Rosanna Gulino

Quel soffio che sento

Prefazione di Enzo Vasta


CIRCOLO SOCIO-CULTURALE

"IL FARO" - RIPOSTO

© 1996 - Proprietà letteraria riservata all'Autrice.


 

PREFAZIONE

Poesia della natura e ricerca d’infinito: verso queste due direttrici sembra muoversi l’opera di Rosanna Gulino; verso questi due punti focali sembrano convergere i quadretti, i bozzetti di vita quotidiana, le meditazioni e le riflessioni di un’anima tanto schiva quanto traboccante di sofferta e pur dolce umanità.

1 - Canto della natura, si diceva, sulla scia dei melici greci e latini, ai quali la poesia della Gulino non può non essere accostata per la cristallinità delle immagini e per la musicalità del verso. Un suono che è canto e musica insieme, nel suo fluire armonioso; un suono che s’ammanta di colori ed odori grazie alla forza evocativa della parola; un suono che sa farsi flebile e ovattato, quando s’avvolge nella nebbia malinconica del ricordo. Natura sentita e vista come un quadro, vivo però e palpitante, nel suo insieme e nei suoi dettagli: gli alberi, i piccoli animali del bosco, l’acqua, la terra, il cielo nella loro primordialità e mutevolezza. Chiaramente, dall’orchestra, vengono fuori i suoni degli strumenti solisti: ora è il vento, impetuoso o sussurrante, che fa sentire il cangiante "respiro" della natura "il vento logora / i nidi vuoti"; "...ora percosse dal vento / emettono dolci sussurri"; "respiro affannoso di vento di scirocco"; ora invece è l’acqua che canta "fra i giunchi" o mormora, sommessa, nei "ruscelli/ adombrati dai salici curvi" ai quali racconta sottovoce, forse, le azioni degli uomini, o anche talvolta, fattasi "pioggia estiva / sui vetri" evoca, col suo picchiettio, similitudini al cadere dei ricordi sul cuore. E ancora i suoni delle creature dell'aria: "nei nidi pensili sull’acqua / bisbigliano" - quasi adolescenti che si confidano i primi amori - "cince e capinere"; più in là "un mandorlo carico / di storni vocianti" fa venire alla mente una casbah magrebina... Anche le creature della terra partecipano al coro: "una capretta bianca" mette in mostra il suo "muso belante", i grilli - quasi in funzione di basso continuo - " friniscono / tra i fieni non falciati". E vengono fuori gli odori di una natura ancora non contaminata dall'uomo "...più acuti si fanno / gli odori dei cespugli / dalle foglie aromatiche"; "la dolce brezza sfiora i gelsomini odorosi"; "la terra odora di letizia"; "un soffio leggero / riempie l’aria di resine odorose". Quando poi l’uomo fa sentire la sua presenza, l’incanto si spezza, gli odori mutano e si mescolano, facendo trascolorire il mondo poetico in piatta quotidianità "odore di caffè e di fieno / si mescola a quello della benzina". Ma soprattutto i colori danno una connotazione alla natura, quegli stessi colori che Rosanna Gulino scioglie ogni giorno sulle sue tele; accostati, nell’opera in versi, con lo stesso gusto cromatico che ritroviamo nei suoi quadri: ora il colore, spesso dai toni caldi, si espande in pennellate descrittive "le grandi zucche / affacciate ai balconi / gialle, verdi, arancioni"; "rossi colori di peperoncini"; "le farfalle colorate / quasi fiori volanti"; "campi coperti / di lino azzurro/ e di candidi gigli"; "una siepe / di convolvoli blu / riempie di sorrisi il mattino"; ora invece suscita sensazioni e fremiti nascosti "rossi spicchi / di luna / danzano / sul lago fremente"; "rossi riverberi di luna / sulle lave arroventate"... "lo scricciolo imperterrito / dà di piglio alle bacche / dalla veste vermiglia"; ora infine il colore si tinge di mestizia per quel senso della fine imminente che alita sul tutto "lassù / tra i rami spogli / alcune foglie / color ruggine"; "oro e sangue / danno le piante sul punto di morire... mentre un riflesso / d’ametista saluta / il giorno che muore". Natura descritta con amore, con la consapevolezza delle infinite, misteriose, sotterranee relazioni con l'uomo; natura, essa stessa, antropomorfizzata vuoi nelle belle similitudini, "Lungo le fiumane / gli oleandri / simili a fanciulle / dalle larghe sottane / danzano a gruppi / nel vento"; "... gerani come fanciulle affacciate alla finestra; "Stasera le luci dei borghi / sembrano collane di diamanti / appese ai colli dei poggi"; "Quasi fanciulle / dalle rosee sottane / mi sembrano / i peschi fioriti"; "simili a vecchie dive / imbellettate / che tardano / ad abbandonare la scena / le foglie del ciliegio / danzano nel sole di novembre"... vuoi, specialmente, in certe finalità che elementi della natura, come gli uomini, hanno avuto affidate: "Lassù... alcune foglie... resistono alle piogge e alle tempeste... forse, hanno un messaggio da affidare... simili ad esse / nei borghi abbandonati / sono i vecchi / che resistono con cuore / gonfio di speranza". Un topos, certamente, quest'ultimo che, partendo da Mimnermo "Noi come le foglie genera la stagione di primavera..." (frag. 2 W), attraverso gli elegiaci latini, giunge fino ad Ungaretti ed oltre "Si sta / come d'autunno / sugli alberi / le foglie". (Ungaretti: Soldati). Eppure c’è qualcosa in più nella rivisitazione fatta dall’autrice: in "Simili ad esse" il topos della similitudine uomofoglia aggiunge ai concetti cardine della fragilità e precarietà dell’esistenza quello di un fine provvidenziale, un passaggio di consegne perché, la vita si perpetui e si arricchisca delle esperienze passate, quasi in un’ottica "manzoniana" di una superiore volontà salvifica.

