Raccolta degli ultimi articoli giornalisti che riguardano Pino Daniele e la sua carriera. Gli articoli che accennano solo a Pino Daniele sono riportati come Brevi sul lato destra della pagina, appena sotto il menù delle News...

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Nuovo album e tour per il cantautore napoletano

Il disco in vendita dal 20 marzo.
Il 20 marzo esce "La Grande Madre", nuovo album di Pino Daniele. Il disco, si compone di undici brani inediti ai quali si aggiunge la cover con testo tradotto in italiano del successo di Eric Clapton "Wonderful Tonight". L'uscita del nuovo lavoro in studio del cantautore napoletano sarà anticipata dal primo singolo, nelle radio a partire dal prossimo 2 marzo.
Alla realizzazione del disco hanno collaborato musicisti internazionali del calibro di Steve Gadd (batteria), Chris Stainton (piano e hammond), Mel Collins (saxofono), Omar Hakim (batteria), Rachel Z (piano), Willie Weeks (basso), Gianluca Podio (tastiere e archi), Solomon Dorsey (basso) e Mino Cinelu (percussioni).
Ecco i titoli dei brani che compongono l’album: “Melodramma”, “Niente è Come Prima”, “Due Scarpe”, “La Grande Madre”, “Wonderful Tonight”, “Piedi Nudi”,”The Lady Of My Heart”, “Il Primo Giorno di Primavera”, “Searching For The Water Of Life”, “Coffe Time”, “O Frà”, “I Still Love You”.
Pino Daniele promuoverà l'album con una serie di concerti italiani e internazionali a partire dalla primavera 2012. Il tour partirà dal Nuovo Teatro Carisport di Cesena il 24 marzo per concludersi addirittura negli Stati Uniti, a New York (Apollo Theater) e Boston (Berklee Performance Center) il 7 e 9 giugno.
In mezzo si segnalano i doppi appuntamenti al Palapartenope di Napoli (31 marzo e 1 aprile), all'Auditorium Parco della Musica di Roma (6 e 15 aprile) e al Teatro degli Arcimboldi a Milano (13 e 14 maggio). Tra le altre città italiane, Pino Daniele e la sua band suoneranno anche a Firenze (Teatro Verdi), Padova (gran Teatro Geox), Torino (Teatro Colosseo) e Genova (Teatro Carlo Felice).

Fonte La Stampa

 
 

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"La Grande Madre" di Pino Daniele

Un nuovo album e un tour di livello mondiale, queste le grandi novità del 2012 per Pino Daniele.
Dopo il successo dell'evento live con Eric Clapton dello scorso 24 giugno a Cava de' Tirreni (Salerno), una location già teatro di memorabili concerti (dai Pink Floyd a Sting, da Prince ai Dire Straits), Pino Daniele torna nel 2012 con un nuovo album di inediti e un'intensa attività live.
Anticipato il 2 marzo dal primo singolo in radio, il 20 marzo uscirà, infatti, "La Grande Madre", il nuovo disco con il quale il cantautore partenopeo entra nel novero degli artisti che hanno detto addio alle major discografiche. Ad affiancare l'artista e la sua etichetta Blue Drag in questa nuova avventura ci sarà Indipendente/Mente per la distribuzione.
La pubblicazione del nuovo disco di inediti segnerà anche il ritorno in concerto di Pino Daniele, previsto per la primavera 2012, con un tour per teatri e palasport che toccherà le principali città italiane, la Svizzera e si concluderà addirittura negli Stati Uniti.
Le prime esibizioni live saranno il 24 marzo a Cesena, il 29 a Catania, il 31 a Napoli, il 6 aprile a Roma, il 19 a Firenze, il 21 a Padova, il 24 a Mantova, il 3 maggio a Reggio Emilia, il 5 a Bologna, il 7 a Torino, il 10 a Bergamo, il 13 a Milano, il 16 a Zurigo, il 20 a Brescia, il 22 a Ginevra, il 26 a Lugano e il 28 a Genova. Già fissate anche le date negli Stati Uniti, Pino Daniele sarà il 7 giugno all'Apollo Theatre di New York e il 9 giugno al Berklee Performance Center di Boston.
La lunga carriera di Daniele, iniziata nel 1977 con la pubblicazione dell'album "Terra Mia", dimostra come la ricerca, la sperimentazione e l'attenzione alle molteplici declinazioni della musica siano le fondamenta di un successo solido e concreto. Il cantautore napoletano, infatti, dall'alto della sua esperienza ha recentemente manifestato un certo disappunto nei confronti dei protagonisti dei talent show, cantanti come Marco Carta o l'Amoroso. Queste le parole di critica dell'artista: "[…] sono ragazzi che vengono fuori da competizioni canore che sono un'altra storia rispetto alla formazione musicale fatta di impegno e scelte. I loro percorsi assomigliano alle sfilate di Miss Universo, Miss Italia: vince chi è la più carina. Poi aprono la bocca…".

Marco Mazza

Fonte Fastweb.it

 
 

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Pino Daniele ed Eric Clapton:
Storica notte di chitarre e magie

