Cosa vedere alla Rocca

 

 

 

L’itinerario proposto per la visita della Rocca inizia dal parcheggio in basso, vicino la chiesa della Madonna di Manno e la porta ad arco. Consente di percorrere il borgo nella sua interezza e di apprezzarne i valori ambientali e di paesaggio.

(C’è una alternativa: parcheggiare nel piazzale in alto, davanti al chioschetto “Pane e Companatico”,  visitare subito la torre e poi scendere nel borgo: Oltre che più faticoso - prima si scende, ma al ritorno si sale -  quest’altro itinerario risulta però meno efficace e suggestivo) 

L’ abitato è disposto a ventaglio intorno allo sperone calcareo su cui sorge la Rocca di Tentennano. All’interno della cinta di mura ci sono  tre  minuscoli “terzieri”: la Rocca (intorno alla  piazza), la Rocchetta (verso ovest)  e la Rocchettina (verso est). Alcuni tratti delle mura, ancora in piedi, li vedrete nel corso della visita.

 

 

La semplice chiesa della Madonna delle Grazie di Manno risale al ‘500. In origine era orientata al contrario (con il portale sulla strada) ma con la costruzione della rampa carrozzabile di accesso  al  borgo fu necessario spostarne l’ingresso dall’altra parte. All’esterno, in alto, l’intonaco ha ancora qualche traccia di decorazioni a monocromo. Per vedere l’interno ci vuole un po’ di fortuna: viene aperta qualche volta per funzioni o più raramente da un vicino che ha la chiave e che con buona volontà si preoccupa della salute della chiesa. L’interno è un’aula spoglia e attualmente un po’ malandata, tanto che il quadro dell’altar maggiore è stato portato a Castiglione d’Orcia al sicuro: c’è comunque un bel coro di legno.
 

 

Dalla chiesa si sale alla porta ad arco che si apre nelle mura e immette nella Rocchettina. Si prosegue tra case restaurate fino a che a destra si apre un primo panorama sulla Val d’Orcia, da Bagno Vignoni verso Pienza. Oltre il muretto,  il grosso fabbricato che sovrasta il giardino era un tempo l’ospedale della Rocca, che accoglieva pellegrini e viandanti in cammino lungo la Via Francigena.

Più avanti, entrati nel terziere della Rocca, si apre a destra una piazzetta: la casa a destra prima di questa piazzetta ha ospitato fino agli anni ’70 l’ultima bottega del borgo, dove si vendeva pane, pasta, pizzicherie, vino  e un po’ di tutto. La casa a destra dopo la piazzetta era invece il vecchio frantoio di olive.

 

Siete ormai nella piazza della Cisterna, il gioiello della Rocca. Giratela e guardatela da diverse angolazioni, gustate i particolari e come si compongono: il muro compatto della cisterna, con il piano su cui si apre la vera del pozzo, con gli stemmi scolpiti nelle riquadrature e i vecchi ferri di sostegno della carrucola; le case attorno, per fortuna non sconciate dai restauri, con i loro volumi mossi; l’altro piccolo pozzo, sotto il grande tiglio, con la panchina dove è bello sedersi a guardare e pensare; la pavimentazione a grosse pietre rigate d’erba, dove nelle tranquille giornate di sole si distendono gatti  oziosi.

 

 

 

I fabbricati sul lato lungo della piazza sono due antiche “fattorie” (nel senso di case del borgo dove risiedevano i “fattori” e naturalmente i padroni di più “poderi” sparsi nella campagna): di fronte si aprono gli ingressi delle cantine di queste fattorie.

 

 

 

Proseguendo lungo la facciata delle fattorie si infila il “borgo maestro” pavimentato a grosse  lastre e fiancheggiato da case di impianto medievale, anche queste ben restaurate. Una casa a destra, riconoscibile da un campaniletto a vela, è quello che resta del Palazzo Comunale, sede appunto del Comune della Rocca prima della riforma granducale del ‘700 che lo soppresse aggregandolo a Castiglione d’Orcia. La casa successiva è la sede del “circolino”, unico locale più o meno pubblico della Rocca (in realtà circolo ARCI), dove la sera i rocchegiani si incontrano intorno a un caffè o un bicchiere di rosso.
 

