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Diagnosi
dei tumori epatici
Prima dì procedere alla
resezione di un tumore primitivo, specie se localizzato al polmone,
all'apparato gastroenterico o alla mammella, deve essere ricercata
attentamente la presenza di un'invasione metastatica del fegato. Una
diagnosi presuntiva può essere posta in base al riscontro di
alterazioni delle prove di funzione epatica, soprattutto aumento della
fosfatasi alcalina, o alla dimostrazione di una massa epatica mediante
scintigrafia epatica, ecografia, TC o RM. L’agobiopsia epatica
percutanea alla cieca può risultare diagnostica solo nel 60-80% dei
casi di epatomegalia ed elevati livelli di fosfatasi alcalina. L'esame
di sezioni ripetute dei campioni bioptici, due o tre ripetizioni della
biopsia o l'esame citologico del materiale epatico aspirato possono
aumentare del 10- 15% le possibilità di diagnosi. Queste sono
notevolmente maggiori quando le biopsie vengono effettuate sotto guida
ecografica o tomografica computerizzata, oppure durante la laparoscopia.
Terapia.
La
maggior parte delle metastasi epatiche risponde scarsamente a tutte le
forme di terapia. che di solito hanno un carattere solo palliativo. In
casi particolari, una metastasì di grosse dimensioni ma singola può
essere rimossa chirurgicamente. La chemioterapia sistemica può
rallentare per breve tempo la crescita del tumore, ma non ne: modifica
in maniera apprezzabile la prognosi. Chemioembolizzazione, chemioterapia
intraepatica e alcolizzazione possono essere approcci terapeutici
palliativi. Resta da stabilire se i farmaci, le associazioni di diversi
chemioterapici o nuove strategie (compresa la marcatura immunologica) si
dimostreranno più efficaci.
Colangiocarcinoma.
I tumori benigni dei dotti biliari extracpatici
causano molto raramente un'ostruzione biliare di tipo meccanico. Nella
maggior parte dei casi si tratta di papillomi, adenomi o cistoadenomi
che si manifestano con ittero ostruttivo e emobilia. L'adenocarcinoma
dei dotti extraepatici è più comune: colpisce più frequentemente il
sesso maschile (60% dei casi) e ha un'incidenza massima tra il quinto e
il settimo decennio di vita. I fattori che sembrano predisporre
all'insorgenza di questo tumore sono i seguenti:
1) alcune infezioni
parassitarie epatobiliari a carattere cronico;
2) anomalie congenite con
dotti ectasici;
3) colangite sclerosante e colite ulcerosa;
4)
esposizione professionale a cancerogeni delle vie biliari (lavoratori
della gomma e addetti agli
impianti di produzione delle automobili). Non è stato invece dimostrato
con certezza che la colelitiasi sia un fattore predisponente al
colangiocarcinoma.
Diagnosi
Gli esami del sangue che si alterano in questi casi sono gli indici
di colestasi (bilirubina, gamma-GT e fosfatasi alcalina). Meno frequente
l’aumento delle transaminasi. Il marcatore tumorale che viene
maggiormente utilizzato è il Ca 19-9. Gli esami del sangue possono
offrire un aiuto, ma è fondamentale ottenere delle immagini del fegato
con l’ecografia addominale che è il primo esame strumentale da
effettuare ed eventualmente in una seconda fase la TAC e la Colangio-RMN
che permettono una dettagliata valutazione delle vie biliari.
In base alla sede d’origine, i tumori della via biliare si dividono
in:
a) tumori di Klatskin (nascono all'ilo del fegato, proprio
all'uscita delle vie biliari dal fegato)
b) tumori intraepatici (nascono dalla via biliare all’interno del
fegato);
c) tumori extraepatici (nascono dalla via biliare al di fuori del
fegato).
In base alla sede di
origine, la diagnosi può essere fatta in tempi diversi e questo può
cambiare anche la prognosi. In genere la prognosi è migliore per i
tumori extraepatici che danno i segni subito.Questo tumore può essere diffuso o nodulare; la
forma nodulare spesso insorge alla biforcazione del coledoco (tumori di
Klatskin). Questo tumore è di solito associato a colecisti collassata e
ciò permette visualizzare i dotti biliari prossimali con la
colangiografia. I pazienti con colangiocarcinoma giungono di solito
all’osservazione clinica per la comparsa di ostruzione biliare, ittero
accompagnato da dolore, prurito, calo ponderale e feci acoliche; in
alcuni casi è presente anche un dolore sordo, vagamente localizzato al
quadrante addominale superiore destro. E’ frequente il riscontro di
epatomegalia e di una colecisti palpabile e distesa (a meno che la
lesione interessi una porzione alta del dotto). La febbre è infrequente
in assenza di colangite ascendente. Poiché l'ostruzione biliare si
realizza gradualmente, il colangiocarcinoma è in genere già in fase
molto avanzata quando si manifesta clinicamente. Nella maggior parte dei
casi la neoplasia viene diagnosticata mediante colangiografia dopo il
riscontro ecografico di dilatazione dei dotti biliari intraepatici.
Qualunque restringimento focale dei dotti biliari dovrebbe probabilmente
essere considerato maligno fino a prova contraria. In alcuni casi
trattati con drenaggio palliativo (posizionamento di stent) dell'albero
biliare è stata raggiunta una sopravvivenza di 1-2 anni.
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