 
CAVA DEI TIRRENI - Due chitarre sole al comando. Che grondano di blues con il vigore di un «Boogie woogie man» d'altri tempi, anzi di due, il mascalzone latino e quello inglese che si danno la mano, anzi no, perché hanno tutti e due una chitarra da carezzare come la più amata e bella delle donne.
Che rilanciano la leggenda della città nata con il canto delle sirene ed oggi sepolta sotto la munnezza, esposta al pubblico ludibrio dei roghi-fuochi fatui del nostro disonore. «Napule è 'na carta sporca e nisciuno se ne 'mporta», e da quanti anni ce la cantiamo e ce la suoniamo, e per fortuna che c'è il balsamo di Eric Clapton che raddoppia le note di Pino Daniele, la sua flemma che cerca un approccio razionale al canto di speranza e disperazione che «saglie piano piano e tu saje che nun si sulo» perchè lo intonano tutti i diciassettemila dello stadio Simonetta Lamberti, tornato ad antichi fasti.
«Per fortuna che, quando abbiamo capito che avere il San Paolo era impossibile, abbiamo optato per Cava - ragionava prima dello show il Nero a metà - se fossimo riusciti a ottennere piazza del Plebiscito ci saremmo trovati a suonare in mezzo alla munnezza».
Ma un assolo di Manolenta squaglia il sangue nelle vene, come un gol di Maradona, e Napule stanotte è qui, è una festa esorcismo, è una band di «mille culure». Quando Clapton torna dietro le quinte, arrivano uno a uno Steve «motore» Gadd (il più applaudito) alla batteria, Willie «calore» Weeks al basso, Chris «colore» Stainton alle tastiere, Gianluca «melodia» Podio al pianoforte, Mel «re cremisi» Collins al sassofono, e basterebbe il suo ritorno a far segnare questa serata negli annali danieliani.
Ma Pino ci dà dentro, ne ha di emozioni in serbo: lo strumentale «Toledo», «Je so pazzo» con quel «Masaniello è crisciuto» che ora rimanda al neosindaco De Magistris, «A me me piace 'o blues» e tutti sul prato e gli spalti a ridere, sudare, cantare, ricordare, zompare con l'organo Hammond di Stainton. E sona mo', Pino, sona ancora.
E vai mo', Pino, e vai ancora. E Pino va, trova l'appeal pop di «Dimentica», «Dubbi non ho», «Che male c'è», «Sara non piangere», prima di affondare il coltello nella piaga della nostra saudade, della nostra «appocundria»: «Chi tene 'o mare, o ssaje, nun tene niente». Tenera, e calda, e sudata, emozionante come poche, è la notte con il pianoforte di Podio e il tenore di Collins a scandire la malia amara di «Quando» e rilanciare il coro «Massimo, Massimo, Massimo» di osservanza troisiana.
Clapton torna sul palco, tra tanti brani del nuovo amico ha voluto dividere «Per te», pensoso dialogo chitarristico che poi lo lascia al centro del palco per distillare un breve set di purissimo blues: «Key to the highway», «Hoochie Coochie man» e «Crossroads», storie di incroci fatali, anime vendute al diavolo, figli del sacerdote profano Robert Johnson.
Basterebbe qui per restarci nel cuore e nell'anima, come una vecchia canzonaccia o un amore che non sappiamo dimenticare, ma il repertorio in agguato è da batticuore, che te lo godi e lo dedichi a chi non c'è, per un motivo o per l'altro. «Wonderful tonight», e Pino ne ha persino tradotto una strofa: oltre allo strumento, con Eric ora incrocia anche la voce, e che vuoi di più per questa notte letteralmente piena di meraviglie, come «Cocaine», uno dei riff più celebrati della storia del rock. Manolenta maneggia l'argomento con la flemma di un lord, il lazzaro davvero felice manolenteggia alla sua maniera, virando verso la corrente del Golfo.
Poi Pino rimane da solo, una voce, una chitarra e «'O scarrafone», quando riparte con la band è tempo di «Il sole dentro di me» e di «Io per lei», ma soprattutto di «Nun me scuccià» e «Yes I know my way» e la strada del mascalzone latino si incrocia di nuovo con quella del mascalzone very british, e rocka e rolla sulle strade di «Layla», che Eric scrisse per Patty Boyd, rubata al suo amico George Harrison. Clapton non si scompone, tocca la Fender come il mago dei maghi, Daniele trova come entrare in una trama chitarristica che appartiene all'immaginario collettivo planetario, e tutto appare spontaneo, sincero, lontano anni luce dall'intronata routine del cantar leggero. Tu chiamale, se vuoi, emozioni da sogno di una notte di inizio estate.

Federico Vacalebre

Fonte Il Mattino

 
 

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Notte rock:Successo per il live cavese di Pino Daniele ed Eric Clapton

