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TRICHOMONIASI VAGINALE
appunti del
dott.
Claudio Italiano
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DEFINIZIONE:
Si tratta di una infezione vaginale
dovuta a un protozoo flagellato, il Trichomonas vaginalis,che si
localizza prevalentemente nella vagina e può dare localizzazioni ad
altri organi dell'apparato genito-urinario, trasmettendosi con i
rapporti sessuali e determinando un’azione irritativa sulla mucosa
vaginale e nei genitali maschili, potendo causare perfino sterilità.
ETIOLOGIA
T. vaginalis apparfiene al Phylum
Protozoa, Subphylum Mastigophora, Classe Zoomastigophorea, Ordine
Trichomonadida, Famiglia Trichomonadidae, Genere Trichomonas.
A differenza di quanto accade per altri
protozoi, Trichomonas vaginalis si presenta soltanto nella forma
trofozoitica, non essendo mai stata identificata alcuna forma cistica.
Esso possiede movimenti di propulsione
e di rotazione. È piriforme, lungo circa 15-16 micron, con variazioni
estreme tra i 5 ed i 30 micron, con un nucleo evidente di forma ovale
posizionato nella parte anteriore del protozoo e davanti ad esso si
possono osservare i blefaroblasti, che danno origine a 4 flagelli liberi
che terminano con aspetto ad uncino. Un altro flagello, invece, si
ripiega verso la parie posteriore collegato alla superficie cellulare
mediante una membrana-ondulante che arriva solo alla metà del corpo. Il
citoplasma ha una formazione a funzione scheletrica, che decorre lungo
tutto I'asse del protozoo e fuoriesce dall'estremità posteriore (assostile).
Il protozoo vive nell’ambiente vaginale dove si nutre per osmosi e
fagocitosi e si divide in scissione binaria, con mitosi del nucleo.
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Trichomonas vaginalis è un classico
parassita intracellulare: esso richiede temperatura ottimale intorno ai
37°C, pH compreso tra 5,8 e 7, ed è estremamente sensibile a tali
variazioni ambientali come anche alla pressione osmofica ed all'umidità.
Pertanto la sua sopravvivenza nell’ambiente esterno è molto labile. Può
essere coltivato in opportuni terreni di coltura.
PATOGENESI.
Trichomonas vaginalis viene trasmesso
attraverso contatto sessuale anche se non possono essere escluse altre
occasioni di contagio.
Superate le teorie che si sono impegnate
nel discutere sulla patogenicità o meno del parassita, T. vaginalis
altera il pH dell'ambiente vaginale, solitamente intorno a valori di
3,8-4,4, realizzato dall'acido lattico del bacillo di Doderlein, che utilizza glicogeno dalle
cellule vaginali. Tale situazione non consente, di solito, lo sviluppo
nella vagina di batteri provenienti dall'esterno. Il parassita inibisce
la formazione di acido lattico al lattobacillo di Doderlein e provoca
uno spostamento dei valori del pH fino a 6 che, come detto, sono
ottimali per lo sviluppo del parassita stesso. T. vaginalis tappezza quindi la mucosa
vaginale sulla quale si impianta e sopravvive e da dove può spostarsi
per manifestare la sua azione patogena che, oltre all'azione meccanica,
potrebbe anche essere realizzata attraverso l'azione di una tossina che è stata
dimostrata in colture di tessuto. Il periodo di incubazione va da pochi
giorni (3-4) ad alcune settimane.
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EPIDEMIOLOGIA:
La trichomoniasi vaginale è diffusa in
tutto il mondo. I dati statistici, pur nella loro variabilità esprimono
la presenza della diffusione dell'infezione tanto presso le donne quanto
presso gli uomini. Si ritiene che la donna fino all'età del menarca non
sia sensibile all'azione del Trichomonas e si ritiene infatti che, in
seguito allo sviluppo degli estrogeni, la donna possa infettarsi. La
percentuale di positività tra le donne di razza bianca oscilla tra il 20
ed il 30% (in Francia soggetti di sesso femminile di età compresa tra i
18 ed i 60 anni hanno messo in evidenza una positività oscillante tra il
20 ed il 30%. Le donne negre degli Stati Uniti sono positive nella
misura variabile dal 40 al 70% e le donne di razza gialla dal 9 al 20%).
I valori riscontrati negli uomini
dimostrano una percentuale più bassa (circa il 10%) ma se la percentuale
viene riferita ad alcune determinate forme cliniche si raggiungono
valori del 40% circa nelle uretriti e fino al 50% nelle prostatiti specifiche.
