Intervista a Enrico Giaretta

Gufetto.it

Abbiamo intervistato Enrico Giaretta, che il 1° febbraio ha presentato al Blue Note alcuni brani del suo nuovo album "Panamerican", in uscita ad aprile. Giaretta, nato a Latina nel 1970 e diplomato in pianoforte al conservatorio di Santa Cecilia di Roma, sin da ragazzo si è esibito nei piano bar per debuttare presto come tastierista al fianco di Franco Califano: una collaborazione durata 8 anni che lo ha portato a suonare, in Italia e all'estero, anche con altri cantautori italiani tra cui Pino Daniele, Lucio Dalla, Renato Zero, Gerardina Trovato, Bobby Solo, Memo Remigi, oltre a comporre canzoni per il Califfo.

L'intervista.

Cosa ti ha dato la lunga esperienza al fianco di Califano?
Ho imparato tutto quello che potevo; ho fatto da spugna. Il maestro, cosi lo chiamo, è un vero pozzo di vita. Mi ha dato molto ed io ho cercato di ricambiare con l'affetto di un qualcosa, che ancora oggi porto nel cuore.


Qual è, musicalmente parlando, la differenza tra suonare in Italia e all'estero?
Quando si passa il confine ci si confronta con musicisti che hanno vissuto in un contesto sociale completamente diverso dal tuo e quindi dicono cose che musicalmente arricchiscono il tuo mondo fatto di note… e non solo.


E la differenza tra la 'cultura musicale' romana e quella milanese?
Forse non c'è una sostanziale differenza. La cultura della canzone romana è stata più riconosciuta. Tra le due, preferisco quella napoletana.


Hai suonato con grandi artisti come Daniele, Zero, Dalla… con chi ancora ti piacerebbe suonare?
Tornerei a suonare con ognuno di loro anche perché le mie sono state brevi collaborazioni legate al rapporto che Califano aveva con questi artisti. Pino Daniele è stato il mio primo amore musicale... se mi chiamasse…


Nei tuoi spettacoli esegui anche cover degli anni '50: a quale sei più legato e perché?
"Una canzone da due soldi" di Catina Ranieri, "Vecchio Frack" di  Domenico Modugno ed altre hanno fatto da colonna sonora alla mia infanzia, naturalmente insieme a Mozart e Beethoven.


Il tuo nuovo album "Panamerican" uscirà ad aprile: mi spieghi il significato del titolo?
E' il nome di una compagnia aerea, ne cito anche altre nel testo del brano scritto con Marcello Murru. In realtà sono delle metafore, non sto parlando di voli aerei ma di un altro tipo di voli.
A parte tutto, se non facessi il musicista farei sicuramente il pilota.


So che "Panamerican" avrà influenze musicali anni '30: cos'ha di speciale quel periodo?
Era un periodo sincero musicalmente. In generale l'inizio del '900 è stato un periodo fortunato… guerre a parte!


Mi anticipi qualcos'altro sul cd?
Sarà un album ricco di sapori musicali diversi, ci sarà gran parte del mio percorso di vita, dall'incontro con Lilli Greco, (primo produttore di Conte, De Gregori, Avion Travel) alla scoperta del tango argentino che ho fatto quando sono stato a Buenos Aires, fino alla musica tzigana frutto della mia grande amicizia con Olen Cesari.

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Intervista di: Ilario Pisanu

Data: 11/02/2004

Grazie a: Uff. Stampa Parole & Dintorni