 
Un grande concerto con una piccola anteprima: «Ho voluto fare il concerto qua - dice Pino Daniele prima di salire sul palco - per far vedere un'altra immagine della Campania, ben diversa da quella che si vede da un po' di tempo a questa parte. Meno male che siamo venuti a Cava. Vi immaginavate di essere oggi in piazza del Plebiscito? Come avremmo potuto fare anche solo le prove in quella situazione?». Poi è solo musica. Sono da poco passate le 21 quando Pino Daniele sale sul palco dello Stadio Simonetta Lamberti. Le luci si spengono e in un attimo cala il silenzio sulle oltre 15mila anime accorse all'evento benefico per raccogliere fondi per migliorare l'assistenza clinica dei bambini malati di cancro del centro di Oncologia Pediatrica dell' Ospedale Pausilipon di Napoli. Ma è solo un attimo, basta la prima nota di «Boogie Boogie Man» e l'arrivo della leggenda Clapton per provocare un boato di quelli che griffano le grandi notti di musica.
Eric Clapton, colui che ha riscritto le coordinate della musica del diavolo dalle cantine beat blues londinesi, accompagna con la sua Fender Strat azzurra il Mascalzone latino, ricamando di insert e arpeggi un pezzo, che richiama alla memoria «On the road again», classico dei Canned Heat. Due chitarre, solo due chitarre a fraseggiare lungo i sentieri caldi e tortuosi del blues. Lo show ha inizio. Sul palco alle spalle dei musicisti, sei grandi led luminosi verticali iniziano a diffondere giochi di luce. Daniele e Clapton si guardano, sorridono, c'è intesa, c'è divertimento e il popolo del Simonetta Lamberti è tutto con loro. Un'umanità affamata di musica che mai avrebbe immaginato di ascoltare un giorno uno degli ultimi grandi classici della canzone partenopea «Napul'è», griffata dalla chitarra di Slowhand. I telefonini si illuminano come lucciole in un grande prato buio, sostituendo il «lavoro» che un tempo era affidato agli accendini. L'ingresso della super band composta da alcuni dei più grandi musicisti del mondo come Steve Gadd (batteria), Willie Weeks (basso), Christopher Stainton (piano, organo hammond e tastiere), dall'ex King Crimson e Camel Mel Collins (sax), ai quali si affianca Gianluca Podio (piano e tastiere) suscita ancor più entusiasmo.
Tutti insieme partono con una versione strumentale di «Tutta n'ata storia» per proseguire con «Je so' pazzo» in versione swingata con un solo di grande impatto all'organo Hammond di Stainton e con «A me m' piace o blues» con Mel Collins in grande spolvero. Clapton però non c'è, ha lasciato la scena al «fratello blues» napoletano che propone «Dimentica», «Dubbi non ho», Che c'è di male», «Sara» e una bella versione di «Chi tene 'o mare» con le spazzole di Steve Gadd sul rullante a simulare il canto delle onde del Golfo. Il canzoniere di Daniele brilla come non mai, il risultato è sempre ottimo e in qualche momento eccellente («Quando Quando», «Yes I Know My Way» e «Nun me scuccià»). Le esecuzioni sono così ben fatte grazie all'apporto dei super musicisti che persino qualche canzone fragile dell'ultima produzione del bluesman napoletano acquista luce nuova. Il pubblico, a un certo punto, invoca la leggenda di Ripley che accontenta tutti, ritornando sul palco e sfoderando una sequenza di brani che sono di diritto nella storia della musica: la Crossroad» del papà del blues Robert Johnson è da togliere il fiato così come Wonderful Tonight» e «Cocaine» di J. J. Cale impreziosita dal duetto di chitarre dei due musicisti.
La voce di Slowhand è quella di un tempo, accarezza come il velluto e corrode come un sorso di Jack Daniel's, il trascorrere degli anni sembra averla resa ancor più affascinante, la sua chitarra suona come sempre, come quando apparentemente acerba accompagnava uno degli alfieri del British blues, John Mayall. Manca ancora un piccolo tassello per completare il mosaico del grande evento. «Layla» uno dei manifesti sonori di un'epoca, una delle più belle e drammatiche song della storia del rock, scritta da Clapton (anche se per la verità il fraseggio è di Duane Almann) per Patty Boyd, moglie di George Harrison, di cui si innamorò. Intanto il ritorno live di Pino Daniele è annunciato per la primavera 2012, in concomitanza con la pubblicazione del nuovo disco di inediti, con il quale Daniele entra nel novero degli artisti che dicono addio alle major discografiche. Ad affiancare l'artista e la sua etichetta Blue Drag, infatti, ci sarà Indipendente/Mente. A Napoli doppio appuntamento, 31 marzo e primo aprile del 2012.

Carmine Aymone

Fonte Il Corriere del Mezzogiorno

 
 

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Pino Daniele, basta con le case discografiche ora mi autoproduco

 
"Non faccio piu' parte di nessuna casa discografica, me ne sono liberato definitivamente e adesso mi sento un artista indipendente.
Il mio prossimo album sara' come l'apertura di un nuovo capitolo della mia vita professionale. Sara' un'opera prima".
Cosi' il musicista napoletano Pino Daniele racconta la sua nuova 'giovinezza' in un'intervista al 'Corriere della Sera' in occasione del concerto di beneficenza al quale dara' vita con Eric Clapton il 24 giugno allo stadio Simonetta Lamberti di Cava dei Tirreni.
Un'occasione, quella del concerto, per fare un bilancio della musica italiana.
In questi tempi, spiega Daniele, "domina la logica delle passarelle, di suonare o di scrivere canzoni per far piacere agli altri.
Prendiamo Marco Carta o Annalisa Scarrone: bravi interpreti per carita', ma soltanto perche' hanno imparato la tecnica del canto".
"Pero' -spiega Daniele- sono ragazzi che vangono fuori da competizioni canore, che sono un'altra storia rispetto alla formazione nusicale fatta di impegno e scelte.
I loro percorsi - fa sapere Daniele - assomigliano alle sfilate di Miss Universo, Miss Italia, vince chi e' la piu' carina. Poi aprono la bocca."

Fonte La Repubblica Napoli

 
 

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Pino Daniele "Il mio blues con Clapton"

 "Dal vivo insieme per beneficenza. La musica deve anche far pensare"
Forse io sono di vecchia generazione, ma per me i musicisti hanno una funzione vitale e sociale, non solo di intrattenimento: trasmettono cultura, sentimento, emozioni, ecco perché abbiamo pensato di fare questa cosa». Così Pino Daniele racconta i motivi che lo porteranno a incrociare la chitarra con quella di Eric Clapton il 24 giugno allo stadio di Cava De' Tirreni (prevendite già partite nei circuiti Ticketone, Go2, Greenticket e nei punti LisTicket). L'incasso andrà in beneficenza, per l'acquisto di una Tac destinata a un centro di oncologia pediatrica di Napoli, il che rende il concerto ancora più speciale. Non è la prima volta che l'artista napoletano suona dal vivo con «slow hand»: «L'anno scorso sono stato invitato da Clapton al Crossroad guitar festival a Chicago, per raccogliere fondi per la sua comunità contro l'alcolismo, e mi sembrava bello cercare di aiutare in piccola parte anche la mia terra».
Come funzionerà lo show?
«Suoneremo pezzi insieme, anche se non sappiamo ancora quali, e confesso che sono un po' preoccupato: suonare con un uno del suo calibro senza fare molte prove mette apprensione».
Cosa rappresenta Clapton per un musicista?
«Era ed è uno dei miei miti, è la storia della chitarra e del rock. Clapton, insieme a Jimi Hendrix e a Jeff Beck, hanno creato quel movimento rock e quel modo di suonare, e io sono un chitarrista... Da parte mia cerco di portare il blues, che ci appartiene e che è la matrice della musica moderna. L'idea del concerto è nata proprio dal fatto che la musica può avere un riscontro diverso: in Italia mancano iniziative musicali con fini sociali e c'è invece molta confusione fra tv, musica, concerti e intrattenimento. I giovani invece hanno bisogno di sapere cosa può essere un concerto rock».
Sta lavorando a nuove canzoni, a un nuovo disco?
«Sto preparando un po' di cose, ma non so quando uscirà il disco. Posso dire che ci sarà molto blues e che comunque non ho abbandonato le mie radici, né la combinazione di diversi generi che mi consente di spaziare musicalmente».
Secondo lei quali sono gli artisti italiani degni di nota.
«I Negramaro sono interessanti perché comunicano un concetto. Lo stesso Ligabue mi piace e poi, fra le nuove realtà, Elisa, Morgan. Invece c'è ‘sta mania di inventarsi qualcosa, ‘sta paura di esser vecchi... io più mi si metallizza il capello e più mi avvicino al rock».
La scriverebbe oggi una canzone sul momento che sta vivendo l'Italia?
«Non sono più un artista che viene fuori dalla denuncia sociale come un tempo. Bisogna però insistere nel fare musica che faccia pensare e discutere, ed è quello che voglio fare con Clapton. Si può essere fighi con le idee, qui sembra che si viva solo per mettersi in mostra un quarto d'ora».

