|
|
Provate ad immaginare Torretta con grandi magazzini, un attracco portuale, eleganti ville patrizie dotate di terme, cani che trasportano merci o negozi che vendono spezie.
Un sogno? No. Solo il lontano passato dell'antico borgo romano di Paternum, statio della strada consolare romana Traianea Jonica che congiungeva, lungo il litorale, vari siti fino ad arrivare a Reggio Calabria.
Infatti, secondo un'ipotesi di Emesto Palopoli, cultore di storia locale, suffragata da molteplici indizi, reperti archeologici e da testimonianze di eminenti studiosi, sotto le case e le strade di Torretta sorse, fino all'VIII secolo d.C., il borgo romano di Paternum.
Lo studio è stato realizzato da Palopoli attraverso l'osservazione di reperta rinvenuti durante degli scavi per la costruzione di case o per il dissodamento di terreni agricoli e la lettura e la comparazione di documentì storici.
Lo storico Kahrsetedt - scrive Palopoli nel suo studio - nel tracciare la mappa degli insediamenti umani nella colonizzazione durante l'impero romano, pone Paternum alla foce del Nicà e dice che insieme a Roscianus, Leucopetra, Sambiase, Castra Hanníbalís, poteva considerarsi una cittadina, non solo, ma che nelle sue immediate vicinanze sorgessero un gruppo di ville".
La prova più evidente per sostenere la sua tesi Palopoli la trova nell'Itinerarium Provinciarum di Antonino Pio in cui vengono riportate le distanze romane fra Roscianum(Rossano) e Paternum in XXVII miglia (km. 39,220), e tra Paternum e Meto (fiume Neto) in XXXII miglia. (km. 47,312).
Si nota subito come la distanza tra Rossano e Fiumenicà (dove iniziava Paternum) è abbastanza precisa anche rapportata alla statale 106; invece, quella tra Fiumenicà e Neto sembrerebbe esagerata.
"Tale anomalia - scrive Ernesto Palopoli - è facilmente spiegabile se si tiene conto che la strada antica, in tale segmento non seguiva un tracciato solitamente litoraneo, ma si inerpicava sulle colline per raggiungere la città di Petelia (l'antica Strongoli) entrando nel perimentro urbano dalla contrada Manche per ridiscendere verso Neto e Crotone dalla contrada Lazzovino".
A testimonianza di questo ci sono i basolati romani ritrovati proprio in questi siti che formavano il tracciato stradale antico. Tale deviazione portava ad un allungamento del percorso e quindi si spiega anche la maggiore distanza riportata dall' Itinerarium Provinciarum.
Ma oltre a questa prima prova, Ernesto Palopoli porta tutta una serie di ritrovamenti di reperti che si attestano proprio nel periodo di vita di Paternum dal V alIVIII secolo d.C.
Nei primi anni del Novecento, nel corso dello scavo delle fondamenta per la costruzione del casellone Palopoli in via Marina a Torretta, venne ritrovato, a circa quattro metri di profondità, un deposito di anfore onerarie. Gli operai però per continuare la costruzione distrussero tutte le anfore tranne due (nelle foto) che don Peppino Palopoli, come ricordo del ritrovamento, fece, trasportare nella sua casa di Ciuranà lasciandole poi ai suoi eredi.
Probabilmente il magazzino serviva da deposito per le merci che venivano imbarcate proprio nella zona di fronte ad un attracco.
Il casellone Palopoli di via Marina fa parte oggi del rione Labonia: qui, fra gli anni 50-60, nella costruzione di abitazioni, vennero trovati numerosi resti di mura, lastroni a spalla stretta, colli di anfore.
Identica cosa avvenne nelle zone interne del borgo romano, in quella che oggi è via Barco dove venne messo alla luce il tronco principale di un acquedotto formato da tubazione fittile di grossa sezione.
