I Comunisti Italiani per un nuovo Ulivo

Un mese fa 5 ex sindaci dell’Ulivo hanno, con un lungo ed articolato documento, tentato di rilanciare la discussione sull’Ulivo in Terra di Lavoro. Una intelligente e necessaria iniziativa che purtroppo è caduta nell’abissale vuoto del centrosinistra. Vorrei provare oggi, a distanza di un mese, e soprattutto dopo la rivitalizzante esperienza del 14 settembre con la bella manifestazione romana dei cosiddetti “girotondi”, a dare il modesto contributo dei comunisti a questa discussione. Sull’analisi e sulla lettura degli ultimi dieci anni di storia e di politica dell’Ulivo in Terra di Lavoro ritengo che le linee generali di quel documento siano condivisibili, anche se sono state sottovalutate alcune questioni che di seguito e schematicamente vorrei evidenziare:

1) le esperienze dei governi locali del centrosinistra degli anni ‘90, seppur nate sull’onda di una forte e diffusa partecipazione, si sono lentamente rinchiuse in una dimensione quasi assolutamente “istituzionale” ed hanno trascurato la necessaria trasformazione dei partiti e la doverosa costruzione di un dialogo costante con i movimenti; semplicemente hanno svuotato e chiuso i primi ed hanno assunto per cooptazione alcuni esponenti dei movimenti in funzioni direttamente istituzionali, chiamando tutto ciò comitati per l’Ulivo;

2) è mancato completamente il processo di formazione e di costruzione di una rinnovata classe politica ritenendo il “dilettantismo” una qualità ed un valore assoluto; in tale quadro tutti i “professionisti”, provenienti da esperienze pregresse, hanno alla lunga preso il sopravvento nella (non) conduzione politica dell’Ulivo, impedendo il necessario rinnovamento culturale ed anagrafico;

3) in una sorta di egemonia dei radicalismi morali, quelle esperienze rivendicavano, giustamente, la rottura con un quadro sociale e politico preesistente, di clientele e di malaffare, senza però sapersi porre poi conseguentemente il problema centrale dell’emancipazione concreta dei consistenti segmenti di sottoproletariato urbano e rurale che caratterizzano la provincia di Caserta, innanzitutto mancando di un progetto congruente e complessivo di sviluppo economico, sociale e produttivo del territorio; questo fu un esito prevalentemente determinato dalla dimensione “comunale” di quelle esperienze (si ricordino i successi elettorali delle cosiddette “liste civiche”); esaurita, infatti, l’onda d’urto culturale e giudiziaria di quegli anni, i padroni delle ferriere sono tornati in libertà condizionata o per prescrizione dei termini ed hanno trovato vaste “clientele” pronte a riconoscere i vecchi padroni e sono stati assunti per chiamata diretta nelle file del centrodestra: basta vedere gli esiti delle ultime amministrative;

Ma quello che più mi interessa, che interessa i comunisti è cosa fare. Sempre per punti:

1) l’Ulivo è una scelta necessaria per il Paese, per i lavoratori. Un’alleanza tra il cattolicesimo democratico, tra le culture laiche e liberali, tra i riformisti e tra tutte le forze democratiche è oggi una necessità per i lavoratori: il carattere eversivo e populista del centrodestra e del berlusconismo sono un pericolo sempre più concreto e manifesto per il patto di convivenza del nostro paese, per la costituzione repubblicana, per la democrazia;

2) l’Ulivo non è sufficiente oggi a dare forma e rappresentanza a tutte le culture che si oppongono alla cultura del berlusconismo e soprattutto non riesce ad essere incisivo;

3) la contrapposizione tra partiti e movimenti è strumentale e pericolosa, alimentata da chi vuole mantenere impermeabili i residuali luoghi del potere e da chi non riesce a cogliere l’elemento di novità culturale e politica che i movimenti stanno portando nella vita del paese; bisogna inventarsi dei luoghi in cui sia possibile avviare una discussione a partire dai contenuti tra tutti i soggetti, organizzati e non;

4) ai partiti il compito di riuscire poi a tradurre questa contaminazione culturale e politica in un progetto, il progetto politico dell’Ulivo; alle donne e agli uomini dei tanti movimenti il compito di assumersi la responsabilità delle forme organizzate della politica; anche entrando nei partiti per modificarne natura ed obiettivi; assumendosi le responsabilità dirette che legittimano l’esercizio della critica; non è più il momento di aspettare o delegare, è il momento di esserci.

Nell’orto botanico dell’Ulivo, con querce e margherite, rose e girasoli, il simbolo dei comunisti è la falce ed il martello, il simbolo storico dei lavoratori. Non sono i comunisti ad aver bisogno di un partito comunista, sono i lavoratori che hanno bisogno di un partito comunista che rappresenti i loro interessi. Sono le donne e gli uomini democratici di questo paese che hanno bisogno di allearsi con il mondo del lavoro. E’ la storia della costituzione repubblicana antifascista. Chiediamo alle lavoratrici ed ai lavoratori della provincia di Caserta di costruire il loro partito comunista, di assumersi le responsabilità storiche del momento e di essere di nuovo protagonisti della propria vita. Da noi c’è tutto lo spazio per farlo. Con i comunisti, nell’Ulivo.

Caserta 3 settembre 2002

Luca de Rosa
Segretario Provinciale