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SAGGI

Informazione ed emozione
Il caso di Bella e l'opinione pubblica italiana

di Daniele Ungaro

 

1. Presentazione

Scopo di questo saggio è prendere in considerazione determinati aspetti caratterizzanti l'opinione pubblica italiana. Tali aspetti emergono dall'analisi del caso Di Bella, che rappresenta una delle più significative recenti metafore delle dinamiche dell'opinione pubblica nazionale. Il caso Di Bella nasce come dibattito medico sulla validità dell'utilizzo di un "cocktail" di sostanze nella cura dei tumori. La "multiterapia" del medico in questione ha immediatamente colpito le emozioni del paese, trasformando un dibattito scientifico in un caso mediatico, giuridico, politico e infine nello specchio fedele e aggiornato della cultura politica italiana contemporanea. Sulla scia di temi generali, quali la simbolica della sofferenza e della morte correlate a una malattia quale il cancro, l'impatto delle terapie sui pazienti, la critica postmoderna all'autorità scientifica indiscussa, la crescente giurisdificazione delle sfere sociali (due process revolution), il caso Di Bella si è trasformato progressivamente in un evento mediale e politico specialmente italiano. Sono nate associazioni pro Di Bella, si sono verificate delle manifestazioni di piazza a favore della cura, un pretore ha sentenziato sul diritto a essere curati gratuitamente assumendo la sostanza utilizzata dal medico in questione, organi di stampa (Il Giornale) hanno per esempio visto nella medicina ufficiale l'espressione di "uno statalismo oppressivo che pretende di controllare tutto" capace di "timbrare persino la speranza", se non autorizzata.

Il caso in questione è stato studiato prendendo in considerazione per quasi un anno - dal 16 dicembre 1997 al 25 novembre 1998 - gli articoli di cinque diversi quotidiani nazionali; il Corriere della Sera (65 articoli), il Giornale (75 articoli), la Stampa (60 articoli), la Repubblica (65 articoli), il Secolo d'Italia (40 articoli). Le testate considerate sono state scelte per il particolare coinvolgimento nel caso, per la diffusione nazionale e perché coprono quasi tutto lo spazio politico italiano da sinistra a destra. Il metodo utilizzato è quello dell'analisi del contenuto. L'indagine sulla costruzione delle notizie, le argomentazioni utilizzate e i fini politico-culturali manifestati dai giornali considerati ha permesso la costruzione di alcune tipologie caratterizzanti in maniera significativa l'opinione pubblica italiana.

2. Opinione pubblica e capitale culturale

Esiste una vasta letteratura sui temi afferenti l'opinione pubblica (Habermas 1984; Thompson 1998). Il sostantivo, di derivazione latina (opinio), indica un giudizio incerto, non pienamente dimostrato. L'aggettivo (pubblica) denota invece una caratteristica per cui gli argomenti e le premesse di tale opinione sono accessibili a tutti. Opinione pubblica, perciò, significa convinzioni non garantite, indipendenti da autorità di qualsiasi tipo, che permettono di sottoporre le decisioni provenienti dalle istituzioni al controllo di una critica pubblica. Presupposto dell'esistenza di una opinione pubblica sono relazioni sociali caratterizzate dall'uguaglianza degli status. Per cui qualunque soggetto libero può contribuire alla formazione dell'opinione, indipendentemente dalla sua competenza sui fatti in oggetto. La pubblica opinione permette quindi la problematizzazione di ambiti mai precedentemente discussi, perché dominio della tradizione, della religione, del potere politico, della scienza, della tecnologia. In questo modo il monopolio interpretativo di qualsiasi autorità (nel caso in questione la scienza medica ufficiale) può essere messo in discussione.

Nella società caratterizzata dai mezzi di comunicazione di massa, l'opinione pubblica mediatizzata svolge un ruolo istituzionale oltre lo stato e le autorità sociali (religiose, scientifiche, professionali) esistenti. L'opinione pubblica mediatizzata mira ad attribuire riconoscimenti pubblici che vanno al di là di quelli tradizionalmente conferiti dalle cerchie sociali di competenza (scientifiche e professionali). Si passa in questo modo, dalla valutazione tecnica del "valore" di un ruolo svolto da un soggetto, al riconoscimento pubblico indifferenziato della persona. Un personaggio diviene allora pubblico quando si trasforma in un simbolo che oltrepassa i suoi meriti tecnici, artistici, professionali. L'opinione pubblica mediatizzata detiene quindi il potere di attribuire una visibilità mediata a persone trasformate in simboli. Tale visibilità diviene più estesa quanto più si espande dalle cerchie di competenza per investire anche il pubblico tecnicamente incompetente sui fatti in oggetto. L'opinione pubblica mediatizzata dispone di una risorsa valutabile in qualche modo come capitale culturale (Bourdieu 1986). Il capitale culturale, in questo caso, consiste nella capacità di attribuire dei riconoscimenti pubblici a determinate persone assunte come simboli. Riconoscimenti che vengono conferiti mediante livelli di esposizione mediatica al pubblico.

