ANTICA MAGIA
Autore: Ida
Censura: V.M. 16 anni
Pairing: Piton/ nuovo personaggio (dirlo prima toglie il
gusto della scoperta)
Personaggi: quelli della Rowling, salvo due nuovi personaggi
aggiunti da me.
Nota
uno: la storia parte là dove la
Rowling ci aveva lasciato con “Harry Potter e il calice di fuoco”. Siamo quindi
al 5° anno di Harry Potter a Hogwarts ma, attenzione, la storia è stata scritta
prima che uscisse L’Ordine della Fenice e potrebbero esserci piccole
incongruenze col libro. Inoltre, qui il romanticismo scorre come un fiume in
piena!
Nota
due: mi sembra corretto rivolgere i
miei ringraziamenti a tre persone che mi hanno aiutato a scrivere questa
storia. Prima di tutto Mac: senza i suoi iniziali apprezzamenti relativi ai
miei primissimi scritti… non avrei nemmeno avuto l’ardire di scrivere un
raccontino. Segue poi Egle/Gwillion, che mi ha dato preziosi suggerimenti
riguardo allo stile, ma mi ha anche aiutato a rendere “sostenibile” la logica
della storia (anche se lei è immensamente più brava di me… ed io non sempre ho
seguito i suoi suggerimenti). Infine c’è mio marito che per mesi è stato da me
tormentato, ed annoiato, con domande di tutti i generi… (ed è stato anche un
tantino trascurato)… ma sapete com’è… è da lui che, per molti aspetti, ho tratto
l’ispirazione per il “mio” Severus!
Nota
tre: infine due paroline
sull’originalità della storia. Ho letto moltissime ff costruite su Piton e mi
sono accorta che spesso alcune “scene” appaiono simili. Anche la mia storia non
è esente da questo problema. I motivi possono essere due: abbiamo spesso
“fantasie” simili oppure ci influenziamo l’una con l’altra. Nel mio caso,
valgono entrambi i motivi, e le ff che più mi hanno influenzato, sono state “Il
Mangiamorte e la Babbana” ed i suoi due seguiti di Mac. Ma credo che anche
“Mani Insanguinate” e “Nevi di Durmstrang” di Gwillion, “L’attacco” di Dany e
“La Torre di Pietra” di Melissa abbiano lasciato il segno in me. Leggetele
perché sono tutte veramente bellissime.
ANTICA MAGIA
INDICE
Maghi potenti e
filtri d’amore
La giornata di fine agosto,
ancora calda, stava volgendo al termine. Gli ultimi bagliori del sole estivo
s’infrangevano sulle possenti mura del castello di Hogwarts. I suoi raggi
entravano dall’ampia finestra della Sala Professori creando una larga lama di
luce in cui roteava lentamente del pulviscolo dorato.
Mancavano pochi giorni al consueto inizio delle lezioni e
Silente aveva riunito tutto il personale per verificare che ogni cosa fosse
stata correttamente predisposta. Inoltre c’erano due nuovi professori da
presentare al resto del corpo insegnante.
Erano
tutti raggruppati al centro della sala in un ampio semicerchio: solo il Professore
di Pozioni, Severus Piton, sedeva come al suo solito in disparte, nella
penombra a lato della finestra illuminata. Come sempre, il vecchio Silente si
faceva attendere, ed il rumore di fondo delle chiacchiere degli altri
insegnanti lo infastidiva. Aveva però potuto osservare e studiare i nuovi
Professori che aveva immediatamente individuato: quelle due giovani e belle
donne.
Quella
più appariscente era ancora in piedi, la mano appoggiata all’ultima poltroncina
a sinistra: capelli corti e biondissimi, occhi azzurro chiaro, molto luminosi,
belle labbra sottili ed una carnagione chiarissima. Seguì lentamente le sinuose
curve del suo bel corpo, alto e longilineo, chiaramente svelate dall’abito
lungo ed attillato, di colore grigio ghiaccio. La ragazza si stava guardando
attorno con atteggiamento piuttosto altezzoso, senza soffermarsi su nulla e
nessuno: sbuffava, probabilmente per il ritardo di Silente. I lineamenti del
suo viso erano molto belli e fini, quasi perfetti… ma tutto l’insieme era
assolutamente glaciale: la sua bellezza era statuaria e dava l’impressione
d’essere… intoccabile. Era molto giovane, per essere già un’insegnante: non
doveva avere più di venticinque anni. Gli ricordava molto un’allieva di diversi
anni prima… doveva controllare sull’annuario della scuola.
