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Sindrome
dell’ovaio policistico
appunti del
dott.
Claudio Italiano
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La sindrome
dell'ovaio policistico (o policistosi ovarica, PCOD) è un disturbo
complesso delle ovaie, gli organi dell'apparato riproduttivo femminile
che producono gli ovociti maturi. Di norma l’ovaio, prima uno e poi
l’altro, producono gli ovociti maturi che vengono periodicamente
espulsi dall'ovaio durante il processo di ovulazione per essere
fecondati ad opera degli spermatozoi. Nella condizione di PCOD, invece,
le ovaie hanno dimensioni superiori alla media e presentano al loro
interno numerose cisti, piccole cavità ripiene di liquido; la superficie
esterna appare punteggiata da un numero anomalo di piccoli follicoli.
Infatti esiste uno squilibrio ormonale, per cui i follicoli ovarici
presentano differenti stadi di sviluppo; la loro maturazione è
influenzata da alcuni ormoni prodotti dall'ipofisi, una ghiandola
endocrina situata alla base dell'encefalo. Nella sindrome dell'ovaio
policistico molti follicoli non raggiungono mai il completo sviluppo,
l'ovulazione avviene raramente e le pazienti presentano una condizione
di infertilità. I cicli mestruali sono irregolari: possono trascorrere
anche molte settimane senza che si presenti una mestruazione. Altri
segni della sindrome sono una condizione di sovrappeso od
obesità e la presenza di un'eccessiva quantità di peli superflui (irsutismo).
Questa patologia è
abbastanza frequente fra le donne infertili ed è particolarmente diffusa
fra quelle con problemi di ovulazione, nel qual caso l'incidenza è pari
a circa il 75%. Nella popolazione generale, in circa il 25% delle donne
si evidenzia la presenza di ovaie policistiche all'esame ecografico,
sebbene molte non presentino alcuna sintomatologia e siano in ottima
salute. Il fenomeno si osserva anche nel 14% delle donne che fanno uso
della pillola anticoncezionale.
In questa condizione
I'ovulazione non avviene spontaneamente, ma può essere indotta con una
terapia adeguata. Le ovaie in questi casi non producono estrogeni con
ritmo normale. E’ clinicamente utile distinguere le donne che
sintetizzano estrogeni in quantità sufficiente a produrre un
sanguinamento da privazione dopo terapia con progesterone da quelle in
cui manca una produzione sufficiente di estrogeni per avere un
sanguinamento da privazione di progesterone e che spesso hanno una
disfunzione ipotalamo-ipofisaria (cfr
ipofisi).
Obesità,
diabete e PCOD
E' più probabile che
il quadro patologico della PCOD si manifesti in donne con anamnesi
familiare positiva per diabete di tipo II, non insulino dipendente, e
per calvizie precoce nei familiari maschi. Il rischio è maggiore se la
paziente è in sovrappeso. Una condizione di obesità ed un elevato indice
di massa corporea sono condizioni determinanti per il manifestarsi dei
sintomi e dei segni propri della sindrome. Non è possibile però
stabilire quale sia il peso oltre il quale si è a rischio. Certamente
nel caso di pazienti obese (con un indice di massa corporea superiore a
30) o in sovrappeso (con indice di massa corporea pari a 25-30), la
perdita di peso ha frequentemente determinato una normalizzazione dei
parametri ormonali e il ripristino di cicli ovulatori.
Anovulazione cronica
in presenza di estrogeni.
Le donne con
anovulazione cronica che mestruano dopo somministrazione di progesterone
sono considerate in stato di "estro" dovuto alla produzione aciclica di
estrogeni, soprattutto estrone, attraverso I'aromatizzazione
extraghiandolare di androstenedione circolante. Questa malattia è
comunemente definita malattia dell’ovaio policistico (policystyc ovarian
disease, PCOD) ed è caratterizzata da infertilità, irsutismo,
obesità e
amenorrea od oligomenorrea. Quando si verificano sanguinamenti
uterini spontanei nelle donne con PCOD non è possibile predirne il tempo
d’insorgenza, la durata e la quantità; talora il sanguinamento può
essere imponente. Il sanguinamento uterino disfunzionale è solitamente
dovuto a uno sfaldamento da estrogeni. La malattia, come originariamente
descritta da Stein e Leventhal, è caratterizzata da ovaie ingrandite,
policistiche, ma ora è noto come essa sia associata a una varietà di
reperti patologici a carico delle ovaie, dei quali solo alcuni
determinano un aumento delle dimensioni e nessuno è patognomico. Il
riscontro comune è un ovaio bianco, liscio, sclerotico con capsula
ispessita, cisti follicolari multiple in vari stadi di atresia,
iperplasia della teca e dello stroma, corpi albicanti rari o assenti.
