…HANNO DETTO DI LUI…

 

GAVOTTI MARCO

 

COMMENTI, CRITICHE, APPREZZAMENTI

 

RENO BROMURO        POETA, SCRITTORE,COMMEDIOGRAFO, CRITICO;

GIULIO PERRONE      SCRITTORE, DIRETTORE RIVISTA IL FILO, CONDUTTORE RADIOFONICO;

PIERO DONATO        POETA, SCRITTORE, PRESIDENTE ASS.NE ARTENUOVA;

SANDRA CERVONE      GIORNALISTA, POETA SCRITTRICE;

UGO COLLA           SEGRETARIO COMUNALE, SCRITTORE, POETA;

FABIO DESIDERI      SINDACO CITTA’ DI MARINO LAZIALE

AGAPE               ASSOCIAZIONE INSERIMENTO DISABILI NELLA SOCIETA’

ERMANNO EANDI       ORGANIZZATORE DI EVENTI, POETA, POESIA SPORTIVA;

FAUSTO GIANNI       COMMISSARIO STRAORDINARIO CITTA’ DI MARINO;

ANNAMARIA PAPPACENA SCRITTRICE, INSEGNANTE,

 

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DI RENO BROMURO (Eccelso poeta, ottimo critico, caro amico)

SUPREME ED ETERNE CERTEZZE DELL’AMORE NELLA POESIA DI  MARCO GAVOTTI

GLI ZINGARI
Passano per la strada principale,
per accamparsi, vicino alla stazione.
Tra le scintille e il fumo dei falò,
corrono i ragazzini, mezzo nudi.
Sotto gli occhi ubriachi ed assonnati,
degli uomini seduti sulla strada,
neniano lamentose quelle donne,
che a mendicare vanno a passo lento.
Son troppo larghe, quelle loro gonne,
come son troppo svelte quelle mani;
forse domani mancherà qualcosa,
e all'alba saranno già troppo lontani

 

August Wilhelm Schlegel era convinto che la vera poesia venga raramente compresa perché i modi peculiari con cui l'immaginazione opera appaiono «innaturali» a coloro che «non ne possiedono neppure una scintilla». Se un oggetto ci viene presentato in veste poetica, ogni sua parte deve «tingersi dei colori» di questa veste. Nel dramma, ad esempio, il poetico assume una forma «storica», gli eventi vengono cioè presentati come se fossero realmente accaduti, anche se «la loro irrealtà non viene per niente dissimulata» e si sa a priori che si tratta di una finzione. Tuttavia la rappresentazione poetica di questi eventi esprime «la sostanza della cosa» in modo più chiaro e trasparente, di quanto non faccia il «più minuzioso controllo».Schlegel vuole dimostrare che nel mondo della poesia vigono leggi, proporzioni, rapporti e misure che non hanno alcun riscontro nel mondo reale. Un esempio particolarmente evidente del legame poetico-immaginativo con il mondo è il linguaggio dell'amore. Esso non può prescindere dalle immagini e tuttavia si leva «al di sopra di tutto il resto del mondo», come se avesse perduto «la misura del reale» e mirasse ai confini ultimi delle cose, «là fin dove lo portano le ali della fantasia, senza che si avveda di essersi smarrito». La natura dell'amore, perché caratterizzata da «aperte contraddizioni», trascende l'intelletto e non può essere da questo compresa. Anche se «viene felicemente contraccambiato», non può mai risolversi in «perfetta armonia». Per natura tende perciò a «esprimersi in modo antitetico».

 

IL BOSCO

Pulviscolo e lance di sole,

tra le fronde,

macchie di luce sui dormienti prati,

umido e soffice, multicolore manto,

calpesto piano.

Dubbio sboccio di ciclamini a lato,

m'è compagna la quiete.

Sopra, carezze del vento,

sospiri dei rami,

sotto, cenni di sentieri,

ciottoli brinati, rivoli inquieti,

e le corse arrotolate,

delle foglie.

 

(Da «Il naufragar m’è dolce in questa radio» (Edizioni Il Filo)

