Alla bisnonna Adele


Allegria fanciullesca


Anima mia - vagula e tremula


Assaporo del tempo


Caldo serale


Cantico di gennaio


Casa ombrosa


Chiacchiericci festosi


Cinguettio serotino


Ciò che desidero


Colombi bianchi


Come le principesse delle fiabe


Da questo colle


Di luminoso splendore 1


Di luminoso splendore 2


Din Don Dan


Febbre


Fiumana dolente


Galletto birichino


Gentil persone


Già la primavera


Già viola appare


Gli animali del bosco


Gorgoglia il riso


Il covar dell'influenza


Il Navicello del tempo


In questa allegrissima


In questa casa


In questa notte di stelle/cadenti come fior


In scabra forma


La goccia


La mia stanza


L'alba si annuncia chiara


L'armonia della vita


Le rondini son tornate


Letizia


Letizia 1


Letizia 2


Limaccioso


Lode a San Michele arcangelo


Notturno odore


O occhi senza vita


O tu piccola Baggiani


Popolo del Nord


Rugova è il tuo nome


Sei del mattino


Semi di zucca salati


Statemi lontana


Stelle cadenti


Sulle montagne


Temo giorno per giorno


Tutto mi distingue


Uccellini cinguettano


Un fiacre percorreva il centro


Verdi tenerissime fronde


Sei del mattino


Nel fragore


Volle il caso


Sto aspettando


Vola mia voce sui monti



Alla bisnonna Adele



Da quella rocca
fiorita di ginestre
e caprifogli
e mirti
e d’ogni sorta
di piante ravvolta
tu mi richiami
al sangue e alle radici
che non sol furon
di te come signora,
o nobile bisnonna
per la stirpe
che assai poca cosa
è di ciascuna,
ma per l’adamantina anima
di nobiltà racchiusa
nello spiritual manto
raccolta.


Allegria fanciullesca


Allegria fanciullesca
si sente nell’aria
di questa prima estate
a Ponte a Mensola
e io sorrido
come una bambina
che apre gli occhi
verso lo splendore
dei suoi anni migliori
senza brina.


Anima mia - vagula e tremula


Anima mia
vagula e tremula,
piccola e sola,
nella notte
di paura rischiara
una fiammella
come di lume
acceso di lucignolo
nella casa sopita
dove angeli stanchi
ravvolte l’ali
stanno addormentati
e nel loro abbraccio
accolgono
i pellegrini e i viandanti.


Assaporo del tempo


Assaporo del tempo
le ultime scaglie
del tempo che va
come un uragano
dove il cielo oscurato
è preludio del nuovo
e la pioggia che giunge
improvvisa e violenta
ti coglie già quando
tu non hai trovato
un rifugio o un giaciglio
fra i rami del bosco.
Tutti abbiamo peccato
e non ci fu
chi fu senza colpa,
un anziano scrittore
siciliano immigrato
guardava stranito
il successo raggiunto
alla fin di sua vita
e malinconico sguardo
diceva: “La guerra
che orrore”
pur non sapendo
che cosa
“mi sento colpevole
di tale fetore di morti”,
così è il mio cuore
e il mea culpa
già faccio
battendomi il petto:
“ho peccato Signore!”.


Caldo serale


Caldo serale
di un pomeriggio estivo
sotto il fanale
carico dell’afa,
fra gente già abbronzata
che gira disfatta
mezza spogliata
nei giardini attigui.
Mi riparo col giallo
del cappellino estivo
il sole che non c’è,
ma che fa sentire
la sua presenza
nell’aria già impregnata
di effluvi senza uscita,
mentre gli uccelli
han spento i loro suoni
e paion risparmiare
gli acuti e i trilli,
per più freschi bagliori
di pioggia che non viene
e che non vuol venire.


Cantico di gennaio



Gli alberi spogli,
il fiume gelato,
la brina lassù,
e fra la nebbia
l’ ardente velo
della notte che spare,
e poi così
fra il caldo di casa,
e la gatta sull’ uscio,
e la luce giallastra del lume,
sorride la tiepida
vita nel torpido
sonno del tempo
limpido
di luminoso splendore.


Casa ombrosa



Casa ombrosa
nell’estate calda,
grotticella racchiusa,
conteggio l’Ici
e penso,
sono una fata
che vivo in un mondo
mio e da nessun
inteso.


Chiacchiericci festosi



Chiacchiericci festosi
nella via nella notte,
risatine sospese
come ruscelli d’acqua
e poi gorgoglii e
brevi silenzi e
quindi allegre risate
si alternano nel tiepido
buio del Mensola
illuminato da luci
tenui e delicate.
Fanciulli come di
un pastorale poema
si diverton fra loro
e scherzan nel fuggitivo
amor che si rincorre
con parole e sguardi
e silenzi.


