Chi sei Kaori?

 

 

Capitolo 11 - Cuore spezzato

 

Erano già passate tre settimane da quando Ryo era entrato in quella casa, ma ancora non era riuscito a mettere insieme gli elementi che apparentemente erano di una semplicità unica. In teoria tutto gli era chiaro: scavando nell’archivio di Kris era riuscito a scoprire che l’organizzazione era composta da tre gruppi semi-indipendenti; uno, giapponese, era strettamente legato alla malavita locale, e si occupava del reclutamento degli schiavi e di sistemare le loro famiglie; il secondo, sudafricano, si occupava delle donne, le reclutava un po’ in tutto il mondo grazie ad agganci politici in diversi paesi. Il terzo polo era il più importante, la sede risultava essere tedesca e si occupava di coordinare i movimenti clandestini, ma non era ancora ben chiaro se ci fosse una base principale in qualche parte del mondo.

Mettendo insieme questi elementi e quello che era riuscito a sapere da Maya aveva scoperto che anche lei era una vittima dell’organizzazione. Anche lei era stata in qualche modo rapita, ma prima di essere venduta, era stata notata da Kris, che l’aveva tolta dal giro e addirittura sposata. Cosa passasse dentro la testa di quell’uomo comunque restava ancora un mistero per Ryo: che amasse la moglie era lampante, almeno per lui, ma le motivazioni del suo comportamento restavano ancora irrisolte.

Nonostante le sue capacità investigative non era neppure riuscito a capire che ruolo avesse Kris nell’organizzazione: in teoria dirigeva le transazioni tra Giappone e Sudafrica, ma da alcune conversazioni carpite era chiaro che c’era dell’altro sotto.

 

L’aria calda della notte era insopportabile. Camminava a passo svelto tra le vie del porto, ben attento a non farsi notare dalle autorità del luogo. Era la prima volta da quando si era stabilito a casa di Kroger che riusciva ad uscire di soppiatto per incontrare l’informatore di Saeko, non poteva farsi scoprire proprio ora.

Non riusciva a capire il motivo della sua irrequietezza, si sentiva a disagio, quasi come se sentisse che c’era qualcosa che non andava quella sera.

Entrò in un locale poco frequentato, si sedette ad un tavolo lontano da occhi indiscreti ed ordinò da bere. Poi restò in attesa.

“Ehi, straniero”

Ryo alzò lo sguardo e si trovò di fronte un’intrattenitrice del locale. Era decisamente carina, ma in quel momento aveva altro a cui pensare.

“Sto aspettando un amico bellezza, mi dispiace ma per stasera niente divertimento”

La donna, invece di allontanarsi, si fece più vicina e gli sussurrò ad un orecchio:

“Mi dispiace doverti deludere straniero, ma non credo proprio che il tuo amico verrà stasera”

Lo sguardo di Ryo divenne tutto ad un tratto attento.

“E cosa te lo fa credere?”

“Diciamo che questa sera aveva altro da fare e mi ha chiesto di farti compagnia”

“Mi dispiace, ma se non verrà è meglio che vada anche io, e se ora vuoi scusarmi…”

Fece per alzarsi, ma uno scintillio proveniente dalla mano della donna lo trattenne.

“Forse non hai capito amico, non ho voglia di scherzare, ora tu salirai su con me, sono stata chiara?”

Non ci sarebbe voluto molto per disarmarla e scappare, ma non voleva farsi notare. E poi la faccenda lo incuriosiva, voleva sapere cosa c’era dietro quella messa in scena: guardando attentamente la donna aveva finalmente notato la muta richiesta nei suoi occhi.

“D’accordo bellezza, sono tutto tuo”.

Si allontanarono dal tavolo sorridenti, un po’ di sceneggiata a favore dei pochi clienti del locale avrebbe fugato ogni minimo sospetto sulla loro destinazione.

Salirono al piano superiore ed entrarono in una stanza in fondo al corridoio. Una volta chiusa la porta dietro di sé la donna gettò la pistola sul letto e si sedette su una logora poltrona poco lontano.

Ryo, per non perderla di vista neppure per un attimo, non si era ancora reso conto che in quella stanza non erano soli.

“Allora, vuoi dirmi di che si tratta?”

La donna non si mosse, ma un movimento alle sue spalle lo fece voltare di scatto. Appoggiata al muro dietro di lui una donna con due gambe mozzafiato lo stava osservando. Ryo si rilassò, ma solo per un breve istante. La sua presenza in quel luogo poteva indicare solo un mare di guai.

