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La
rivascolarizzazione degli arti inferiore
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appunti
del dott.
Claudio Italiano
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La
rivascolarizzazione arti inferiori 1
La
rivascolarizzazione arti inferiori 2
La
rivascolarizzazione arti inferiori 3
Patologia
aterosclerotica nota a livello di arterie coronarie. carotidi o renali
Quando
si rende necessario un bypass prossimale, i bypass aorto-fernorali sono
preferiti ai bypass aorto-iliaci poiché l'arteria iliaca esterna è
spesso gravemente malata. In pazienti con una malattia iliaca
monolaterale, un bypass aorto-iliaco o aorto-femorale monolaterale
potrebbe essere eseguito attraverso un approccio retroperitoneale di
modo da evitare la morbilità legata all'approccio transaddominale.
L'approccio più comune alla malattia iliaca monolaterale, in ogni caso,
è il bypass fernoro-fernorale con una pervietà prevista a 5 anni del
71 %. Ci sono molteplici alternative per migliorare l'efflusso nei
pazienti con claudicatio. L' arteria femorale superficiale e l'arteria
poplitea prossimale sono le sedi più frequenti di stenosi od occlusione
in pazienti con claudicatio intermittens. Il bypass più frequentemente
eseguito per il trattamento della claudicatio è il bypass arteria
femorale-arteria poplitea. Quasi tutti gli studi che hanno confrontato
le vene con tubi protesici per la ricostruzione delle arterie degli arti
inferiori hanno confermato la superiorità delle vene. Solo raramente si
dovrebbe fare ricorso a bypass con tubi protesici per il trattamento di
una claudicatio intermittente di lieve entità a causa dell'aumento del
rischio di amputazione connesso con il fallimento di tali innesti. L'ischernia
critica di un arto comporta un processo acuto o cronico che, se non
trattato, potrebbe rendere necesaria un'amputazione. Sono necessari un
pronto riconoscimento dei segni della perdita imminente di un arto e un
rapido avvio della terapia.
Questi pazienti spesso si presentano con
dolore a riposo, ulcere inguaribili e/o gangrena. Sebbene i soggetti con
claudicatio siano spesso gestiti in maniera conservativa o non
chirurgica," i pazienti con ischemia critica di un arto vengono
considerati per un eventuale intervento. Se il paziente è deambulante e
ha un rischio operatorio ragionevole (in funzione di fattori cardiaci,
polmonari e renali), viene proposta una procedura di
rivascolarizzazione. Prima di optare per un intervento chirurgico,
occorre eseguire l'arteriografia, che rimane il metodo decisivo per
definire l'esatto livello dell'occlusione arteriosa e l'anatomia
vascolare. Per quanto riguarda i soggetti con una malattia sia
dell'afflusso sia dell'efflusso con ischemia critica di un arto, le
lesioni che compromettono l'afflusso dovrebbero essere prese in
considerazione per prime. Se i sintomi persistono, è legittimato un
intervento a carico delle lesioni che compromettono l'efflusso.
Procedure
operative per il miglioramento dell'afflusso vascolare
|
PROCEDURA
|
MORTALITA'
LEGATA ALL’INTERVENTO
|
PERVIETA
A 5
ANNI %
|
|
Bypass
aorto-bifemorale
Bypass aorto-iliaco o aorto-
femorale
Endoarterectomia
iliaca
Bypass
femoro-femorale
Bypass
axillo-fernorale-femorale
Bypass
axillo-femoro-femorale
|
3
1-2
0.5
6
6
5
|
88
90
85
71
65
60
|
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.
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Procedure
operative per il miglioramento dell'efflusso vascolare
|
Procedura
|
Mortalita'intervento
|
Pervietà
a 5 anni
|
|
Vena
femoro-polplitea sopra il ginocchio
|
1-6
|
80
|
|
Protesi
femoro-popliteo sopra il ginocchio
|
1-6
|
75
|
|
Vena
femoro-popliteo sotto il ginocchio
|
1-6
|
66
|
|
Protesi
femoro-popliteo sotto il ginocchio
|
1-6
|
56
|
|
Vena
femoro-tibiale
|
1-6
|
74-80
|
|
Protesi
femoro-tibiale
|
1-6
|
25
|
|
Bypass
sequenziale composito
|
0-4
|
28-40
|
|
Bypass
femoro-tibiale cieco
|
2-3
|
64-67
a 2 anni
|
|
Profundoplastica
|
0-3
|
50
a 3 anni
|
Anche in presenza di infezioni, ulcere ischemiche o ulcere
gangrenose, si dovrebbe prendere in considerazione un intervento a
carico delle lesioni che compromettono l'efflusso allo scopo di
bypassare tutte le principali stenosi e occlusioni. Anche se in genere
si preferisce la vena grande safena come condotto per realizzare il
bypass, esistono numerose altre altemative. Quando non è disponibile
una vena grande safena adeguata, le possibili altemative sono
rappresentate da bypass protesici, graft venosi con le vene del braccio
e la vena piccola safena, bypass compositi sequenziali che utilizzino
una vena attaccata a un innesto protesíco, l'utilizzo di un patch
venoso anastomotico, graft venosi con le vene ombelicali,
arterializzazione distale venosa e allograft con vene erioconservate.
Attualmente, viene puntata l'attenzione sul riconoscimento dei graft in
via di deterioramento prima che essi si occludano. La rivalutazione
periodica (3-6 mesi) dovrebbe focalizzarsi su ogni sintomo ricorrente o
segno oggettivo di deterioramento del graft. Tali segni comprendono una
diminuzione del 15% dell'indice cavigliabraccio. Importanti segni
ecografici di deterioramento del graft sono una diminuzione della
velocità del flusso sistolico di picco a meno di 45 cm/s nel graft più
un'aumentata velocità sistolica di picco attraverso un'area stenotica
(due o tre volte la normale velocità a livello del graft). Il
trattamento basato sull'utilizzo di cateteri in pazienti con un'ischemia
acuta degli arti di durata inferiore a 14 giomi è stato utilizzato con
successo per ricanalizzare arterie che si sono occluse acutamente. Una
metanalisi sul confronto fra lisi e chirurgia, che considerava trial
randornizzati e report di casi clinici, ha concluso che la lisi migliora
il recupero dell'arto a 30 giorni e a 6-12 mesi e riduce la mortalità
rispetto alla chirurgia.` Infine, i pazienti che presentano una necrosi
importante delle porzioni del piede sottoposte a carico (in pazienti
deambulanti), una contrattura in flessione non correggibile, una paresi
delle estremità, un dolore ischemico refrattario a riposo, una sepsi o
un'aspettativa di vita molto limitata a causa di comorbilità,
dovrebbero essere considerati per un'amputazione primaria della gamba.
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