Cinguettio serotino



Cinguettio serotino
nel giardino incantato,
il gatto annusa svagato
mentre il sole s’addorme.
Roselline di macchia
Rosse come ciliegie,
allegre come bimbe
occhieggiano dal muro
e intonan il loro coro,
tubare di colombi
e cianciare di uccelli,
svolazzìo e richiami,
odor di brodo in dadi,
chiacchiericci dai muri,
rimbombo di sussurri.
Lassù sulla cima
del gran cipresso antico
che supera con la chioma
il tetto del capanno
un nido, un nido, un nido,
uccellini grigi
si gettan come a stuolo (stormo?)
là da un aereo in volo
paracadutisti esperti,
e prendon, prendon il cielo.
La gatta saltella qua e là
come da allegria improvvisa
arrecata da insolita
gattesca notizia,
lei così pacata e schiva,
sonnacchiosa e passiva
nella sua grigia corteccia
del mantel soriano
che la fa solitamente bestiolina
triste e indecisa.
Cinguettio più forte,
due uccellini si rincorrono
nel cielo azzurro estivo
mentre una rosa rosa
solinga e decentrata
guarda sorniona il giardin
e par che dica:
“Son io la prima,
la regina del mondo
e sol voglio esser lasciata.”



Ciò che desidero


Ciò che desidero
con tutto il cuore
è una vita lunga
e serena in onestà,
così come vien ora,
e nient’altro desidero
se non che la bellezza
di quest’ ultime ore
serene e armoniose
e felici proseguano
negli anni tal che
sembri che la mia vita
sia stata sempre uguale.


Colombi bianchi

(Vecchina di 96 anni che viveva sola in un minuscolo ambiente di due stanze, casetta isolata in mezzo a un prato)
Colombi bianchi
sul terren dissolto
di bruno chiaro
seminato a grano.
Colombi neri
nel ciel come pensieri
di artista folle
nel cielo arlesiano. (Van Gogh)
Tutti si avviano
al suono di campane
al funerale
della pia Baggiani.
Nella mia stanza
d’azzurro rivestita,
nel pavimento (tappeto azzurro)
e nel ciel dalla finestra
penso all’eredità presta
che mi lasciasti
anima di Dio
di più nidiate da nutrire io,
che Dio vuole
si ami gli animali
e che a lor bisogni
non si renda mali.
Or nella casina
di fata benigna
circondata da prati
i mici vagan sconsolati,
ma un boccone
lanciato dalla finestra
sempre sarà per loro
e niuna festa
sarà per me che a lor
non sia resa la minestra
calda della cena,
così tu potrai serena
guardare da lassù
gli amici tuoi
che qualcuno quaggiù
fece or suoi.


Come le principesse delle fiabe,


Come le principesse delle fiabe,
dalle lunghe trecce
intessute d’oro,
e con le lunghe vesti
intrecciate di cielo,
fra gli animali amici
e i fiori capricciosi,
sorridenti e misteriose,
ingenue e incantate
che sognavo bambina,
e disegnavo innumerevoli
sui fogli quadrettati,
così io vivo
in questa casa antica,
fra le mura possenti
e la campagna amica,
con la primavera che viene
come fata gioconda,
e il mistero che resta
fuori e dentro di me.


Da questo colle



Da questo colle dallo spalto
io miro il paesaggio intorno
che in un sospiro di vento
penetra dentro in un momento.


Di luminoso splendore



Di luminoso splendore
si ravvolge la mia vita
in questa casa scura
dove il futuro è certezza
e mai paura,
io che aborro le streghe
e i talismani
e gli arcani,
che certa gente
va in cerca ad apprezzare
per aver conferma di ciò
che il fato vuole
ma che protezione novella
può indirizzare,
io tal protezione ho
là nella Stella
che il Figlio di Dio
volle se stesso chiamare.


Di luminoso splendore


(Seconda versione più lunga)
Di luminoso splendore
si ravvolge la mia vita
in questa casa scura
dove il futuro è certezza
e mai paura,
io che aborro le streghe
e i talismani
e gli arcani,
che certa gente
va in cerca ad apprezzare
per aver conferma di ciò
che il fato vuole
ma che protezione novella
può indirizzare,
io tal protezione ho
là nella Stella
che il Figlio di Dio
volle se stesso chiamare.
Così a qualche strega
o stregone che volle
in sua malizia oscura
predire mia scarsa salute
io dico: “E’ vero
sono di coccio un vaso
e se qualche spirito nero
decretò qualche male
a mio danno
io non temo alcun tempo
che l’Ognora Potente
e Sapiente e Amorevole
Signore del Tempo
potrà se vorrà
esaudir mia prece:
“di giunger a tarda età
vispa e solerte
e sempre benedicente
chi mi fece,
e volle e mise il seme
di questa mia vita bella
nella città dei fiori.”


Din Don Dan


Din Don Dan
Din Don Dan
monotono suono di campane
per la finestra socchiusa
giunge vicino dal campanile
come volo d’uccello
Din Don Dan
si ripete a lungo
a svegliare i sonnacchiosi
paesani e dire:
“ E’ giunta primavera!”