Poesia inconsueta, descrittiva e narrativa insieme,che richiama a paesaggi fascinosi, intravisti in una sospensione magica e musicale della fantasia poetica. Il soggetto, lasciato nell'indeterminatezza e richiamato dalla presenza dei predicati si muove in un'atmosfera di mito, dove ogni fatto, ogni rumore, ogni apparizione ha lo stupore del miracolo, ed è inutile cercare in questo paesaggio, in queste impressioni e sensazioni, un significato nascosto, un valore di determinate situazioni.Inutile e illegittimo; vale piuttosto una lettura che, tentando i vari momenti dell’invenzione poetica, ne colga l'arcana suggestione. Dal lato strettamente tecnico il mio primo sforzo è stato quello di ritrovare la naturalezza e la profondità e il ritmo nel senso d'ogni singola parola; ho ora cercato di trovare una coincidenza fra la metrica tradizionale e le necessità espressive.Leggendo i versi di Marco Gavotti si ha la sensazione che il sole, filtrando tra i rami del bosco, faccia dei raggi archetti e dei rami violini che hanno preso in prestito da Mascagni «L’inno al Sole» dall’Iris.Pur fondamentalmente dipendenti nel nostro essere e nella nostra vita, poiché siamo venuti all'esistenza senza la nostra volontà,tuttavia un’esigenza d’autonomia umanamente ci costituisce.Di fatto noi diventiamo ciò che siamo mediante l'azione, e la nostra azione che tutto manifesta è in definitiva l'azione stessa di Dio. È Dio che introduce in noi il principio di ciò che dobbiamo essere, poiché Egli costituisce ad un tempo il principio e il fine dell'umana esistenza. Il valore della persona umana si raccoglie tutto nel rapporto irrecusabile e verticale al Trascendente e orizzontale agli altri esseri, e si esprime in termini d’amore attraverso un atto d’opzione, di libertà.

 

UN AMORE SPECIALE

Presi che fummo ormai,

dai gemiti del cuore,

più non potemmo, sai,

nasconder oltre,

la nostra gioia,

i nostri sentimenti.

Furono poi solerti,

gli occhi tuoi

a cingermi d'acciaio,

a farmi tuo.

Poi ti donasti invano

e più e più volte,

ti tesi la mia mano,

e restò vuota.

DomineIddio mi vide,

e fu pietoso,

tu no, tu non m'amasti,

e stretto in pugno il cuore,

volsi il mio volto al sole,

contai i presenti

vidi che tu non c'eri,

e me ne andai.

 

La nostra salvezza non si realizza senza di noi: nel bene come nel male, la responsabilità umana resta integra conferendo un valore innegabile all'essere. Egli ci costituisce com’esseri umani autentici, come persone. La salvezza è opera nostra, infatti, come essa non si da senza di noi, così non può darsi neppure senza l’autenticità  dell’arte. Ed ecco che l’opera d’arte è umana e divina, incontro e sintesi mirabile di Dio e uomo. Mediante la metafìsica della carità, tutto si manifesta e chiarisce: il principio, il mezzo, il fine d'ogni cosa.

 

ORO

Il colpo, congela gli sguardi,

i muscoli aspirano sangue,

lo scatto dilata le vene,

“è valida!” urla la folla.

Si affiancano anime svelte,

scomposte, le gote e le labbra,

sollevano zolle, gli atleti,

le braccia incoraggiano il moto.

Son musiche di percussioni,

quei piedi che strappano vento,

un volto già fissa quel segno,

s’abbassa, si sporge, insolente.

Braccato da fulmini accesi,

da tanti motori di carne,

s’impone su tutti il suo petto,

il podio, lui sposa d’un lampo.

Riduce, scomposto, la furia,

fissando quei numeri verdi,

d’un tratto … gli esplode la faccia,

rigandogli il volto di pianto.

Decollano mani plaudenti,

s’affollano, braccia d’amici,

Quell’oro, riluce, solare!

Quel “tempo” gli batte nel cuore!

Ed oggi, sei tu, Vincitore!

 

In questa lirica la concezione è essenzialmente ottimistica, in quanto significa liberarsi senza possibilità di pensare ad una defezione dell'essere.  Una prima affermazione del valore della persona si trova già in Kant. È in lui infatti, afferma Laberthoinnière, che la filosofìa diviene chiaramente ciò che essa può essere e ciò che deve essere: una dottrina del diritto e della giustizia e, quindi, un sistema di esseri e non di cose. L'uomo non è più un individuo, è una persona, e gli altri devono rispettarlo, com'egli deve rispettare gli altri. Ciò significa guardare le cose, come Marco Gavotti, al di sopra della vita di giustizia, della vita razionale e della vita umana. La vita trasfigurata in Poesia, diventa divina, proprio come lo sportivo che ha vinto la medaglia d’oro, che per trasfigurazione poetica diventa dono di vita divina. Già Platone aveva affermato che l'ideale della vita umana è un’imitazione della vita di Dio; ma per Laberthonnière è qualcosa di più. E più esplicitamente: l'esistenza degli altri, come altri, non si constata come può constatarsi un oggetto nello spazio, né come si svela, partendo dalle premesse, una verità d'ordine logico. L'uomo attraverso l’arte poetica, rivela la santità della vita a cominciare da Omero, seguito da Virgilio, da Lucrezio Caro e Dante Alighieri e in questo modo l’uomo è restituito a se stesso. Dopo tante insensate e pericolose esaltazioni dell'io, o pessimistiche ingiustificate negazioni, o arbitrarie riduzioni a mera natura; dopo le assurde deificazioni dell'uomo o le umanizzazioni di Dio, l'uomo trova nella Poesia di Marco Gavotti se medesimo, integro, nella pienezza dell'essere suo, recuperando un principio d'intelligibilità del reale e una norma di condotta sicura vivendo intensamente le supreme ed eterne certezze dell'Amore.