Altre ovaie presentano iperplasia tecale e lo stroma ovarico è
iperplasico e può contenere cellule luteiniche ripiene di lipidi. Quindi
la diagnosi di PCOD è clinica e si basa sulla coesistenza di
anovulazione cronica e di vari gradi di iperandrogenismo.
Nella maggior parte
delle donne con PCOD il menarca si verifica all'epoca attesa, ma i cicli
mestruali sono imprevedibili come insorgenza, durata ed entità. Dopo un
tempo variabile insorge amenorrea, sebbene in alcune donne l'amenorrea
sia primitiva. I segni di iperandrogenismo si manifestano di solito al
momento del menarca (irsutismo). Un insieme di segni fa ritenere che
questa malattia derivi da un adrenarca eccessivo in ragazze obese. La
combinazione di elevati livelli di androgeni surrenali e di
obesità conduce a un aumento della produzione extraghiandolare di
estrogeni e quindi a un feedback positivo aciclico sull'LH e negativo
sull'FSH. Ciò determina un rapporto LH/FSH plasmatico tipicamente
superiore a 2. I livelli aumentati di LH condurrebbero all'iperplasia
dello stroma e della teca ovarica e aumenterebbero la produzione di
androgeni, che a loro volta fornirebbero maggiori substrati per
l'aromatizzazione periferica e perpetuerebbero I'anovulazione cronica.
Negli stadi avanzati I'ovaio è il principale sito di produzione degli
androgeni, ma i surreni possono continuare a produrre androgeni in
eccesso. Quanto maggiore è I'obesità, tanto più si perpetua questo
circolo vizioso, poiché le cellule interstiziali adipose aromatizzano
gli androgeni in estrogeni, che a loro volta influiscono sulla
secrezione di LH mediante feedback positivo.
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Il difetto
fondamentale nella PCOD sarebbe un segnale inappropriato all'ipotalamo e
all'ipofisi.
A sua volta, I'asse ipotalamo ipofisario risponde in modo appropriato
agli alti livelli estrogeni e si può indurre un'ovulazione con farmaci
antiestrogeni come il clomifene citrato. Il difetto può essere
perpetuato anche da aumentati livelli di endorfine plasmatiche e
inibina. Il concetto di segnale inadeguato come principale alterazione
confermato dai reperti osservabili nell'ovaio stesso. I follicoli
ovarici in caso di PCOD hanno una bassa attività aromatizzante, ma una
normale aromatizzazione può essere indotta quando i follicoli sono
trattati con FSH. In sintesi, I'anovulazione sarebbe dovuta soprattutto
a un deficit di FSH e a un aumento LH e non a un difetto intrinseco
dell'ovaio. È stata provata un'associazione
tra PCOD e
ipertricosi, virilizzazione, acanthosis nigricans e insulino-resistenza;
negli stati caratterizzati da insulino-resistenza I'insulina è in grado
di interagire a livello ovarico con i recettori per I'IGF, provocando un
aumento della sintesi
degli androgeni.
Diagnosi
Il quadro clinico è
inoltre caratterizzato da:
anomalie ormonali,
fra cui:
· elevati livelli
di LH nella prima fase del ciclo mestruale;
· elevati livelli
di androgeni (ormoni sessuali maschili), di solito presenti nella donna
solo in piccole quantità;
· ridotti livelli
di SHBG (sex hormone binding protein), la proteina che trasporta gli
ormoni sessuali;
· lieve aumento di
insulina e resistenza cellulare alla sua azione;
- modificazioni,
all'esame ecografico, dell'aspetto morfologico delle ovaie.
Fisio-patologia
Nella donna, i principali ormoni ad effetto androgeno sono:
il testosterone in parte
prodotto da ovaie e surrene ed in parte proveniente dalla conversione
periferica d'altri steroidi, dall’ androstenedione prodotto sia a
livello surrenalico che ovarico, il deidroepiandrosterone (DHEA) ed il
suo solfato (DHEA-S) d'origine surrenalica.