Febbre


In un torpore caldo
tra le coperte sudate
passo le ore confusa
respirando a fatica.


Fiumana dolente


Fiumana dolente
di carri, trattori
e carriaggi
hai ripreso il flusso.
Le mine han seminato
lungo il tuo percorso.
Ultimi giunti
come foste i primi.
Bimbi che piangono,
qualcun che fa un segno
con la mano,
un segno strano
come di una V
trafitta e stanca,
mentre il percorso
snoda nella strada
il là di carri,
carrettini e carriaggi.
C’è chi venne
con le proprie scarpe
a piedi.
C’è chi rimase là
lungo il percorso,
povera gente
senza sapere niente,
salvo che vita val
lottare alquanto,
quando da casa
un dì ci fu
chi, angosciosamente
vi scacciò lontano
con un modo
senza scampo.
Va la fiumana là
lungo il percorso,
pensa a chi non più
è qui con loro,
gente lasciata là
sopra il selciato
rosso di sangue
senza un pianto,
un rovo, un canto
che ogni popolo è usato.
Sguardi tristi e
voci impietrite,
povera gente senza
più cuore ed urla,
va la fiumana, come
senza via d’uscita
cade da roccia
l’acqua in una purga.



Galletto birichino


Galletto birichino
è da due ore che fai
il tuo verso nell’aria,
non ti contenta il giorno
ma vuoi svegliarci tutti
e poi nell’aia
batter le ali
e dire:
“Io sono il re”



Gentil persone


Gentil persone
amabili e amorose
circonderan
la mia vita da ora,
e non più selvatiche
e lupose
o come volpi
ghiotte di castori
e altri temibili animali
che poser assedio
alla mia tana grigia
e fecer della vita mia
un sortilegio
pieno di tema
e di sottil terrore.
Non più, sparite l’ombre
il candore di una notte lunare
o lo sguardo incantato del sole
o la tiepida alba
o la scintillante aurora
o il tramonto roseo
e in vesti seriche racchiuso
saran miei amici sempre
e io felice vivrò finalmente
quella vita serena
sempre agognata
e mai avuta
che gioventù tartassata
ebbe in contraccambio
per quella:
angoscia, lotte
e dura, dura ancella.


Già la primavera



Già la primavera
si sente nell’ aria
sulla collina argentata
di battiti d’ ali
di Angeli azzurri
nei prati lunati,
nei solchi bruniti,
soffia una brezza leggera
e soffusa come mano
di Angelo errante
speranza di vita
migliore della metà
di mia vita già corsa.


Già viola appare


Già viola appare
il glicine sul ponte,
già lilla brilla
nel verde la pianta
dell’orto.
Io mi macero
di tristezza e amaro
e non so che
far di mia vita
e qual sacrificio
possa servire
alla vita che muore.
La natura che
segue il Creatore
non va
per la via degli uomini.


Gli animali del bosco

Gli animali del bosco
stanno dormendo
nella boscaglia scura
mentre una luce
là nella pianura
a loro pensa
come amici cari.
Voi non tradiste,
foste sempre uguali
e gli amici di un tempo
serbaste a cuore
riconoscenti
di un pizzico di amore
o di scodella là
sul limitare
posta a satollare
le fredde veglie
delle notti inverne.
Or non son più
tra voi cari fratelli
e non posso farvi
più clementi
i riposi e le battenti
di vento vostre contrade,
ma posso con le mani giunte
pregare
che la nebbia e il gelo
sian come tiepido
nido al limitare
di vostro albero e mondo
e che un sorriso
di Santo Abate
o Francescano canto
portin sollievo e pace
a voi d’intorno.


Gorgoglia il riso


Gorgoglia il riso
nel mio cuor tenace
al pensar il mio esser
così pugnace,
in questo bel paese
ridente e vivo
che pur non sa di me
e chi io sono.
Se sua benevolenza
e suo dono,
vien dall’esser per lui (il bel paese dove vivo)
io un qualcosa di inesistente
come le foglie cadenti
o l’acqua che pur
passa dal rivo,
pur tuttavia in questo luogo
di così silenzioso decoro
nell’alma mia
si sta svolgendo
proprio in quest’età ria
di travagli e pericoli
all’Italia,
il mio più bel poema
che un dì sarà
conosciuto e costrutto.
Così il silenzio del tempo
fanno da manto
alla poesia e all’incanto,
e io senza disturbi
posso intinger la penna
nei sussulti del mondo,
senza che alcuno metta
ostacolo alcuno
a tal mostrare.


Il covar dell’influenza


Rade chiome
fra toppe di cielo
degli alberi autunnali
dalla finestra chiusa,
con lussazioni e strani
casuali torpori
di influenze annunciate
e amar sapore
di questo inverno odore
che si preannuncia freddo
e ammantato di febbri
e venti e strali,
ravvolta nella coperta
faccio passar
la torpida giornata
nel malessere sordo
senza uguali.