L’altra
donna era invece seduta al centro del semicerchio e stava amabilmente
conversando col Prof. Vitious e con la Prof. Sprite. Aveva il viso girato
all’indietro ed i suoi lunghi capelli castani avevano piacevoli sfumature
ramate. Non poteva vedere il suo volto: ma la risata era fresca e cristallina.
Indugiò allora sulla profonda scollatura del lungo abito rosso fuoco, quindi
seguì lo spacco laterale, risalendo dall’affusolata caviglia fino ad arrivare
su, in alto, sulla coscia velata di nero. Ecco, ora si era girata… e lo stava
guardando: quei ridenti occhi verdi sembravano illuminarle il viso e quelle
morbide labbra erano socchiuse in un sorriso aperto indirizzato… sì, era
proprio rivolto a lui.
Doveva avere grosso modo la sua stessa età: circa
trentacinque anni.
Non era riuscito a distogliere subito lo sguardo da
quello della donna ed i tempi massimi, generalmente consentiti dall’etichetta
per uno scambio di sguardi tra sconosciuti, erano stati ampiamente superati:
ora, quindi, non intendeva più distoglierlo… non per primo almeno. Del resto
sembrava che anche quella donna non avesse nessun’intenzione smettere di
fissarlo….
L’arrivo di Silente risolse il problema passando in mezzo
a loro.
La
maga bionda si sedette elegantemente, accavallando le lunghe ed affusolate
gambe, e si dispose ad ascoltare il Preside.
Mentre questi parlava, la donna con l’abito rosso
tornò a guardare il mago defilato nella penombra, il cui sguardo l’aveva
turbata. Fino a quel momento non lo aveva neppure visto, ma poi… quegli occhi
penetranti… come si era permesso di guardarla a quel modo? Era alto, con un
fisico asciutto e vigoroso, carnagione chiara, lunghi capelli neri e… e quegli
infuocati e profondi occhi neri che le avevano fatto provare… un brivido quando
aveva incrociato il suo sguardo. Il viso era duro, scavato, quasi modellato in
quella sua espressione di odio e disprezzo. Le labbra, sottili, erano
strettamente contratte e quei profondi occhi neri ora rivelavano solo uno
sguardo gelido. Era interamente vestito di nero, con un lungo mantello
drappeggiato con raffinata eleganza sulle spalle. Non era certo difficile
immaginare di chi si trattava: doveva essere il tristemente famoso Professore
di Pozioni, Severus Piton. Colui che da anni anelava proprio alla cattedra di
Difesa contro le Arti Oscure. Strano… se lo ricordava molto diverso: una
particolare luce negli occhi ed un sorriso stupito ed orgoglioso sul suo bel
volto da ragazzo. Ma erano passati quindi anni da quella notte… ed era stato
solo un attimo… forse si era sbagliata. O, forse, la vita era stata
particolarmente dura con lui…
In quel momento Silente passò alla presentazione dei
nuovi insegnanti.
- Ecco la nostra giovane collega, la Professoressa Selene
Prickle che terrà un nuovo corso sulla Smaterializzazione, solo per gli allievi
degli ultimi tre anni - e Silente indicò la giovane ed attraente donna bionda -
e la figlia di un mio carissimo amico, Rhoxane Delair, che ha accettato la
cattedra di Difesa contro le Arti Oscure. - disse infine Silente indicando la
maga dall’abito rosso che, subito, si senti nuovamente addosso lo sguardo, ora
decisamente malevolo, di Piton.
