'); //-->
-->
|
appunti del dott. Claudio Italiano
L’iperplasia nodulare focale è un tumore benigno identificato per caso durante le indagini diagnostiche; si ossserva nel sesso femminile, più che altro, e si tratta di tumore solido, localizzato al lobo di destra, costituito da cellule stellate con epatociti atipici, epitelio biliare, cellule di Kuppfer e cellule infiammatorie. La scintigrafia epatica con tecnezio 99m dimostra in questo caso aree di ipercaptazione ed all’angiografia la lesione è ipervascolarizzata. Anche qui è sempre indicata la chirurgia. E’
un tumore benigno di assai frequente riscontro e, probabilmente, chi ci
sta leggendo soffre proprio di questo tipo di lesione e pensa al peggio!
Si osserva nel sesso femminile in maniera casuale, come incidentaloma.
La sua prevalenza è dello 0.5 – 7% e per caso durante una TC addome o
una RMN o impiegando le emezie marcate o l’angiografia epatica vengono
diagnosticati emangiomi. L’unico rischio di morte può essere dovuto a
rare emorragie interne, ma è un’evenienza remota e cosi pure lo è
un’eventuale trasformazione neoplastica.
Eziologia. Il tumore riconosce quasi sempre come causa un’infezione da virus dell’epatite B (HBV) e dell’epatite C (HCV). Infatti queste infezioni tendono a cronicizzare ed ad evolvere verso le forme di epatite cronica e di cirrosi. Così nel 60% dei casi, nei soggetti cirrotici, affetti dalle forme “macronodulari” può accadere ad un certo punto di osservare una lesione maligna svilupparsi, mentre impennano i valori della alfa-feto.proteina che è il marcatore chiave della neoplasia. Ormai è assodata la correlazione fra HBV e cancro, tanto che in Cina si stima che il 40% dei pazienti affetti da cirrosi epatica, svilupperà un carcinoma. La causa di ciò è correlata all’integrazione del genoma di HBV nell’epatocita, integrazione che è alla base di mutazioni dei geni in particolare nelle regioni X e pre-S2. Dopo la scoperta di HCV, numerosi studi hanno dimostrato anche la correlazione tra tale virus ed il carcinoma epatocellulare, specie nei soggetti con coinfezione HCV ed HBV. Inoltre pare che qualsiasi agente chimico che stimoli il DNA dell’epatocellula sia responsabile di trasfromazione neoplastica della stessa. Queste condizioni comprendono l’epatopatia alcolica, il deficit di alfa-antitripsina e l’aflatossina B che nei cinesi causa mutazione del gene incosoppressivo p53 ed una mutazione del codone 249. Sintomatologia.
La diagnosi. Si avvale di tecniche che partono dalla banale ma prezione ecografia addominale, per passare alla TC addome ed alla RMN, all’arteriografia della arteria epatica, con l’intento di attuare talora anche la chemoembolizzazione della massa. Inoltre l’indagine a cui abbiamo accennato prima, l’alfa-feto-proteina, è un indice abbastanza sensibile del tumore, poiché si impenna sui valori di 500-1000 microgrammi/l. La biopsia epatica percutanea tac od ecoguidata completa l’iter diagnostico, mentre è pressocchè inutile praticare la paracentesi esplorativa che dà poche informazioni circa la presenza di cellule nel sedimento del liquido ascitico. Terapia. Quando la malattia è evidente, la sua evoluzione è rapida e la maggior parte dei pazienti, per quanto trattati, vive da tre a sei mesi. Se invece la diagnosi è fatta per tempo, la resezione chirurgia può essere attuata con successo, specie se non vi sono metastasi a distanza, resezione che spesso si allarga ad un intero lobo epatico. La sopravvivenza però anche in questi casi selezionati è sempre bassa a cinque anni. Gli screening, allora, che si attuano per ricercare i pazienti in tempo utile, oltre che l’alfafetoproteina, ricercano i marcatori dell’epatite e cioè i soggetti HbsAg positivi sono stati trattati chirurgicamente per tempo, poiché gli autori orientali li tenevano sempre sotto osservazione ed in essi la resezione di piccoli carcinomi epatocellulari capsulati dava una sopravvivenza a cinque anni anche del 70%. Infine il trapianto di fegato, in casi limitati, può essere utilizzato come opzione terapeutica. Altri approcci sono la chemioembolizzazione e l’alcolizzazione delle lesioni per via percutanea o la crioalblazione e la terapia genica o la terapia a radioablazione. Altri tipi di tumori del fegato sono: - epatoblastoma dell’infanzia - angiosarcoma a partire dagli spazi vascolarizzati - angioendotelioma epitelioide Tumori secondari o metastatici. I segni, in questi casi, sono la cachessia, la febbre neoplastica, il dolore epatico, i segni di colestasi, l’ascite neoplastica che si determina repentinamente. La terapia in queste evenienze si fa più difficile, poiché bisogna comprendere come aggredire la lesione secondaria del fegato ed anche questa primitiva. Si tratta di decisioni che vanno affidate alle mani esperte di professionisti dei centri oncologici. |
||||||||