Questo significa che l'opinione pubblica mediatizzata detiene la capacità di evidenziare particolari o aspetti parziali di determinate questioni, la cui rilevanza viene decisa sulla base delle possibilità di mercificazione (vendita) delle forme simboliche. L'autorità interpretativa dei media riguardo alla visibilità delle questioni pubbliche si pone quindi accanto ad altri "poteri" che assumono un dominio interpretativo sulla realtà; come la tradizione, la religione, il potere politico, la scienza, la tecnologia. Nell'ambito generale di un'opinione pubblica pluralistica, questi diversi punti di osservazione assumono la forma di gruppi sociali dialoganti (e spesso conflittuali) attorno a determinate questioni.

Ora queste tendenze generali delle democrazie avanzate trovano nel contesto italiano dei particolari sviluppi. Sviluppi derivanti dalle peculiari caratteristiche della cultura politica italiana. Ne cito due: la sfiducia nei confronti dello stato e il ribellismo rituale nei confronti delle istituzioni. Questi due aspetti sono correlati tra loro e vengono ricavati da un'analisi dei principali studi sulla cultura politica nazionale (Almond e Verba 1963; Banfield 1958; Bellah 1974; Putnam 1993). La sfiducia nei confronti dello stato deriva dalla credenza diffusa per cui la gestione politica della cosa pubblica venga svolta da reti di clientele governate da coalizioni di interessi non legittimi. Il ribellismo rituale nei confronti delle istituzioni deriva dal paradosso per cui, tali coalizioni di interessi, anche quando vengono denunciate, sono comunque considerate inevitabili, quindi si cercano degli accordi, degli scambi o l'inclusione in altre reti di clientele a fini protettivi. Ovviamente qui non si intende discutere sulle basi empiriche di tali credenze, ma segnalare la radicale inevitabilità - elaborata culturalmente nel nostro paese - della presenza di coalizioni di interessi non legittimi con i quali comunque si è costretti alla fine a venire a patti. Da qui la profonda sfiducia nei confronti dello stato e l'aspetto solo rituale della ribellione nei confronti delle istituzioni sfiduciate, da cui comunque si dipende o si desidera dipendere. Le due caratteristiche sopra enunciate della cultura politica italiana influenzano in maniera decisiva il tipo di controllo pubblico democratico sulle decisioni istituzionali. Nel senso che tali decisioni, indipendentemente dal loro merito, vengono criticate perché non rispondenti a criteri condivisi di legittimità.

Di conseguenza, la risorsa del capitale culturale - il potere di conferire riconoscimenti pubblici - in Italia, risulta inficiata alla base dalla credenza generalizzata nella potenziale manipolatività delle persone, piuttosto che rafforzata dalla fiducia nella regolarità delle istituzioni. Questo comportarsi come se ogni persona pubblica fosse portatrice di interessi illegittimi e clientelari, o pensasse unicamente al suo particulare, emerge con chiarezza, come si vedrà, anche nel caso Di Bella. Fenomeno capace inoltre di evidenziare altre caratteristiche culturali importanti dell'opinione pubblica nel nostro paese.

3. Il caso Di Bella: problematiche generali

Il caso Di Bella è stato analizzato prendendo in considerazione cinque testate giornalistiche. I loro contributi alla formazione di un'opinione pubblica nazionale, sul caso in questione, sono stati valutati alla luce delle considerazioni svolte riguardo ai tre principali attori del caso: il Professore Luigi Di Bella, il Ministro della Sanità Rosi Bindi, il Pretore di Meglie (LE), Carlo Madaro, che, con un'ordinanza del 16 dicembre 1997 sul diritto a essere curati gratuitamente secondo il metodo del Professore, ha in sostanza aperto il caso. Prima però di affrontare nello specifico gli avvenimenti e le valutazioni dei giornali sui protagonisti, si deve rapidamente accennare a due problematiche generali.

La prima è inerente un fenomeno che può essere definito come critica della certezza scientifica. In molti ambiti ormai, si sostiene che la competenza del sapere esperto deve aprirsi alle valutazioni e alle riflessioni di saperi, conoscenze e competenze anche non tecnicamente scientifiche (De Marchi et al. 2001). L'utilizzo del sapere dei non esperti permette per esempio una valutazione più accurata delle interdipendenze ecologiche e un abbassamento dei livelli di vulnerabilità dei sistemi organizzativi complessi. Di conseguenza certe critiche alle terapie mediche ufficiali, spesso se distruttive nei loro effetti collaterali e inerenti malattie particolarmente gravi, sorgono nell'ambito di questo generale processo di revisione delle pratiche scientifiche.

La seconda problematica può essere definita come resa delle autorità sociali alla legge (due process revolution) (Pizzorno 1998; Tate e Vallinder 1995). Consiste nell'espansione del diritto anche presso autorità sociali - in questo caso la medicina - che in precedenza stabilivano di per sé delle norme ed erano in grado di farle rispettare nei confronti dei dissidenti dalle pratiche ufficiali e dei malati. Queste sfere di autorità rimanevano quindi parzialmente chiuse rispetto all'ordinamento giuridico. Ora invece si moltiplicano i casi in cui tali autorità non sono più riconosciute, si può ricorrere quindi al pretore per il diritto di svolgere una determinata cura anche se non accettata dall'autorità della medicina ufficiale ed anche se il suo utilizzo gratuito debba gravare sulla collettività. La critica della certezza scientifica e la resa delle autorità sociali alla legge costituiscono il contesto generale nel quale si svolge il caso considerato.