2 - E ricerca d’infinito, anche, anelito verso la sorgente della luce, verso quel Dio da raggiungere per prenderlo e distribuirlo agli altri, perché, sia piena la gioia del possesso attraverso la compartecipazione ai fratelli. Una ricerca che parte dall’amara coscienza di una solitudine esistenziale nella quale si è come intrappolati, senza speranza alcuna di liberazione, "prigionieri di un male invisibile". Poi, come risvegliato da arcani misteri, inopinatamente, ubbidendo ad un impulso in essa sepolto da chissà chi nella notte dei tempi, riemerge, dal profondo dell’io, l'antidoto al "male invisibile", lei, "la Musa", che "con mano leggera" spezza i nodi del cuore e vi fa rifluire "una gioia cristallina". Ma sovverte anche, lei, puro dinamismo, le ansie acquietate, suscita, nel cuore, le sensazioni più nascoste che diventano turbinio ed inquietudine che spossa, che "spezza le ossa... malessere strano che invade lo spirito"; la parola si fa silenzio e si "allontana senza rispondere". Da qui, imperioso, il desiderio di evasione, di travalicare così angusti confini verso più luminosi orizzonti: non è solo il desiderio di superare la "cerchia dei monti", ostacolo fisico ma, più simbolicamente, impedimento dell’anima al volo; è piuttosto anelito verso la pace assoluta che "travolge come ... lo spazio di un’ala possente che scioglie i sensi... nella corsa verso l’infinito". Inizia così, oltre il buio freddo e statico della solitudine, oltre l’inganno dei "falsi miraggi", la ricerca di "quel filo misterioso" che lega uno ad uno i vuoti della mente riempiendoli "di un amore perennemente puro". Un lucido sviluppo di pensiero che si snoda in tanti passaggi successivi logicamente interconnessi e consequenziali fino all’approdo ultimo... ...ricerca e scoperta... "Non so chi sei, / non so dove sei, / ma sento il fluire / del tuo spirito / nella mia vita", "Chi sei tu, / che entri nel mio cuore come un soffio d'aria, / e che ti fai grande, / come l'immenso / allargando / il mio essere all'infinito?"... ...scoperta e gioia della scoperta, giacché dolci sono i suoi frutti e duratura la pace che infonde... "tu mi fai scoprire / la grandezza / delle piccole cose... tu cacci via / dal mio cuore / le ansie, i rancori / e vi accendi una luce / di pace e di amore". ... gioia della scoperta ed amore verso questo soffio benefico verso "questa voce segreta che / è di tutti / e di nessuno / che libera risuona in ogni dove / facendo vibrare / l’anima / in cui si imbatte"; soffio e voce, pneuma e logos, sono i caratteri identificativi della presenza di Dio, il Dio dell’Antico Testamento, che si manifestava non nel vento squassante ma nel murmure dolce e nella voce scaturente dalle nubi. Ed allora il canto d’amore diventa preghiera che sale dall’infinitamente piccolo "Pur lenti / e gocciolanti / di fango / chiusi / in bozzolo / d’ombra / a Te, o Dio / tendiamo le braccia..." verso l’infinitamente grande, verso l’Immenso, appunto, appagando la ricerca d’infinito nella gioia della scoperta e nell’anelito alla sorgente della luce. Preghiera di ringraziamento ma, soprattutto, preghiera per gli altri, perché, possano i nostri "simili", tutti, partecipare ad essa e, in questa gioia universale delle creature e del creato, più intensa sia la letizia dell’individuo sentendosi parte armonica del tutto. "Mio Dio...il sorriso / di cui mi illumini / non sia solo per me / ...sia felicità anche per gli altri...", "...questo sublime / che mi alita dentro / possa comunicarlo / anche agli altri / perché, scoprano / anche in me la tua orma", "Mio Dio, l’ineffabile, / che sento / nell'anima mia, / non rimanga solo per me; / tramite esso / con tutta l’umanità in Te". Anche la forma, nella sua ieraticità salmodiante, accentua la coralità del canto-preghiera. A questo versarsi nell’Immenso tende la parabola esistenziale dell’uomo - secondo la Gulino - e questo percorso, difficile, doloroso ma pur fonte di gioia "ineffabile" lei canta: un percorso, quello dell’umana esistenza, per certi versi non dissimile da quello del vecchierello leopardiano, pur con un capovolgimento escatologico nelle due concezioni: all’ "abisso orrido, immenso", segno di un soffrire inane e capriccioso, nel quale precipita la dolorante umanità, si contrappone lo sciogliersi in una immensità di luce che è Amore e come tale è avvertita dall’uomo. Leggere le poesie di Rosanna Gulino, anche per il loro fluire naturalmente musicale che fa riemergere alla memoria ritmi e metri della classicità, è come aspirare un profumo dalle mille fragranze: note aspre e sentori caldi evocano secoli di poesia mediterranea da Ibico ad Anacreonte giù giù fino ai crepuscolari e ad Ungaretti e lasciano intravedere una matrice culturale certamente ampia ma venata da scelte precise. E non a caso un filo rosso ripercorre questi cantori della natura: la capacità di vedere con occhio fanciullo l’immensità del creato, la "grandezza delle piccole cose": dallo scricciolo sul "cespuglio di rosa canina" all'infinito mistero delle galassie.

