La Legge Finanziaria per il 2003

Il governo Berlusconi è riuscito in una grande impresa, l'impianto della legge finanziaria presentata dal governo è riuscito a scontentare tutti, perfino quelli che nel mese di giugno hanno sottoscritto il "Patto per l'Italia".
La Confindustria ritiene inaccettabile le misure del governo in materia di riduzione delle Imposte (IRPEG) e di finanziamenti alle imprese; la CISL e la UIL ritengono che il governo non mantiene gli impegni sottoscritti nel "patto per l'Italia".
Alla CISL ed alla UIL è opportuno ricordare che le perplessità che loro manifestano erano già state oggetto di discussione nelle varie segreterie sindacali Confederali, tuttavia esse vollero comunque sottoscrivere un impegno che poi si è rivelato carta straccia. Hanno inoltre tentato di boicottare lo sciopero generale del 18 Ottobre anche se alla luce di quanto dichiarano oggi tutte le argomentazioni dello sciopero CGIL sono le stesse perplessità che CISL e UIL nutrono oggi nei confronti del governo.
L'intero impianto di questa legge finanziaria è inaccettabile. Basata su condoni, sanatorie e piccole regalie clientelari non affronta i problemi dello sviluppo e dell'occupazione e, soprattutto, contiene dei tagli devastanti alla scuola, alla sanità e ai servizi pubblici erogati dagli enti locali. In questo quadro nessuna ciambella di salvataggio può essere lanciata al governo da parte dell'opposizione, a maggior ragione a fronte dei vergognosi provvedimenti in corso di approvazione quale la legge salva-Previti ancora in discussione al Senato.
La maggioranza di governo ritiene che l'opposizione sia un accessorio ed in maniera arrogante e presuntuosa dichiara per bocca del Vice Presidente del Consiglio che qualsiasi ragionamento con l'opposizione non può essere tollerato, nessuna proposta delle stesse può essere presa in considerazione perché è l'attuale maggioranza che da solo deve fare la LEGGE FINANZIARIA.
Il tutto appare in un quadro logico ed organico perché se la maggioranza volesse dialogare con la minoranza appare quantomeno inevitale che venga ritirata la proposta Cirami sul legittimo sospetto e metta fine alle invettive contro i movimenti e le forze di opposizione. Altra strada non c'è se non quella di un comportamento intransigente da parte di tutti coloro che si battono contro questo governo.
Ma quale sviluppo economico? La Finanziaria dà un colpo terrificante allo sviluppo e all'occupazione. Essa infatti prevede, fra l'altro, il blocco delle assunzioni nelle Regioni, Comuni, Province, e del turn over nel pubblico impiego, la mobilità per 5.300 docenti e presidi. Per il Mezzogiorno si cancellano il credito d'imposta, i patti territoriali, i contratti d'area, il fondo per lo sviluppo. I contributi alle imprese a fondo perduto in parte dovranno essere restituiti. I cittadini dovranno spendere di più, perché su di loro ricadrà il costo dei servizi, solo parzialmente ammortizzato da una fumosissima riduzione fiscale per alcune fasce, peraltro inferiore a quella praticata negli ultimi anni dal centrosinistra. Le presunte agevolazioni per i consumi saranno proposte in un collegato, quando si sta ancora discutendo dei collegati della Finanziaria dell'anno scorso. Le Grandi opere: previsti 270 interventi, nessun cantiere aperto. Negli ultimi mesi l'aumento dell'occupazione, avviato dalle politiche dell'Ulivo, è progressivamente calato, la produzione sta diminuendo ed è sotto i riflettori in tutta la sua drammaticità la crisi della Fiat. Le previsioni di sviluppo economico sono letteralmente campate in aria. Nessuna proposta, nessuna idea. Questa Finanziaria è un bluff sconcertante, sulla pelle degli italiani.

La segreteria