Il Navicello del tempo



Di primo mattino
s’ode un cinguettare (andante)
e volitivo
qua dalla mia finestra aperta
come navicello sul mare
di alberi ricchi di vita
che il passato, il presente
e il futuro (pare)* passar
veloce e sorpassare
in un fluttuante corso
senza stacchi e cesure.
*( singolare per passato,
presente e futuro che fanno
un insieme, quindi una cosa unica)


In questa allegrissima




In questa allegrissima
cucina bianca dai pentolini
rossi e multicolori
di smalto, come bimbi
di un asilo nel Sudan,
io penso e guardo
al di là del buio
delle finestre aperte
le mille fiammelle
delle luci sul colle.
Io penso e vaga
il mio pensiero
nel tempo e nello spazio,
vaga nelle stazioni orbitanti
come città del futuro
che saranno,
vaga nella grande e
potente Africa un giorno,
vaga al di là di me
non so quando,
e il miele nel mio yugurt
bianco
come la cucina candida
e il tavolo bianco
e la credenza di neve
e le pareti albine
e il gran camino luminoso,
tutto mi riporta dentro
e fuori di me,
come in un misterioso gioco
di scatole cinesi
di quel che è
e sarà,
e non so certo quanta è
la fantasia
e quanta la premonizione.



In questa casa



In questa casa
dove sono stata posta
come su piattaforma orbitante,
non so da chi
ma certo molto Potente,
guardo con interesse e attesa
gli eventi che verranno
là sulla terra,
e attendo istruzioni
dalla Stazione di Comando
con assoluta fiducia
della capacità e competenza
e responsabilità
nei miei confronti.


In questa notte di stelle/
cadenti come fior




In questa notte di stelle,
cadenti come fior
sulle languenti note
di un incanto steso
fra la collina e il fosso,
Angeli belli veniste
a questa casa
e assai contenti
restaste per far veglia
con noi nelle preghiere.


In scabra forma



In scabra forma
hai modellato il mio aspetto
perché contenesse
prezioso tesoro,
come cassaforte
celata in modesto luogo,
ove mai si supporrebbe
essere il tanto agognato
favoloso gioiello,
che tutti cercano
e mai da nessun trovato.


La goccia


La goccia
sulla roccia
scavò un solco
e nessuno
se n’ era accorto
finché giunse
un giorno che
apparve sotto il sole
nitido e chiaro,
ma ormai la goccia
non c’era più
che cadeva là.
Sulla roccia
un fiore violetto
di primavera
apparve dentro il solco.
Era già sera,
la roccia piagata
da tanti anni di pianto
sorrise e annuì
a questo tenero boccio,
così la mia vita
triste e tormentata
per tutto il tempo
di mia età travagliata
appare finalmente
dolce e chiara
ora che l’ oro
va già a trasformarsi
nell’ argento del tempo
e la stagione s’ avanza
e appare una bruma
sottile all’ imbrunire
e pur io son sicura
che il tempo migliore
ha da venire.


La mia stanza



Di vasi e fior
cosparsa è la parete
che le tele ricopron
tutte di vaghe primavere,
azzurrino il tappeto
che nel turchese colore
riveste il rosso mattone
col suo aspetto di cielo,
il settimino d’or
e di rosso vestito
fra i fiori pitturati
civettuolo si staglia
sulla parete bianca,
il letto a quadrettoni
e i gatti sui cuscini
occhieggiano alla gatta
lor vera padrona,
il computer superbo
e distaccato
guarda con sufficienza
la libreria cartacea
e i fascicol scomposti
e gli armadi che
gli sono a lato,
mentre l’azzurra
vestaglia là adagiata
sul sedile setaceo
mollemente si piega
con disinvolto ammicco
in seducente mossa.



L’Alba si annuncia chiara



L’alba si annuncia chiara
e la luna splende
in questa casa
come occhi
sul mondo circostante.
La mia tepida stanza
antica e moderna
col morbido tappeto
dove la gatta
fa i suoi ritrovi
fra il colore azzurro
è salone d’incontro
coi miei pensieri
e ciò che giunge
a me quasi furtivo
nel festivo messaggio
giornaliero.
Cinguettio oppressivo
di uccelli indaffarati
in canor battagliare
di richiami come
madre sollecita
che stia per fare
ramanzina ai suoi
piccoli sbadati.
Caffè col miele
preso in allegria
come rito solingo
e misterioso
di gratificante piacer
che non è ascoso
a chi come me
ama il sapere.
Miei battiti del cuore
candidi e rumorosi
e risuonanti e vivi
come ruscello che
batte alla mia porta
come il fosso dei frati
che getta sua scorta
d’acqua nativa
dall’alto di pendice
in questo rivo.
Più calmi e riposati
gli uccellini
cinguettan ora
con gentil linguaggio privo
di alcuna asprezza
come sottovoce.
Il giorno è già venuto
ma la luna chiara
esiste ancor nel ciel
rosea e sovrana
come pizza giuliva
di splendente chiarore
fra nuvolette pur loro
chiare e rosate
come di trina.
San Martino si sveglia
dal sonnolento sonno
del mattino e tutto
prende suo aspetto
abituale dalle gialle
case là dal fosso,
all’orto a cavoli verzuti,
ai tetti rossi e muschiosi,
al fiume che scorre
regolare.
Già qualche rumore
s’intende
d’umana presenza
e di sollecita vita
di chi non vuol poltrire
nel suo letto
e già batte i suoi colpi
col mazzuolo,
ma il suono è
intramezzato da
lunghi silenzi
come se il pensier
della notte non fosse
ancor fugato
e la placida aria
che si respira
di sospensiva
attesa attendesse
ancor dormiente
l’ora del giorno
in pigro dormiveglia.