Enzo Vasta

 





TI ATTENDEVO

Ti attendevo,

ma adesso sei venuta

senza che ti invitassi.

Hai riversato in me

una coppa

del tuo nettare prezioso,

medicando i livori

che mi avevano chiazzato. All'improvviso

mi ridai quel soffio

di vita

che credevo spento

e la bellezza palpitante

mi riappare

nel suo abito nuovo.

Oh! vedevo la bellezza ,

la sentivo,

ma non potevo parlare:

i serrami del mio cuore

erano bloccati da ruggine amara;

in ambiti circoscritti

l'anima mia

era divenuta sorda

ad ogni canto.

Ora tu, o Musa,

con la tua mano leggera

hai spezzato i nodi

del mio cuore

e vi fai rifluire

una gioia cristallina.






AGILI I PIOPPI

Agili i pioppi

in fila

lungo il fiume

si specchiano lucenti

dentro l'acqua,

mentre nell'ombra

intrepidi i fanciulli

guardano i pesci

dalle code bianche.

Più in là, sul poggio,

un mandorlo carico

di storni vocianti

vive il suo sogno

di finta primavera.






L’ARANCIO

L’arancio

riparato dal muro

era vegeto e splendido,

profumava di zagara

la contrada.

Ora che il muro

S caduto

i venti e le gelate

ne fanno scempio.






LO SCRICCIOLO

Il vento di tramontana

ha denudato il cespuglio

di rosa canina, ma

lo scricciolo imperterrito,

sulla cima,

dà di piglio alle bacche

dalla veste vermiglia.






NELLA PIETRA INCAVATA

Nella pietra incavata,

che la fanciulla

aveva riempito d'acqua,

i passeri s'immergono

e sul bordo

si scuotono le piume.

I cani dormono

all'ombra delle margherite

annaffiate da poco

e le farfalle colorate,

quasi fiori volanti,

esplorano curiose

il mondo

nella loro breve vita.






DICEMBRE

Il vento logora

i nidi vuoti

della tarda estate

e lo scoiattolo rosicchia

le pigne vuote.

Aria di bosco,

aria di mondo

che parla mille lingue

ad ogni cuore.

La neve copre

le cime montane

e i campanacci dei greggi

si dileguano

in fondo alla valle

accompagnati

dalle cornamuse.

Passi affrettati,

frusii

odorosi

sotto i tetti fumanti

sono i rumori della vita

immersa nel silenzio.






QUEL CESPUGLIO

Quel cespuglio

ieri era fiorito,

oggi ha solo le spine

tra cui svolazza

incerto il pettirosso.

Verrà la nuova primavera

e porterà

nuove foglie e nuovi fiori

a quel cespuglio,

ma quale speranza

farà rifiorire

nel mio cuore?






SIMILI AD ESSE

Lassù,

tra i rami spogli,

alcune foglie

color ruggine

resistono

alle piogge

e alle tempeste;

forse, hanno un messaggio

da affidare

ai germogli di primavera

e poi cadranno

sul prato verde

senza far rumore.

Simili ad esse,

nei borghi abbandonati,

sono i vecchi

che resistono

col cuore gonfio di speranza.






GRACO

Solo il vento

piange

per il borgo

che muore.

Come gli uomini,

neanche le rondini

tornano a nidificare

sotto le grondaie

spezzate.

Gli intonachi colorati,

che svelano

l’intimità

delle case sventrate,

si sgretolano

nel sole e nella pioggia.

Malve e papaveri

sono i doni

della primavera

che passa in fretta

per le vie deserte.

Il campanile,

che guarda dall'alto

con i suoi occhi vuoti,

si piega

in un abbandono

di tristezza

sui comignoli

smussati

delle vecchie

abitazioni fatiscenti

immerse nel silenzio.






