Cari giovani,

dal 1992, dall'anno cioè in cui ha avuto origine l'ormai storica fase di Tangentopoli, la politica è vista come qualcosa di inesorabilmente sporco. Il fatto più grave è che a vederla così siamo soprattutto noi giovani. E si ha così la disaffezione e l'allontanamento a quella che è, sì un'arte nobile, ma soprattutto uno dei fondamenti di qualsiasi civiltà: il diritto e nello stesso tempo dovere della partecipazione nella conduzione della cosa pubblica.
Se, quindi, essere un giovane che aspira a far politica è una cosa difficile nell'anno 2002, diventa ancor più difficile essere giovane comunista. Le domande più recenti? "Siete ancora radicati a concetti ormai fuori moda, perché non vi aggiornate"? Cosa? Argomenti fuori moda?
L'eterno conflitto tra capitale e salario è, oggi, contemporaneo più che mai. Se è vero che non esiste più una classe che può essere identificata con la vecchia borghesia, è altrettanto vero che le nuove forme di lavoro atipico, di lavoro interinale, di contratti a termine, o quella più nuova di contratto a leasing nelle assunzioni, la privatizzazione degli uffici di collocamento (entrambe proposte nel Libro Bianco di Maroni) non fanno altro che acuire le condizioni di sfruttamento della classe dei lavoratori. Lavoratori non garantiti più neanche da quello che era definito "Lo Statuto dei Lavoratori", che vede colpire uno dei baluardi che lo hanno sostenuto finora, l'articolo 18. Lo "Statuto" era sì da rivedere, ma per aggiornarlo a quelle che erano le ultime conquiste dei lavoratori, soprattutto in materia di tutela e sicurezza, ma non cancellarlo per riportare la situazione ad epoca addirittura pre-fascista.
Ed è il lavoro uno degli argomenti che tocca più da vicino noi giovani, soprattutto se meridionali. Spesso, è proprio la mancanza di una qualsiasi possibilità (decente) di lavoro nell'età giovanile, che porta i ragazzi e le famiglie a scegliere di continuare lo studio. O almeno questo sarà fino a quando la riforma della ministra Moratti non avrà vigore di legge; fino a quando, in altre parole, la scuola resterà pubblica e di tutti. Quello che la Moratti definisce monopolio pubblico sull'educazione, non è altro che una conquista di civiltà e una garanzia di pluralismo e democrazia.
Va, quindi, ribadito forte il no ad una scuola di classe, ad una società di classe. E fortemente classista è questo governo. Non a caso a farla da padrone è la Confindustria; è, ancora, il Governatore della Banca d'Italia, scopertosi grande politico. In un'unica direzione gli atti dell'esecutivo: riforma del diritto societario, depenalizzazione del reato di falso in bilancio, sanatoria sul rientro dei capitali dall'estero, rinnovo delle imposte dirette e restrizione delle fasce reddituali per l'Irpef.
E per la povera gente? Di quel famoso milione di pensione? Qualcuno avrà visto aumentare le pensioni, ma solo grazie all'ultima finanziaria del governo Amato. Poi, solo chiacchiere!
Non c'è da meravigliarsi; la stessa Costituzione è stata trascurata. È stato lampante con l'intervento in guerra. L'articolo 11 è chiaro. Noi della federazione giovanile dei comunisti italiani eravamo ad Assisi a dire no all'entrata in guerra; i nostri parlamentari hanno votato contro l'intervento militare italiano, finendo sulla prima pagina di Libero, con tanto di foto e scritta WANTED.
La fgci è vicina al movimento dei no-global, ma non si confonde ad esso. Bisogna, anche a riguardo della globalizzazione, essere realisti: "Andare contro la globalizzazione è come andare contro le stagioni", ha affermato Nelson Mandela. Ed è contro questa globalizzazione dei potenti del mondo che vogliono governare il mondo intero, che noi solleviamo la nostra bandiera rossa; contro chi si erge ad arbitro, chi vuole avere la guida economica, chi vuole essere l'unico gendarme del mondo.
La federazione giovanile è pienamente inserita nei coordinamenti locali del centrosinistra, consapevole che da sola può fare veramente poco. Del resto delle alleanze necessarie per poter governare ha parlato Togliatti nel '44; di una Confederazione necessaria nel quadro pluralista della sinistra, il compagno Enrico Berlinguer. Ma siamo consci soprattutto di un'altra cosa: a livello giovanile, i numeri e le percentuali contano poco; ai compagni della Sinistra giovanile, agli amici dei Giovani per la Margherita, diciamo: per i giovani, la cosa più importante è la voglia di lavorare. E questo soprattutto in vista dei prossimi impegni amministrativi nel casertano.
Un'ultima cosa, va poi detta; quante volte ci viene fatta l'osservazione: "Nelle vostre parole c'è troppo il termine governo. Non si può essere appieno comunisti e stare al governo". Cosa si è detto prima? Non si è parlato di politica come momento importantissimo, diritto-dovere, di partecipazione nella conduzione della cosa pubblica? Siamo gli eredi della migliore tradizione comunista, quella che parte da Marx, attraversa Gramsci, Togliatti, Berlinguer e arriva ai giorni nostri, con le stesse utopie di una volta e la stessa voglia di combattere perché "nessuno più al mondo dev'essere sfruttato"!

Aniello Renga