Sorgente dell'infezione è il soggetto
ammalato o portatore che attraverso la secrezione della mucosa trasmette
il protozoo flagellato direttamente al soggetto sano per lo più, come si
è detto, attraverso contatti sessuali. Tale via di diffusione, quindi, fa si che
l'infezione da Trichomonas vaginalis sia diffusa in tutto il mondo, pur
tenendo presente la variabilità di incidenza della malattia in rapporto
a fattori geografici, razziali, ad abitudini igieniche."
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La trichomoniasi vaginale è quindi
ritenuta oggi una malattia venerea (le prostitute sono infette nella
misura variabile dal 47 al 73% di campioni scelti a caso). Non sono da
escludere, però nell'epidemiologia della malattia, altre occasioni di
infezione da bagni, lenzuola, contatti con strumentario
medico-chirurgico non sterilizzato, impiegato negli ambulatori
ostetrico-ginecologici.
È stato osservato, anche se ancora non
confermato, un rapporto tra sterilità ed infezione da T. vaginalis che,
prediligendo un pH tra 5 e 6 crea I'ambiente non idoneo per la
sopravvivenza agli spermatozoi. È stata anche riscontrata una
correlazione positiva altamente significativa, tra tricomoniasi vaginale
e stati precancerosi e cancerosi offerti dalla citologia vaginale.
CENNI DI CLINICA:
Gli aspetti clinici della malattia sono
diversi, a seconda che la si voglia considerare nella donna o nell'uomo.
A) nella donna vengono considerate le:
l) forme acute;
2) forme subacute:
3) forme atipiche.
La prima espressione della
localizzazione di Trichomonas vaginalis è rappresentata dalla vaginite
(vaginite tipica di Hoehne). In tal caso il sintomo fondamentale è dato
dalla leucorrea con perdite mucose, purulente, di colore giallastro o
grigiastro, raramente biancastro. In tal caso la mucosa vaginale assume
un aspetto “spugnoso” e determina irritazione e prurito vulvare. A tale
sintomatologia. si accompagnano insonnia, turbe della regolazione del
ciclo mestruale, irritabilità, nausea, dimagrimento, nonché disturbi
urinari quali bruciore durante la minzione, pollachiuria, ecc.
Alla forma acuta, rappresentata dalla
vaginite, fanno seguito forme subacute che vengono svelate
occasionalmente,durante esaml batteriologici o citologici. Le forme atipiche giova ricordare la
forma emorragica manifestantesi attraverso una emorragia che proviene,
in effetti, dall'epitelio vaginale indebolito dalla carenza di estrogèni
ed irritato dalla presénza meccanico-traumatica di T. vaginalis; la
forma dolorosa pseudo-chirurgica che si riscontra in soggetti sottoposti
a terapia antibiotica pèr metrite, saliingite, ecc., simulanti quadri clinici di pertinenza
chirurgica;la forma psicopatica che si manifesta in soggetti a terreno
neuropatico. Le complicanze sono espresse da cerviciti.
Nell’uomo la tricomoniasi vaginale si
estrinseca con l’uretrite che può essere acuta o cronica. La prima
appare come una uretrite gonococcica, cioè con essudato siero purulento,
scoperto dal paziente più frequentemente al mattino. L’uretrite cronica
si manifesta con la goccia al mattino, come modica secrezione e si
accompagna a prurito all’altezza del meato urinario e disturbi alla
minzione. Talora si manifesta come balanite e prostatite ed epididimite.
Diagnosi,
Si
avvale della ricerca del protozoo La
diagnosi
viene effettuata ricercando in laboratorio la presenza del protozoo (trichomonas)
su campioni di secrezione vaginale nella donna o di essudato uretrale o
direttamente nello sperma nell'uomo. Dato
che spesso, se non viene curata tempestivamente, la tricomoniasi si
evolve da una forma acuta ad una cronico-recidivante, caratterizzata
dall'alternanza di fasi asintomatiche e fasi acute o subacute, è molto
importante rivolgersi ad un medico alla comparsa dei sintomi
sopraelencati.
Terapia.
Si avvale di
preparati assunti per os, sempre sotto controllo del medico che è il
solo responsabile della cura, certamente non leggendo questa pagina web!
La cura è data da preparati locali come il vecchio canesten crema
ginecologica, derivata dall’imidazolo, mentre la cura sistemica si
avvale di cicli di metronidazolo (flagyl) compresse al dosaggio di 250
mg x tre volte al giorno anche per dieci giorni. Inoltre va controllata
anche la terapia di supporto e valuato se la paziente ha carenze di
vitamine o di estrogeni.
indice di sessuologia
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