Chi sei Kaori?  

 

Capitolo 6 - Una brutta sorpresa

 

 

“Ehi ragazzi, avete pensato a come faremo a tornare?”

 

La domanda era arrivata come una doccia gelata sui quattro ragazzi sbronzi che bighellonavano senza una meta in giro per la città.

Kaori era riuscita a rimanere sobria, almeno quanto basta, ma non riusciva a capire perché quel dubbio non l’avesse assalita prima. Erano ore che avevano lasciato la caserma di soppiatto, e fino a quel momento non avevano fatto altro che passare da un locale all’altro mangiando, bevendo e ridendo come matti, ma Kaori non poteva credere che i suoi compagni non avessero un piano.

Li fissò ad uno ad uno:

Kuro Ayase era il più grande, aveva deciso di entrare in polizia dopo la morte della moglie, coinvolta come ostaggio in una banale rapina; era il più silenzioso, ed anche quella sera la sua presenza passava pressochè inosservata. Si era lasciato trascinare dagli altri più che altro perché, dopo la morte della moglie, l’alcool era stato la sua unica consolazione prima di decidere di entrare in polizia, ed anche ora non desdignava una bella bevuta con gli amici.

Kaori lo fissò a lungo, non era certo lui la mente del gruppo, anche se fosse stato abbastanza sobrio da comprendere la sua domanda probabilmente non avrebbe avuto la risposta che voleva.

Poi c’era Yuri Mayo, un ragazzino appena uscito dal liceo e pieno di entusiasmo per quella nuova vita che lo attendeva: Kaori non sapeva molto di lui,ma era un ragazzino vivace, che seguiva Noda in ogni sua pazzia e che vedeva lei come una specie di idolo da adorare.

Decisamente non poteva far affidamento su di lui, considerando oltre tutto che era probabilmente alla sua prima sbornia, non riuscrebbe neppure a comprendere una parola.

Quello più in forma sembrava invece Hiroshi Miwaki, un ragazzo pressappoco della sua età, con i capelli lunghi e l’aria da furfantello. Decisamente sembrava un po’ fuori luogo tra i cadetti della polizia, ma in fondo era un bravo ragazzo, Kaori ne era sicura. Un giorno infatti era stato proprio lui a rincuorarla dopo averla vista piangere in silenzio nel giardino dietro il dormitorio. Non le aveva chiesto niente, ma si era seduto sull’erba, di fianco a lei, in silenzio. Solo dopo un po’ le aveva detto:“Solo alla propria morte non c’è rimedio, cerca di sorridere fino ad allora”. Kaori lo aveva guardato intensamente, quelle parole erano piene di dolore, prive di speranza ma allo stesso tempo piene di vita.

Diede un’ultima occhiata al misterioso ragazzo, stava quasi per avvicinarglisi quando vide il suo sguardo, era completamente vuoto. Era abituata ormai a vederlo cadere in quello stato catatonico a volte, si era ripromessa molte volte di cercare di scoprirne la ragione, ma ora non ne aveva il tempo; decise quindi di provare con la mente del gruppo, sperando che, nonostante tutto quell’alcool in corpo, gli fosse rimasto ancora un barlume di senno.

 

Lentamente provò a ripetere la domanda a Noda:

“Dai che ti viene in mente, devi aver pensato ad un modo per rientrare in caserma!!”

Il ragazzo la guardò con uno sguardo incomprensibile. Poi si avvicinò a lei e, cercando di mantenere un certo equilibrio, le sussurrò:

“Sai che sei proprio bella Makimura?…Mi ricordi tanto…”

Ma non fece in tempo a finire la frase: Kaori, presa alla sprovvista, si allontanò di scatto, facendogli perdere l’equilibrio e facendolo cadere pesantemente al suolo.

Gli altri erano troppo ubriachi per comprendere quel che era successo, ma a quella vista scoppiarono in una fragorosa risata, che contagiò anche la povera Kaori.

Stava ancora cercando di riprendersi da quell’assurda situazione quando una sirena la distolse dai suoi pensieri:

“Accidenti, è una pattuglia! Ragazzi dobbiamo scappare, se ci beccano siamo davvero nei guai!”