L’armonia della vita


Ravvolta in un manto
di signorile incanto
come fatata madonna
di lontana stirpe,
e col sottil sorriso
come di affresco fiso
vivo e pur non par
ch’io viva,
ma leggero l’aere
a me s’avvolge,
e fa di questo tempo
uno scandir
di passi
di musical preludio,
come se lo studio
del viver
avesse qui trovato
sua poesia,
e compimento e vita.


Le rondini son tornate


Le rondini son tornate
alla lor casa
e io ritorno
al mio nido
ascoso e bruno
come sideral viaggiatore
che sulla terra
ritrova sua favella.


Letizia


S’intesson i miei pensieri
come ricamo di femminil incanto
da questo spalto
ove troneggia Beltà e Vetustà
e Splendore,
e dove Onore mai abbandonò
il suo campo,
così nel biondo meriggio
di questa annunciata
primavera autunal
piena di sole,
s’intersecan le parole
nella trama dei fatti,
e fan tutt’uno
come ritmico corso
di musical solfeggio,
mentre un mottetto (Motteggio)
si dolce come il sole
(che illumina i tegoli sul tetto)
ripete il ritornello
che già mai
fu si bella mia vita,
come in questa gradita
parentesi degli anni.


Letizia


– 1° versione)
S’intesson i miei pensieri
come ricamo di femminil incanto
da questo spalto
ove troneggia Beltà e Vetustà
e Splendore,
e dove Onore mai abbandonò
il suo campo,
così nel biondo meriggio
di questa annunciata
primavera autunnal
piena di sole,
s’intersecan le parole
nella trama dei fatti,
e fan tutt’uno
come ritmico corso
di musical solfeggio,
mentre un motteggio
si dolce come il sole
ripete il ritornello
che già mai
fu si bella mia vita,
come in questa gradita
parentesi degli anni.


Letizia

– 2° versione)
S’intesson i miei pensieri
come ricamo di femminil incanto
da questo spalto
ove troneggia Beltà e Vetustà
e Splendore,
e dove Onore mai abbandonò
il suo campo,
così nel biondo meriggio
di questa annunciata
primavera autunnal
piena di sole,
s’intersecan le parole
nella trama dei fatti,
e fan tutt’uno
come ritmico corso
di musical solfeggio,
mentre un mottetto
si dolce come il sole
che illumina i tegoli sul tetto
ripete il ritornello
che già mai
fu si bella mia vita,
come in questa gradita
parentesi degli anni.


Limaccioso


Limaccioso
corre il
Mensola giallo
come ad un appuntamento
galante
un giovin fiero
che la sua bella
non vuol
far aspettare.

Lode a San Michele Arcangelo

Chi è come Dio? Noi ti lodiamo
Arcangelo potentissimo
Protettore di Israele e delle nazioni cristiane,
delle nostre famiglie,
delle comunità e di ogni luogo
dove si rende onore allo Spirito Santo,
tu che ci liberi dai pericoli
spirituali e materiali che ci travagliano
e ci dai la pace avvicinandoci al Creatore.
Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo.
Chi è come Dio? Noi ti lodiamo
Arcangelo grandissimo
con i primi fiori di primavera:
i crochi bianchi
della pulzella di Francia,
tu che sei stato il primo difensore
della Regalità di Gesù Cristo,
Re dei Giudei, che fu crocifisso
sotto il procuratore Ponzio Pilato.
Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo.
Chi è come Dio? Noi ti lodiamo
Arcangelo gloriosissimo
nel sottometterti ed unirti
per la tua umiltà
completamente alla volontà della Trinità,
così noi col tuo esempio rinunciamo
alle seduzioni di ricchezza, onore e potere
per rimetterci alla generosa Provvidenza
del nostro Signore Creatore e Padre:
Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo.
Chi è come Dio? Noi ti lodiamo
Arcangelo luminosissimo
dalla spada come croce bianca fiammeggiante,
capo delle Milizie celesti,
che inviato dalla Regina degli Angeli e dello Spirito Santo,
la quale ha schiacciato la testa a satana,
operi incessantemente con le tue schiere fedeli
inseguendo i demoni, combattendoli, reprimendo
la loro audacia e respingendoli nell’ abisso.
Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo.
Chi è come Dio? Noi ti lodiamo
Arcangelo dolcissimo
che S. Francesco e S. Chiara ebbero caro,
amico dei santi
e protettore di noi credenti e peccatori,
tu che conducesti il poverello
sul Santo Monte della Verna
per riceverne le stimmate
a gloria di Cristo e della Chiesa.
Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo.
Chi è come Dio? Noi ti lodiamo
Arcangelo splendentissimo
protettore dei bimbi e della loro purezza,
difendili dal male
e da ogni occasione pericolosa,
ravvolti nel manto dell’ Amore di Dio
insieme ai loro Angeli custodi
affinché siano per tutta la vita saggi, forti,
prudenti, coraggiosi e santi.
Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo.
Chi è come Dio? Noi ti lodiamo
Arcangelo combattente e prode
come il profeta Daniele nel Vecchio Testamento
e l’ apostolo Giovanni
il prediletto di Cristo, ti videro partecipe
della storia del mondo dal suo alfa al suo omega,
noi ti imploriamo per la Potenza e la Sapienza di Dio
di difenderci sempre dal maligno e di condurre
le nostre anime fra i beati in Paradiso.
Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo.


