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Trasporto
di un paziente incidentato
appunti
del dott.
Claudio Italiano
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Uno
dei primi problemi che incontra il soccorritore è il trasporto del
paziente incidentato, specie se si sospetta un trauma della colonna
vertebrale. Infatti in questi casi occorre immobilizzare il rachide
cervicale, ed in questi casi esistono presidi che svolgono il compito
principale di tenere il capo fermo rispetto alla colonna, per non
determinare lesione del midollo spinale che, come sappiamo, è contenuto
dentro il canale vertebrale. L'importanza della protezione delle
vertebre cervicali deriva dalla possibilità di determinare anche la
morte del paziente o lesioni
permanenti (paralisi) come conseguenza del danneggiamento del midollo o
dei nervi spinali. I presidi sono molteplici. Si possono impiegare, a
seconda del caso, dei veri e propri “fermacapo”,
cioè strumenti da utilizzare nel recupero del paziente che vanno
solitamente abbinati ad una tavola
spinale, mentre il collare
cervicale, è un
presidio di più facile reperimento e di flessità d’uso, usato sia a
scopo terapeutico nel caso in cui si debbano limitare i movimenti
dolorosi del collo, di flesso-estensione, quando si deve impedire il
movimento delle vertebre cervicali, oppure, in pronto soccorso, laddove
si sospettino delle fratture cervicali.
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Ne esistono di diversi tipi di collare:
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- Il tipo soffice, per svezzare totalmente dal collare,
passando dal tipo rigido a quello meno rigido
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Il tipo rigido tipo Nek lok, Miami J, Atlas o il Patriot
viene indossato per 24 ore al giorno fino a che la lesione non si è
ricomposta.
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Il tipo Halo o SOMI (Sterno-Occipital Mandibular
Immobilization) per mantenere le vertebre cervicali in asse con il
resto della colonna vertebrale e immobilizzare la testa. |
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Come
intervenire per liberare un paziente dal proprio autoveicolo
incidentato?

Si
impiega un presidio, detto “dispositivo di estricazione” speciale
detto “KED”, che puoi vedere nell'immagine a fianco, una sigla
che dall’inglese significa Kendrick
Extrication Device. Innanzitutto si posiziona il
collarino cervicale e si immobilizza testa e collo, quindi il KED
consente di immobilizzare il resto della colonna con il capo e, quindi,
di estrarre in maniera sicura il paziente dall’autoveicolo, senza
causare lesioni midollari. Infatti
il KED avvolge la testa, il collo e il tronco in una posizione
semirigida, consentendo l'immobilizzazione spinale. In genere è
caratterizzato da due cinte a strappo per la testa, tre attacchi
regolabili per il tronco e due passanti che vengono fissati sulle gambe.
Il KED è costituito da una serie di barre in legno o in altro materiale
rigido rivestite da una giacca in nylon. Oltre al KED, abbiamo poi la
“tavola
spinale”, un presidio, per l’estricazione e la completa
immobilizzazione del paziente politraumatizzato che presenta ottime
maniglie di presa per il trasporto, in sostanza è una sorta di barella
rigida, che serve a proteggere la colonna vertebrale, quando non si
vuole correre il rischio di spostamenti del midollo, perché c’è
sospetto o evidenza di fratture del rachide cervico-dorso-lombare.
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Però
la tavola spinale si può utilizzare anche con altri presidi come il
collare, ed il ragno, cioè l’insieme dei sostegni per fissare il
corpo alla tavola. La tavola è molto indicata, per esempio, nei
soccorsi alpini, quando il paziente che cade in un crepaccio, debba
essere tirato su in verticale. Inoltre se il paziente vomita, essendo
praticamente embricato, può essere ruotato di fianco per impedire che
inali il rigurgito. L'utilizzo della tavola spinale prevede la presenza
di almeno tre soccorritori qualificati, in quanto uno, il leader, si
occupa di immobilizzare il capo, e gli altri due si occupano di muovere
il corpo tenendo la colonna vertebrale in asse. L’impiego della tavola
spinale, però, presuppone che i soccorritori siano almeno due o tre,
perché mentre il primo blocca i movimenti del capo sul tronco, per
prevenire come sappiamo le lesioni del midollo, l’altro operatore,
invece, tira il paziente per i piedi lo pone sulla stessa. Il problema,
ancora, è quando il paziente è rovesciato a faccia in giù, dunque, è
prono. In questi casi si deve attuare una manovra più delicata che è
detta di prono supinazione.
Rischi
quando si muove un paziente.
In
ogni caso, muovere il paziente è sempre un rischio e muoverlo in
maniera repentina lo è ancora di più. In generale, il trasporto
di un infortunato è un'operazione molto delicata che richiede un
soccorso qualificato e un'attrezzatura medicale apposita. E' quindi bene
evitare il trasporto improvvisato con mezzi di fortuna, perché può
essere pericoloso. Se esiste un pericolo obiettivo per la vita
dell’infortuna, dunque uno stato di grave necessità, per esempio una
macchina che sta per esplodere e perde benzina, il rischio di
folgorazione, di soffocamento per i fumi ecc, le manovre di
mobilizzazione dell’infortunato devono avvere velocemente, altrimenti
è sempre meglio effettuarle con la giusta calma, per immobilizzare bene
la colonna. Se l'infortunato è incosciente, inoltre, va mantenuto
sdraiato, in posizione di sicurezza. Infine è indispensabile che ci sia
lo spazio per il soccorritore che deve costantemente vigilare sulle
funzioni vitali ed eventualmente intervenire con manovre di soccorso,
difficilmente eseguibili in un'automobile.
Prima
di ogni altra cosa, nel caso di soccorso dall’autoveicolo:
-
spegnete il motore se è rimasto acceso e comunque spegnete il quadro
comandi;
-
prestare attenzione a che la benzina si
accenda, agli acidi della batteria, ai vetri
-
controllate se è necessario applicare la rianimazione
-
se non è indispensabile estrarre subito i feriti, è meglio attendere i
soccorsi specializzati, se non è possibile penetrare nella vettura
attraverso gli sportelli, rompete con attenzione il vetro posteriore.
indice
della visita del paziente
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