. Negli
ultimi anni si sono effettuati studi che hanno portato a nuove
conoscenze mediche, e nel 1970 si è affermata una nuova impostazione
della combinazione polichemioterapica MOPP, e si ritiene che la
chemioterapia sia indicata anche negli stadi iniziali. In passato si
effettuava la radioterapia fino al III stadio. Radioterapia
Il
linfoma di Hodgkin, comunque, risponde discretamente anche alla
radioterapia, con acceleratori lineari (pratica introdotta nel 1962) o
in alternativa la telecobaltoterapia tramite irradiazione dai campi
sovrapposti, dopo che si sono protetti gli organi vitali. Le dosi sono
di 40-45 Gy. Chemioterapia In
special modo si utilizzano le ABV, ABVD e MOPP, cioè dei trattamenti
con più farmaci, infatti la monochemioterapia non viene utilizzata
perché non fornisce risultati soddisfacenti. Recentemente si sta
raffrontando l'uso delle forme conosciute con la Stanford V. Nel
protocollo ABVD sono presenti: ·
Doxorubicina; ·
Bleomicina; ·
Vinblastina; ·
Decarbazina. Nel
protocollo MOPP sono presenti: ·
Mecloretamina; ·
Vincristina; ·
Procarbazina; ·
Prednisone. ·
Trapianto con cellule staminali Attualmente
sotto sperimentazioni cliniche, si utilizza solo se la chemioterapia non
ha portato a risultati soddisfacenti, comporta per il momento un'elevata
tossicità. Altre
terapie Sono ancora in decorso l'esatto inquadramento di anticorpi anti-CD20 e l'impiego dell' immunotossina SGN-35. |
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