Storia della Rocca

 

 

Le origini della Rocca sono quasi certamente etrusche: negli orti del paese sono stati trovati frammenti di ceramica etrusca e romana. Lo stesso nome di “Tentennano” – documentato nella forma medievale “Titinianum”  - potrebbe derivare dall’etrusco “Tinia”, cioè Giove, il padre degli dei: si possono fare anche ipotesi suggestive: lo sperone roccioso attirava i fulmini scagliati da Tinia? o vi sorgeva un santuario di Tinia? (siamo vicini all’Amiata, la “Montagna Sacra” degli Etruschi …)

Tentennano o meglio Titinianum emerge dalle nebbie della storia in alcuni atti notarili del mille:  all’epoca esisteva già quindi una rocca con il suo piccolo borgo. La Rocca nella sua forma attuale dovrebbe essere stata costruita intorno al 1100 – 1200 dalla famiglia Aldobrandeschi che dominava la Toscana meridionale (un Aldobrandeschi era anche il Papa Gregorio VII).

 

Stemma della famiglia Tricerchi
(su un portone della Rocca)

Per circa due  secoli la Rocca di Tentennano fu la piccola “capitale” della Val d’Orcia ma soprattutto il centro di controllo strategico sulla Via Francigena, la famosa strada medievale che  univa Roma con il nord Italia e la Francia. Chiunque andasse a Roma (o ne venisse), pellegrino, ambasciatore, nobile, chierico, armato o disarmato, passava per la Val d’Orcia, sotto lo sguardo vigile dei signori della Rocca, alta ed inespugnabile.

La nascente Repubblica di Siena fece di tutto per assicurarsi il possesso della Rocca e dopo alterne vicende e scontri con la varie famiglie nobili che la possedevano (tra cui i Salimbeni ed i Tricerchi) alla fine del trecento  insediò stabilmente alla Rocca i suoi funzionari, armati ed … esattori delle tasse.

Nel 1320 la Rocca ebbe un’ospite di eccezione: Santa Caterina da Siena, che vi soggiornò per qualche mese; malgrado l’ambiente non fosse certo pacifico (la Santa qualifica gli abitanti come “mascalzoni” e ricorda il vento che percuoteva la Rocca) proprio a Tentennano, giunta analfabeta,  ricevette il dono divino della scrittura.

 

 

Lapide che riporta una frase di Santa Caterina da Siena, contenuta in una lettera scritta dalla Rocca
 

Il Trecento e il Quattrocento furono comunque per la Rocca e la sua terra secoli di sviluppo e di relativo benessere, con il sorgere della organizzazione agraria dei “poderi” nelle campagne e di attività artigianali e di servizio nel borgo.

Dalla seconda metà del ‘500 cominciò la decadenza: francesi e spagnoli prima combatterono per il controllo degli staterelli italiani (e la Rocca venne anche assediata dai francesi), poi si accordarono e stabilirono dei “protettorati”: tra questi il Granducato di Toscana che inglobò la Repubblica di Siena.

La Torre della Rocca venne abbandonata (le armi da fuoco  l’avevano  resa inutile) e il borgo si ridusse ad un semplice quieto villaggio; anche la Via Francigena perse di importanza (si viaggiava ormai in carrozza) ed il vicino  Castiglione d’Orcia  da borgata gemella divenne un fratello maggiore più importante e popolato, tanto che a metà  ‘700 il “comune” della Rocca fu soppresso e ricompreso in quello di Castiglione.

 

Disegno del '500: la Rocca, la Val d'Orcia ed il percorso della Via Francigena.

 

Disegno del '600: la Rocca vista da Bagno Vignoni; riconoscibile  la chiesa di San Simeone (sotto la torre); sullo sfondo la rocca di Castiglione d'Orcia
 

Con le riforme del settecento i Granduchi Lorenesi migliorarono comunque l’organizzazione del territorio (venne introdotta la mezzadria) e la Rocca continuò a vivacchiare con un numero stabile di abitanti (circa 500), per la  maggior parte artigiani (fabbri, falegnami, conciatori) al servizio dei contadini che ben più numerosi abitavano nei poderi sparsi.

La bufera napoleonica, il Risorgimento, l’Unità d’Italia, le Guerre Mondiali portarono relativamente pochi cambiamenti: sono stati il boom degli anni ’50 e ’60, la riforma agraria, il grande esodo dalle campagne, a sconvolgere  per sempre il volto e la vita della Val d’Orcia e dalla Rocca: i poderi vengono via via abbandonati, i giovani se ne vanno per lavorare nei centri maggiori e nei borghi restano per lo più gli anziani.

 

Anni '40-'50: i tetti della Rocca, San Simeone e la torre; notare i pochi alberi

 

La Rocca è  troppo vicina a Castiglione d’Orcia e  risente in modo fortissimo della sua “attrazione”: gli abitanti calano da 500 a meno di 100, la parrocchia viene soppressa, negli  anni ’60 chiude la scuola, a fine anni ’70 l’ultima bottega.

Il calo degli abitanti ha avuto però l’effetto positivo di conservare intatto il paese; non ci sono infatti costruzioni “nuove”, mentre le vecchie case sono state in buona parte restaurate  in modo rispettoso ed intonato all’ambiente.

 

Anni '50: la torre vista da Castiglione d'Orcia; in primo piano una "ciuca"

 

Anni '60: la piazza della Cisterna; le case hanno un aspetto dimesso, il tiglio è stato appena piantato

 

 

Oggi la Rocca è un tranquillo borgo che  ormai - come tutta la Val d'Orcia - affida al  turismo il suo sviluppo.