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appunti personali del dott. Claudio Italiano. Related links: stressati.htm gastriti da stress stress
In alcuni specifici studi che hanno indagato il problema, il ruolo dello stress emozionale è risultato possedere un'azione indipendente e un peso predittivo maggiore rispetto ad altri fattori di rischio comunemente riconosciuti come abitudine al fumo, dieta ed ereditarietà.
Negli ultimi due decenni una serie di ricerche sul rapporto tra stress e malattia sia in psichiatria che in medicina psicosomatica, ha poi utilizzato strumenti, rappresentati da specifiche liste e/o questionari appositamente ideati e messi a punto per poter "misurare" la quantità di stress esistenziale subito da una persona in un certo arco di tempo. In questi strumenti di misurazione viene attribuito un punteggio di stress a ciascun evento, in modo tale che sia possibile esprimere quantitativamente lo stress vissuto da una persona in determinati periodi di tempo (in genere compresi tra gli ultimi 6 mesi o 5 anni) e confrontarlo con quello di altri soggetti o gruppi. Anche se certamente riduttivo, tale metodo è un valido approccio per confrontare su base oggettiva diversi soggetti o gruppi tra loro e applicare un'adeguata elaborazione statistica dei dati.. La personalità di tipo A e di tipo B. L’iracondo ed il bonario. L'evidenza di un possibile rapporto tra caratteristiche di personalità e infarto è rimasta frammentaria per molto tempo, fino a quando circa Rosenman e Fríedman, sulla base di varie osservazioni, hanno proposto il concetto di "personalítà di tipo A", come particolare complesso di tratti emozionali-cognitívi e comportamentali associati con frequenza statisticamente significativa alla malattia coronarica. Il tipo A è stato definito come "un particolare complesso comportamentale-ernotivo posseduto da un individuo che si trova impegnato in una lotta cronica ed eccessiva per ottenere un numero illimitato di cose dal suo ambiente nel più breve periodo di tempo, contro gli sforzi e la resistenza di persone e situazioni circostanti. Le caratteristiche di personalità del tipo A riguardano sia alcuni tratti della personalità stessa che alcune caratteristiche costanti delle reazioni emozionali, cognitive e comportamentali nei confronti dell'ambiente, centrate principalmente sulla presenza di competitività in tutti gli aspetti della vita, aggressività spesso trattenuta o repressa, presenza di tensione, impazienza, insofferenza e intolleranza, senso di urgenza del tempo, necessità di esercitare un totale controllo sul proprio ambiente nelle varie situazioni, spinta all’acquisizione, elevato coinvolgimento nel proprio lavoro, preferenza per il lavoro da soli che in gruppo, scarsa capacità di rilassarsi. Le caratteristiche del tipo A sono state contrapposte alle personalità del tipo B (pacato, non competitivo, capace di rilassarsi, riflessivo, tranquillo, gíoviale e soddisfatto) riportato invece come a basso rischio di malattia coronarica . Caratteristiche del comportamento di tipo A.
Nella malattia coronarica, e in particolare nella fase acuta e cronica, possono essere decisamente utili interventi volti ad aiutare il paziente a superare i problemi psicologici ed emozionali suscitati dalla malattia, e a favorirne il riadattamento psicosociale. E' possibile attuare interventi sia di tipo psicologico, sia interventi psicofarmacologici. Come prevenire la patologia. Interventi psicoterapeutici In fase acuta, sono senz'altro utili tecniche psicoterapeutiche basate solo sul sostegno emozionale (psicoterapie d'appoggio) finalizzate ad aiutare il paziente a confrontarsi con lo stress prodotto dall'episodio improvviso e grave che lo ha colpito; vanno assolutamente evitati interventi psicologici "interpretativi", specie da parte di personale non adeguatamente preparato. In fase cronica, sono utili ancora tecniche di psicoterapia d'appoggio, oppure di gruppo. Il tipo di problema presentato dal malato è in genere differente, e riguarda più spesso timori e difficoltà, aspettative e convinzioni inadeguate circa il reinserímento nella vita affettiva, sessuale e lavorativa. Sul piano della risposta psicologica alla malattia, un primo rischio è quello di "negazione" o minimízzazione della malattia e della sua gravità, per cui il soggetto può non seguire le prescrizioni mediche ed esporsi a un grave rischio di ricadute. Un secondo rischio, all'opposto, è quello del soggetto che ha vissuto l'episodio di malattia come se fosse stato colpito in modo decisivo e írreversíbíle e si sente come "ormai fuori pista", non riuscendo più a vedere la possibilità di recuperare un proprio ruolo e un reinserimento psicosociale in ambito affettivo e lavorativo. In questi casi un intervento psicoterapeutico d'appoggio, o la partecipazione a terapie riabilitative di gruppo possono favorire il processo di "convalescenza psicologica" dalla malattia, processo che non sempre va automaticamente di pari passo con la convalescenza fisica. L opportuno comunque chiarire che questo tipo di pazienti non si sente (e spesso non è) "malato" in senso psicologico e spesso non è disponibile a colloqui. Questo può essere vero soprattutto per soggetti con evidente personalità tipo A. Tuttavia, un approccio attento da parte del medico può, favorire una migliore disponibilità perché il paziente accetti la consulenza da parte di uno specialista psicoterapeuta sui suoi problemi. Interventi psicofarmacologici. La possibilità di interventi psicofarmacologici nella malattia coronarica riguarda principalmente l'impiego di ansiolítici e di timolettici nel paziente colpito da infarto míocardico, per affrontare problemi emozionali nel decorso della malattia. Il trattamento con ansiolitici benzodiazepinici, in associazione alla terapia medica, può essere indicato sia nella fase acuta che nella fase cronica riabilitativa dell'infarto míocardico. La somministrazione di benzodiazepine può infatti ridurre considerevolmente la risposta di stress acuto data dall'episodio acuto di malattia, riducendo sia l'eccessiva reazione emozionale d'ansia acuta, sia le modificazioni psiconeuroendocrine (risposta neurovegetativa catecolaminergica e la risposta cortícosurrenale) ad essa correlate. Il trattamento con antidepressivi può essere indicato specificamente nel trattamento di reazioni depressive presentate dal soggetto in risposta alla situazione di malattia. L'impiego di antidepressivi nei soggetti con malattia coronarica richiede l’impiego di farmaci di terza generazione, non certamente dei triciclici. |
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