Reno Bromuro

 

 

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GIULIO PERRONE (direttore della rivista IL FILO, scrittore)

“Una poesia, quella di Marco Gavotti, che cerca nella semplicità e nella purezza del linguaggio, una nuova forma di comunicazione letteraria, scevra da orpelli o archetipi formali, che ne condizionino il contenuto. Del resto la scelta di muoversi nella direzione non di temi metafisici o altamente intellettuali, ma sociali, prendendo come spunto la vita circostante e anche le esperienze delle persone comuni, ben si sposa con questo stile poetico diretto ed altamente comunicativo… (dalla prefazione di Giulio Perrone Direttore della rivista “Il Filo”)

 

(in merito alla pubblicazione in antologia della poesia “il mirino”)

… ma tra gli autori di questa antologia ci saranno anche autori più “esperti” come Marco Gavotti o luigi conventi, che spesso si confrontano anche con la realtà sempre stimolante del dialetto e che nelle serate di lettura sono stati accolti con grande calore e partecipazione da parte del pubblico.

 

(in merito al racconto “Alfred”)

…il racconto scorre lungo la linea di una novella o fiaba seria, che riesce ad incantare, a tratti, per la semplicità straordinaria, in altri per la profondità del pensiero che emerge dalla storia di questi ragazzi, raccontata da un padre ad un figlio e quindi ancora più forte, più vera. Dal punto di vista stilistico, il ritmo è buono e si adagia sullo scorrere della narrazione senza sussulti, se non nei punti cardine…

 

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PIERO DONATO (Presidente della associazione Artenuova Arte & cultura, amico caro)

(in merito alla poesia “chilometro 21,500”)

 

Marco ha la capacità di rendere vivifiche immagini al dolore, il quale dolore prende ancor più vita, più consistenza e consapevolezza nell'esistenza di chi lo avverta a seguito della materia trattata in poesia.

La tragedia consumata sull'asfalto "colorato", diventa dunque dramma nel cuore di ogni lettore.

 

(in merito alla poesia i “lupi cravattari”)

Molto diretta, senza nulla lasciare al caso, questa è cultura vera, un "bravo" incondizionato, immagino che certe persone non abbiano la minima nozione di cosa voglia dire "vivere".

 

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SANDRA CERVONE (Giornalista, poeta, amica carissima)

 

Solo un uomo animato da una forte passione civile può offrire amicizia come un "fardello". E solo se è un poeta può considerarlo "pesante". Perchè il poeta sa usare le "parole", dare un significato compiuto alle sue frasi, evocare il vero valore dei sentimenti, quello che agli altri sfugge o che troppo spesso viene sottovalutato.L'amicizia è un valore positivo e questo tutti lo sanno, ma che sia un pesante fardello solo un poeta con la passione civile può affermarlo. "Pesante" non nel senso negativo, ma come ricchezza, importanza, responsabilità... Fardello come presenza, cuore, condivisione, gratuità... Ed il dono è per tutti, incondizionatamente, come una tavola imbandita in cima alla salita, una fontana d'acqua fresca dopo chilometri di deserto.... "Chi ha sete venga": chi vuole legga. La poesia come annuncio, come amicizia, come regalo ricevuto (dalla Musa, dall'ispirazione) e ridonato. Poesia che prima di tutto è stata linfa e frumento per il poeta stesso, per la sua anima accasciata che trova coraggio per risollevarsi. E per donarsi, appunto, per rendere partecipe chi ancora brancola nel buio della sua stessa lanterna, il suo stesso "pane". Cos'è l'amicizia se non condivisione, comunione, integrazione? Il poeta ispirato diventa a sua volta musa, in un cerchio vitale incomprensibile ai più ma che la sua esagerata sensibilità rende d'improvviso chiarissimo. E soprattutto possibile!  E questa consapevolezza -commossa e riconoscente- è quel desiderio di comunicare, di elargire parole, di scrivere, di raggiungere cuori e menti che indegnamente ma irrimediabilmente ci fa POETI. 

 

 

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UGO COLLA (Segretario comunale,poeta e stimata conoscenza)

(in merito alla poesia “una bara una medaglia”)

 

“Egregio Sindaco mi hanno  detto che un giorno

tu gridavi alla gente "Vincere o morire!".

Ora vorrei sapere perchè mai

vinto non hai eppure non sei morto

e al posto tuo è morta tanta gente

che non voleva nè vincere nè morire..."