Franco Giubilei

Fonte La Stampa

 
 

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Pino Daniele ed Eric Clapton insieme in concerto

 Appuntamento il 24 giugno allo stadio Simonetta Lamberti a Cava de' Tirreni.
Pino Daniele e Eric Clapton incroceranno per la prima volta le loro voci e loro chitarre il 24 giugno allo stadio Simonetta Lamberti di Cava dè Tirreni. Si tratta per ora di una data unica, non è previsto un tour: i due musicisti promettono di suonare insieme i brani di maggior successo delle rispettive carriere.
Nel caso di Daniele non dovrebbero dunque mancare "Yes I Know My Way", "A me me piace 'o blues", ma anche le antiche "Terra mia" e "Napule è". Eric Clapton, oltre quarant'anni di carriera tra rock e blues, proporrà inveitabilmente i suoi evergreen "Layla" e "Cocaine". Ma quando due musicisti di questa statura salgono su un palcoscenico, non si possono escludere novità e sorprese. E magari un omaggio da rendere, con due voci e due chitarre, ai grandi maestri del blues venerati da entrambi: Robert Johnson, B.B. King, Muddy Waters.
Una serata dalle finalità benefiche, sullo sfondo di una location che nel corso dei decenni è stata teatro di memorabili concerti di star straniere (Pink Floyd, Bob Dylan, Sting, Prince, Clash, Dire Straits) e italiane (Battiato, De André, Celentano, Pooh, Vasco Rossi e lo stesso Daniele).
Il napoletano Pino Daniele, che sabato ha compiuto 56 anni, e l'inglese Eric Clapton, che ne ha dieci di più, si esibiranno dodici mesi dopo il loro primo incontro, avvenuto a Chicago in occasione del Crossroads Guitar Festival, dove Daniele fu invitato ad esibirsi (unico artista italiano) proprio da Eric Clapton. La prevendita partirà venerdì 25 marzo.
Parte dell'incasso verrà devoluta alla raccolta di fondi per l'acquisto di una tac per il centro di Oncologia pediatrica dell'ospedale Pausilipon di Napoli. L'evento del 24 giugno sarà infatti intitolato "Concert for Open Onlus - In aid of Children'.
"Suonare con Clapton è un sogno che si realizza", confessa Pino Daniele, ricordando per quanti anni ha portato nella custodia della sua chitarra un articolo in cui il bluesman britannico sosteneva di amare le canzoni del cantauore napoletano.

Antonio Tricomi

Fonte La Repubblica Napoli

 
 

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Napule è… blues con Daniele & Clapton

 Concertone benefico della supercoppia il 24 giugno, richiesta la curva del San Paolo
Napule è… blues, soprattutto se l'uomo in blues, il mascalzone latino, il lazzaro felice incontra la mano sinistra di Dio, sua maestà Slowhand, mister Blues come lo ebbe a definire uno che di queste cose se ne intende, Chuck Berry. Appuntamento il 24 giugno, anche se non è ufficiale, anche se manca la concessione definitiva della curva del San Paolo (nessun rischio per il sacro manto erboso che non sarà calpestato dal pubblico) alla supercoppia Pino Daniele & Eric Clapton, ma non la finalità benefica dell'evento: il concerto, che non sarà ripreso dalle telecamere per esplicita richiesta del rocker britannico, raccoglierà fondi, attraverso una fondazione salernitana, per comprare una tac al Pausilipon, l'ospedale oncologico infantile di Napoli. Unico musicista presente ben tre volte nella Rock Hall of Fame (con gli Yardbirds, con i Cream e da solista), il sessantaseienne chitarrista di Ripley non ha mai suonato a Napoli, ma il 31 ottobre 1985 si è esibito al Palamaggiò di Caserta con il tour dell'album «Behind the sun», documentato, per quel che riguarda i giorni italiani, anche da un bootleg di ben 12 lp (erano ancora gli anni del vinile). «Eric non ha un buon ricordo di quella sera, dovremo mostrargli il lato migliore della nostra terra», racconta un Pino Daniele entusiasta come un bambino. «Per me suonare con lui è un sogno che si realizza», confessa, ricordando per quanti anni ha portato nella custodia della sua chitarra un articolo in cui il bluesman bianco per eccellenza diceva di amare la sua musica: «Poi ci siamo conosciuti, in giugno mi ha invitato a suonare, unico italiano, al suo "Crossroads festival" a Chicago, l'idea di portarlo a Napoli, di incrociare le nostre sei corde, di fare musica insieme sotto le stelle di Fuorigrotta mi riempie di emozione, di felicità. Mi faccio un grande regalo, ma in qualche modo lo faccio anche alla mia città, che non ha molti motivi per sorridere di questi tempi». In attesa dell'Ok da parte del presidente De Laurentiis, nella speranza che non vada perduta una simile occasione (per Clapton come per Daniele si tratterà dell'unico concerto della stagione, cercare un'altra location sarebbe problematico), la macchina organizzativa sta per mettersi in moto, nella convinzione che l'evento richiamerà pubblico non solo dalla Campania. Nessuna richiesta di fondi alle istituzioni, il manager Ferdinando Salzano confida solo nella collaborazione più veloce possibile per la concessione dello stadio, in modo da far partire la macchina promozionale e le prevendite. Clapton ha già firmato il suo contratto, dovrebbe esibirsi per almeno una quarantina di minuti, Pino sta mettendo in piedi una band con fidi musicisti del calibro di Omar Hakin e Rachel Z e aspetta che il nuovo amico gli mandi «la lista dei pezzi da suonare insieme. Arriverà a Napoli reduce dalle serate di tutto esaurito alla Royal Albert Hall di Londra, in cui avrà spesso al suo fianco un altro mito del calibro di Stevie Winwood. Ha accettato lo show per il rapporto che si è instaurato tra di noi, ma anche per la causa, a cui è particolarmente sensibile. Inutile dire che qualsiasi dei brani del suo repertorio sarà una manna per me, per la mia band e per gli ascoltatori. Se dovessi scegliere un brano direi "Crossroads" dell'era Cream, per non dire "Layla", uno di quei brani che mi ha mostrato la strada del blues, del rock, del mio mestiere». I due divideranno anche una jam session sulle canzoni del «Boogie boogie man», ultimo nomignolo acquistato dall'artista partenopeo grazie al titolo del suo più recente album: «Anche qui la scelta sta a lui, a me piacerebbe ascoltare il suo tocco su "Napule è", e credo che se ne verrebbe giù lo stadio di applausi e di commozione, ma anche in "Uè men", più blues. Tutto il concerto sarà più blues, un ritorno al passato, senza naturalmente lasciare a casa le melodie veraci che mi porto indietro da sempre o quasi, come "Quando" e la stessa "Napule è"». Per chiudere una curiosità: il chitarrista inglese, definito per il suo tocco come «God», il dio dello strumento, ha messo al'asta propio ieri settanta chitarre e settanta amplificatori di sua proprietà da Bonham's, a New York, per finanziare il Crossroads Center, la sua struttura di riabilitazione dall'alcol e dalla droga – problema che lui ha conosciuto in prima persona – ad Antigua.