Siete arrivati a un trivio, dove comincia la Rocchetta: scendete pochi passi davanti a voi:  la casa a sinistra reca sulla facciata una lapide che ricorda Santa Caterina da Siena, che si tramanda abitò questa casa nel suo soggiorno alla Rocca nel 1320. Scendendo ancora, alla curva si apre a destra un altro panorama, questa volta verso la parte più aspra della gola formata dall’ Orcia, e appare  in fondo il castello di Ripa d’Orcia. Più sotto la strada esce dalle mura, dove un tempo si apriva una porta.

 

 

Ritornate al trivio e prendete a destra; al primo largo guardate a sinistra e vi riappare  la piazza della Cisterna da una insolita prospettiva; proseguite nella strada in  piano e a un muretto a sinistra ecco di nuovo una vista dall’alto della Cisterna.
Nella alta casa a destra è incastrato in alto sulla facciata un singolare resto di statua, forse di San Sebastiano in quanto la casa era la canonica di questa chiesa e porta  ancora sul tetto un campaniletto a vela.

 

Proseguite ancora e alla curva successiva riprendete fiato: si apre davanti a voi, inatteso ed emozionante, il panorama della Val d’Orcia: colline morbide punteggiate di poderi, chiuse all’orizzonte da poggi boscosi. Vale la pena di fermarsi e percorrere con lo sguardo tutto il paesaggio: all’estrema sinistra il torrione di Vignoni vecchio sovrasta Bagno Vignoni e nasconde San Quirico d’Orcia; poi la fila dei tetti di Pienza, e più lontano Monticchiello e Montalcino, le montagnole sopra Cetona, e infine a destra la torre cupa e solitaria di Radicofani. In basso la valle, dove il fiume non si vede nascosto da basse ondulazioni: verde in primavera, poi dorata di grano e gialla d’agosto; se siete fortunati ed è una giornata di vento e nuvole, ne potete vedere le ombre  correre veloci; più sotto di voi olivi  verdi ed argento scendono verso la valle; notate il piccolo e rustico cimitero con i suoi vecchi cipressi.

 

 

Sopra di voi potete vedere, addossata alla roccia, l’abside della chiesa di San Simeone.
Continuate a salire e a destra trovate di San Sebastiano, chiesa restaurata di recente (attualmente l’unica officiata, ma solo nelle ricorrenze principali) e già sede della confraternita di San Sebastiano. La curiosa facciata seicentesca con timpano curvo e pinnacoli è impostata su una precedente di chiara origine romanica. L’interno è austero, a navata unica. Nella chiesa si svolge la funzione conclusiva della processione del Cristo Morto che si tiene la notte del  giovedì santo.

 

Dal muretto oltre  la chiesa  si riapre più  ampio il panorama verso la gola dell’Orcia, il Castello della Ripa e, più lontano, Montalcino, oltre i poggi coperti di macchia e i tetti rossi del borgo ormai sotto di voi.

 

 

 