4. Il caso Di Bella: i protagonisti e gli avvenimenti

La cura Di Bella si verifica sulla base di una sostanza chiave, la somatostatina, la cui funzione consiste nell'inibire l'ormone della crescita e di conseguenza il proliferare delle cellule cancerose. Insieme alla somatostatina si usano altre sostanze costituenti la multiterapia o il "cocktail" Di Bella. Miscele vitaminiche, acido retinoico, betacarotene, bromocriptina e melatonina. A seconda dei casi, entrano a far parte della cura altri farmaci; glucosamina, vitamina C, calcio, vitamina D3. Uno dei problemi più rilevanti relativi la cura dipende dal costo della sostanza chiave, la somatostatina. In Italia il costo della dose giornaliera di utilizzo del farmaco, 3 mg., è di 570.000 lire, mentre per esempio in Germania non raggiunge le 90.000. Il differenziale di prezzo è dovuto alla gestione amministrativa della Sanità pubblica italiana. Il prodotto, in quella confezione, appartiene infatti alla fascia H ( uso ospedaliero), per questo motivo la dose da 3 mg. non è vendibile ufficialmente in farmacia, ma risulta reperibile sottobanco. Si può però ufficialmente acquistare, in farmacia, previa ricetta medica, la dose di 0,75 mg., a 84.000 lire. Ci si può quindi procurare la quantità richiesta dalla cura anche acquistando quattro dosi da 0,75 mg., spendendo dunque 336.000 lire al giorno. Il costo mensile della cura è il seguente. Poco più di 17 milioni di lire acquistando sottobanco, in Italia, la dose da 3 mg. Poco più di 10 milioni di lire, acquistando giornalmente quattro dosi da 0,75 mg. . Potendo ipoteticamente comprare il prodotto in Germania, il costo mensile è di 2.700.000 lire. Il costo mensile della cura in ospedale è di 2.400.000 lire. Si tratta di una cura dai costi burocraticamente variabili, comunque molto sostenuti e non facilmente assumibili da tutti.

Come già accennato, i protagonisti della vicenda sono essenzialmente tre: il Professore, la Ministro, il Pretore. Il Professor Luigi Di Bella nel 1998 è un medico modenese di 85 anni, cattedratico di fisiologia all'Università in pensione. Il Professore inizia le sue ricerche sul cancro nel 1963, quando un figlio di un caro amico viene colpito dalla leucemia. Nel 1967 inizia la sperimentazione su alcuni pazienti, fornendo loro gratuitamente un "cocktail" di melatonina con vitamine E ad A. Nel 1973, a una conferenza medica, sostiene di aver guarito, mediante la sua cura, sette casi di gravi malattie ematologiche. Nascono delle polemiche, mentre la medicina ufficiale boccia il suo metodo. Nel 1977 introduce nella sua multiterapia l'uso della somatostatina, in modo da curare anche i cosiddetti "tumori solidi" . Nel 1989 viene presentato ufficialmente anche questo nuovo indirizzo della cura, il Professore sostiene di poter prevenire la formazione della metastasi (Todisco 1995). Nel 1995, negli Stati Uniti, si diffonde l'uso della melatonina, che viene fornita gratuitamente, per i tumori ematici. In Italia viene però varato un decreto che impedisce ai medici di prescriverla. Nel 1996 sorgono le associazioni pro Di Bella e a favore della libertà di cura, mentre si verificano le prime interrogazioni parlamentari. In seguito il decreto di proibizione viene ritirato perché dichiarato anticostituzionale.

La Ministro Rosi Bindi è sufficientemente conosciuta. Il suo comportamento, nella vicenda, come si vedrà, appare allineato sostanzialmente sulle posizioni della medicina ufficiale, per cui una cura, per poter essere prescritta, deve venire prima sperimentata in maniera controllabile su un campione di pazienti.

Il Pretore di Maglie (LE), Carlo Madaro, è l'attore che da avvio in pratica al caso. Il 16 dicembre 1997, con un provvedimento, ordina la cura Di Bella per un bambino afflitto da tumore al cervello.

Il provvedimento trova un'eco immediata sugli organi di informazione. La storia risulta indubbiamente drammatica. Il bambino è ammalato da due anni. Dopo la cura tramite chemioterapia non ottiene miglioramenti. I genitori si rivolgono allora al Professore. Quando la prima scorta di somatostatina si esaurisce, i genitori si rivolgono al Pretore chiedendo e ottenendo di poter usufruire gratuitamente della medicina, data la loro limitata disponibilità finanziaria. Sia il Pretore che il Professore diventano immediatamente personaggi pubblici positivi ottenendo un notevole grado di esposizione mediatica. Il mondo politico e l'opinione pubblica si divide in due campi. Quello dei sostenitori della sperimentazione come inevitabile premessa dell'autorizzazione all'uso della cura, tra i quali spicca la Ministro della Sanità Bindi e quello dei fautori della libertà di cura senza controlli anche a spese della collettività, tra i quali si distinguono Alleanza Nazionale come partito politico e il quotidiano Il Giornale, come organo di informazione.

All'inizio del caso, comunque, i parlamentari di entrambi gli schieramenti sembrano orientati a consentire l'utilizzo della cura per chi lo desideri. Di opinione opposta è invece la Commissione unica per il farmaco (Cuf), organo tecnico-scientifico con il compito di valutare l'utilizzo dei farmaci proposti. Secondo la Cuf la somatostatina, già in commercio con il nome di Stilamin per la cura di altre malattie, non è efficace per i tumori. Anche se il Professore dichiara di aver sperimentato la cura su 10.000 pazienti con buoni risultati, secondo gli oncologi i risultati delle ricerche non sono stati mai pubblicati su riviste scientifiche accreditate.