Federico Vacalebre

Fonte Il Mattino

 
 

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Pino Daniele e Van de Sfroos
sud e nord della notte di Italia 150

 Ecco i due cantanti che animeranno la vigilia dell'inaugurazione dei festeggiamenti per l'Unità.

L'Italia unita è una corda tesa che vibra da nord a sud. E ad agitarla con il plettro nell'attesissima "Notte tricolore" del 16 marzo, preludio musicale alle celebrazioni in programma il giorno successivo per i 150 anni dell'Unità d'Italia, saranno i chitarristi e cantanti Pino Daniele e Davide Van de Sfroos, che presi nella loro storia rappresentano un po' il sud e il nord della musica italiana, i quali si esibiranno sul palcoscenico di piazza Vittorio Veneto in una serata di grande richiamo che sarà la più importante fra i numerosi eventi nottambuli targati Italia 150 e si svolgeranno in contemporanea nelle altre principali piazze italiane. La coppia di artisti scelta dall'agenzia Consel Pubblico&Privato di Varese, incaricata di organizzare la notte di gala a Torino, sarà quindi l'attrazione principale della lunga notte nella prima capitale dell'Italia unita, e porterà sotto la Mole non soltanto un inno alla musica italiana, ma anche un omaggio ai diversi dialetti regionali e locali che fanno parte del vasto patrimonio di bellezza e di identità del Paese.
Una parte di serata sarà allora tutta per il re del blues latino, peso massimo della canzone d'autore di impronta partenopea, l'uomo in blues che ci ha regalato brani come "Yes I know my way", "Je so' pazzo", "Viento ‘e terra", "O' scarrafone", "Voglio di più", "Anna verrà" e "Napul'è", grande amico e collaboratore di Massimo Troisi (icona della comicità malinconica italiana) per cui ha realizzato le colonne sonore di "Le vie del Signore sono finite" e "Ricomincio da tre", e che tornerà a Torino per dare voce al Mediterraneo e al suo amato sud durante i festeggiamenti per il centocinquantenario. Da sempre Pino Daniele rivendica le sue radici meridionali, che sono una fonte continua di ispirazione per il suo repertorio in continua evoluzione, dal primo album "Terra mia" del 1977 fino all'ultimo "Boogie Boogie Man" pubblicato lo scorso novembre. "Più di trent'anni di carriera nel segno del Mediterraneo — ricorda l'autore di "‘O cammello ‘nnammurato" — e tutti vissuti assieme ai miei ragazzi, i miei musicisti, che come me sono uomini del sud. In comune abbiamo il modo di sentire e di creare la musica. Uno come Rino Zurzolo, mio storico bassista, ha il sangue meridionale che circola nella sua musica". E se Daniele spingerà sull'accento del sud, il cantautore lombardo Davide Van de Sfroos, portavoce nel mondo del dialetto tremezzino, il laghée, quello che si parla sulle rive del lago di Como, sarà il rappresentante della musica del nord Italia nella notte di veglia per i 150 anni dell'Unità, ma anche delle tipiche parlate locali che rischiano l'estinzione.
"Cancellare i dialetti sarebbe come limare gli Appennini — dice il moderno menestrello del nord, che ha partecipato con successo all'ultima edizione del festival di Sanremo con la sua nuova canzone dal titolo "Yanez" — perché l'Italia rimane unita anche grazie all'identità dei nostri dialetti regionali e degli idiomi locali. Penso sinceramente che inizierò a preoccuparmi sul serio il giorno in cui parleremo tutti un italiano commerciale misto all'inglese". Premiato con la Targa Tenco nel 2008 per il «miglior album in dialetto», Davide Bernasconi, in arte Van de Sfroos, sarà dunque l'altra metà del palco di Italia 150, e fra le sue innumerevoli composizioni — da "E semm partii" fino al penultimo album "Pica!" — proporrà dal vivo anche la canzone sanremese nella quale riaffiorano il ricordo della figura paterna e molti personaggi dalle storie di Emilio Salgari, che ricompaiono invecchiati sotto il sole tiepido della riviera romagnola, come ad esempio un Sandokan che "ha imparato a pilotare le infradito… cun't el mohito e ‘l bigliett cun soe l'invito". La partita, insomma, si giocherà in una sola notte fra questi due poli opposti del cantautorato italiano, in una sorta di amichevole duello dialettale che potrebbe essere un omaggio curioso e divertente al pluralismo espressivo nell'ambito della produzione musicale del nostro paese.