ALCANTARA

Presso le gole

dell'Alcantara,

lungo le fiumane,

gli oleandri,

simili a fanciulle

dalle larghe sottane,

danzano a gruppi

nel vento .

Non lontano,

dai casolari abbandonati,

si leva un canto

primordiale,

che non lascia

questa terra di giganti.

Le rocce

dai neri strapiombi

disegnano l’azzurro

con archi di verbene

e il capelvenere

copre gli anfratti

delle ninfe rupestri

mentre nei nidi

pensili sull'acqua

bisbigliano

cince e capinere.






STRADE DI PERIFERIA

Il freddo punge le dita

fa arrossare il naso

ma a me piace crogiolarmi

lungo le strade di periferia.

Mi piace guardare

le umili case

che hanno un semplice sorriso

sulle facciate scure:

sono le grandi zucche

affacciate ai balconi

gialle, verdi, arancioni,

più in là lenzuola sciorinate al vento,

rossi colori di peperoncini,

ciocche di sorbe appese ai muri

gerani come fanciulle affacciate alla finestra.

All'angolo una fontana

zampilla rumorosa,

il ragazzo che porta il pane

si ferma

e fa schizzare l’acqua intorno.

Una vecchietta un pò discinta

s’affaccia sull’uscio

e spazza la soglia.

Un cane

annusando l’aria

scodinzola dietro l'inferriata,

da dove sporge

il muso belante

una capretta bianca.

Odore di caffè e di fieno

si mescola a quello della benzina.






LA MIA TERRA

Amo la mia terra,

perché ha sentito

la voce

dei miei padri,

perché conserva

nel segreto

il ricordo

delle loro orme

stratificate

nella polvere

e nel tempo.

Amo la mia terra

ed essa risponde

al mio amore

con un sussurro

indefinito,

che, per me,

si fa musica,

si fa parole.

La mia terra,

fatta di lave

e di ginestre,

mi fa sentire

l'estrema sinfonia

nata dal contrasto

della vita

e della morte.

Io ascolto, ascolto

questo linguaggio

sussurrante

da ogni roccia,

da ogni filo d'erba

e raccolgo

nel mio cuore

l'eco segreta

che mi svela

qualcosa d'immortale.






QUANDO NON SAPEVO VOLARE

Quando non sapevo volare

la cerchia

dei miei monti

mi stringeva l'anima,

ma da quando

sono riuscita

ad oltrepassarli,

essi non mi hanno

fatto più paura,

anzi, amici fedeli,

mi sorridono,

mi ascoltano

e col loro canto

mi svelano

i segreti del tempo

chiusi nel loro cuore.






DISTRAZIONE

Spesso, come un lampo,

scivolo col pensiero

nei fondali del passato,

dove tutto ristagna

nell'oblio

e vedo rianimarsi

il mondo sconosciuto

dei padri,

o tramite una scala d'oro

appoggiata sulla terra

e conficcata nei cieli,

mi lancio negli spazi

e mi perdo

tra gli splendori di essi.






AL TRAMONTO

La carezza del cielo,

che si china

al tramonto ,

sfiora l'anima mia,

e i sensi,

tesi a percepire,

mi provocano

emozioni infinite,

che mi s'ingorgano

nel cuore.

Colori, voci, sussurri,

tenui bagliori

proclamano l'accesso

al silenzio,

che dolcemente

sopraggiunge

dalle mille vie

del mistero.

Così, ferma dietro

i vetri di ponente,

sento piovermi intorno,

insieme alle ombre,

la pace,

che mi monda

con calde gocce

di pianto.






IN COMPAGNIA DEI RICORDI

Dolce è andare

lungo i viali della solitudine

in compagnia dei ricordi,

che picchiettano sul cuore

come una pioggia estiva

sui vetri, quando il sole

rutilante la indora.

Essi si illuminano

l'uno dopo l'altro

di una luce serena

che rischiara e non abbaglia, mostrando il

vero,

che era incomprensibile prima.






PUR LENTI

Pur lenti

e gocciolanti

di fango,

chiusi

in un bozzolo

d'ombra

a Te, o Dio,

tendiamo le braccia,

a Te volgiamo

lo sguardo

per chiederti

pietà .

Allontana da noi

il male

che ci illude

con ingannevoli

miraggi.






TI SENTO, MIO DIO

Ti sento, mio Dio!

I tuoi passi leggeri

fanno tanto rumore

nella mia anima,

io non li posso ignorare.

Tu scateni nel mio cuore

improvvisi tumulti,

che mi esaltano,

mi annientano, mi sospingono

nel tempo e nello spazio

e liberandomi

dalle scorie, mi smarrisco nell'ebbrezza

del sublime,

che mi scioglie

e mi incanta.

Mio Dio, l'ineffabile,

che sento

nell'anima mia,

non rimanga solo per me;

tramite esso

con tutta l'umanità in Te.






SENTO L'INEFFABILE

Spesso nel mio cuore

sento l'ineffabile,

o Signore, e riconosco

che tanto Tu mi doni.