A sostegno del metodo Di Bella si schiera l'Associazione italiana assistenza malati neoplastici che, dopo una manifestazione di fronte al Ministero della Sanità, ottiene di incontrare la Ministro. La Bindi ribadisce però l'iter necessario all'utilizzo di un farmaco per determinati scopi terapeutici. Le domande e la documentazione scientifico-clinica per l'autorizzazione dei farmaci devono essere presentate al Ministero della Sanità, gli esperti del Ministero danno una prima valutazione. La richiesta arriva poi alla Commissione unica per il farmaco (Cuf). Vengono verificate l'efficacia clinica, la sicurezza per i pazienti e la qualità della produzione. Entro sette mesi dalla presentazione la richiesta deve essere accettata, respinta o prorogata. Nel frattempo, il medico, sotto sua responsabilità, può ricorrere anche a farmaci non autorizzati.

Il 18 dicembre 1997 il caso Di Bella esordisce in Parlamento. Una mozione che chiede l'utilizzo della cura, sostenuta soprattutto da parlamentari del Polo, viene respinta. L'ex Ministro della Sanità del Polo, Costa, dichiara che le lobbies farmaceutiche ed altri oscuri interessi economici impediscono la sperimentazione di nuove terapie. La Ministro Bindi viene attaccata dalla Associazione per i diritti degli utenti e consumatori (Aduc) che la considera colpevole di "attentato alla salute". In seguito le Regioni, utilizzando le loro potestà legislative in campo sanitario, intervengono nella situazione. Lombardia, Puglia, Calabria, Piemonte assicurano la somministrazione gratuita della somatostatina ai malati più gravi. Si diffonde inoltre la vendita della somatostatina al "mercato nero".

Il 17 febbraio 1998, la Ministro della Sanità Bindi induce il governo a emanare il decreto legge per consentire ai medici che intendono praticare il metodo Di Bella di prescrivere la cura anche se non ancora sperimentata ufficialmente. Il Professore Di Bella critica aspramente il decreto, defininendolo una "schedatura intollerabile" dei medici adottanti la sua terapia e minacciando di trasferirsi all'estero se non verrà immediatamente ritirato. Intanto i medici "dibelliani" diffidano il governo da mettere in atto i suoi propositi, pena il blocco della cura nei confronti delle migliaia di pazienti che iniziano a seguirla.

I sostenitori del Professore modenese aumentano sempre di più. Si distinguono tra questi le associazioni degli ammalati, che non raccolgono solo pazienti, ma anche parenti e semplici sostenitori. Il comitato della speranza, movimento capace di radunare 6.000 persone in Piazza San Pietro per l'Angelus del Pontefice e di avviare una raccolta di firme da inviare al Presidente della Repubblica per ottenere la completa libertà di cura a spese della collettività. Radio radio, emittente privata romana che ha iniziato a pubblicizzare la cura Di Bella nel 1994, ora in grado di mobilitare migliaia di fans del metodo. Lo stesso Osservatore Romano assume posizioni a favore del professore. Gli animalisti manifestano a Milano per la libertà terapeutica. Mentre sul versante puramente politico Forza Italia affianca Alleanza nazionale raccogliendo 5.000 firme a favore della libertà di cura.

La Ministro nel frattempo decide di avviare la sperimentazione della cura Di Bella mediante l'utilizzo di protocolli scientifici controllabili. La scelta dei pazienti su cui applicare la sperimentazione, avviene attraverso sorteggio. Gli esclusi però protestano vivacemente. Si sostiene che "la vita di un uomo non può dipendere solo dall'estrazione di un nome". Mentre lo Stato viene accusato di svolgere solamente una "macabra lotteria".

Il 9 marzo 1998, il Tar del Lazio si inserisce nella vicenda con un'ordinanza dove si prescrive la distribuzione gratuita della somatostatina ai malati terminali negli ospedali. Scoppia un conflitto istituzionale tra il Governo e i giudici.

Alla fine di aprile del 1998 il decreto che autorizza la sperimentazione del metodo Di Bella viene convertito in legge. Ci sono tre categorie di test clinici varati dal Ministero della Sanità per misurare l'efficacia della terapia Di Bella. La sperimentazione clinica. Si basa su 10 protocolli per dieci diversi tipi di tumore affidati a 10 gruppi di studio in tutta Italia. Interessa 600 pazienti volontari e associa la terapia Di Bella con quella tradizionale (chemioterapia, radioterapia, chirurgia oncologica). Studi osservazionali. Seguono gli stessi protocolli clinici del test precedente, ma si svolgono su altri 1000 pazienti di strutture ospedaliere differenti. Si tratta in pratica di una verifica di controllo della sperimentazione clinica. Undicesimo protocollo. Si tratta di uno studio su 1000 malati terminali mai sottoposti in passato a trattamenti chemioterapici. In questo caso si usa solo il metodo Di Bella.

I "dibelliani" però insorgono contro la sperimentazione. Le prime due categorie di test vengono criticate perché affiancano la terapia Di Bella con metodi considerati distruttivi. La terza perché i malati terminali si trovano in uno stato critico molto avanzato, che non permette di verificare dei miglioramenti. Si tratta secondo certa stampa di "malati da rottamare".