Notturno odore


Notturno odore
di caffè tostato,
euforia notturna
di chi veglia
nella notte silenziosa
sul sonno dei vicini,
rumore strisciante
del vialon carrabile
che va sulla collina,
compagnia lieve
e complice della gattina
che mai ti lascia
con lo sguardo attento,
questa la mia rivalsa
di notturna veglia,
mentre la notte passa
ed io rimango sveglia.


O occhi senza vita


O occhi senza vita,
senza un nome,
senza una casa
dove depositare
le morte spoglie,
voi che viveste là
dove la terra
aprì il suo squarcio
fin nel mondo d’inferi,
o voi innocenti
senza sapere
e senza storia,
quando sarete
nel sanguinoso mondo
dei trapassati violenti,
allor gettate un canto,
un urlo lamentoso
alle potenze dei cieli,
affinché risparmino
altri fratelli, che noi siamo
su questa terra
dolenti e afflitti
e più nell’attesa
tremanti, che l’attesa
si fa lunga e poi breve
per chi aspetta la morte,
e non sa cosa sia,
e come verrà
e qual sofferenze mai
precederanno tale trapasso.


O tu piccola Baggiani


O tu piccola Baggiani
la cui casa ramata
d’azzurro e con
gl’impostoni chiusi
se ne sta silente
come non mai,
ti fu data sorte felice,
che il tuo tempo
si chiuse
quando s’apriva
un nuovo giorno
di lampi oscuri
e grida.
Così la morte
spesso è privilegio
grazioso
quando l’orrore dei tempi
si schiudono a violenza
in arcano diabolico mondo
come se gl’inferi aperti
mettessero lor regno e
dove la terra diviene Calvario
a molti.
Tu piccola fosti di privilegiata
fortuna segnata dal Voler di Dio
che a noi infelici
volle mostrare
quanto può il male
su questa terra
e al quale pur nel dolore
urliamo “Benedizioni e lodi”
e mai vorremo perder
la Fede e in bestemmie
cambiar nostra Speranza.


Popolo del Nord


Popolo del Nord
dai fiordi sconosciuti
con i boschi di abeti
lungo il mare,
io vi scrivo
da questo luogo
da voi sognato a lungo,
dai prati fioriti
che un novelliere accorto
pose come scenario
di sua fantastica vena,
vi scrivo col gentile colore
del verde oliva argenteo,
vi scrivo con lo splendore
dei prati dello Strozzi,
vi scrivo con l’azzurro tenue
dei ciel di questi luoghi,
e con i bruni rossi
dei tetti delle case,
i gialli dell’intonaco
dei muri già scrostati,
il bruno dei tronchi
e il candido dei fioriti
pruni di primavera,
il violetto profumato
del giaggiolo regale
e del glicine trionfale.
Vi scrivo con amore
e ricordo di voi:
la vostra gentil vena
che nel freddo del ghiaccio
fece più caldo il cuore;
vi ricordo con amore
amici miei biondi,
e gli occhi scuri miei
rammentano i vostri
come mare di cielo,
nelle brume dell’alba
sulle acque alte e fonde.


Rugova è il tuo nome


Rugova è il tuo nome
come rughe di sangue
sono le nostre speranze
raggrumate come su
pelle di vecchio
dove gli occhi
guardano bambini
e si interrogano
sul presente e futuro.


Sei del mattino

Fra sudate improvvise
e dolori alla gola
passa il piccolo purgatorio
della malattia
con la mamma in attesa
di uscire guarita
e io che non sto bene
per il mio.
Difficoltà a fare
e tristezza di non fare,
Angeli biondi
percorrono la casa
e sorridendo allevian
i nostri mali.