Ma nessuno sembrava darle ascolto, erano ridotti da far schifo, ed erano piombati in un sonno profondo.

“Maledizione!”

Non se la sentiva di lasciarli lì, ma quella notte lei aveva ancora una cosa da fare, era riuscita a rimanere sobria pensando solo a quello, e non poteva farsi beccare proprio adesso!

“Mi dispiace ragazzi, vi devo un favore!”

Detto questo non perse tempo e si infilò in un vicolo, correndo sicura verso una zona ben conosciuta.

 

Non ci mise molto per arrivare di fronte all’edificio, ma il problema ora era come riuscire ad entrare: l’appartamento era all’ultimo piano, e non poteva entrare dalla porta, avrebbe fatto troppo rumore nel disinserire il sistema di allarme. Si arrampicò velocemente lungo la scala antincendio, e con fare sicuro entrò dalla finestra che dava su una stanza spoglia e desolante. Solo lei sapeva come evitare l’allarme, ma si sorprese ugualmente di non sentire alcun movimento di circospezione provenire dalla stanza attigua.

“Forse non c’è nessuno…”

Lentamente si avvicinò al comò e prese qualcosa dal secondo cassetto:

“Ryo…” sussurrò.

La foto era stata scattata qualche anno prima, ma sembrava che da allora il tempo si fosse fermato: il suo sguardo era ancora lo stesso, e la sua espressione indecifrabile, come sempre.

Restò ancora un momento a contemplarla, poi la mise nella borsetta e si diresse il più silenziosamente possibile verso la stanza accanto. ‘Possibile che Ryo non sia in casa? Quel disgraziato! Sarà sicuramente in giro a caccia di donne!!’.

Con passo deciso varcò la soglia della porta, ma si bloccò immediatamente. Un brivido la scosse, lo sguardo non riusciva a staccarsi dal grande letto che troneggiava al centro della stanza: una bellissima donna dormiva dandole le spalle, appoggiata alle solide spalle di un uomo, anche lui girato di schiena.

Kaori era paralizzata, non riusciva a muoversi, e non riusciva a staccare gli occhi dalla donna. Non poteva vederla in viso, ma il lenzuolo le arrivava appena in fondo alla schiena, ed era completamente nuda!

Non aveva bisogno di vedere altro, lentamente come era entrata se ne tornò da dove era venuta, con la differenza che ogni operazione ora le risultava più difficile, le lacrime che non riusciva a fermare le offuscavano la vista, ma non arrestavano la sua corsa.

Kaori non sapeva dove stava andando, voleva solo scappare il più lontano possibile da quella casa.

 

 

Nel frattempo una donna ancora assonnata si mosse lentamente dalla sua posizione:

“Tesoro?”

Nessuno rispose.

“Mick? Non hai sentito nulla?”

L’uomo lentamente prese coscienza della voce della moglie che lo stava chiamando, riemerse con la testa da sotto il cuscino e si voltò verso di lei:

“Mmh?”

La donna sorrise dolcemente e lo baciò, ormai sveglia:

“Dicevo solo che mi è sembrato di sentire un rumore, a te no?”

L’uomo si decise finalmente ad aprire gli occhi:

“Mmh… non credo, e poi avevo la testa sotto il cuscino, quella dannata sirena prima non mi lasciava dormire!”

“Mah… avrò sognato, ma questa casa mi inquieta, non vedo l’ora di tornare a casa nostra, tu no?”

“Certo Kazue, ma abbiamo promesso a Saeko di restare finchè Kaori avrà finito il suo periodo di addestramento all’accademia, lo sai!”

“C’è una cosa che non capisco però”

“Cosa?”

“Fra qualche giorno Kaori tornerà a casa, come farà Saeko a spiegarle l’assenza di Ryo?”

“Mmh… non ci avevo pensato, comunque quella donna ha mille risorse, vedrai che qualcosa si inventerà!”

“Hai ragione… ora dormiamo però, buonanotte Mick!”

“Buonanotte amore”

I due giovani sposi si riaddormentarono, abbracciati e sereni, ignari di avere appena innescato un processo che avrebbe coinvolto in una spirale di dolore e di morte la vita di due tra i loro migliori amici.

 

Continua…

 

 

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