 

Così il nostro Luigi Tenco nei primi anni 60. Sono le prime parole, carissimo Marco, che la Tua poesia, per la quale ogni commento che esprima commozione o ammirazione è inadeguato tanto penetra nel profondo, mi ha ricordato. Sto leggendo "Origini diverse" e Te ne parlerò più a lungo; ieri leggevo e commentavo con mia moglie "Una fede civile". Come cittadino, come cristiano, come uomo che oltretutto, insieme a tanti altri, opera per la legalità nel suo lavoro e scrive, come poeta, soprattutto d'amore, come potrei non essere assolutamente contrario ad ogni forma di violenza, compresa quella del terrorismo? Ma so anche che ogni terrorismo, nazionale e internazionale, è purtroppo l'altra faccia di altra violenza, quella di un potere che diviene sempre più mostruoso nell' arroganza, ostenta ricchezza sfacciata in un mondo in maggioranza povero, scatena guerre contro il volere della maggioranza dei suoi cittadini. Destra o sinistra non c'entrano, Chirac aveva capito Blair no e i risultati sono questi. Grazie Marco, di averci commosso una volta di più.

 

(in merito al libro “ORIGINI DIVERSE”)

…proprio leggendo "Origini diverse", di cui mi piace l'attenzione rivolta sempre agli ultimi, ai meno fortunati, a coloro che della cronaca occupano le pagine più tragiche e disperate, non escluso quel Pedro ! (Hai visto per caso il film "La moglie del soldato" ?). Siamo in buona compagnia, anche Fabrizio De Andrè amava cantare gli ultimi e noi dobbiamo continuare sulla sua strada.

 

 

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FABIO DESIDERI (Sindaco di Marino Laziale)

Ho ricevuto, nei giorni scorsi, copia dell’antologia curata da Giulio Perrone… “e il naufragar m’è dolce in questa radio”, nella quale ho potuto leggere la tua poesia “Marino al mattino”: Ne’’esprimerti tutte le più vive felicitazioni per la tua affermazione nell’omonimo concorso, desidero complimentarmi con te per aver saputo cogliere alcune delle atmosfere ancor oggi presenti nella nostra città e per averle trasformate in poesia. Colhgo l’occasione della presente per ringraziarti ed inviarti i miei più cordiali saluti.

 

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AGAPE (ass.ne inserimento portatori handicap nella società, organizzatrice eventi culturali)

(in merito alla poesia”Nino”)

La sua poesia è una forte denuncia contro ogni tipo di violenza (sui minori n.d.a.) che ben sappiamo quanto possa essere generatrice di traumi difficilmente superabili. Operare contro la violenza sia fisica che psicologica dovrebbe essere uno degli obiettivi principali da raggiungere in un contesto sociale che ama definirsi “civile” e privo di pregiudizi.

 

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ERMANNO EANDI (Organizzatore d’eventi, Poeta, Scrittore, incoraggia la poesia sportiva)

(in merito alla poesia “solitario”)

Poesia ricercata con un ricco possesso di vocaboli e verbi, rende agile la scalata, con versi veloci per giungere al traguardo dell’arte.

 

(in merito alla poesia “Terremoto”)

Un poeta alla ricerca della libertà che assiste al breve battito della vita guardando il buio ed ascoltando il silenzio.

 

(in merito alla poesia “doping”)

Agghiacciante testimonianza, la morte chimica, per superarsi, una corsa verso la follia, raccontata con cruda maestria dall’ottimo Marco.

 

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FAUSTO GIANNI (Commissario prefettizio della città di Marino Laziale)

…Marco Gavotti ci rivela le sue qualità artistiche con la silloge poetica “origini diverse”… La delicatezza delle espressioni e la struggente nostalgia di un mondo che non c’è più rendono onore a Marco…

 

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ANNAMARIA PAPPACENA (scrittrice, insegnante elementare)

(in merito alla pubblicazione “res divinae, humanae res)

Una lunga e consolidata amicizia ha generato un sodalizio iconico - letterario che all’  interesse per immagini e suggestioni Medioevali    congiunge l’attrazione per “l’eterno femminino” di entrambi gli autori . L’esperimento prodotto è inconsueto e fascinoso al tempo stesso , crea un legame ideale e simbolico tra un volto ed una storia , tra un’ espressione suggerita e un’altra dichiarata ; talvolta è difficile distinguere quale    tra i due linguaggi sia il più esplicito.Si percepisce distintamente un’ispirata sensibilità ai temi della donna ed ai suoi ruoli sociali stereotipi: angelo, strega, meretrice, vittima, aguzzina. Un universo racchiuso in un istante di quotidianità : legame tra finito ed infinito , tra eternità ed  “attimo fuggente”

 

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