'); //-->
-->
|
appunti del
dott.
Claudio Italiano
oppure vedi
Related links:
Related
links:
In uno studio
condotto su 250.000 persone, l’incidenza annuale dell’EDS è stata
stimata di 102 nuovi casi/100.000 abitanti. La prevalenza viene stimata
in 250-300.000/anno. Nel 20-25% dei casi si tratta di emorragia maggiore
o severa. I dati di mortalità sono mediamente del 10%. L’EDS da varici
esofagee ha un’incidenza del 10-15%/anno che aumenta fino al 20-30%/anno
in presenza di grosse varici con mortalità del 30-50% al 1°
sanguinamento.
Terapia del sanguinamento acuto
L'emorragia da rottura di varici esofagee è un evento drammatico, che si
presenta con ematemesi e/o melena accompagnata o meno da
ipotensione arteriosa
e tachicardia, alterazioni dello stato mentale sino al coma epatico. È
indispensabile riconoscere la fonte del sanguinamento, ossia porre
diagnosi di rottura di varici esofagee e/o gastriche, in alternativa
alla presenza di ulcere peptiche o gastropatie. La mortalità in seguito
ad un primo sanguinamento varia dal 30 al 50% ed è prevalentemente
legata al risanguinamento nei primi giorni o ad insufficienza epatica
e/o renale. Nei pazienti che sopravvivono il rischio di risanguinamento
è del 47 -84% nei successivi due anni, con una mortalità del 20-70%.
La
terapia del sanguinamento acuto si avvale di diverse opzioni:
la
terapia locale:
a)
Applicazione della
sonda di
Sengstaken-Blakemore;
b)
Scleroterapia
delle varici esofagee;
c)
legatura
delle varici
d)
terapia
chirurgica/radiologica: shunt chirurgici
e)
shunt
porto sistemico
f)
intraepatico transgiugulare (TIPS);
g)
terapia
medica: vasocostrittori, associazioni di diverse terapie.
Sonda di
Sengstaken-Blakernore
Terapia
sclerosante e legatura delle varici esofagee
La
sclerosi delle varici consiste sostanzialmente nell'introduzione di
sostanze sclerosanti di varia natura con tecnica endoscopica,
direttamente nel lume delle varici esofagee (sclerosi intravasale)
oppure nei tessuti perivaricosi e sottomucosi (sclerosi paravasale).
Nella prevenzione del risanguinamento le sedute devono essere ripetute
più volte fino ad un totale di tre, cinque o anche dieci o dodici per
ottenere l'eradicazione delle varici. Le complicanze della metodica sono
abbastanza frequenti, valutabili tra il 20 e il 40% dei casi. Si tratta
di manifestazioni non gravi e curabili (ulcerazioni esofagee, stenosi
esofagee, dolori retrosternali, batteriemia, polmonite da aspirazione,
versamento pleurico) o di altre molto più gravi, .ma rare (mediastinite,
adult respiratory distress syndrome, paralisi da mezzo sclerosante
penetrato nello speco vertebrale, ascesso cerebrale, peritonite
batterica). C'è anche il rischio, seppure non elevato, che il mezzo
sclerosante induca una sclerosi retrograda della vena porta. La sclerosi
delle varici si è dimostrata efficace nella terapia dell'emorragia in
atto e nella prevenzione del risanguinamento dopo episodi singoli o
ripetuti di emorragia digestiva per cui in queste condizioni è
correntemente utilizzata. Studi di confronto tra l' efficacia della
scleroterapia e quella della terapia farmacologica o con sonda di
Sengstaken-Blakemore hanno mostrato un vantaggio sulla vasopressina e
sulla sonda di Sengstaken-Blakemore ma non sulla somatostatina.
sopravvivenza, stenosi esofagee, numero di sedute necessarie per
ottenere l'eradicazione delle varici. Il follow-up degli studi
comparativi sino ad oggi disponibili è limitato, ma l'insieme dei
risultati consentirebbe già da oggi di definire la legatura delle varici
un metodo migliore, in termini di sopravvivenza e di sicurezza, rispetto
alla scleroterapia. Un recente studio di Sarin et al in pazienti con
sanguinamento in atto ha dimostrato che la legatura è altrettanto
efficace della scleroterapia nell'arrestare il sanguinamento, necessita
di un minor numero di sedute per ottenere I'eradicazione delle varici, è
associata ad un minore sviluppo di gastropatia ipertensiva portale, ma
anche ad una maggiore recidiva delle varici esofagee. I risultati sia
della scleroterapia che della legatura delle varici sembrano infine
essere migliorati dall'associazione con octreotide.