Signore, fai che io possa

donare agli altri

con la stessa generosità

con cui mi doni;

fai che ciò ch’è mio

non sia solo mio.

Questo sublime

che mi alita dentro

facendomi sentire

più leggera dell'aria,

da volare quasi

sulle galassie,

possa comunicarlo

anche agli altri,

perché, scoprano

anche in me la tua orma.

Signore, Ti sento

quale infinito mistero

in cui si sciolgono

tutti i misteri.






MENTRE ANCORA CAMMINO

Quanti, quanti

miei simili

ho visto cadere

lungo il mio cammino!

Quanti ne ho lasciati

dietro le mie spalle

mentre ancora cammino!

Mio Dio, mio Dio,

non affondino

nell'egoismo

i miei passi;

canti la tua gloria

la mia voce.

Il sorriso,

di cui m'illumini,

non sia solo per me;

quella gioia segreta,

che godo, sia felicità

anche per gli altri

e quella capacità

che mi dai di percepire

l'essenza delle cose

vibri, per cantare

con tutte le tue creature,

le tue lodi.






TACCIONO LE TEMPESTE

Tacciono

nel mio cuore

le tempeste

e gli occhi

della mia anima

si posano

su ampie radure

e vedo, come

da un treno in corsa,

campi coperti

di lino azzurro

e di candidi gigli;

odo le acque sussurrare

nei canali

e il mite belato

dei greggi

aggrappati ai crinali.

Voli di gazze,

brusii

segreti,

onde di spighe mature;

lento fluire

della bellezza

senza tempo.






ACCETTO LE TUE ROSE

Accetto le tue rose,

o fanciulla,

esse hanno il profumo

della tua giovinezza,

sono rosse

come il tuo cuore

ardente di vita.

Accetto anche le ginestre

odorose della nostra terra,

e sorrido e fantastico

dietro questi petali

carnosi, schiusi

nella frescura del mattino.

Vi sono tante rose

che fanno ridenti

orti e giardini, ma queste

che tu mi hai portato,

con gli steli corti,

senza spine, hanno

una veste di velluto,

sono sbocciate

sotto i tuoi occhi buoni.






CHI SEI TU ?

Chi sei tu,

che entri nel mio cuore

come un soffio d'aria,

e che ti fai grande,

come l’immenso,

allargando

il mio essere all'infinito?

Io per te ascendo

le vette del sublime

e provo una gioia

che mi sazia.

Tu mi fai scoprire

la grandezza

delle tue piccole cose,

la musica del sussurro

che si perde nella notte

e il segreto singulto

che fa gli uomini

più buoni.

Tu cacci via

dal mio cuore

le ansie, i rancori

e vi accendi una luce

di pace e amore.






NON TORNERÀ PIÙ

Non tornerà più

quel tempo che era dolce,

che era amaro:

ogni tumulo porta

i suoi fiori

e la sua croce.

Eppure il nostro cuore

rimane imbrigliato

nel passato, i cui tenui

fili polverosi

sono remore

di un sorrisi amaro,

che scivola

nel silenzio dei ricordi.






UNA VOLTA PENSAVO

Una volta pensavo

che un giorno

mi si sarebbe

ammutolito il cuore,

ma io ancora amo,

io ancora canto,

io ancora sento

il profumo

dei fiori.






ALLA LUNA

Luna, breve ciglio

d'argento,

che vieni fuori

da una capanna

di nubi,

hai ancora per me

lo stesso sorriso

di un tempo,

quando ti guardavo

desiosa di scoprire

in te un volto

umano.

Neanche ora che so

delle tue valli

vuote prive

di ampolle

del senno, riesco

a disincantarmi

quando ti vedo

illuminare i miei

orizzonti di solitudine.






LUCE

Luce,

fuga le tenebre

che mi rapiscono i giorni

senza che io li viva;

luce, inonda la mia anima,

sgretola quella patina

che le impedisce di vedere

oltre, sciogli i grumi

del mio dolore

perché ami di più,

perché senta

e faccia sentire agli altri

la musica dolce

dell'infinito

aerea, metallica,

fremente più del vento.






UN TREMITO

Un tremito improvviso

tra le foglie

spezza l'armonia

del silenzio.

Scendono

a grandi arcate

i dubbi nella notte

e nel mondo incolore,

disseminato

di rari lumi,

il sonno è turbato

da presenze ignote,

travestite da parvenze

oscure.

Volano a mezz’aria

i pipistrelli

intorno ai manieri

abbandonati, le cui

finestre,

come occhiaie vuote,

guardano immobili

tutto ciò che passa.

Lontano, sugli asfalti

serpeggianti

guizzano due raggi

luminosi.






QUEL PUGNO DI PETALI

Stille di pianto

inattese

bagnano

l'aridità

del mio cuore,

come una pioggia d'agosto

la terra polverosa.