Guido Andruetto

Fonte La Repubblica Torino

 
 

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Pino Daniele: 'Faccio quello che mi pare e mi diverto'

 

Un nuovo album dalle sonorità anni '70, le soddisfazioni della partecipazione come unico ospite italiano al Crossroads, Festival organizzato da Eric Clepton; qualche incomprensione con la casa discografica che blocca, per ora, il progetto Acoustic jam e l'ammissione, sincera, di non riuscire più a scrivere come prima. “Perché non è un fatto di capacità, ma di vita". Con la musica che prima smuoveva le coscienze e spingeva al cambiamento e ora invece sembra aver perso anche quella funzione. Il sentirsi sempre più suonatore e musicista che cantautore, e il bisogno sempre più forte di divertirsi nel fare questo lavoro. “Faccio quello che mi pare e mi diverto". Incontro con Pino Daniele.
Boogie boogie man è un disco chiaramente ispirato agli anni 70. Perché si è voltato indietro?
E' vero, è un disco ispirato alla musica degli anni ‘70, quella musica che m'ha dato tanto e che m'ha fatto lavorare su una combinazione di napoletano e blues americano; perché alla fine, anche se ho scritto delle cose melodiche, i pezzi che mi hanno fatto venir fuori come artista sono in realtà proprio quelli in cui questo miscuglio di generi è più presente, da Je so pazzo a Yes I know my way.
Miscela che ritroviamo anche nel singolo Boogie boogie man...
sì, è un pezzo molto vicino al giro armonico del boogie boogie, e l'ho scritto cercando di mantenere la stessa atmosfera di quegli anni, con musicisti diversi e un suono un po' più moderno. Inoltre ho scelto di usare nei testi un linguaggio con una struttura molto semplice, ho cercato di non scrivere poemi. Non voglio fare il profeta, credo che ce ne siano già troppi in giro, io cerco invece di fare quello che mi piace e divertendomi provo a far arrivare questo divertimento anche agli altri.
A partire dal titolo.
Già, altrimenti non l'avrei chiamato Boogie man, che in americano è un nomignolo per dire “l'uomo nero", quello che si usa per spaventare i bambini da piccoli quando fanno le marachelle, insomma il cattivo della situazione, voleva essere un po'un gioco di parole.
Ha partecipato come unico artista italiano al Crossroads, il Festival organizzato da Clepton lo scorso giugno, quanto ha contribuito quell'evento alla costruzione di questo album?
Credo che sia stato proprio il motore del disco. Andare lì ed essere su quel palco è stato come un sogno, c'erano tutti i più grandi chitarristi del blues, del rock, c'era un'atmosfera straordinaria, poi mai nessun italiano era mai stato invitato. A partire da quell'esperienza ho deciso di lasciarmi andare un po' di più, di pensare a divertirmi con la musica.
L'idea di coinvolgere ospiti, come ha fatto con J.Ax, Mario Biondi, Franco Battiato e Mina, è solo un tentativo di impreziosire il disco o la loro presenza ha un ruolo preciso?
Non ho voluto assolutamente fare dei duetti, perché l'idea di dare al disco un interesse di mercato era molto lontana da me, non era quello il mio intento. Gli ospiti, infatti, sono stati scelti perché ognuno di loro ha una voce particolare, volevo tentare di unire la mia voce con delle altre che avessero un suono distintivo. Per esempio la voce di Mario Biondi ha fatto diventare Je so pazzo un brano totalmente nuovo, qualcosa di particolare; con la voce di Biondi molto bassa e la mia molto alta, ho voluto creare un suono che fosse unico. La stessa cosa con Franco (Battiato, ndr), lui per me ha un significato particolare, non è avere semplicemente un altro ospite nel mio disco, ogni volta che mi avvicino a lui è come se mi avvicinassi a un grande Maestro, di musica e di vita soprattutto, per avere uno scambio di idee. Con lui ho voluto fate Chi tene ‘o mare, che non è un pezzo radiofonico, quindi ribadisco, la mia idea non era certamente quella di fare un duetto per poter vendere di più. La collaborazione con Ax invece è qualcosa che va avanti da diverso tempo, Ax secondo me è un grande poeta del suo tempo, magari un giorno gli chiederò anche di scrivere qualcosa per me. E poi, in ultimo, chi è che non vorrebbe accompagnare Mina con il pianoforte o con la chitarra? Credo sia il sogno di tutti quelli che fanno il mio mestiere; anche se in realtà non l'ho mai incontrata, sai ormai nella musica si mandano i file. Lo stesso Battiato mi disse “Pino, mandami il file che se non mi piace, te lo dico" e invece poi, grazie al cielo, gli è piaciuto.
I pezzi da fare eseguire loro, li ha scelti lei?
E che secondo te mi faccio scegliere i pezzi dagli altri? Si, certo che li ho scelti io. Per dare un'impronta più blues, più rock al disco ho cercato di mettere insieme dei brani che avessero una stessa atmosfera. Credo si spazi abbastanza dal jazz ai generi che amo di più, c'è una specie di etichetta per descrivere la mia musica che mi sono dato da solo ed è “blues latino e melodia", che credo racchiuda bene quello che sono.