Terapia chirurgica e TIPS
Il TIPS,
o shunt porto-sistemico intraepatico transgiugulare, e la chirurgia, che
trovino indicazione nei pazienti che non traggono beneficio dalle altre
terapie, verranno trattati più avanti assieme alla profilassi del
risanguinamento. Uno studio di Cabrera et al 10 ha confrontato il TIPS
con la scleroterapia come prima terapia del sanguinamento da varici. Il
TIPS si è dimostrato più efficace nel prevenire il risanguinamento, ma
ha causato una maggiore incidenza di
encefalopatia portosistemica
e nessun vantaggio per la sopravvivenza. Risultati simili sono
stati ottenuti anche in un recente studio di Rossle et al che hanno
confrontato il TIPS con la scleroterapia associata a propranololo.
Terapia medica
La
vasopressina è il primo farmaco che è stato impiegato nella terapia
medica dell’emorragia acuta da varici esofagee. Essa ha un effetto
vasocostrittore generalizzato, più evidente a livello dei vasi arteriosi
splancnici. A livello dell'emodinamica sistemica provoca un aumento
delle resistenze vascolari periferiche e della pressione arteriosa, una
riduzione della portata cardiaca per effetto diretto di inibizione della
contrattilità miocardica e bradicardia per riflesso vagale indotto
dall’aumento della pressione arteriosa. La riduzione della pressione
portale è conseguenza della diminuzione dell'afflusso splancnico.
L’impiego della vasopressina è però gravato da numerosi effetti
collaterali, soprattutto a carico del sistema cardiovascolare ed
intestinale. I quattro studi che hanno impiegato la vasopressina nel
controllo del sanguinamento acuto hanno mostrato nell’insieme un effetto
favorevole senza però effetti sulla mortalità che in tre casi è
risultata quale complicanza della terapia. Gli effetti collaterali della
vasopressina possono essere in parte prevenuti dall’associazione con
nitrati, che tra l'altro ne potenziano anche I'effetto sulla pressione
portale. Gli studi clinici sull'efficacia di tale associazione nella
terapia del sanguinamento da varici esofagee hanno mostrato una
efficacia nel controllo del sanguinamento ma non nel ridurre la
mortalità. Più recentemente è stato proposto l’utilizzo di un analogo
della vasopressina, la triglicil-lisin-vasopressina o glipressina, che
si caratterizza per la più lunga durata d'azione rispetto alla
vasopressina, con possibilità di somministrazioni a dosi refratte e per
la minore incidenza di effetti collaterali a carico del sistema
cardiocircolatorio. La glipressina è risultata efficace nella terapia
del sanguinamento da varici esofagee, sia se confrontata con placebo che
se confrontata con vasopressina o vasopressina associata a nitrati. Tali
studi hanno mostrato inoltre una riduzione degli effetti collaterali
anche in confronto con vasopressina associata a nitrati. Un altro
analogo della vasopressina, ma con maggiore durata d’azione è la
terlipressina, che è risultata altrettanto efficace della somatostatina,
nel trattamento del sanguinamento acuto.
La
somatostatina, altro farmaco usato nella terapia delle emorragie in
atto, ampiamente studiata, ma i risultati ottenuti sono contrastanti per
quanto riguarda gli effetti sulla pressione portale e sulla pressione
delle varici esofagee. Probabilmente agisce aumentando le resistenze
della circolazione arteriolare splancnica. L’azione di tale farmaco
potrebbe essere mediata anche dall'inibizione della secrezione di
glucagone, i cui elevati livelli sembrano contribuire alla vaso
dilazione splancnica presente nell' ipertensione portale. L’efficacia
clinica comunque è buona, addirittura paragonabile alla sclerosi
endoscopica, che rimane il trattamento di prima scelta, anche per
I'assenza vera di effetti collaterali rilevanti. L'octreotide
è un analogo della somatostatina ad azione protratta somministrabile
anche per via sottocutanea. Esso ha dimostrato di essere in grado di
diminuire la pressione portale senza modificare la pressione arteriosa,
la portata cardiaca e le resistenze vascolari periferiche. Gli studi
disponibili non sono sufficienti per ottenere conclusioni definitive
sulla sua efficacia, ma è stato suggerito che sia altrettanto efficace
della sonda di Sengstaken e della vasopressina, anche associata a
nitrati . II trattamento farmacologico può anche essere associato alla
sclerosi endoscopica (prima e/o nelle 24-36 ore dopo la sclerosi
d'urgenza).
oppure
vedi
indice di gastroenterologia o
indice di epatologia |