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Diverse affezioni beneficiano del trapianto del midollo che consegue ad opportuno trattamento chemio e radioterapico. Esse sono:
ALLOGENICO E SINGENICO Il trapianto allogenico viene solitamente effettuato in persone di età inferiore a 60 anni. Nei pazienti con età più avanzata i risultati tendono a essere più scadenti a causa dell'aumento in questa popolazione delle complicanze associate alla malattia del trapianto contro l'ospite (graft versus~host disease, GVHD), cosa relazionabile anche con le condizioni generali del paziente, tanto che alcuni autori parlano di “età fisiologica del paziente”. Nel caso in cui il trapianto allogenico si renda impossibile, si ricorre al trapianto da donatore consanguineo HLA compatibile, che è rappresentato in genere da un fratello, tenuto conto che i geni che codificano per il sistema HLA (human 1eucocyte antigens) sono sul cromosoma 6, per cui in un quarto dei casi, il trapianto è possibile. Se, invece, il paziente non ha consanguinei, allora occorre identificare una persona non consanguinea ma strettamente HLA-correlata e disponibile a donare midollo o sangue periferico e l'altra è quella di impiegare il midollo di un donatore consanguineo non proprio perfettamente compatibile. Oggi, con l’avvento dell’informatica, di quella buona (!) è possibile trovare la persona giusta per la donazione su appositi registri on-line, tenuto conto che la probabilità che ciò accada è del 40-50% su 200.000 donatori. Al ricevente vengono somministrate alte dosi di chemioterapia, con o senza radioterapia con due principali obiettivi: la distruzione delle cellule neoplastiche e una distruzione del sistema immunitario di grado sufficiente a evitare il rigetto dell'allotrapianto ad opera di residue cellule immunologicamente attive dell'ospite. La scelta dei farmaci per il regime di condizionamento preopearatorio) è standardizzata, a seguito degli effetti tossici sugli altri organi. Le dosi di doxorubicina non possono essere aumentate in modo significativo a causa della tossicità cardiaca. La maggioranza dei regimi di condizionamento includono: · agenti alchilanti come la ciclofosfamide, l'ifosfamide, il busulfano o il melfalan; · inibitori della topoisomerasi II come l'etoposide; antimetaboliti come la citarabina (AR A –C; nitrosuree come la carmustina (BCNU). Quando il trapianto allogenico viene eseguito impiegando midollo depleto di cellule T per abbassare il rischio di GVHD, l'attecchimento non è altrettanto efficace. Nel caso di trapianto di midollo autologo, una delle problematiche più diffuse concerne nel fatto che è necessario purificare il midollo dalle cellule neoplastiche. Si procede, in genere, con diverse metodiche: · il congelamento, a cui sono particolarmente sensibili le cellule neoplastiche · l’impiego di chemioterapici con cui si incuba il midollo stesso · anticorpi con complemento con immunotossine. La raccolta dì midollo da un donatore viene denominata espianto. Il midollo viene prelevato mediante ripetute aspirazioni dalla cresta iliaca posteriore finché non sia stata rimossa un'adeguata quantità di cellule. Se non si riesce a ottenere un sufficiente numero di cellule dalla cresta iliaca posteriore, il midollo può essere prelevato dalla cresta iliaca anteriore e dallo sterno. Talora si ricorre alla raccolta di cellule staminali dal sangue periferico e viene impiegato il CSF o fattore di crescita emopoietico, procedendo a ripetute sedute di aferesi. Quindi si procede con una adeguata profilassi antimicrobica: per i batteri la
profilassi è variabile; in genere si ricorre a levofloxacina per os;
per i funghi a fluconazolo dosato a 100 mg/die per os dal settimo giorno
prima fina all’attecchimento del midollo; per lo pneumocystis carinii
si impiega il bactrim 2 misurini per
2 volte la settimana, dall’attecchimento fino a 180° giorno. Infine
per la profilassi antivirale, per herpes simplex si ricorre ad aciclovir
250 mg per metro quadro dal primo giorno del trapianto in poi, fino ad
attecchimento e a gangiclovir, 5 mg per kg peso per due volte/settimana
fino al 100° giorno, |
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