Mentre
Silente passava ad esporre i dettagli organizzativi del nuovo anno scolastico,
Piton osservava alternativamente le nuove colleghe: certo che Silente era ben
sorprendente! Dopo tanti anni che insegnava nella tranquilla monotonia di
Hogwarts, insieme ai vecchi colleghi di sempre, all’improvviso Silente inseriva
quelle due maghe. Non che mancassero le donne nell’organico di Hogwarts… ma
certo non erano in nessun modo paragonabili a quelle due; sicuramente il genere
femminile ad Hogwarts era più che degnamente rappresentato da tante giovani e
belle studentesse… ma erano solo ragazze ancora inconsapevoli del potenziale
della loro femminilità. Quelle due donne invece… era molto evidente la
consapevolezza che entrambe avevano del loro corpo, del loro fascino e della
loro sensualità: si vedeva da ogni loro gesto, dal modo in cui si muovevano, da
come si guardavano intorno.
All’improvviso si alzò di scatto dalla sua poltroncina e,
mentre ancora Silente stava parlando, attraversò rapidamente tutta la sala, col
lungo mantello nero svolazzante e lanciò un ultimo, infastidito sguardo alle
due donne. Faceva un gran caldo quella sera….
Selene Prickle lo seguì con lo sguardo: tra tutti gli
insegnati di quella scuola Severus Piton era decisamente l’uomo più
interessante. Come lo era sempre stato, anche oltre dieci anni prima. Anzi, era
ancora e sempre l’unico uomo interessante di Hogwarts e, come lei, doveva
essere terribilmente annoiato dalle parole di Silente: beato lui che poteva
permettersi di andarsene quando voleva! E poi era il direttore della Casa di
Serpeverde, la “sua” casa. Sarebbero presto diventati qualcosa di più che
ottimi amici, sì, ne era proprio sicura. Era da quasi dieci anni che aspettava
quel momento.
Anche Rhoxane Delair lo seguì con lo sguardo: era un
peccato che se ne stesse andando, avrebbe volentieri fatto due chiacchiere con
lui appena finita la riunione. Pazienza, si disse, tanto non può scappare da
nessuna parte per i prossimi dieci mesi. E avrebbe avuto tutto il tempo
necessario per conoscerlo bene, al punto da fargli quella domanda che non gli
aveva fatto quindici anni prima.
*
* *
Entrambe le donne però si sbagliavano. Infatti, Piton
non restò a Hogwarts nei giorni seguenti: il mattino dopo, durante la
colazione, confabulò a lungo con Silente e lasciò quindi frettolosamente il
castello.
Selene e Rhoxane usarono i rimanenti giorni prima
dell’inizio delle lezioni per scoprire tutto sul castello, conoscere gli altri
insegnanti e… tentare di fare amicizia tra loro. Quest’ultima cosa non fu né
facile né spontanea, vista la grande differenza di carattere tra le due, ma
entrambe ce la misero tutta. Del resto non c’era un gran ché scelta: gli altri
insegnanti erano già molto legati fra di loro e, quasi tutti, erano anche molto
più anziani. Quindi non restava loro altro da fare che cercare di mettere in
piedi un’accettabile amicizia.
Selene
Prickle sapeva di essere sempre stata una tipica Serpeverde: purosangue,
giustamente ambiziosa e risoluta ad ottenere quello che riteneva giusto per sé.
Sapeva di essere molto intelligente e colta e la gran determinazione con cui si
era dedicata allo studio di quella materia, particolarmente complessa ed
estremamente specialistica, l’aveva portata a diventare, alla sua giovane età,
una vera e propria esperta. Forse era anche per questi motivi che tendeva a
considerare gli altri un po’… inferiori a lei e non del tutto degni della sua
amicizia.
Rhoxane Delair invece era una Grifondoro, anche se non
pienamente convinta ma… il Cappello Parlante a suo tempo aveva decretato così.
Anche se poi, lei, a Hogwarts era rimasta solo pochi mesi, a causa di un
trasferimento per lavoro di suo padre. In ogni modo sì, lei era coraggiosa, ma
più nelle idee che non nelle azioni. Certo non si sarebbe tirata indietro per
difendere e perorare un suo ideale, ma da qui a rimetterci la vita… il passo
era molto lungo. Lei, soprattutto, si sentiva uno spirito libero e tale voleva
rimanere, senza costrizioni di sorta, da parte di chiunque. Forse era per
questo motivo (o forse c’era stato anche, forte, lo zampino di suo padre, che
era un famoso Auror) che il regime di terrore e costrizione, che Voldemort
aveva cercato di imporre a suo tempo al loro mondo, non le era proprio andato
giù. Quindi si era dedicata, seguendo gli insegnamenti di papà, alla Difesa
contro le Arti Oscure…ed era brava, veramente brava. Anche se, forse, non così
brava come poteva esserlo un Mago Oscuro come Piton.