Presentando Electric jam l'anno scorso, disse che avrebbe pubblicato dopo alcuni mesi un Acoustic jam, dopo però hai cambiato idea, perché?
Volevo davvero realizzare Acoustic jam, poi però non ho avuto il supporto dalla casa discografica che non era d'accordo e quindi, non potendo lavorare con una casa discografica che non m'appoggiava, ho lasciato stare, ma non è detto che in un futuro, anche breve, ora che ai posti di comando c'è un altro responsabile, non possa riprendere in mano il progetto.
Questa tendenza di “attingere al passato" con dischi composti da due o tre inediti insieme a brani del proprio repertorio, paga a livello commerciale o no?
Questo non lo so. Però siccome ho la fortuna di riuscire a innovare sempre quello che ho fatto, ho tanto di quel repertorio che credo di fare ancora un disco di questo tipo, magari ispirato al mondo latino, ho molti brani di quel genere da poter riarrangiare, inserendo come ho fatto stavolta due o tre inediti. Oggi, più che il disco, funziona il singolo a livello di mercato; credo, infatti, che la possibilità di fare un concept-album non ci sia più, è cambiato il settore ed è soprattutto cambiato il modo di ascoltare la musica. Perciò l'artista, oggi più che mai, ha la possibilità di recuperare cose del suo passato, che forse non sono state capite dal pubblico, rinnovarle e proporle con una nuova veste.
Ha detto magari mi faccio scrivere qualcosa da J. Ax, magari faccio un disco latino, è come se avesse molta più voglia di suonare che di scrivere. E' un'analisi giusta?
Ho scritto delle cose belle nel passato, canzoni che secondo me rimarranno. Ora però non so più scrivere in quel modo, io non posso oggi scrivere delle cose rifacendomi a quello che ho già fatto, non riuscirei ad avere quel tipo di intensità. Quindi perché non prendere pezzi che fanno parte di una socialità emotiva legata a un tempo passato e poi rinnovarli? E' vero, mi sento sempre di più suonatore, musicista. E non è detto che presto non farò un disco totalmente strumentale.
Non sono molti gli artisti che ammettono di non riuscire a scrivere più con la stessa intensità di prima...
non credo sia un fatto di capacità, credo sia più un fatto di vita, nel senso che prima un artista veniva fuori perché quello che faceva, aveva un riscontro sociale, quando saliva sul palco e cantava una canzone, quel fatto muoveva un'idea sociale e si costruiva insieme un cambiamento; la musica faceva parte di una quotidianità e i giovani potevano identificarsi nella musica come qualcosa che poteva portare cambiamenti. Oggi tutto questo non c'è più. Tutto quello che noi abbiamo vissuto con i Beatles, con il rock ‘n roll, quello che abbiamo vissuto con De Gregori o con Guccini, con quei cantautori, oggi non ci può più essere. Oggi i giovani sono distratti da altre cose, hanno altre priorità e credo che non si debba neanche ragionare con “erano migliori i nostri tempi", bisogna invece accettare i cambiamenti della società. La musica oggi sembra avere un altro tipo di funzione, dipende da tutto quello che ci gira intorno, dalla politica caotica e da tutto il resto. Quello che so è che dagli ultimi dieci anni sembra che la musica dia fastidio, che i musicisti diano fastidio. In un mondo dell'esteticità e dell'apparire credo comunque che alla fine di tutto resteranno gli artisti a salvare la situazione.
Alcuni dei suoi testi passati avevano dentro una protesta sociale, si sentiva la rabbia, la riflessione, scusi se insisto, ma perché ora non riesce più a scrivere in questo modo?
Io non sono mai stato un cantautore politico, e non lo sono oggi. Non faccio una canzone per denunciare quello che succede, io scrivo perché ho da dire qualcosa come persona, cerco di comunicare delle emozioni… ho smesso di pormi la tematica delle canzoni da diversi anni. Non ho paura di quello che sono e non voglio nascondere in nessun modo i miei errori. Faccio quello che mi pare e mi diverto, chi vuole venirmi a sentire viene, chi ha da dirmi qualcosa ben volentieri, sono ben contento se qualcuno mi dice “questa cosa fa schifo": bene, parliamone. Oggi vivo questo mio lavoro in questo modo e finché durerà, lo vivrò così. Mi scoccio di andare in televisione, mi scoccio di apparire, forse perché l'ho già fatto, a volte le cose non si fanno solo per i soldi, se fanno anche soprattutto perché te deve piace'.
Pensi ancora che “questa Lega è una vergogna"?
No, non penso più che questa Lega è una vergogna, penso che siano tutti una vergogna. E' una vergogna come si stanno comportando le Istituzioni: sono più seri gli artisti, i saltimbanchi, che loro.

