ODISSEAS ELITIS (UN SIMBOLO)

di Antonietta Steka-Assonitou

(“Il Faro”, n° 3/4, luglio-dicembre 1996)

 

 

"soffia soffia e si annienta il mondo /soffia /  soffia e l'altro s'ingrandisce; la morte / l'interminabile passaggio blu /  la morte, il sole senza tramonti. / Ora lì, nel paese senza tramonti/  quale anima si allontana e sente /  tanto forte il vento e non ne posso più"

Quando si legge questo poeta del mar Egeo, non si può capire di primo acchito che è veramente un misti­co. Ora subito dopo la sua morte, col suo ultimo libro “TA ELEGIA TIS 0X0PETRAS", s'intravede tra le sue parole, sempre tecnicamente surrealistiche, un'aspirazione, una voglia di esprimere qualcosa che va al di là del verso.

Elitis è nato a Iraklio di Creta il 2 novembre 1911. Suo padre, Alepoudelis, era discen­dente di una nota famiglia di industriali di sapone.

La sua famiglia si trasferisce ad Atene quando Odisseys ha appena tre anni. Ancora fanciullo, nella casa di via Solonos, è influenzato dalla gover­nante tedesca, Anna Keler, e dalla morte della sorella Mirsini, avvenuta nel 1918. Giovanissimo scopre il fascino del mare Egeo, conosce Elefterio Venizelo, viag­gia molto ed ha ben noti insegnanti. A 13 anni inizia a collaborare a "La formazione dei fanciulli", rivista per ragazzi, diretta da Grigori Zenopoulo. Le sue prime poesie sono del 1934. Importantissima è stata la sua profonda amicizia col grande poeta surrealista Andrea Embirico. La sua prima pubblicazione col pseudonimo di Elitis appare nel 1938 sulla rivista: "Nuove lettere". Orientazioni è il suo primo volume di liriche surrealistiche. Durante la guerra è in prima linea, ma si ammala gravemente.

Nel 1945 appare il volume Canzone eroica e luttuosa per la perdita dell'Albania, libro nel quale si sottintendono tutti i tragici fatti della guerra. Dopo la Guerra viaggia molto, soprattutto a Parigi, dove entra in contatto con Breton e i surrealisti francesi. Tra il 1950/60 prepara Axion Esti, un'opera fondamentale dove esprime tutta la sua visione ideologica e poetica. Lo stile surrealistico di fine e trasparente sensualità, rovescia la poetica del senso di colpa di Kariotakis e dei suoi predecessori. Si allontana anche dal suo contemporaneo Seferis, non accettando il senso della fatalità, ma vedendo la vita fuori della sua dimensione reale, in un mondo libero, rivoluzionario e chiaramente poetico.

Questo mondo diventa ormai il suo modello di vita. Una vita quasi povera, ridotta all'essenziale in un appartamento in via Skoufa ad Atene. Ed è questo libro, Axion Esti, dove la Grecia, metafora del mondo intero, è presente, che gli farà assegnare il Nobel nel 1979. Tra il 1960/79 pubblica altri volumi di poesia che hanno come sfondo la Grecia in un clima altamente lirico ed ottimistico. Dopo il Nobel seguono naturalmente omaggi ed onori al poeta. Nel 1992 appare un libro/documento sulla sua poesia: In Bianco, continuazione di un primo volume, Le carte aperte.

Ultimamente sono apparsi i suoi ulti­mi scritti: Al Sud della tristezza e TA ELEGIA TIS OXOPETRAS, dove si vede che Elitis si prepara sereno alla propria morte.

Come Lorca è il poeta della Spagna e Ungaretti dell'Italia, così Elítis è il poeta della Grecia contemporanea. Egli rappresenta i sogni e le visioni di ognuno di noi, muovendosi sempre in un clima autenticamente poetico e chiaro sino alla trasparenza, altamente spirituale, ma sempre giovane. Sempre nuovo, mai pesante, ci parla di una Grecia al di là della realtà. Tutto ciò che rimane veramente bello ed autentico è la poesia di Elitis, questa Gre­cia che dobbiamo venerare e mantenere.

Questo è il messaggio (didagma) che Elitis ci dà ancora oggi. Egli non è morto, ma vive tra di noi, nelle nostre anime, nei nostri pensieri: questo tratto di mare, questo sprazzo di cielo che siamo noi...