Costellazione
ormonale nella donna, con testosterone assunto a 100.
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ORMONE |
ATTIVITA’
ANDROGENICA |
ORIGINE
SURRENE OVAIO
PERIFERIA |
|
TESTOSTERONE |
100 |
5-25% |
5-25% |
50-70% |
|
DHT |
250 |
- |
- |
100% |
|
ANDROSTENEDIONE |
10-20 |
30-45% |
45-60% |
10% |
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DHEA |
5 |
80% |
20% |
- |
|
DHEAS |
MINIMA |
>95% |
<5% |
- |
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Il 60-65 % del testosterone
circolante è legato alla testosterone-binding globulin (TeBG),
denominata anche sex hormone-binding globulin (SHBG); 35-40% è legato
all'albumina con un legame a bassa affinità, e solo 1-2% del
testosterone è libero La SHBG, prodotta dal fegato, essendo stimolata
dagli estrogeni, è circa doppia nelle donne rispetto agli uomini. La
globulina legante il testosterone si riduce però in alcune condizioni
patologiche:
obesità,
acromegalia
terapia steroidea.
La globulina si incrementa
invece al contrario ne:
Terapia
La terapia della PCOD
deve tendere ad interrompere il ciclo vizioso della produzione di
androgeni e ciò si può ottenre con la resezione cuneiforme delle ovaie e
la contraccezione orale, la diminuizione della produzione di FSH (clomifene
e gonadotropina menopausale umana. LHRH e la somministrazione di FSH
purificato con infusore portatile. La riduzione del peso è fondamentale
per le donne obese. Se la donna non è irsuta e non vuole figli, si può
somministrare il medossiprogesterone acetato somministrato per 10 giorni
al mese. Se la donna è irsuta si possono impiegare formulazioni
estro-progestiniche orali per sopprimere la produzione ovarica di
androgeni e quella surrenalica. Se la donna desidera una gravidanza,
invece, si ricorre al clomifene per indurre ovulazione.
Certamente la
dieta ed
un
cambiamento
delle proprie abitudini alimentari per mantenere il peso entro i limiti
di normalità controllando che l'indice di massa corporea sia compreso
fra 19 e 25.
Come si può indurre
l'ovulazione?
Le possibili terapie
per indurre l'ovulazione, e quindi migliorare la fertilità, prevedono
dei trattamenti farmacologici o particolari tecniche chirurgiche. Ogni
trattamento presenta benefici, rischi ed effetti diversi.
In particolare:
Clomifene citrato:
è un blando stimolante della funzionalità ovarica, efficace per indurre
l'ovulazione; rischio di sindrome da iper-stimolazione ovarica molto
ridotto; possibile rischio di gravidanze plurigemellari se si sviluppano
più follicoli; aumento del rischio di tumori ovarici nelle donne che
assumono il farmaco per più di 12 cicli di trattamento. Metodo di cura
semplice e agevole, mediante compresse da assumere per 5 giorni al mese;
effetti collaterali minimi, sebbene alcune pazienti accusino mal di
testa. La gravidanza riduce l'aumento del rischio di tumore ovarico
riportandolo nella norma.
Gonadotropine:
determinano la stimolazione diretta della crescita dei follicoli. Il
tasso di ovulazione raggiunge il 90% e il tasso di gravidanze ottenute è
del 20-25% per ciclo. Rischio di sindrome da iper-stimolazione ovarica;
gravidanze plurigemellari se si sviluppano più follicoli. Il trattamento
prevede iniezioni giornaliere di hMG o di FSH urinario altamente
purificato o ricombinante. L'obiettivo è quello di stimolare la
maturazione di un singolo follicolo che andrà incontro ad ovulazione
dopo somministrazione di hCG.
GnRH-agonisti:
a dosaggi variabili, con somministrazione giornaliera sottocutanea,
stimolano il rilascio di gonadotropine.
Diatermia ovarica:
è una tecnica chirurgica, in laparoscopia, che impiega il calore per
modificare la funzionalità ovarica. Riduce la quantità di tessuto
ovarico che secerne androgeni; determina la ripresa dell'ovulazione
nell'80% dei casi.
Metformina.
Farmaco impiegato nel diabete mellito tipo 2 per aumentare la
sensibilità periferica all’insulina e, dunque, per garantire un miglior
controllo metabolico, evitando l’iperinsulinismo.
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