“Ma sei diventata matta? Cosa ti è venuto in mente di venire fino qua?”

La donna lo guardava senza parlare. Aveva rischiato di mandare in fumo mesi e mesi di lavoro, ma non poteva rimandare ancora.

“Ho preso tutte le mie precauzioni Ryo, sai bene che non sono una sprovveduta. Dovevo parlarti.”

Finalmente il brutto presentimento che lo aveva accompagnato per tutta la serata iniziava a prendere forma.

“Parla Saeko, che è successo?”

La bella poliziotta fece un cenno alla donna che era ancora seduta in un angolo della stanza e questa rapidamente li lasciò soli.

Un’orribile sensazione di vuoto stava riempiendo il cuore di Ryo. Qualunque cosa, qualunque cosa, basta che non le fosse successo niente di male, non poteva esserle successo qualcosa, Saeko non lo avrebbe permesso, non gliel’avrebbe affidata se non ne fosse stato certo!

“Lei sta bene vero?”

Saeko distolse lo sguardo. Quell’uomo la conosceva anche troppo bene. E per quello lei era lì. Non aveva voluto che fosse nessun’altro a portargli quella notizia, ed ora doveva trovare il coraggio di parlare.

“Ryo… lo sai che non sarei qui se non ci fosse un motivo più che valido… io …”

Ryo la afferrò per un braccio, nei suoi occhi una rabbia incontrollabile:

“CHE COSA LE E’ SUCCESSO SAEKO PARLA MALEDIZIONE!!!”

“Mi dispiace Ryo, la colpa è solo mia. Ti avevo promesso di proteggerla e non ci sono riuscita.”

Ryo la guardava, vedeva le lascrime bagnarle il viso e capì che, per una volta nella sua vita era sincera. Nella testa un martellare assordante:

 

KAORI NON C’E’ PIU’

 

Come era potuto succedere veramente? Non aveva mai realmente creduto potesse lasciarlo. Non così.

 

KAORI NON C’E’ PIU’

 

Era un incubo, solo un orribile incubo, doveva essere così, non sarebbe sopravvissuto altrimenti.

“Dimmelo Saeko, dimmi che è un errore, dimmi che ti stai sbagliando, che è ferita magari, ma che non è morta, avanti Saeko dimmelo, dimmi che è così!!!”

Saeko non l’aveva mai visto in quelle condizioni, aveva quasi paura di lui. Era in preda ad una sorta di follia omicida, doveva fare qualcosa, e subito. Si liberò dalla stretta in cui l’aveva intrappolata e con voce ferma gli disse l’unica verità che potesse dargli un motivo per continuare a vivere:

“Non abbiamo mai trovato il suo corpo. Ma è stata colpita alla testa e ha perso troppo sangue, non poteva sopravvivere Ryo, cerca di fartene una ragione come ce la siamo fatta noi”.

“Chi?”

“Come hai detto Ryo?”

“Chi le ha sparato?”

Ora la sua voce sembrava calma, quasi irreale.

“Era un sicario della sezione tedesca dell’organizzazione in cui ti sei infiltrato, ma è morto. L’unico modo in cui puoi vendicarti è continuare sotto copertura le indagini, lo capisci vero Ryo?”

“Perché proprio lei? E’ per me vero? E’ perché mi è sempre stata vicino non è così?”

“No Ryo. Potrai anche non credermi ma è stato un incidente, semplicemente si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato e ha fatto di tutto per salvare un amico anche se…”

“Anche se?”

“Non so Ryo… l’unico testimone della scena, il ragazzo salvato da Kaori, ha detto che in lei c’era qualcosa di strano, era come se fosse spinta dalla forza della disperazione, come se non avesse paura di morire…”

“Conosco bene quella sensazione”

“Ma Kaori no! Non capisco davvero cosa possa esserle successo…”

“Ed io non avrò pace fino a che non lo avrò scoperto Saeko, te lo giuro”

Poi si voltò ed uscì dalla stanza. Saeko si mosse e raggiunse la finestra, dalla quale vide l’uomo allontanarsi per la strada buia. Qualcosa nel suo cuore si era spezzato per sempre. Saeko aveva avvertito chiaramente il cambiamento nel suo sguardo. Non sarebbe mai tornato quello di una volta. Ma forse quel distacco gli avrebbe fatto bene, forse lo avrebbe aiutato a non sentire troppo la morsa di dolore che lei conosceva fin troppo bene.

 

 

Continua…

 

 

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