Semi di zucca salati


Semi di zucca salati
sgranocchiati per gioco,
sapori del passato,
salsa di olio,
rosmarino e aglio,
pentole e pentolini
che cuociono
sul fuoco e
fanno abbaglio
con nuvolette
di sapori e odori,
rumori dal di fuori,
rimbombi delle voci,
indistinte, monotone
e sornione,
brucior del peperone
messo a sapire
il pollo insipido e bianco
che gracchia nella padella
nell’olio ribollente
e fa cra, cra, cra, cra,
aggiungo l’acqua
e il rumore si spenge.
La mamma fa l’extempore
e pittura, pittura
le case gialle di là dal fosso
con la finestra aperta
e l’aria pura.


Statemi lontana


Statemi lontana
gente oscura e vana,
oggi è una bella giornata
non tramate
assurde cose
nella vostra cieca
gelosia del non vedere,
state lontana
da questo sito,
oggi è una bella giornata,
un muro di gomma
sia fra me e voi,
spesso come una muraglia
e sordo come un coccio.
Le vostre chiacchiere
assurde come filastrocche
vadano a schiantarsi
come una macchina
in uno stagno.
Statemi lontana
gente oscura e vana
che io veda il vostro volto
come in uno specchio
e voi il mio come in
una notte senza luna.
Trasparenti siano
i miei passi sul vostro percorso
e rimbombanti i vostri
nel mio
così che io devii la strada
al vostro passaggio
come gatto impaurito
da insolita presenza.
Non tramate
gente oscura e vana
che se io sono svanita
e non vi odo e non vi vedo,
vi sente come in un megafono
il mio padre dal cielo
che tenendo il mio fratellino in braccio
sorride con la sua verga fiorita
e posa sul mio capo
la sua rude mano di lavoratore.


Stelle cadenti


–(sciame sismico)
– stelle cadenti
Notte di stelle
cadenti e desideri,
notte pien di bagliori
e di splendenti ameni
sciami argentati,
io non starò a guardarti
e serrerò severi
gli scuri e le finestre,
affinché niuno
di tali tuoi sussurri
possa venir a turbare,
il mio prosastico sonno.


Sulle montagne


Sulle montagne
rimbombano i cannoni,
una voce, un richiamo.
Più giù lungo i sentieri
i roveti non hanno
più squadroni,
questi risalgono, verso
i canaloni
di rocce e monti
ormai senza segreti.


Temo giorno per giorno

(Timore della guerra nucleare)
Temo giorno per giorno
che catastrofe umana
si prepari e che tosto dobbiam
sollevar nostro capo
nella fiumana del cielo
rotto da lampi e fumo denso
e in tal dolore affranti
giunger le mani a Te
Dio nostro che Vindice
risvegli le tue fiere dormienti
entro l’antro di terra
e spiriti inquieti
sconvolgi nelle tombe
e un brulicar di vermi
e mille altri terribili flagelli
van facendosi tali
quando ancor nostra brama
non ha spento in noi
il desiderio di vita
e fino a tanto che
“invocando la morte”
giungerà poi pietosa
come mantello
che al viandante sopito
ha messo suo vicin clemente.


Tutto mi distingue



Tutto mi distingue
da quest’Italia
un po’ cafona,
e un po’ attaccata alle forme
paga del suo benessere,
e percorsa da un malessere
senza uscita e scampo.
“La bella gente” non mi somiglia
e io vivo un po’ negletta,
ma libera nel cuore e nella mente
senza esser capita,
e ciò se è una disgrazia
per l’oggi
è una fortuna per il domani
perché non somiglio che poco
a questi morti che camminano,
che guardano con sufficienza
a chi non persegue come loro
i riti assurdi
di una società che muore.


Uccellini cinguettano


Uccellini cinguettano
nella pace del creato
a cui non fecero
mai alcuna offesa.


Un fiacre percorreva il centro

( A Paola Guidotti mia amica e professoressa di latino)
Un fiacre percorreva il centro
con a cassetta seduta soddisfatta
la Paolina allegra e sorridente
e distesa, aveva posto i piedi
sopra il sedile d’ avanti,
noi eravamo dietro e
guardavamo intorno,
mentre il cavallo celere
percorreva le stradette ombrose
nello splendor mattutino
di un giorno di primavera.
La Paolina con una fascia nei capelli
godeva la mattina,
momento dei migliori
di sua vita impegnata
per gli altri e studi suoi.
Latinista provetta dal dolce sguardo
dai capelli bianchi, un dì rossi,
e dalla virtù sicura
nella nobiltà dell’ animo gentile,
la Paola Guidotti era con noi
ancora e ci guidava là
dove una casa ci aspetta
chiusa e serrata perché
il tempo provveda
a far il bene
che noi non conosciamo
e che la nostra breve sorte
non può che in parzial modo.
Paola, tu che negli ultimi
Tempi soffristi molto
Va là, ti do le chiavi,
va resta là nella casa antica
che nessuno verrà più a disturbarti
come nella tua fra i piccioni
e il giardino selvoso
e il mobilio antico
di ViaS.Reparata.
Resta tranquilla fra i libri
e i bei quadri, i mobili intarsiati
che tu sapevi tanto apprezzare
con fine cultura e dolce garbo.
Va Paolina mia a casa
della tua più confusa scolaretta,
che incoraggiavi
con la sua traumatizzata mamma,
umiliate ambedue
per non ben capire
il matematico latino.
Sta fra i quadri della pittrice Gianna
che tanto ti amava ricambiata
per aver capito la tua anima sublime
e il tuo gentil bene verso gli altri
e che tu ripagavi con fiducia
verso l’ onesto Signor Aldo.
Ci sono là i quadri
delle Chiostri un dì tuoi.
Vai ad accarezzare
le cornici e le tele
che la polvere
non si depositi
sull’ impasto dei toni.
E’ tua, ecco la chiave,
amica nostra.