I "ministeriali" rispondono che la cura Di Bella, non essendo mai stata scientificamente sperimentata, non può essere provata da sola anche su pazienti volontari, data l'incertezza sui suoi esiti. Mentre questo può avvenire solo su chi non ha più altre speranze, come i malati terminali.

Il Professore Di Bella afferma allora di non credere più a priori nella validità della sperimentazione, perché la sua multiterapia è stata stravolta. Nel maggio del 1998, il procuratore Guariniello della pretura di Torino avvia un'inchiesta sulla correttezza della sperimentazione. Viene organizzato un incontro tra il professore e la Commissione oncologica per integrare i protocolli della sperimentazione con le osservazioni del fautore della "multiterapia".

Nel giugno del 1998, Il Consiglio dei ministri approva il decreto Bindi con le modifiche imposte dalla Corte costituzionale. Possono accedere alla cura Di Bella tutti coloro che lo desiderino, indipendentemente dal reddito. La cura sarà assicurata per le patologie previste negli 11 protocolli della sperimentazione. Per coprire le nuove spese che l'adozione della cura comporta, vengono temporaneamente aumentati i ticket su farmaci e ricette (aumenti da 200 a 500 lire).

Nel luglio del 1998, giungono i primi risultati della sperimetazione. Nella regione Lombardia, per esempio, su 333 malati di cancro curati con la multiterapia Di Bella, solo uno ha mostrato segni di miglioramento. Il professore Di Bella afferma che i Nuclei anti sofisticazione dei Carabinieri (Nas) avrebbero dovuto controllare la composizione dei "cocktail" utilizzati. Il procuratore Guariniello sostiene che i metodi utilizzati non appaiono convincenti.

Il 13 novembre 1998 arrivano i risultati definitivi. Su circa il 5% dei pazienti per determinati tumori la cura Di Bella sembra provocare una certa stabilizzazione del male. Per il resto la cura non funziona come antitumorale. Non può nemmeno essere utilizzata come un'alternativa "dolce" alla chemioterapia dati i suoi effetti collaterali. Il 60% dei pazienti ha subito una reazione allergica. La cura Di Bella era una grande speranza. Il Pretore Carlo Madaro intende però preparare un contro-dossier basato su 600 cartelle cliniche da cui potrebbero emergere dei dati contrastanti.

5. Valutazione degli stili informativi

Cerco ora di valutare gli stili informativi delle cinque testate giornalistiche selezionate. Lo stile informativo di ogni giornale viene vagliato rispetto ai tre attori protagonisti del caso: il Professore, il Pretore, la Ministro. Viene poi compiuta una valutazione finale e complessiva dello stile informativo sulla vicenda, tenendo conto - sulla base della premessa teorica svolta - della risorsa capitale culturale in possesso dei media, relativamente all'attribuzione di riconoscimenti pubblici e alla mobilitazione simbolica dell'opinione pubblica. Per ragioni di spazio viene svolta un'analisi dettagliata solo degli articoli di due quotidiani, Il Corriere della Sera e Il Giornale, mentre degli altri viene riportata una semplice sintesi.

Il Corriere della Sera utilizza principalmente quella che nel marketing viene definita una strategia di vendita. Tale strategia consiste nell'offrire prodotti innovativi sul mercato senza attuare dei riferimenti nei confronti di prodotti già esistenti o altri venditori. Fuor di metafora, nel contesto delle notizie e dei media, una strategia di vendita è offerta dall'enfatizzazione della novità in quanto notizia, senza derivare da questa particolari campagne politiche, analisi simboliche della realtà, proposte di radicali rinnovamenti sociali e quant'altro. Nello specifico, la strategia di vendita del quotidiano in questione avviene su un doppio livello. Da una parte l'enfatizzazione della notizia per mantenere un'elevata percentuale di vendite, dall'altra il mantenimento di una posizione di sfondo scettica-razionale sulla scia delle tradizioni liberali del giornale. Esempio di questa strategia di vendita su un doppio livello sono gli articoli relativi il Professore. Quello del 15 gennaio 1998, di Gian Antonio Stella, "La rivincita di un uomo che molti spacciano per ciarlatano", conferisce fiducia al Professore assecondando le spinte emotive dell'opinione pubblica. Si ritiene evidentemente che una corretta strategia di vendita, in quelle circostanze, debba conferire un riconoscimento pubblico di fiducia e simpatia nei confronti di Di Bella. Gian Antonio Stella, per chi legge Il Corriere, è il giornalista incaricato di scrivere "pezzi di colore" sull'attualità ritenuta rilevante. Quindi la sua descrizione del caso riflette una retorica della simpatia. Le affermazioni conclusive dell'articolo del giornalista in questione sono infatti significative

"C'è una legge in Italia che vieta il mestiere del ciarlatano (Regio decreto 773 del 1931 tuttora in vigore), ma non valida per il baffuto professore, forse hanno iniziato a capire che lui è una persona seria".

