Contro la Guerra, intervento di Cossutta

Mi pare, francamente, che vi sia una buona dose di ipocrisia in questo dibattito. Come se non fossero ben noti a tutti i veri termini della questione. E la questione è che i 1.000 alpini sono stati richiesti dal governo americano per sostituire - in zone montagnose e per operazioni belliche - per sostituire lì il contingente britannico che dall'Afganistan può così essere spostato nello scacchiere militare del Golfo e la questione non sarebbe neppure insorta se non ci fosse stata la richiesta di sostituire gli inglesi per consentire loro di andare verso l'Iraq. L'Italia è chiamata sin da ora ad agire di fatto da supporto militare nella preparazione della guerra contro l'Iraq. E' coinvolta sin da ora nella guerra, anche se per ora vi entra di soppiatto, e prima ancora che la guerra inizi. Non ci sono giochi di parole che possano alterare questa evidentissima e gravissima verità. Come è possibile - colleghi cari - che si possa prestare fede alle parole di questo governo? Qui la lotta sacrosanta contro il terrorismo in Afganistan non c'entra. Peraltro noi, che non abbiamo condiviso un anno fa la decisione di inviarvi truppe italiane, potremmo dire oggi a buon diritto che i fatti hanno dimostrato che il terrorismo non si è sconfitto e non si sconfigge con la guerra. Ma non ci importa ora risalire a tanto. Quello che oggi conta è di operare per bloccare la guerra: una guerra spaventosa quale è la guerra imperiale che Bush fermissimamente vuole fare contro l'Iraq, distruggendo uomini e cose, incendiando il mondo arabo e il Medio Oriente, annullando la Palestina ed incrementando ulteriori terribili manifestazioni di terrorismo. Sovvertendo nel profondo gli stessi ordinamenti internazionali. Mentre tutto il mondo cerca di sostenere gli sforzi dell'ONU per impedire l'irreparabile attraverso l'invio degli osservatori internazionali a Bagdad, il governo italiano - con l'invio dei nostri soldati in questo momento - presta di fatto il suo appoggio alle posizioni oltranziste della Gran Bretagna, per conto degli Stati Uniti. La guerra è alle porte. Dobbiamo fermarla.
Cari colleghi dell'Ulivo, abbiamo in generale - così si sa - opinioni diverse; compiamo spesso analisi diverse; indichiamo anche soluzioni politiche diverse: tutto questo appartiene ad una positiva dialettica democratica. E siamo divisi oggi in questo voto. Ma io sono certo che al di sopra di tutto l'opposizione alla guerra ci accomuna. E' un momento terribile. Ma io voglio vedere quello che ci unisce - il no alla guerra - e voglio farlo emergere appunto al di sopra di tutto. Si, al di sopra di tutto. La sinistra è tutta contro la guerra. L'Ulivo è contro la guerra. Non saranno interne dispute strumentali e meschine, o arroganti presunzioni egemoniche, che potranno oscurare questo comune sentire di tutti noi, comunisti, verdi, socialisti, democratici, e forze moderate dell'Ulivo. Ci guardano milioni di italiani, ogni nostra divisione indebolisce la loro speranza, la loro fiducia; ogni concessione alla ipocrisia del governo crea delusione e frustrazione.Ed è invece l'unità della sinistra e dell'Ulivo, di un nuovo Ulivo, dico, perché più grande, aperto cioè ad altre forze politiche ed ai movimenti della società, nuovo perché democraticamente diretto e gestito, l'unità di tutte le forze democratiche contro la guerra e contro questo governo che può suscitare e susciterà nuova forza alla comune lotta per la pace, per una società più giusta e più sicura.