Verdi tenerissime fronde


Verdi tenerissime fronde
fra il lilla del cielo
tempestoso
come ingenue fanciulle
in un bosco ombroso
andate nella gioia
che il Creatore diede
a tutte le sue creature.


Sei del mattino

Fra sudate improvvise
e dolori alla gola
passa il piccolo purgatorio
della malattia
con la mamma in attesa
di uscire guarita
e io che non sto bene
per il mio.
Difficoltà a fare
e tristezza di non fare,
Angeli biondi
percorrono la casa
e sorridendo allevian
i nostri mali.
Sei del mattino
Fra sudate improvvise
e dolori alla gola
passa il piccolo purgatorio
della malattia
con la mamma in attesa
di uscire guarita
e io che non sto bene
per il mio.
Difficoltà a fare
e tristezza di non fare,
Angeli biondi
percorrono la casa
e sorridendo allevian
i nostri mali.


Nel fragore


Nel fragore
di una bomba
esplosa lì vicina
e nel fuoco che sento
dentro me
come in precognizione
di casa che brucia
un’arpa suona
nel mio cuore
nell’alba di questa notte
già passata.
Nel fragore
Nel fragore
di una bomba
esplosa lì vicina
e nel fuoco che sento
dentro me
come in precognizione
di casa che brucia
un’arpa suona
nel mio cuore
nell’alba di questa notte
già passata.


Volle il caso

Volle il caso
che per strano accidente
rimase solo lo scritto
il più acerbo e nascosto,
e solitario di tutti
come uccello sul ramo
che col silenzio
protetto da una frasca,
avesse scansato
l’ assassino fucile
che non s’ avvide
del piccolo grigio,
mentre la gagliarda schiera
dei pennuti superbi
sterminata e raccolta
nel prato di foglie morte,
non lasciava seguaci
ma solo ricordi
di sonori richiami
nel bosco silenzioso.

Sto aspettando

Sto aspettando
che passi l'estate,
le foglie già verdi
e appassite
di rughe sottili,
la nebbia e calura
si affanna
sul colle non più argentato
ma torrido e vuoto,
io passo i miei giorni
fra batter di scalpelli,
polveri gialle,
solinghi trastulli
al computer,
le ore van sole,
io sono con loro
ancor più.


Vola mia voce sui monti

Vola mia voce sui monti
per lodare il Signore.
Vola mia voce
nell'eco rimbombante dei cieli
fra gli Angeli e i Cherubini Santi.
Lascia mio passo
ogni faccenda e va
che niente vale
se non la Lode a Dio.
Giorni son questi
che di Sodoma e Gomorra
s'annunzian piaghe
di fuoco inestinguibili.
Vola mio Canto
che a seppellire i morti
penseranno i congiunti
e seguire Iddio
è sol ciò che ne valga.
La macina è già posta
al collo di colui
che scandalizza il fanciullo,
il sepolcro è già aperto
a chi la vedova e l'orfano
in oppressione tiene.
Va mia voce
ad unirti ai cori angelici
che le loro armonia
conducan il mio flebile
canto.
Va e non voltarti indietro
che statue di sale
immobili e senza vita
saran color
che nei giorni di Grazia
non han lavato
i lor occhi nel Giordano
e lacrime amare non avran
spento nelle salate acque
del mar già morto.
Si preannunziano giorni
di dolore e di sangue
e la scure è già messa
ai ceppi delle piante.
Il cielo scuro preannuncia
il temporale
e mentre la natura
sembra farsi più bella
pel giorno del Signore
sentinelle della buon'ora
appaiono all'orizzonte
con le loro trombe argentate
e i corni suonano
per Gerusalemme la Grande.
Vieni amico mio, non temere
che il Tempio del Signore
tutti i cieli può contenere
sol che tu lo voglia
e dica il tuo si di
bimbo fiducioso.


Un'ora al giorno consacrata ad onorare il Sacro Cuore di Gesù unito a quello di Maria Santissima Immacolata. Come fare?