*
* *
Infine arrivarono gli studenti e le lezioni
ricominciarono, come sempre.
Piton continuava a terrorizzare gli allievi, soprattutto
quelli più giovani, ed a togliere punti ai Grifondoro. Ma era ancora più
nervoso ed irritabile del solito ed era veramente difficile incontrarlo in giro
per il castello: quando non aveva lezione se ne stava tutto il tempo rintanato
nel suo studio oppure in biblioteca, nel reparto Libri Proibiti.
Le lezioni della Prof. Selene Prickle, riservate solo
agli studenti degli ultimi tre anni, riscuotevano un gran successo: a
quell’età, del resto, la smaterializzazione era uno degli argomenti di maggiore
interesse e Selene era una vera esperta. La promessa che, verso la fine
dell’anno, i migliori del corso avrebbero potuto fare delle prove pratiche di
smaterializzazione, elettrizzò al massimo tutti gli studenti che ingaggiarono
presto una strenua gara fra loro.
Anche le lezioni di Rhoxane Delair erano seguite con
molto interesse dagli allievi di tutti i corsi: riusciva a rendere così
palpabile il pathos del conflitto
contro i Maghi Oscuri anche a quei ragazzi che, fortunatamente per loro, non
l’avevano vissuto, che le sue lezioni riuscivano sempre a coinvolgere
intimamente i suoi allievi. Il suo problema, spesso, era arginare le critiche
avanzate dai Serpeverde che, non sempre, erano teoricamente contestabili. Lo
erano in pratica, nelle conseguenze reali che le azioni dei Maghi Oscuri
avevano poi avuto… ma quei ragazzi non le avevano vissute… ed era arduo far
loro comprendere il clima di terrore che a quel tempo aveva attanagliato il
loro mondo. No, non è vero: non era poi così difficile… solo che lei… non se la
sentiva di farlo. Non in quel momento, non ora che quell’incubo sembrava così
vicino a ripetersi! Ma sapeva che il suo compito, molto importante, era
insegnare a quegli studenti a difendersi. A difendersi realmente ed
efficacemente dall’attacco di un Mago Oscuro… e a saperlo riconoscere. E chissà
perché… ma il suo pensiero tornava ossessivamente al Prof. Piton… e a quella
notte lontana!
*
* *
Rhoxane Delair passava molto del suo tempo libero
all’aperto, alla ricerca degli ultimi caldi e luminosi raggi del sole prima
dell’inizio dell’interminabile, freddo e buio inverno inglese. Era vissuta così
a lungo nel sud della Francia che ora il clima inglese, così a nord poi, le
sembrava quasi polare. Spesso volava, solitaria, alta e spericolata nei cieli
tersi di Hogwarts. Qualche volta però si rintanava in biblioteca a leggere
vecchi ed affascinanti libri di Magia Nera. Lì, nel Reparto Proibito, aveva più
volte incontrato Piton ma, o era stata lei, troppo assorta dalla lettura, che
quasi non si era accorta della sua presenza, oppure era lui che le era sembrato
così intento… che non aveva avuto il coraggio di disturbarlo. Un’altra cosa che
le piaceva fare era andare nella Foresta Proibita: l’aveva fatta una sola
volta, in compagnia di Hagrid. Ma si riprometteva di rifarlo ancora… da sola
questa volta.
Selene Prickle invece frequentava spesso la sala comune
dei Serpeverde ed era diventata molto amica del caposcuola e dei prefetti:
anche lei, a suo tempo, aveva ricoperto quelle cariche. Naturalmente, anche
Piton si faceva vedere ogni tanto nella sala comune dei Serpeverde… e questo
era, per Selene, un altro incentivo a frequentarla sempre più spesso.
Anche se attaccare discorso col Professore di Pozioni non
era certo un’impresa da poco: era più sfuggente di un’anguilla quell’uomo!