Poco più in basso, nei pressi dell'attuale stazione ferroviaria, venne ritrovata una diramazione di quell'acquedotto.
Nel 1976, sul lungomare di fronte all'ex lido Ottagono, vennero ritrovati due o tre tombe di epoca tarda romana ed in una di questi una moneta di bronzo con una testa di Giano bifronte su un lato e la prua di una nave e leggenda Roma sull'altro.
Sul finire degli anni 50, in via Nazionale, durante i lavori di costruzione di un edificio sono venuti alla luce un'anfora, tre asce di terracotta, due vasetti a cono rovesciato, un frammento di statuetta fittile di epoca romana repubblicana. Inoltre fu trovato anche un grosso pitos, un deposito d'acqua collegato all'acquedotto che però venne rovinato nel tentativo di 'sradicarlo' dal terreno e una applique in terracotta raffigurante una testa probabilmente di Giove che venne subito alienata.
I rinvenimenti più evidenti, documentati oggi purtroppo solo da fotografie scattate da Palopoli, avvennero appena fuori Torretta.
In contrada Manele durante le operazioni di scasso per l'impianto di un nuovo vigneto vennero ritrovati numerosi resti di un'imponente villa romana di vaste dimensioni dotata anche di terme, testimoniate dalla presenza di pile del calidarium, collegati ad una fonte da una serie di tubi fittili rinvenuti poco distanti. Di quell'antico sito, oggi restano alcune foto e dei disegni di Palopoli.
Stessa sorte toccò ad un'altra zona archeologica, a Piana di Mazza a pochi metri dalla statale 106, dove venne messa in luce una villa rustica e delle fornaci a pianta quadrata di epoca romana.
Nel 1959 ai bordi del vigneto Clausi, nei pressi del torrente Giardinello, venne ritrovata una tomba di epoca romano repubblicana; in questa stessa zona, durante la costruzione della statale 106, furono rinvenuti altri oggetti che fanno pensare all'esistenza di una necropoli.
Tanti altri furono i rinvenimenti di vasellame e di mura di antichi insediamenti in via Nazionale ma spesso, per evitare il blocco dei lavori, si distrusse tutto velocemente.
Anche a Manipuglia, in zona Destre di Madonna, vennero ritrovati resti di un'antica villa romana imperiale sui quali, nel XIV secolo, è stato costruito il Santuario.
ULTIME NOTIZIE DEL
|
Dopo tutte le prove restava da confutare l'esistenza di documenti che identificavano Paternum con Cirò o con Umbriatico. La spiegazione Palopoli l'affida al vagabondare del vescovo di Paternum che, vistosi minacciato dalle invasioni dei Mori, si spostò in zone più sicure, prima a Cirò e poi ad Umbriatico, da dove continuava a firmare i documenti come vescovo di Paternum.
In base a tutti i ritrovamenti si può tentare una toponomastica della cittadina antica: la zona del lungomare era il luogo dove si trovavano i magazzini ed il punto di attracco delle navi; subito dietro vi erano unità abitative e probabilmente una zona commerciale (rione Labonia, via F.lli Bandiera, casa Turco) visto il ritrovamento di monete; dalla collina del Barco iniziava l'acquedotto che si ripartiva in sezione più piccola; altre unità abitative erano ubicate di fronte all'attuale stazione Fs; la zona industriale, con un complesso di fornaci, si trovava a Piano di Mazza; le zone residenziali erano caratterizzate da ville sontuose (Manele, Cassia, Manipuglia) ubicate in posti ameni e panoramici.
Tutti questi reperti e documenti, più altri ritrovamenti fatti nel circondario e portati a conoscenza della Soprintendenza, dovrebbero presto far parte della collezione del museo che lo stesso Palopoli vorrebbe realizzare a Ciuranà.
Un modo per far conoscere le origini 'nascoste' di Torretta.
Giuseppe Pipita
© 1998-2000 CCC Web Design. All rights reserved.