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appunti del
dott. Claudio Italiano
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Diagnosi l. Esclusione di una poliglobulía secondaria: reperti cardiaci e polmonari, ecografia dell'addome, PO: arteriosa e livelli urinari di EPO ( I nelle 24 ore precedenti il salasso e nelle 48 ore dopo il salasso, al contrario della poliglobulia). 2. Criteri di diagnosi di policitemia (Polycythaemia-vera study group) Diagnosi di certezza tre criteri della categoria A o A1+2 due criteri della categoria B Categoria A: l. volume eritrocitario totale maschi > 36 ml/kg femmine > 32 ml/kg saturazione dell'ossigeno arterioso > 92% splenomegalia Categoria B. 1. trombocitosi > 400.000/µl 2. leucocitosi > 12.000/ µl (in assenza di febbre o infezione) 3. fosfatasi alcalina leucocitaria aumentata > 100 (in assenza di febbre od infezione) 3. Biopsia ossea della cresta iliaca: proliferazione delle 3 linee cellulari eritropoietiche, con predominanza dell'eritropoiesi, marcato impoverimento del ferro midollare. Terapia
- salassi regolari (ca.500 ml) oppure eritrocitoaferesi mediante separatore cellulare. Quindi è indicato il trattamento con farmaci antiaggreganti piastrinici, per mantenere una buona "fluidità" sanguigna come aspirina, indobufene e ticlopidina.
Obiettivo: ottenere tn Ht < 45% Vantaggi: non vi sono danni tardivi Svantaggi: . induzione di una carenza di ferro; il ferro però non deve essere reintegrato perché ciò stimola un'ulteriore eritropoiesi inefficacia sulla trombocitosi (rischio di complicanze tromboemboliche!) - a-lFN: adeguare il dosaggio per mantenere l'Ht < 45%.
Terapia di secondo livello E indicato un trattamento mielosoppressivo con citostatici, idrossiurea = idrossicarbamide, conlindicazione che le piastrine siano > 800.000/ µl (pericolo di trombosi) - notevole ingrossamento di fegato e milza. Svantaggi: aumentato rischio di indurre una leucemia acuta tardiva (perciò non viene più utilizzato il fosforo radioattivo).
La terapia farmacologica dagli anni '80 in poi, gli agenti alchilanti come il clorambucile ed il pipobroman, dotato di una certa selettività. È l'unico farmaco che assicura ai pazienti lunghe remissioni dalla malattia, e può essere somministrato ad intervalli di tempo anche di molte settimane. Tuttavia questi agenti aumentano notevolmente il rischio di trasformazione leucemica della malattia. Un'opzione più sicura è quella fornita dall'idrossiurea (HDU), una molecola molto semplice ma molto particolare. L'HDU induce il differenziamento dei precursori midollari normali o con la mutazione V617F della malattia (ma comunque immaturi), con un meccanismo che è stato chiarito alla fine degli anni '90. Essa può inibire una classe di enzimi nucleari chiamati istone deacetilasi (HDACs), fondamentali per controllare l'espressione genica in senso repressivo. Si ha così la spinta cellulare verso un'espressione genetica differente, che porta all'induzione di proteine che caratterizzano lo stato quiescente e differenziato di una cellula matura.
Un'ultima speranza arriva dal potenziale impiego di molecole inibitrici specifiche per la chinasi JAK2. In natura, simili molecole esistono già e sono state utilizzate in laboratorio per lo studio delle funzioni immunitarie. Un esempio è fornito dall'antibiotico isolato da uno streptomicete (muffa), la herbimicina A, un generale inibitore delle tirosina chinasi che ha mostrato attività anche contro JAK2. Inibitori sintetici usati in laboratorio che hanno riportato attività inibitoria verso JAK2 sono la tirfostina B42 (o AG490) e l'esabromo-cicloesano (HBCX).
3. Terapia sintomatica, ad es.: - nell'iperuricemia, previa somministrazione di allopurinolo - nel prurito, con un tentativo terapeutico con antiistaminici. Prognosi: tempo medio di sopravvivenza con trattamento: 10-15 anni. In assenza di trattamento: 2 anni.
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