Piton, infatti, se ne stava rintanato in un angolo, nella
“sua” poltrona e la osservava in silenzio. Aveva notato che Selene era molto
diversa quando era in compagnia dei Serpeverde: diventava molto affabile mentre
chiacchierava con i ragazzi, raccontando loro tante cose divertenti ed
interessanti. Ed aveva un bel sorriso allegro… oltre ad un corpo di tutto
rispetto. Molti ragazzi, evidentemente, condividevano quest’ultimo pensiero del
loro Professore e le stavano sempre appiccicati: tra questi brillava per la sua
assiduità il giovane Draco Malfoy, del 5° anno.
Una sera, però, Piton notò che Selene era particolarmente
strana. La Sala Comune si svuotò misteriosamente presto dopo che lei ebbe
confabulato col Caposcuola. Erano rimasti solo loro due e Selene si stava
avvicinando lentamente alla sua poltrona con due bicchieri di burrobirra in mano.
Indossava uno dei suoi soliti abiti morbidamente elasticizzati che, più che
coprire il suo corpo perfetto, lo esaltava. Quella sera lo spacco era centrale…
ed era molto alto sopra il ginocchio. Ed ora, ora si stava chinando verso di
lui porgendogli uno dei due bicchieri… ed era evidentissimo che, sotto l’abito,
non indossasse nulla… ed i suoi seni erano veramente e naturalmente… morbidi e
sodi. Faceva stranamente molto caldo quella sera. E lui sentiva di avere
un’espressione… sicuramente peggiore di quella con la quale Draco guardava
solitamente Selene!
Lei si passò leggermente la lingua sulle labbra e gli
disse:
- Questa sera dobbiamo festeggiare Professore… non
ricorda?-
Il suo stupore aumentò ancora mentre lei… lei…. Ma cosa
diavolo stava facendo? No, non era possibile: si stava accoccolando sul
bracciolo della sua poltrona e gli sorrideva maliziosa:
- Proprio non ricorda? Esattamente sette anni fa lei è
stato nominato Direttore della Casa di Serpeverde. -
Deglutì a fatica mentre si spostava di lato per lasciarle
maggiore spazio, e quindi disse, col tono più distaccato che riuscì a
procurarsi:
- Si, è vero. E mi ricordo molto bene anche di lei
Signorina Prickle. Quella sera ha fatto il diavolo a quattro, insieme alle sue
amiche, affinché io mi fermassi a festeggiare con voi. Quando rifiutai e
lasciai la Sala Comune lei mi seguì ed ebbe l’ardire di invitarmi nel suo
dormitorio… -
Selene arrossì leggermente e disse:
- Ma noi avevamo preparato una bellissima festa per il
nostro giovane e affascinante Professore di Pozioni… -
Così dicendo il suo sorriso divenne dolce e languido e… e
lui sentì che lei stava scivolando lentamente giù da bracciolo della poltrona…
con l’abito che, a causa dell’attrito con il velluto del bracciolo, si stava
alzando sempre più su quelle gambe interminabili…. Insomma gli era finita tra
le braccia e lui se ne stava lì, trasecolato e del tutto ammutolito dallo
stupore per quell’inverosimile accadimento.
- Potremmo festeggiare stasera Professore, giacché non
l’abbiamo fatto allora! -
E le sue labbra gli erano pericolosamente vicine….
Continuava a fissarla senza dire una parola, senza
muovere un muscolo, cercando di controllare e mascherare ogni emozione. Avrebbe
voluto smaterializzarsi… se solo si fosse potuto fare a Hogwarts.
Poi una sensazione di… fastidio emerse prepotentemente.
Come si permetteva quella donna di fare delle avances così sfrontate… proprio a
lui! Se la ricordava perfettamente, o se la ricordava…. Anche ai tempi della
scuola era una di quelle dell’ultimo anno che lo importunavano continuamente,
che trovava banali scuse per entrare nel suo studio ad ogni ora, che lo metteva
in imbarazzo con quel suo corpo così giovane e fresco. Allora lei aveva
diciotto anni… lui neanche trenta… e resisterle era stato difficile. Ma era un’allieva
e mai avrebbe potuto…. Ora invece era una collega, sempre sfrontata però. E
sempre con un corpo giovane e fresco… terribilmente desiderabile e troppo
vicino al suo. E se avesse ceduto? Che male c’era poi? Ma sapeva ancora
baciare? Quanti anni erano passati dall’ultima volta che aveva baciato una
donna? Dopo quindici anni sarebbe
ancora stato capace d’amare? Ma ne aveva ancora il diritto?