Quasi un mese dopo, il 13 febbraio, però, nello stesso quotidiano appare un articolo intitolato "Su Di Bella violata ogni regola" dove si stigmatizza l'accettazione della sperimentazione del metodo, "frutto della pressione popolare" e viene dato ampio rilievo alle posizioni contro Di Bella dell'Istituto dei tumori di Milano. In articoli successivi, a firma soprattutto di Margherita De Bac, si criticano le posizioni del professore e dei suoi seguaci rispetto ai protocolli della sperimentazione e soprattutto la minaccia di sospendere le cure dei malati nel caso che la sperimentazione venisse attuata in maniera non conforme alle aspettative dei sostenitori la cura Di Bella. Si definisce tale situazione "scabrosa" e si conclude "Ora si è autorizzati a credere che lui e i suoi discepoli non siano convinti dell'efficacia della terapia".

In seguito Il Corriere non concede nulla alle emozioni della piazza, mantenendo la propria posizione scettico-razionale. Viene enfatizzato (articolo di cronaca del 25 marzo) il fallimentare incontro tra Di Bella e i medici argentini. I risultati della sperimentazione vengono chiaramente evidenziati. Il 29 luglio, un articolo intitola "La cura Di Bella non guarisce dal cancro". Questa posizione viene ribadita alla conclusione di tutte le sperimentazioni. In novembre Il Corriere liquida così la questione: "Un fallimento al cura Di Bella " (titolo a caratteri cubitali).

La strategia di vendita del maggiore quotidiano nazionale, attento con misura alla spettacolarizzazione delle notizie, ma deciso a non rinunciare alla propria tradizione scettico-liberale, viene attuata anche nei confronti del secondo protagonista della vicenda, il Pretore. Come nel caso del Professore, anche il Pretore parte da un'immagine positiva che verrà poi progressivamente deformata. Il primo articolo che tratta pienamente di questa figura appare relativamente tardi, sul Corriere, il 29 dicembre 1997, si tratta di un'intervista commentata, a firma R. B., intitolata "Io ho ridato speranza a chi soffre". L'immagine è quella del giudice eroe, si parla esplicitamente di "decreti della speranza". Già a partire dagli articoli, di prima pagina, del 9 e 10 gennaio 1998, però, l'immagine del giudice eroe inizia a trasformarsi in una caricatura. L'articolo del 9, di Goffredo Buccini, intitola "E' venne Madaro, il Di Pietro della medicina". Viene descritto come "un figlio di contadini" con "un'aria dallo zio rimasto al paesello che vi regala la damigiana dell'olio quando ripartite per la città dopo le vacanze". E ancora "il Di Pietro dei poverelli". Viene descritta la sua immagine esteriore "la sua barbetta tosata alla Miki Rourke e le cravatte psichedeliche con grandi pappagalli gialli".

L'articolo del giorno dopo, di Carlo Vulpio, enfatizza la figura di un uomo che "si cura con tre gocce di origano, maggiorana e timo, due di santoreggia", un "pò pazzo ed eretico". Complessivamente l'immagine offerta è quella di uno stravagante piccolo borghese di provincia, raccontato secondo i canoni letterari del realismo ottocentesco.

Il Pretore in seguito ulteriormente intervistato si descrive come colui che combatte contro "un potere disumano", viene definito "un vulcano", una persona che "la somatostatina gratis alla Bindi non la darebbe mai", viene indicato come il referente preferito da Di Bella a differenza della Ministro, quello che anche dopo la conclusione delle sperimentazioni non si arrende.

L'immagine della Ministro conosce un'evoluzione opposta a quelle del Professore e del Pretore. Inizialmente la strategia di vendita impone una descrizione tendenzialmente negativa della sua immagine, che esprime arroganza, rigidità, incomprensione. Successivamente viene riconosciuta dapprima la sua disponibilità a sperimentare la cura, poi la sua sostanziale ragione nella vicenda. Il titolo dell'articolo del 30 luglio 1998, "Bindi: risultati seri, basta polemiche. Seduta nel suo studio, il Ministro della sanità parla da vincitrice", sembra offrire un giudizio complessivo sulla vicenda.

Lo stile informativo del Giornale è profondamente diverso rispetto a quello del Corriere. Il quotidiano fondato e non più diretto da Montanelli persegue una strategia che può essere definita una innovazione modernista del canone retorico opera lirica. Tale strategia consiste nella predilizione dei toni alti, dei colpi di scena, delle denunce apocalittiche rielaborati secondo i canoni stilistici del "New Journalism" (Marletti 1984; Meyrowitz 1985). Per cui le figure retoriche prevalgono sugli argomenti, le rappresentazioni ideologiche e moraleggianti sulla logica del discorso, le interpretazioni sulle analisi. La capacità di selezionare i fatti da comunicare, inoltre, conferisce alla testata in questione una funzione di propaganda reticente. Caratteristica basata sulla sistematica negazione dei fatti che possano contraddire le posizioni politiche assunte dalla testata.

