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Il
trapianto di rene.
appunti del
dott.
Claudio Italiano
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dialisi
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Quando un paziente viene sottoposto a trapianto di rene per questioni di
uremia terminale, i piccoli linfociti T e B hanno un ruolo fondamentale
nel problema del rigetto. Infatti i linfociti B producono degli
anticorpi circolanti mentre i linfociti T direttamente sono implicati
nel rigetto. I linfociti T costituiscono un gruppo eterogeneo in base
alla presenza sulla loro membrana di antigeni caratteristici che ne
consentono la suddivisione di linfociti T helper, suppressor,
citotossici, natural killer (NK). Per il rigetto sono necessari i
linfociti T helper che riconoscono l’antigene estraneo presente sulla
membrana cellulare. In sostanza se le cellule sono di un altro paziente
non vengono riconosciute come proprie, cioè “self” e ciò determina la
produzione di sostanze, detto tecnicamente “linfochine” che
amplificano la risposta immunitaria mediante la differenziazione dei
linfociti sia T che B. I
nuovi farmaci immunosoppressori hanno perciò come bersaglio i linfociti
T e le linfochine da essi prodotte.
Perché il rigetto?
Il
complesso maggiore di istocompatibilità MCH che si trova sul cromosoma 6
codifica due classi di antigeni (classe I [A, B e C] e classe II [D, DR,
DQ, DP e DO]L’ereditarietà è codominante, ciascun genitore trasmette una
serie di antigeni HLA (aplotipo) al figlio. Quasi tutte le cellule
presentano antigeni di classe I eccettuato i globuli rossi che hanno
antigeni di classe IIe così i linfociti B, monociti e cellule
endoteliali. Il trapianto ha successo se tutti gli antigeni noti di
classe I e classe II sono identici tra donatore e ricevente. Ora questa
evenienza è possibile se il donatore è un parente stretto ma occorre
anche che il gruppo sanguigno A B 0 sia compatibile. Il donatore può
essere un cadavere, per cui non si tratta di consanguineo. Ancora va
precisato che in USA i donatori sono persone viventi non consanguinei
che donano un organo e che il trapianto benché scarsamente compatibile
col ricevente da risultati sempre migliori rispetto al trapianto da
cadavere. I laboratori, ad ogni modo, effettuano le prove di
compatibilità crociata. I leucociti del donatore vengono incubati con
siero e complemento del potenziale ricevente; se il siero del ricevente
distrugge le membrane dei leucociti del donatore il test è detto
positivo. Significa presenza di anticorpi circolanti diretti contro gli
antigeni HLA ed il chirurgo di solito annulla il trapianto. C’è da dire
che le trasfusioni di sangue, le gravidanze ed i trapianti non fanno
altro se non immunizzare il paziente contro i sistemi HLA estranei al
proprio, per cui sono pazienti ipersensibilizzati, difficili da
trapiantare.
Indicazioni al trapianto.
In
generale sono i
diabetici ed i pazienti con insufficienza renale e quelli con
nefropatia ipertensiva e
glomerulopatie. Una causa non specifica di insufficienza renale
intrinseca irreversibile è considerata una controindicazione al
trapianto renale. Per i diabetici con
nefropatia diabetica di Kimmelstiel-Wilson oggi il trapianto
rappresenta il trattamento di routine, specie se il donatore è
consanguineo. Per quanto concerne l’ipertensione
arteriosa, anche se oggi i farmaci sono disponibili, tuttavia non è
diminuita la uremia terminale in questi pazienti, specie se di razza
negra. Anche le varie forme di glomerulonefrite progrediscono di solito
verso l’insufficienza renale. Esiste, ancora, una forma di glomerulo
nefrite, la glomerulo sclerosi focale, che è una forma idiopatica di
glomerulonefriteche può recidivare anche nel rene trapiantato. Per
quanto concerne l’età, si preferisce che i bambini siano dializzati fino
al peso di 10-20 Kg, mentre i pazienti anziani con più di 65 anni
possono lo stesso essere trapiantati, anche se con più rischio di
complicanze. Le neoplasie e la malattia aterosclerotica o polmonare
rappresentano controindicazioni al trapianto renale. Anche i pazienti
con epatite attiva sono generalmente esclusi e lo stesso dicasi per i
pazienti con
epatite B ed
epatite C cronica che può aggravare dopo il trapianto.
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Valutazione del donatore e del ricevente nel trapianto.
Occorre valutare le motivazioni del donatore al trapianto, che siano
cioè dettate da altruismo ed inoltre il paziente deve essere sano e le
arterie renale in buono stato. Inoltre anche il ricevente deve godere di
una relativa buona salute, cioè non deve avere complicanze
cardiovascolari o urologiche. Si procede con la nefrectomia bilaterale
ed il paziente è preparato con emotrasfusioni programmate. Il rene,
infine, viene collocato nella fossa iliaca del ricevente. Si crea
un’anastomosi tra l’arteria renale del donatore e quella ipogastrica del
ricevente, Dopo il trapianto si procede a valutare la ripresa della
funzionalità renale. Può essere che questa stenti a ripartire: in questo
caso pensiamo ad un’ostruzione, una trombosi vascolare o una
compressione ureterale da ematoma, in tal caso sono indicate indagini
tomografiche ed ecografiche. Di solito entro tre mesi si verificano i
rigetti più importanti. La terapia immunosoppressiva deve essere mirata
ed intense. Dal 1983 la ciclosporina ha consentito il trapianto.
Attualmente si impiega anche globulina antilinfocitaria (GAL) o gli
anticorpi monoclonali (OKT3) come farmaci immunosoppressivi. Si procede
ancora con agenti anti-linfociti T, fintanto che il trapianto non ha
attecchito bene. Si aggiungono talora azatioprina e prednisone e poco
dopo si sospendono GAL e OKT3. Altri pazienti vengono trattati con
ciclosporina, azatioprina e prednisone (triplice terapia). Ma la
ciclosporina, non dimentichiamolo, può dare nefrotossicità. La
sopravvivenza ad un anno è risultata dell’88 % nel 1995 negli USA
Complicanze dopo il trapianto.
Esse
sono rappresentate da:
Eventi cardiovascolari
infarto ed
ictus
Ipertensione arteriosa
Stenosi arteria del rene trapiantato
Indotta dai reni nativi
Indotta dai farmaci
Complicanza dell’organo trapiantato
Tumori
Carcinoma della cute
Linfomi
Eritrocitosi
Malattie dell’osso
Osteoporosi
Necrosi asettica
Iperparatiroidismo
Infezioni
Listeria monocytogenes,
pneumocystis carinii, asperigillus, nocardia, mycobacterium,
legionella pneumophilia, CMV. Herpes simplex, Herpes simplex, virus
epatite, HIV, EBV
Problemi gastrointestinali
Ulcera peptica,
pancreatite,
diverticolite
Complicanze da farmaci glucocorticoidi
Obesità, cataratta, iperglicemia, miopatia
indice di nefrologia |
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