Franco Battiato - Povera patria HOME MENU

(da "Come un cammello in una grondaia", 1991)

"Povera Patria" è una delle canzoni più popolari di Battiato. Naturalmente in un paese sempre molto politicizzato come l'Italia, parlando dei governanti in modo critico, è stata presa come una specie di inno sia da ascoltatori di destra sia di sinistra, travisando notevolmente, almeno secondo chi segue Battiato, le intenzioni dell'autore catanese.
Il quale peraltro ha continuato, divertendosi, a cantarla nei concerti, suscitando inevitabili cori entusiastici, confermando così di dare a queste parole un significato molto più generale che non una specie di dito puntato contro il ministro o il presidente di turno.

Per contestualizzare un poco, il brano è stato pubblicato nel 1991, e la prima novità è stata l'uso della parola "patria" allora ben poco utilizzata, visto l'abuso che ne era stato fatto prima nel periodo del risorgimento, poi nella esaltazione della grande guerra vittoriosa del 1914-18, poi infine nel ventennio fascista.
Ora è tornata una parola di uso comune, grazie soprattutto all'impulso dell'attuale presidente Ciampi, e Battiato è stato in questo senso un anticipatore.
Il governo italiano dell'epoca era una coalizione del pentapartito, in linea con il cosiddetto CAF (Craxi-Andreotti-Forlani), e la situazione della cosa pubblica non era ai massimi livelli, come dimostrato pochi anni dopo dalla svalutazione della lira e dai molti processi per tangenti.

Commento

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno; (1)
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore? (2)
....
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali? (3)
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
....
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.


(
Testo di Franco Battiato / ©1991 Emi Music Publishing Italia Srl / L'Ottava Srl)
Testo completo reperibile sul sito ufficiale www.battiato.it

Note

In questa canzone colpisce in primo luogo lo sguardo di Battiato. Sembra che dalle distanze abissali del suo percorso di maturazione e meditazione, testimoniato da altissimi risultati come "L'ombra della luce" o "Un oceano di silenzio", butti all'improvviso, quasi per caso, uno sguardo al suo paese, al suo stato, ed esprima il suo orrore con nette parole, del tutto inusuali in una canzone, per la distanza di quello che vede dal suo concetto di governo.

Un concetto che vede i governanti come totalmente investiti dal senso del dovere esplicando la naturale funzione di guida, mentre i governati hanno il dovere di controllare e giudicare chi ha assunto la funzione di guida.

Molto diversa una situazione dove i governati assistono indifferenti ai morti ammazzati per mafia (2), o alle inutili risse negli stadi (3), e i governanti si sentono del tutto esentati da qualsiasi giudizio (1).
Lo stesso Battiato diceva in una intervista all'epoca:
"Se ho scritto Povera Patria è perché sono coinvolto. Ogni sera guardare il Telegiornale è una sofferenza, a meno che non si resti indifferenti a questo passare, che so, da Riccardo Muti ai morti ammazzati. Quella che una volta poteva essere una caratteristica simpatica del popolo italiano, oggi diventa infame; quando ancora non c'era questa barbarie, l'italiano che pensa a se stesso era in fondo un individualista, e va bene. Oggi è insopportabile. Basta col tirare a campare: si richiede un intervento al cittadino di solidarietà civile, non si può più restare indifferenti."

(intervista all'Unità del 7/11/1991, riportata da M.Macale - F.B. Centro di gravità permanente)

 © Commento e Note Alberto Truffi Gen 2002 - Musica & Memoria                                                  

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