In questo contesto, ovviamente, il Professore viene trasfigurato nel simbolo dell'eroe che lotta solitario contro le inique istituzioni. Alcuni esempi: "Il governo dice no alla distribuzione gratuita di somatostatina ai più poveri" (Francesca Angeli, 19 dicembre 1997), le istituzioni diventano strutture insensibili nei confronti del malato di cancro "tradito nella sua volontà di cercare la vita" (Roberto Scafuri, stessa data), "Di Bella: la mia terapia non fa guadagnare, per questo la boicottano" (Gabriele Villa, stessa data), "Sospeso il farmaco mia madre morì" (Laura Rio, 22 dicembre), "La Bindi vuole mandare i carabinieri dal professore Di Bella" (24 dicembre, Gabriele Villa), "Il cancro fa bene alle aziende farmaceutiche" (29 gennaio 1998, Gabriele Villa). Il Professore assume le sembianze della vittima, "Ho già subito un attentato e perso l'udito: il professore ricorda la strana caduta dalla bici dopo essere stato colpito da un sasso" (inviato 29 gennaio), del genio italiano incompreso, "In Canada parlano di miracolo. ... La somatostatina è un farmaco miracoloso: sono le parole del professore Sazbo, della British Columbia Cancer Agency di Surrey" (Giorgio C. Morelli 8 gennaio 1998, solo il Giornale riporta questa notizia), di un nonno coraggioso che richiama sentimenti di tenerezza e pietà, "E' fragile, è gracile, è instabile. Ma è irremovibile" (Cristiano Gatti 15 gennaio), "L'omino bianco contro la medicina degli affari" (Ibidem), "Dietro il suo candore spara come una portaerei" (ibidem).

Quando la sperimentazione sembra contraddire i toni da crociata la figura del Professore sparisce semplicemente dalle pagine del quotidiano.

Nella propaganda reticente del Giornale un secondo protagonista positivo è sicuramente il Pretore. Egli è descritto come "il difensore della salute pubblica", con "la faccia di chi fa sul serio" (Gabriele Villa 27 dicembre 1997). Rappresenta anche, nell'ambito del canone retorico utilizzato dal quotidiano, l'istituzione buona contro quelle cattive. "Noi pretori abbiamo una sensibilità particolare per la tutela del diritto alla salute, sensibilità che invece le strutture burocratiche ufficiali non manifestano appieno" (Marco Ventura 2 gennaio). L'innovazione modernista di un canone retorico molto simile all'opera lirica viene attuata dal Giornale ricorrendo spesso alle metafore calcistiche, quando la Ministro accetta la sperimentazione il commento riportato dal Pretore è " Abbiamo vinto 5-0 come il Milan" (Intervista 10 gennaio). Il quotidiano offre molta enfasi alle comitive di malati che si recano in pellegrinaggio dal Pretore. Egli appare "Il piccolo pretore che è diventato Robin Hood", "figlio di povera gente che lavora la terra", "pretore con le palle" (Marco Ventura 11 gennaio), "colui che ha messo al centro l'attenzione agli ammalati" (inviato 30 marzo 1998), autore anche di un libro che sarà sicuramente molto apprezzato (Il Camice e la Toga).

Come nel caso del Professore, anche il Pretore sparisce dalla scena nelle pagine del quotidiano, sulla scia dei risultati sconfortanti della sperimentazione.

La Ministro Bindi rappresenta naturalmente nella strategia del Giornale l'impersonificazione del male. Lo stesso linguaggio utilizzato nei suoi confronti utilizza termini derivanti dalla storia sacra. "E' un'altra battaglia vinta dal Giornale il quale si è ribellato all'ostracismo del sinedrio medico-politico che domina la Sanità italiana" (Paolo Granzotto 10 gennaio). La Bindi viene anche definita come "il lupo cattivo" contro un povero vecchio semplice e timido (Gabriele Villa 14 gennaio). Anche quando i fatti sembrano darle ragione la sua malvagità emerge con chiarezza "La Bindi si frega le mani: avevo ragione" (titolo dell'articolo di Anna Maria Greco 29 luglio).

In sintesi quindi, si può riassumere lo stile informativo del Corriere come strategia di vendita, finalizzata a non perdere quote del mercato delle notizie, ma anche attenta a non rinnegare completamente le tradizioni scettico-liberali della testata. Per queste ragioni, la simpatia verso il Professore non porta a ignorare i fatti, l'antipatia verso la Ministro non conduce alla negazione della sua professionalità e correttezza, mentre il Pretore si trasforma progressivamente in un caso antropologico della provincia meridionale italiana.

Lo stile informativo del Giornale invece si basa sull'innovazione modernista di un canone retorico assimilabile a quello dell'opera lirica e su una strategia politica definibile propaganda reticente. I toni sono quindi alti, "urlati", "cantati", i fatti ignorati se non coerenti con l'impostazione ideologica del medium. Il Professore è quindi un'eroe, il Pretore finalmente un magistrato buono, la Ministro un mostro burocratico descritto secondo i canoni della propaganda anticomunista della metà del ventesimo secolo.

Per quanto riguarda gli stili informativi delle altre testate, si può sostenere che Repubblica assuma uno stile definibile moraleggiante incoerente. Tale stile presuppone per esempio la superiorità morale dei giudici nei confronti delle altre istituzioni "Carlo Madaro, l'uomo che piega i ministri e regala la somatostatina anticancro" (Michele Smargiassi 11 gennaio 1998), colui che si erge contro "l'incontenibile paura verso la Legge, che da sempre è uguale per tutti", al punto tale che certe notizie vengono riportate in maniera estremamente misurata se in grado di porre dei dubbi sull'operato della magistratura. Quando quindi muore il bambino di Lecce, a cui il Pretore aveva ordinato la somministrazione gratuita della cura Di Bella, la notizia viene riportata in poche righe, mentre venivano enfatizzati i presunti miglioramenti iniziali avuti dopo la ripresa della multiterapia.

