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L'abbigliamento
Si consiglia, per le persone allettate o che rimangono a casa, l'uso di capi in cotone comodi ed allacciati anteriormente. Infilare per prima la manica dall'arto plegico e poi quella dall'arto sano; per svestirsi procedere con la manovra contraria: prima l'arto sano poi quello plegico (cfr anche flaccidità muscolare). Le calzature si devono indossare quando la persona è seduta a letto; devono essere in pelle e con suola antisdrucciolo. Sono sconsigliate le pantofole.
L’eliminazione urinaria e fecale
L'assistenza alla persona allettata.
Prevenzione delle piaghe da decubito
La prevenzione delle piaghe da decubito si basa su una corretta alimentazione, con un apporto equilibrato di proteine, zuccheri e grassi; su un'adeguata igiene, soprattutto nella zona genito-peritoneale per evitare fenomeni di macerazione e/o abrasione; sulla prevenzione della compressione di zone quali scapole, osso sacro, talloni, notoriamente più a rischio di sviluppare piaghe. Si consiglia l'utilizzo degli appositi ausili (materassino, archetto ). Fondamentale è d'altronde praticare regolari cambi posturali. In sostanza il paziente deve essere ruotano ogni due ore; l’arto paralizzato posto in scarico e posizionato su di un cuscino morbido.
La nutrizione
Una corretta alimentazione è la base necessaria ad evitare l'insorgenza di complicanze quali le piaghe da decubito, ma anche di malattie concomitanti che possono peggiorare lo stato di salute della persona già colpita da ictus. E' utile quindi seguire un'alimentazione equilibrata povera di grassi e, nel caso di diabete, anche di zuccheri. Altrettanto importante è l'idratazione: si consiglia di bere almeno 1 litro d'acqua, meglio oligominerale (cfr le acque); se la persona non è in grado di bere da sola, farle bere almeno 5 bicchieri d'acqua nell'arco della giornata. Tuttavia occorre prestare attenzione ai pazienti a restrizione idrica, per esempio i cardiopatici con scompenso cardiaco congestizio e gli epatopatici. Nel caso in cui la persona presenti disfagia, cioè un difetto del transito del cibo dalla bocca allo stomaco,si consiglia di mantenere una posizione seduta o semiseduta per l'alimentazione; la consistenza del cibo deve essere semisolida e omogenea; è utile chiedere alla persona di trattenere il respiro prima della deglutizione e di concluderla con un colpo di tosse per facilitare i meccanismi di difesa delle vie aeree.
Nutrizione enterale e parenterale
Il posizionamento dell’infermo. Con "posizionamento" si intende l'insieme di tutte le posizioni o posture che vengono assunte dal capo, dagli arti superiori, dal tronco e dagli arti inferiori, sia nel letto che in carrozzina. Il corretto posizionamento del paziente emiplegico è una modalità assistenziale ed un atto terapeutico estremamente utile e necessario per la prevenzione dei cosiddetti "danni terziari" (fra i quali piaghe da decubito, limitazioni muscolo-tendinee e articolari, problemi respiratori e vescicali), e per eliminare quegli atteggiamenti viziati che tendono a facilitare l'aumento del tono muscolare, ad esempio la spinta del piede contro il letto.
Per l'attuazione di un efficace posizionamento può essere necessario l'utilizzo di ausili, quali per esempio:
• materassi antidecubito,(ad acqua o ad aria a pressione alternata)
• cuscini antidecubito (gel di silicone, silicone, bolle d'aria comunicanti, cuscini normali sacchetti di sabbia di varie dimensioni, archetto, per il peso delle coperte, cuscini di forme particolari, es. a cuneo.
Spesso può capitare che a causa della lesione, il paziente perda coscienza non solo dell'emicorpo leso, ma anche di tutto lo spazio che si trova da quella parte (eminattenzione). Il paziente con questo disturbo è incapace di esplorare lo spazio controlaterale alla lesione, ignora le persone che gli si rivolgono dalla parte colpita, tralascia parti del cibo nel piatto, ignora gli ostacoli a sinistra e legge solo parte di un testo, perdendo la capacità di comprenderlo. Proprio per questo motivo anche la stanza dovrebbe essere sistemata in modo che il lato plegico riceva la maggior stimolazione possibile: il letto dovrebbe essere disposto in modo che il lato colpito non sia verso il muro, ma in modo che tutte le attività abbiano luogo da quel lato; anche il comodino e il televisore dovrebbero essere dalla parte del lato leso per incoraggiare il paziente a girare la testa esplorando così anche quello spazio. Analogamente i familiari o gli amici che lo assistono, dovrebbero stimolare il paziente ponendosi sempre dalla parte del lato plegico, invitandolo a voltare lo sguardo verso di loro durante le manovre di assistenza o la conversazione.
Le posture a letto e in carrozzina
Di seguito sono descritte e illustrate le principali posture al letto e in carrozzina; va tenuto presente però che per ogni paziente verranno date dal personale specializzato indicazioni differenti e personalizzate in base alla condizione clinica, considerando lo stato di vigilanza del paziente, la collaborazione, il deficit. motorio, il tono muscolare, la presenza di dolore, le condizioni della cute, problemi circolatori, ecc. Perché il posizionamento del paziente sia veramente efficace, è di fondamentale importanza la variazione delle posture stesse nell'arco delle 24 ore, con cambi regolari ogni 2 ore, soprattutto nelle fasi iniziali o nei casi di prolungato allettamento. Questa postura è la meno indicata rispetto alle altre perché comporta un maggior rischio di formazione di piaghe da decubito in corrispondenza del tallone e dell'osso sacro il capo deve essere ben sostenuto da un cuscino evitando una eccessiva flessione del rachide cervicale è necessario un cuneo o un cuscino che mantenga l'arto superiore plegico antideclive porre un piccolo cuscino sotto il bacino e uno a livello del piede lateralmente, per evitare che l'arto plegico ruoti in fuori bisogna porre un cuscinetto morbido sotto la pianta del piede, mantenendolo in assetto ed evitando la spinta contro la pediera del letto, che risulterebbe negativa il capo è sostenuto da un solo cuscino il tronco è sostenuto da un cuscino e leggermente ruotato all'indietro l'arto superiore plegico è spostato in avanti di circa 90', con il gomito e il palmo distesi e rilassati; l'arto inferiore plegico è allungato l'arto inferiore sano è in flessione, sostenuto da un cuscino
Spostamenti e trasferimenti
Per spostare il paziente verso la testata del letto, se è in grado di collaborare, si fanno flettere gli arti inferiori (appoggiando la pianta del piede al letto) aiutandolo e sostenendolo dal lato plegico e si chiede, afferrando con l'arto superiore sano la testata del letto o eventuale maniglia (giraffa), di tirarsi verso l'alto spingendosi con le gambe. Per effettuare questo spostamento è importante controllare e mantenere, da parte di chi lo assiste, la flessione dell'arto plegico, sia questo flaccido o ipertonico, per evitare che si scatenino movimenti patologici o, a causa della caduta dell’arto per debolezza, che si verifichino microtraumi articolari. Lo spostamento è meglio che sia attuato con due persone; talora il paziente si sposta da un lettino alla barella, sollevandolo con una trasversa in quattro persone, facendo attenzione a dare colpi o sbattere il bacino che è a rischio di lesioni cutanee. |
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