MUSE

ABSOLUTION

 

   
 

track-list

1. INTRO

2. APOCALYPSE PLEASE

3. TIME IS RUNNING OUT

4. SING FOR ABSOLUTION

5. STOCKHOLM SYNDROME

6. FALLING AWAY WITH YOU

7. HYSTERIA

8. INTERLUDE

9. BLACKOUT

10. BUTTERFLIES & HURRICANES

11. THE SMALL PRINT

12. ENDLESSY

13. THOUGHTS OF A DYING ATHEIST

14.RULED BY SECRECY

 

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Genere: rock
Miglior brano: The small print
Assomiglia a: Nirvana, Radiohead
Voto (0-10): 9.5                                                          Recensione del: 03/11/2003
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Tornano i Muse e arriva.... la fine del mondo!

Genio e follia. Così si potrebbe descrivere in due parole un album dei Muse. E questo vale anche per il loro ultimo lavoro, Absolution, che si presenta addirittura migliore dei precedenti, ed è incentrato sul tema dell'apocalisse, della fine del mondo, ma nonostante ciò si distacca dall'atmosfera cupa e spettrale del più introspettivo Origin of simmetry e sembra voler aprire uno spiraglio alla speranza e alla vita, grazie al ritmo incalzante e sostenuto dei brani e ad un maggior utilizzo delle chitarre elettriche.

La musica dei Muse segue un'evoluzione naturale, senza forzature nè cambi di rotta repentini, restando sempre ben salda a quello che è lo stile che li contraddistingue e li rende unici nel loro genere.

Absolution è un disco impeccabile, quasi perfetto. Anche stavolta i tre inglesi non si sono risparmiati.

L'album si apre con Apocalypse please, brano in perfetto stile Muse, "annunciato" da un solenne rullo di tamburi. Il pezzo rende già l'idea di quello che sarà il filo conduttore dell'album ("this is the end of the world..." urla Matt).

Segue Time is running out, primo singolo estratto, molto radiofonico.

Sing for absolution, malinconica e delicata, ti catapulta in un'atmosfera solitaria e rarefatta.

Molto belle Butterflies & hurricanes, Endlessy e The small print, aggressiva e adrenalinica.

Interlude, energica e decisa, ricorda quasi i Muse di Muscle museum, mentre la meravigliosa Blackout strizza l'occhio alla musica classica, con tanto di mandolini, e si candida a diventare la nuova Unintended.

C'è spazio anche per un brano dal ritornello decisamente orecchiabile quasi insolito per il gruppo, con tanto di "yeah yeah yeah!", Thoughts of a dying atheist.

Come al solito i Muse spiazzano, commuovono, fanno sognare e riflettere, trasmettono rabbia, energia e adrenalina, entrano sottopelle...però non chiamateli rockstar!

 

Recensione di: Marzia Accardo

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Sito Ufficiale: www.muse-official.com