Mentre ascolto

la voce segreta

che mi viene

dall'ignoto,

un desiderio d'evasione

mi fa più luminosi

gli orizzonti,

dove le immagini

sembrano diverse,

ma in realtà

S l'inquietudine

degli artisti

e dei poeti,

che mi spezza le ossa

prima di darmi

quel pugno di petali

profumati

di denso mistero.






I MIEI PASSI

Spesso i miei passi

si fanno pesanti

ed io impotente

m'insabbio

fino alla gola.

Inutilmente

chiedo aiuto:

chi mi sta vicino

non comprende

la mia parola

e si allontana

senza rispondermi.






IL MIO MONDO

Il mio mondo

S tutto aria

e tutto vento,

si rischiara

e si oscura

come il cielo,

ha nubi nere

pesanti

più del piombo

lampi violenti

che ne squarciano

il seno,

carezzevoli azzurri

di speranza,

fruscio d'ali

ardimentosi,

urli che straziano

il silenzio.






NOTTE SERENA

La luna sul pino

sembra uno spicchio

d'arancia

sopra un calice.

La notte è serena

e i lumi

che punteggiano la valle

hanno luce più viva.

Ogni rumore tace,

si ode il silenzio.

In questa pace assoluta

mi sento travolta

nello spazio

da un'ala possente,

che mi scioglie i sensi

e mi lancia,

insieme alle galassie,

nella corsa

verso l'infinito.






SIMILI A VECCHIE DIVE

Simili a vecchie dive

imbellettate

che tardano

ad abbandonare la scena,

le foglie del ciliegio

danzano nel sole di novembre,

che ha squarciato

il grigio velame

autunnale.

Uno spettacolo

di magici colori:

oro, oro e sangue

danno le piante

sul punto di morire,

e il palpito immenso

di una gioia

bagnata di lacrime

annunzia,

con un ultimo bagliore,

che la festa

è finita.






NEL CALDO MERIGGIO

Nel caldo meriggio

una dozzina di passeri

svolazza intorno

ad una terraglia

incrinata;

una fanciullo,

che gioca lì presso,

capisce

e pone tra i cespugli

un recipiente

colmo d'acqua.

Subito i passeri

vi si precipitano

dentro.

Il fanciullo

guarda soddisfatto.






QUEL SOFFIO

Quel soffio,

che io sento

così dolce

nel mio cuore

e che schiude

nella mia anima

mille petali

variopinti,

vorrei giungesse

anche sul tuo cuore,

per dissipare

le nubi

che ti fanno

soffrire.






CREPUSCOLO

Il cielo,

ormai privo di sole,

si raccoglie,

come un fazzoletto

grigio a quattro punte,

increspato

con pieghe sfumate

sul capo della terra,

dove i colori

assumono

unica tinta

e più acuti si fanno

gli odori dei cespugli

dalle foglie aromatiche,

mentre un riflesso

d'ametista saluta

il giorno che muore.

Il cuore, anch'esso

fatto bigio,

ha brividi di malinconia.






ALL'ALBA

All'alba, quando

la dolce brezza

sfiora i gelsomini

odorosi e irrora

di letizia la mia anima,

i problemi, le angosce

svaniscono come ombre nel sole,

un mare di nuove

emozioni

seppellisce i turbamenti

e sento in me

una distesa serena

su cui l'amore traccia

i suoi nuovi progetti.






LE LUCI DEI BORGHI

Stasera le luci dei borghi

sembrano collane di diamanti

appese ai colli dei poggi

e i profili dei monti

guardano incantati

il rosso spicchio di luna,

che passeggia per i cieli.

I grilli friniscono

tra i fieni non falciati

e gli oleandri fioriti

sembrano ombrellini giapponesi

aperti al chiaro di luna.






COME UN CAMPO DI LINO

Ora i tuoi occhi

sorridono

come un campo di lino

fiorito

in una primavera

africana,

ritornano

sulle mie labbra

quelle parole di gioia,

che non avevo più pronunziato,

infatti corrono nel mio cielo

note vibranti

di sottile armonia:

il mio cuore ha parole

alle quali

io non so comandare

ma solo obbedire.






NON SO PERCHÉ

Il cielo si fa cupo,

pesante ed io con esso.

Vorrei stendermi per terra

e dormire un sonno profondo

accanto alla limpida corrente

visitata dai gabbiani;

vorrei essere sepolta

come i rizomi

che attendono la primavera.

Non so Perché,:

un malessere strano

mi invade lo spirito e le ossa.






PRIMAVERA

Quasi fanciulle

dalle rosee sottane

mi sembrano

i peschi fioriti

nelle vigne.

La primavera

con i suoi raggi d'oro

sveglia i pigri,

che dormono

sonni tardivi.

I ruscelli

cantano tra i giunchi;

tutta la terra

odora di letizia

ed ogni pianta

indossa

il suo vestito nuovo

tessuto

dal telaio divino

per la grande

festa dell'amore.

Anche l'uomo

dimentica il dolore

ed esulta e sorride

sotto i raggi del sole.