Alle vostre spalle una breve scalinata porta al sagrato della chiesa di San Simeone, dalla semplice facciata romanica a capanna. E’ attualmente chiusa per lavori perché la adiacente ex canonica viene restaurata per insediarvi un “relais”. L’interno - prima dei lavori  -  era  in pessimo stato ma forse per questo molto suggestivo: la luce filtrava piano dalle piccole finestre, la patina d’antico copriva gli altari dipinti, il pavimento di cotto corroso dall’umido, i muri consunti, sotto le capriate dell’unica lunga e spoglia navata;  sulle pareti si potevano leggere affreschi, alcuni ancora vivi, altri sbiaditi o offuscati: santi e storie e paesaggi, una Madonna che protegge  sotto l’ampio manto la Rocca, un Giudizio. Aspettiamo la fine dei lavori ….
Salite ancora e dove la strada scollina c’è a sinistra il cancello di ingresso della Rocca a Tentennano. Si visita d’estate tutti i giorni  e d’inverno nei fine settimana (dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 17); il biglietto costa 2 euro compreso un buon depliant illustrativo; piccola vendita di libri e cartoline.
La Rocca risale al XII secolo e fu proprietà di diverse famiglie nobili (Aldobrandeschi, Salimbeni) e della Repubblica di Siena; fu poi contesa nelle diverse guerre che segnarono medioevo e rinascimento, per poi essere abbandonata dopo il ‘500. Non è stata mai espugnata: era praticamente impossibile, prima delle armi da fuoco.
Negli anni ’70 è stata donata allo Stato dagli ultimi proprietari, la famiglia Aggravi-Scotto, restaurata ed aperta al pubblico.
Alcuni elementi del  restauro, come l’uso di strutture e scale di ferro,  possono destare perplessità: sono comunque funzionali per visitare in sicurezza il complesso, dove si tengono talvolta anche concerti (nel cortile) e mostre (nelle sale interne).

 

 

 

Nel primo ripiano (dove è la biglietteria) sorgevano le abitazioni della servitù e della guarnigione; salite ed entrate nel cortile, da dove una scala metallica porta all’ingresso del torrione (in origine la scala era di legno e poteva essere ritratta per la difesa).
Nel torrione c’è una prima sala inferiore che poggia direttamente sulla roccia; per una scala interna si va alla sala superiore, da cui si va nella piccola cucina triangolare che conserva ancora il pozzo, il forno e la canna del camino. Dalla  sala superiore, ampia e con copertura a volta,  una ripida scala di ferro si arrampica ad una botola che sbuca sulla terrazza.
Una volta sulla terrazza, fermatevi, soprattutto se tira vento, (e non avvicinatevi troppo alla ringhiera se soffrite di vertigini). Guardatevi attorno: a trecentosessanta gradi vi avvolge un  paesaggio che avete forse immaginato, ma che supera ogni immaginazione.
A sud il Monte Amiata, coperto di faggi e castagni che d’inverno sono bruni, con la striscia candida della neve; poi a sud-est la torre di Radicofani chiude l’orizzonte, poi le montagne boscose sopra Cetona, Montepulciano, i colli lontani del Chianti, Pienza, San Quirico d’Orcia e nelle giornate chiare le torri di Siena; Montalcino e più vicino il castello di Ripa d’Orcia, le colline a macchia che si perdono verso la Maremma e di nuovo l’Amiata, e più in basso i resti del cassero di Castiglione d’Orcia. Tra l’orizzonte e la vostra aerea terrazza la natura e l’opera secolare dell’uomo hanno modellato e solcato il paese di strade e siepi, piantato alberi e costruito poderi e borghi; se avete un binocolo fermatevi a cercare i particolari: filari di cipressi che seguono una strada, le geometrie dei campi, la torre merlata della Ripa d’Orcia sospesa sulla gola, i poderi abbandonati sui crinali, il filo argenteo del fiume, le macchie che salgono sui colli.
 

 

Con un po’ di rimpianto lasciate la torre ed il suo orizzonte, riscendete all’uscita e prendete a sinistra: dopo pochi passi sarete nel parcheggio superiore dove vi aspetta il simpatico chalet “Pane e Companatico” per un ristoro. Rinfrancati dalla sosta prendete il sentiero di fronte allo chalet, che gira intorno allo sperone della torre  e con belle viste, tra gli alberi,  vi riporta nell’abitato, da dove potete poi ridiscendere al parcheggio inferiore.
Mentre partite e vi lasciate alle spalle la Rocca arrampicata sul suo colle, via via più lontana, col pensiero buttate un soldino nella  fontana:  tornate presto.