La strategia del quotidiano romano appare dunque centrata sulla legittimazione assoluta dell'azione della magistratura in qualsiasi sfera sociale essa si svolga. Risulta evidente come tale posizione rifletta una strategia complessiva, relativa al ruolo della magistratura nel sistema politico italiano, che non si adatta perfettamente al caso in questione, ma questo aspetto della situazione viene ignorato. L'incoerenza della posizione morale assunta dalla testata emerge con chiarezza rispetto agli altri due protagonisti della vicenda, il Professore e la Ministro. Il primo, prima considerato un eroe, sparisce dallo spazio dei riconoscimenti pubblici dopo i risultati della sperimentazione (con un'evoluzione dell'immagine molto simile a quella costruita sul Giornale). La seconda, viene prima criticata per non accogliere immediatamente le richieste per la libertà terapeutica, poi, paradossalmente e incoerentemente, per aver ceduto alle pressioni della piazza. Quindi per uno scarso senso istituzionale. Molto significativo è l'articolo conclusivo la vicenda del 29 luglio, intitolato "Le speranze tradite", la Ministro "ha dovuto cedere alla sperimentazione del farmaco per dare il suo contributo a quello strano andazzo del centrosinistra che ... non sembra resistere a fare concessioni alla demagogia della Destra, soprattutto quando quest'ultima solleva le piazze".

Gli altri due quotidiani considerati, la Stampa e il Secolo d'Italia hanno assunto le seguenti posizioni. Il quotidiano torinese ha mostrato uno stile informativo che si può definire istituzionale. I fatti sono stati riportati in estrema sintesi e in maniera impersonale. Significativo il fatto che nelle cronache la figura del Pretore è stata praticamente ignorata. La figura del Professore è stata rappresentata con simpatia, ma si è notato, nei commenti, come l'attesa del miracolo abbia condotto alla violazione di molte regole. La Ministro è stata considerata ragionevole. Nella situazione ha fatto quello che poteva fare. La Stampa è stato l'unico dei giornali analizzati che non ha proiettato sulle istituzioni delle posizioni incoerenti assunte dalle stesse testate giornalistiche.

Il Secolo d'Italia, quotidiano di Alleanza Nazionale, ha assunto una strategia del tutto simile a quella del Giornale, con uno stile informativo però diverso. A differenza del quotidiano milanese, l'organo di An, non innova i temi e i tono tradizionali della destra populista. Il Pretore e il Professore sono rappresentati come eroi nazionalpopolari, la Ministro come la tipica espressione dell'arroganza del potere comunista.

6. L'opinione pubblica italiana

Il caso Di Bella, attraverso l'analisi dell'informazione giornalistica, contribuisce a identificare ulteriori caratteristiche dell'opinione pubblica italiana, oltre a quelle già citate della sfiducia istituzionale e del ribellismo rituale. Una prima ulteriore caratteristica può essere definita come il patriottismo dell'espediente. Esso consiste nella tendenza nazionale alla trovata fulminea, alla scorciatoia, al colpo di genio. In ciò che permette di superare anni di faticose ricerche per il raggiungimento di un qualsiasi risultato. Nel privilegiare sempre e comunque vie brevi e incontrollate. Tale tendenza emerge con evidenza in tutte le testate giornalistiche considerate, con eccezione della Stampa, che ha sempre illustrato le proposte di Di Bella come una possibile alternativa dolce a metodi fortemente distruttivi, anche se parzialmente efficaci, mai come un miracolo del genio italico.

Una seconda ulteriore caratteristica dell'opinione pubblica italiana emergente dal caso in questione può essere definita identificazione consolatoria. Essa consiste in un processo emotivo di adozione da parte del pubblico di quella figura di eroe capace di opporsi alle istituzioni (illegittime per definizione) e ai loro oscuri interessi per indicare una nuova via facile e comoda attraverso la quale ottenere risultati senza fatica.

Tali ulteriori caratteristiche derivano probabilmente da uno sfondo antropologico caratterizzato dalla distorsione del cattolicesimo popolare tradizionale italiano, dove l'attesa dei miracoli e la protezione dei santi sostituiscono le limitate capacità, causa vincoli interni ed esterni, di conseguire degli obiettivi in maniera autonoma, valorizzando le risorse e le responsabilità individuali. Il caso Di Bella offre quindi un esempio significativo di come determinate distorsioni strutturali dell'opinione pubblica nazionale, storicamente consolidate, si possano incontrare con temi più generali quali la critica postmoderna al neopositivismo scientifico e la crescente giurisdificazione delle sfere sociali.

Sia il patriottismo dell'espediente che l'identificazione consolatoria, in quanto caratteristiche dell'opinione pubblica italiana, sottolineano però come nel nostro paese persista ancora una profonda discrepanza tra processi istituzionali e capitale culturale, quest'ultimo inteso come capacità di conferire riconoscimenti pubblici mediante una mobilitazione simbolica della sfera pubblica. La credenza nella strutturale illegittimità delle istituzioni provoca così come contrappasso la tendenza ad adottare acriticamente chi propone vie nuove, brevi e incontrollate e a identificarsi con i proponenti. Queste caratteristiche nazionali si intersecano così con la tendenza generale alla dislocazione dei luoghi della legittimazione, dalle istituzioni alle piazze mediatiche e al sistema giuridico.

 

Riferimenti bibliografici

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