Fragole e sangue (The Strawberry Statement) - S. Hagmann

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Film del 1970 sul sessantotto, ambientato nel centro (americano) del sessantotto, cioè a Berkeley.

Diretto da Stuart Hagmann, prima di questo film regista di pubblicità (e si nota dallo stile), dopo questo film, peraltro di grande successo, ma certo non del tutto gradito all’establishment (perché molto di parte) pressoché sparito (1). Protagonisti Bruce Davison (lui) e Kim Darby (lei). Anche Bruce Davison ha avuto in  seguito una carriera non di primo piano, essenzialmente come attore TV in USA.

La storia è ben nota a chi ha visto il film all’epoca al cinema (è stato riproposto come film “culto” per dieci anni almeno nei vari cinema d’essai) oppure in TV. Simon (lui) è uno studente disimpegnato, fa parte di una squadra di canottaggio e si allena duro, pur avendo il tipico look da intellettuale, occhialini tondi alla Roger Mc Guinn e capelli biondi medio-lunghi, mentre intorno la università si infiamma a poco a poco nei “primi vagiti del ’68”, il suo room-mate comincia a prendere coscienza (come si diceva) prima di lui, che rimane un osservatore esterno e dubbioso delle prime assemblee, poi lui conosce Linda (lei), fidanzata con un altro (che però è lontano o qualcosa del genere) e così trova la molla per un impegno sempre crescente, fino a partecipare alla occupazione, assumere un ruolo attivo, e, nella celebre lunga sequenza finale, opporsi prima con la resistenza passiva, poi anche attivamente, al violento sgombero della facoltà eseguito dalla polizia di S.Francisco.

Come molti ricordano, gli studenti di fronte all’ineluttabile supremazia della ben organizzata polizia americana, su indicazione del leader (nero) si mettono a sedere in cerchio nella palestra cantando “Give peace a chance” di John Lennon, e continuando imperterriti anche mentre la polizia li prende di peso ad uno ad uno, strattonandoli e malmenandoli.

COLONNA SONORA

  1. "The Circle Game” - Buffy Sainte-Marie  (Joni Mitchell)
  2. "Something In The Air" - Thunderclap Newman (John Keene)

  3. "Helpless" - Crosby, Stills, Nash and Young (Neil Young)

  4. "Our House" - Crosby, Stills, Nash and Young (Graham Nash)

  5. "Suite: Judy Blue Eyes" - Crosby, Stills and Nash (Stephen Stills)

  6. "The Loner" - Neil Young (NY)

  7. "Down by The River" - Neil Young (NY)

  8. "Give Peace a Chance" – John Lennon (JL)

  9. "Fishin' Blues" (tradizionale)

  10. "Big Cats and Little Pussies" (Murray MacLeod)

  11. "Concerto in D minor" (Alessandro Marcello)

  12. "Also sprach Zarathustra" (Richard Strauss)

La colonna sonora, come si vede, coincide praticamente con la colonna sonora reale di quegli anni, e contiene alcune delle più significative canzoni west-coast anni ’60 (almeno quelle che erano state scritte fino a quell’anno) sia come commento fuori campo, sia direttamente nel film (la scena della discoteca nella quale lui e lei ascoltano assieme un brano in cuffia).

Notiamo tra l’altro che Lennon, con “Give Peace a Chance” (dello stesso anno del film, peraltro),  e con le altre di blanda protesta di quegli anni era diventato l’interprete in musica del ’68 in America (un po’ come in Italia era nella stessa epoca Paolo Pietrangeli).

Anche qui è in evidenza una canzone simbolo del ’68 “Something In The Air”, dei misconosciuti Thunderclap Newman, dove si parlava di rivoluzione, ma non prendendone le distanze come nella “Revolution” dei Beatles di solo due anni prima (Lennon evidentemente doveva anche lui ancora “prendere coscienza”) e non parliamo della “Rivoluzione” di Gianni Pettenati, in coppia con il solito Gene Pitney, in finale al festival di San Remo numero 17, del 1967 (quello dove non riuscì ad andare in finale Luigi Tenco), dove la rivoluzione era uno strano concetto, e diventava non solo non violenta, ma anche istantanea:

“La la la rivoluzione, nemmeno un cannone però tuonerà ….

e basteranno pochi giorni, magari poche ore, per fare un mondo migliore …”

(Per la cronaca il testo era di Mogol).

I Thunderclap Newman parlavano in termini ben più concreti di quel qualcosa che c’era nell’aria (vedi il testo). Pochi altri fecero altrettanto nella musica anglosassone, a parte il citato Lennon.

I Rolling Stones poco dopo la Revolution dei Beatles uscirono con Street Fighting Man (il combattente della strada, il dimostrante), ma fu un episodio isolato della loro discografia, forse scritto più per contrapporsi ai rivali Beatles che per vero convincimento "politico". Peraltro, quando avranno l’occasione di avere davanti a loro una enorme folla di ragazzi, la prima volta che accadeva in queste dimensioni (2), nel concerto gratuito a Londra, Hide Park, il 5 luglio del ’69, dedicato alla commemorazione del chitarrista Brian Jones (3), Jagger, Richards, Wyman e Watts si guardarono bene da utilizzare quel palco davanti a 250 mila ragazzi per mandare qualcuno dei messaggi eversivi, o almeno anticonformisti, che spandevano oculatamente nei loro dischi (vedi Simpathy for the Devil o Their satanic majesties); si limitarono a cantare i loro successi e a presentare il sostituto di Jones (il grande Mick Taylor), cioè a fare (giustamente) il loro mestiere.

Gli altri grandi “eversori”, i Jefferson Airplane, per po’ parlarono solo di “fughe” in mondi paralleli, evidentemente con qualche aiuto sintetico (vedi il loro classico del ‘67 White Rabbitt, ispirato ad “Alice nel paese delle meraviglie” ) poi arrivarono a cantare anche loro la rivoluzione con Volunteers (nell’omonimo album del ’69, di novembre, quindi qualche mese dopo la loro fortunata partecipazione a Woodstock) e ancora in modo più radicale qualche anno dopo, nel ’71, quando ormai erano Jefferson Starship, con Blows Against Empire.

Note

(1)   Soltanto un film non distribuito in Italia (Believe In Me) e film per la TV, fino al 1977.

(2)   Il festival di Woodstock si sarebbe tenuto nell’agosto di quell’anno; c’erano stati già altri festival di massa come Monterey Pop due anni prima, ma seguivano lo schema dei festival jazz (come a Montreaux) o folk (Newport), in un teatro all’aperto e a pagamento, con il pubblico seduto; ad Hide Park era un concerto gratuito, che quindi che puntava a un grosso richiamo di pubblico.

(3)   Il chitarrista Brian Jones era morto annegato nella sua piscina due giorni prima, aveva lasciato il gruppo un mese prima, a giugno, sostituito da Mick Taylor, il concerto, originariamente organizzato come evento per celebrare i successi degli Stones, venne ovviamente dedicato al co-fondatore del gruppo, che però aveva lasciato per divergenze artistiche e motivi di salute

 © Alberto Truffi 2001 - Musica & Memoria

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