COME I CESPUGLI

Il soffio dolce

della primavera

scioglie il mio cuore

come i cespugli

che tremano nel vento.

Vorrei fermarmi

sulle cime biancheggianti

di neve per bere lassù

il verde delle valli,

che respirano

nuove speranze

e l'azzurro immenso,

che ha cacciato via

tutte le burrasche.

Vorrei bagnare

nell'acqua dei ruscelli

tutte le arsure

della mia stanchezza

e volare leggera,

come i gabbiani,

sulle onde d'argento.






AMO LA TERRA

Amo la terra

che fuma

nelle limpide ore

del mattino,

quando le vanghe

spezzano le zolle

e l'Etna solleva

tra le nubi

la ventosa cima

per baciare l'azzurro.

Amo il mormorio

dei ruscelli

adombrati

dai salici curvi,

dove le ninfe

danzano

a piedi nudi

con le foglie vaganti

sull'acqua argentina.






QUANDO CERTI PENSIERI

Quando certi pensieri

mi fanno ombra

sull'anima,

un vento amaro

mi soffia sul cuore

e intorno a me

tutto trema e s'oscura:

ai miei piedi

sento il precipizio

viscido, franante

che m'ingoia.






DISGELO

La morsa del gelo

si è allentata,

la neve si scioglie

sotto i piedi,

i tetti si scoprono

la schiena,

gli alberi

si spogliano del bianco,

rallegrando

i passeri affamati.

Dietro la siepe,

esposta un po’ più al sole,

dal lenzuolo escono

le primule e le viole.






TIMPA

Al confluire delle valli,

dove scorrono

ruscelli sonanti, un ragazzo seduto sul

ponte del vecchio mulino, accarezza il

cane,

mentre segue con lo sguardo

i bianchi vitelli

sulla verde radura.

Io, sulle balze,

timorosa di violare

un mondo non mio,

raccolgo nell'anima

l'eco segreta di molteplici canti, presso

gli ontani alti e nudi

che si specchiano

nell'acqua piena di cielo,

dove,

tra i ruderi di una chiesa antica, s’erge

l’affresco

di una sacra icona.

Più distanti,

tra stalle e tra paludi,

dinnanzi ai resti

d'un acquedotto romano,

le fontane dalle bocche sdentate versano

acqua cristallina

sui grandi lavatoi

spianati, biancheggianti

tra i cupi crescioni.

Ma per le scale di lava,

dal nero ciglione

non scendono più

le donne dalle lunghe sottane,

portanti sul capo le

brocche d'argilla.






LE AIE DEL SUD

Le aie del sud

abbandonate

sono solo corone

di rossi papaveri

e di cardi violacei

aperti

al cielo sereno;

allegri canti di ieri

sono solo un ricordo

nel silenzio

violato dai motori.

L'uomo fugge

della natura ubertosa,

incurante

dei suoi grandi valori

e invano cerca

la gioia perduta

nei paradisi artificiali.

La terra tace

nella paziente attesa

di un più radioso

domani.






CONVOLVOLI BLU

Una siepe

di convolvoli blu

riempie di sorrisi

il mattino,

fino a quando

si chiudono

per non aprirsi più.






NELLE VIGNE

La fatica ed anche la gioia

è diminuita nelle vigne.

I grappoli maturi

non rallegrano più i fanciulli, allontanati

dalla terra.

Il brio festoso

che circondava i tini

è stato ucciso

dal rombo di motori

e il sole guarda con tristezza

il declinare di un mondo,

che aveva e dava tanto amore.






RISVEGLIO

Chiaro l'asfalto

si snoda come un flessuoso

nastro d'argento

e, sotto l'azzurro perlato,

le ville, che dormivano

un muto sonno di pietra,

popolato di fauni, ninfe,

unicorni rampanti

ricoperti di muffe,

ora percosse dal vento,

emettono dolci sussurri;

le fontane senza zampilli

si coprono di soffici muschi.

Corro anch'io col vento

lungo l'asfalto tra filari

di mimose d'oro

ed, ebbra di luce,

sento l'anima mia

aprirsi all'immenso.






MI PIACEREBBE

Mi piacerebbe scendere

in fondo al mare,

per vedere laggiù

la luna rotolare sulle acque

ed infrangersi magicamente

in altre mille lune.

Mi piacerebbe scendere

giù sui fondali

nel buio della notte

per risalire in superficie

con una scala luminosa

di tremolanti

sbarre d'argento.






DIETRO QUEI SOGNI

Ho lasciato

dietro quei sogni

l'anima mia

e spesso in essi,

come in una pozza d'acqua,

mi tuffo per irrorarmi

di fresca rugiada

e allontanare da me

la polvere del tempo.

Così sorrido di nuovo

con quegli occhi

che ignoravano il male

e vedo luce, luce, luce

splendida più del sole,

della quale

faville d'amore

piovono sulla terra

e sul dolore.