Giulia Zichella

Fonte POPON

 
 

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It's a Beautiful Day: il nuovo singolo di Pino Daniele

 Il secondo dei due inediti del disco Boogie Boogie Man

Milano – Sarà in radio da venerdì It's a Beautiful Day, secondo singolo estratto dal nuovo disco di Pino Daniele, Boogie Boogie Man, uscito il 23 novembre su etichetta Sony Music. Un disco che è molto più di un best of, impreziosito da grandi duetti con Mina, Franco Battiato, J-Ax e Mario Biondi.

It's a Beautiful Day è il secondo dei due inediti dell'album che racchiude i capolavori indimenticabili che hanno segnato la carriera e la vita artistica di Pino Daniele.

Confermato per ottobre il tour dei teatri, con il concerto previsto per il 16 marzo al Teatro degli Arcimboldi di Milano che sarà quindi necessariamente spostato in autunno.Il biglietto del concerto non è valido per altre date ma è rimborsabile recandosi presso il punto vendita dove è stato acquistato, entro il 23 marzo.

G.S.

Fonte La Voce

 
 

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I botti sono un oltraggio come i sacchetti

 

NAPOLI (31 dicembre) - Il cardinal Sepe dice che è peccato, ma anche a lui piacciono i fuochi pirotecnici, la tradizione di festeggiare con «i botti» la fine dell'anno. La fine di un anno così particolare per i napoletani, anche se io lo dico da lontano, per quanto Roma sia vicina , meriterebbe un falò catartico, un fuoco capace di esorcizzare i nostri problemi, di purificare le strade dalla munnezze come le nostre anime e i nostri pensieri neri.
Non ho mai visto conciata peggio di così la città che ho tanto cantato e che tanto canterò, che tanto mi ha dato, a partire dai natali, e tanto mi ha tolto. Dire ai napoletani, come agli italiani tutti, che festeggiare l'anno nuovo vuol dire anche essere responsabili e civili è scontato.
Come dire che è meglio gridare di gioia per un gol di Cavani che di terrore per una di quelle stupide bombe che porta il suo nome: non è un omaggio a un campione, ma un oltraggio. Ricordo la mitica bomba Maradona: Diego regalava gioia e poesia e batticuori, qualche volta al massimo ha dissipato il suo talento, non ha mai fatto male a un bambino inerme, a una mamma sorridente, a un operaio poco prudente.
Il mio appello non conta, se non pensandomi come papà di un bimbo piccolo: dicendo addio a un anno davvero orribile e cercando di rendere propizio l'arrivo di uno migliore, voglio vedere nei suoi occhi la gioia, lo stupore, la meraviglia, non certo la paura.
Non aggiungiamo munnezza ad altra munnezza, non buttiamo per strada rifiuti che ormai rischiamo di diventare il simbolo di una capitale di cultura che per ben altri motivi va ricordata. Spariamo con attenzione, qualche bengala, qualche botta legale, le stelline per i più piccoli.
Godiamoci gli spettacoli pirotecnici dove ci saranno, evitiamo di diventare una notizia del primo tg dell'anno, con quella mortificante conta dei feriti, qualche volta dei morti. Napule è a 'a voce d''e criature, ho scritto un milione d'anni fa, e lasciamo che quelle voci salgano al cielo stanotte per cercare un domani migliore, per raccontare a chi ci governa, e parlo di tutte le istituzioni, locali e nazionali, che l'unico botto che ci serve è quello di tornare ad essere una metropoli europea, una città d'arte e cultura, una città aperta, e non una città soffocata dalla munnezza.
Buon anno a tutti i napoletani, e gli italiani, di buona volontà, quelli per cui Napoli non è 'na carta sporca. Buon anno davvero.

Pino Daniele

Fonte Il Mattino

 
 

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News... Su Pino:
06/02/2012
Nuovo album e tour per il Pino
26/12/2011
"La Grande Madre" di Pino Daniele
25/06/2011
Storica notte di chitarre e magie
25/06/2011
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Basta ora mi autoproduco
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Pino Daniele:Il mio blues con Clapton
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Daniele e Clapton insieme in concerto
18/03/2011
Napule è. blues con Daniele & Clapton
24/02/2011
Pino Daniele nella notte di Italia 150
14/01/2011
Faccio quello che mi pare...
13/01/2011
It's a Beautiful Day...
01/01/2011
I botti sono un oltraggio...
 
     

 

     
 
Brevi... su Pino
25/06/2011
Sangiorgi:Passaggio Daniele tra indipendenti è epocale

"L'annuncio di oggi del passaggio di Pino Daniele alla discografia indipendente segna oramai un cambiamento epocale della musica italiana, in gran parte in mano alla discografia indipendente e alle autoproduzioni, un settore in crescita in tutti i termometri della musica di oggi". Lo dichiara Giordano Sangiorgi, patron del Mei, storica manifestazione di Faenza dedicata alla scena indipendente. "Sono oramai tantissimi gli artisti italiani che per poter proseguire a lavorare sul mercato nazionale -sottolinea Sangiorgi- devono affidarsi alla produzione e alla distribuzione indipendente del nostro paese.

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24/06/2011
Pino Daniele lascia la major

Dopo i Nomadi, Modà e Renato Zero, anche Pino Daniele sceglie la via dell'indipendenza liquidando così il rapporto con la Sony Music. Il ritorno live di Pino Daniele è previsto per la primavera 2012 con un'anteprima tour da Cesena il 24 marzo, in concomitanza con la pubblicazione del nuovo disco di inediti. Queste le prime date dell'anteprima tour 2012: il 24 marzo sarà a Cesena, Nuovo Teatro Carisport; il 29 a Catania, Teatro Metropolitan; il 31 marzo e il 1 aprile a Napoli, Palapartenope; il 6 e il 15 a Roma, Auditorium Parco della Musica; il 19 a Firenze, Teatro Verdi; il 21 a Padova, Gran Teatro Geox; il 5 maggio a Bologna, Teatro Manzoni; il 7 a Torino, Teatro Colosseo; il 10 a Bergamo, Teatro Creberg; il 13 e il 14 a Milano, Teatro degli Arcimboldi; il 16 a Zurigo, Kongress Haus; il 19 a Brescia, Teatro di Brescia; e il 22 a Ginevra, Theatre du Leman.

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17/06/2011
Pino Daniele con Corsera e Sorrisi

Corriere della Sera e Tv Sorrisi e Canzoni presentano 'Il mio nome è Pino Daniele', una raccolta inedita di 8 cd e 1 dvd interamente dedicata all'artista napoletano. Le sue canzoni più significative sono state raccolte per la prima volta secondo un criterio tematico scelto dallo stesso Daniele e dal critico musicale del Corriere della Sera Mario Luzzatto Fegiz.
Oggi la prima uscita, in edicola a 9,90 euro oltre il prezzo del quotidiano o della rivista. Tutte le uscite avranno cadenza settimanale.

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15/04/2011
Già 9000 biglietti venduti

Sono gia' oltre 9.000 i biglietti venduti per il concerto-evento dell'anno, quello che il 24 giugno vedrà per la prima volta insieme Pino Daniele e Eric Clapton sul palco dello Stadio 'Simonetta Lamberti' di Cava de' Tirreni (Salerno).
I due grandi chitarristi si esibiranno per un serata di grande musica live, con una finalità benefica: raccogliere fondi per l'acquisto di una Tac per il centro di Oncologia Pediatrica dell'Ospedale Pausilipon di Napoli.

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