NELLA NOTTE

I fiori nella notte

dormono

sul cuore della terra

coperti dalle ombre;

solo all'alba di essi

esala il profumo

dai giardini

e i colori evidenziano

l'eleganza delle forme,

fragili nel vento

che soffia.






ROSSI SPICCHI

Rossi spicchi

di luna

danzano sul lago fremente

per la brezza notturna

e il poeta,

che insegue

quanto svanisce,

canta l'illusione

del suo mondo

segreto.






LA NOTTE SI SAN LORENZO

Rossi riverberi

di luna

sulle lave arroventate;

silenzi tagliati

da bisbigli,

respiro affannoso

di vento di scirocco:

il cielo

è incendiato di stelle,

la terra brucia

nelle valli alberate;

la notte di San Lorenzo

è tutta un rogo.






LE FANCIULLE DI KYOTO

Cinte da sete fruscianti,

adagiate

su sedili di pietra

con i piedi

nell'acqua verdina

le fanciulle di Kyoto

cantano,

come le cicale,

all'ombra delle palme.

Nel fiume

che scorre lento, lento

le trote colorate

fanno capolino

dai loro nascondigli

di pietra

e rincorrono

le lanterne di carta

mandate

verso l'infinito,

mentre un soffio leggero

sussurra

tra le foglie dei pini

e riempie l'aria

di resine odorose.






DOVE L'IMMENSO

Dove l'Immenso

si fa più Immenso

e l'occhio non segue

più il pensiero,

il nostro limite trasale

e il buio dell'intelletto

s'illumina

solo di una speranza:

che Dio raccolga

nella Sua bontà

il nostro essere

confuso

ma conscio

di essere stato ingannato

da falsi miraggi.






QUANDO NON HO VETTE

Quando non ho vette

da scalare,

quando vedo sbarrati

tutti i passi,

divento pesante

come il piombo,

mi sento cosa inutile

da spazzare.

Allora l'anima non ha

respiro ed è peggio

che essere morta.

Spesso mi trovo

in questi abissi

senza luce, dove,

con mani e piedi legati,

giaccio senza soffrire

e senza godere

in un'aria greve, rarefatta,

non attraversata

da speranza:

sono prigioniera

di un male invisibile

da cui solo il pianto

mi può liberare.






OLTRE LE FRONTIERE

L'azzurra speranza

S nel mio cuore

ed io pervasa

da insaziabile desio,

ti cerco

oltre le frontiere

del mio mondo,

oltre tutto ciò

che è concreto e definito.

Ti cerco

con gli occhi

pieni di lacrime

in un sorriso eterno

di bellezza e di luce.

Ti sento, ti sento,

ma le ombre mi sviano

ed io affondo

come un naufrago

che non vuole morire.

L'urto dei sentimenti

e del mistero

accende qualche scintilla,

ma il rapido chiarore,

fuggendo,

mi lascia nell'oscurità.






QUANDO L’ARPA

Quando l'arpa

dell'universo

si mette a suonare,

sprigionando

arcane melodie,

io taccio

e sul mio cuore

scende

una rugiada

luminosa.

Allora la materia

perde il suo peso

e un turbinio

di pensiero,

quasi con piume dorate,

mi leva nel biancore

degli spazi

illimitati.

Appena la melodia

finisce

vedo solo il mistero

dagli occhi

senza pupille

e sento le ali

che mi avevano

portato in alto,

farsi di pietra.






VANITÀ

Le punte colorate

di molti sogni

si mostrano

nel corso della vita

a chi ha il cuore

pieno di speranza;

ma le spume, poi,

bagnano le dita

delle mani

che hanno cercato

di afferrarli.






QUELLA VOCE SEGRETA

Io sento vagare

nel silenzio

quella voce segreta

che è di tutti

e di nessuno

che, libera, risuona

in ogni dove,

facendo vibrare

l'anima in cui

s'imbatte.

Per essa si librano

molteplici ali

sussurranti

sugli abissi

del tempo, ove tenui

bagliori di sorrisi

adescano l'incanto.






UN FILO MISTERIOSO

Un filo misterioso

mi lega a te,

che non conosco,

ma che conoscerò.

Sento la tua voce

entrare nella focosità

della mia anima

e fare più piana

l'ondata

dei miei pensieri

turbinanti.

Non so chi sei,

non so dove sei

ma sento il fluire

del tuo spirito

nella mia vita,

che esplode in un forte anelito,

che spezza gli argini

della solitudine.

Così il vuoto

si riempie

di colorati sorrisi

di un amore

perennemente puro.






L’OCCULTO

Spesso l'occulto

mi passa sull'anima,

ma io non so

farne parola.

Al di là di questo

debole velo

palpita in modo misterioso

l'infinito, buio,

per me, impenetrabile,

ma di cui sento

l'alito sottile

in ogni cosa,

come una legge

incomprensibile,

che impera

e non inganna.

Il mio essere,

imbrigliato,

nella materia,

spesso scivola in esso,

ma non ricorda nulla.

L’ ineffabile

mi affascina

senza farsi vedere

e, come il vento,

mi sospinge

dove vuole.