Il viso di Selene ormai era a pochi millimetri dal suo.
Poteva sentirne il profumo inebriante mentre il corpo, caldo, premeva contro il
suo.
Con il cuore che gli batteva furiosamente in petto,
Severus Piton si alzò di scatto, rovesciando le due burrobirre e facendo quasi
cadere Selene dalla poltrona. Ora sapeva la risposta, ed era sempre la stessa:
no, lui non aveva più il diritto di amare… non dopo tutti i crimini che aveva
commesso.
Borbottò un gelido ed imbarazzato – Mi scusi. – a Selene
… e lasciò velocemente la sala.
*
* *
Un luminoso mattino, di una domenica di fine settembre,
la Prof. Delair decise che era giunto il momento di fare una mossa decisiva.
Ormai le lezioni erano cominciate da quasi un mese ma le occasioni per parlare
col Prof. Piton erano veramente rare, e quelle migliori, in biblioteca, non se
l’era mai sentiva di sfruttarle. Ma aveva una domanda importante da fargli… per
una risposta che attendeva ormai da troppo tempo. Così quel mattino si diresse
verso la sua stanza e bussò coraggiosamente alla porta. Quando lui le aprì il
suo viso arcigno riflesse chiaramente lo stupore per quella visita del tutto
inaspettata. Rhoxane deglutì e sfoderò quindi il suo più radioso sorriso: in
fondo non si era certo aspettata che Piton le buttasse le braccia al collo!
- Buon giorno Professore. - disse sorridendogli – Avevo
pensato che, prima che arrivi il freddo dell’inverno… sarebbe bello sfruttare
questi ultimi sprazzi di sole. Potremmo fare un bel volo con le nostre scope:
Minerva mi ha raccontato che lei è bravissimo a volare, quasi meglio di Madama
Bump… era molto bravo a Quiddicth quando era qui a scuola. -
A dir la verità, a sentire le parole di tutti i vecchi
professori coi quali Rhoxane aveva parlato, Piton sembrava essere stato uno dei
migliori in qualsiasi cosa quando aveva frequentato Hogwarts. Certo, se anche
lei avesse frequentato la scuola lì, sarebbero stati compagni di corso poiché
avevano circa la stessa età; ma lei aveva studiato a Beauxbatons… peccato.
- Poi potremmo fermarci da qualche parte e fare quattro
chiacchiere da soli: così avremmo anche la possibilità di conoscerci un po’
meglio. – continuò, con gli occhi verdi che sorridevano maliziosi.
Piton la stava guardando allibito ed incapace di credere
alle proprie orecchie.
“Mi sta prendendo in giro… non c’è dubbio… ma come si
permette?” pensò e ricambiò il sorriso della donna con uno sguardo di odio
puro. Poi disse lentamente, scandendo bene ogni singola parola, con gli occhi
che lanciavano strali di ghiaccio:
- Io odio il sole. Io ho da fare cose molto più
importanti che uno stupido giro per i cieli a cavallo di una stupida scopa. Non
ho tempo da perdere in chiacchiere e, soprattutto, non m’interessa affatto
conoscerla meglio. -
Rimase in silenzio per un istante a guardarla, ansante.
Quindi le sbatté maleducatamente la porta in faccia.
Pieno d’ira per l’accaduto si diresse alla sua poltrona e
vi si sprofondò dentro riprendendo in mano il libro che stava leggendo. Ma dopo
pochi istanti si rialzò buttandolo rabbiosamente a terra. Non riusciva più a
leggere. Si diresse alla finestra e guardò il cielo ed i prati, i ragazzi che
correvano e giocavano fra di loro.
“Eppure c’è stato un tempo in cui anche io amavo il sole…
e sorridevo, come lei; volavo alto nel cielo luminoso con la mia scopa, più in
alto di chiunque altro, e il vento fischiava forte nelle mie orecchie; e sapevo
amare una donna… stringerla a me, dolcemente… e baciarla con passione. Ma è
stato tanto tempo fa, troppo tempo fa… ora queste cose non sono più per me. Non
per l’oscuro ex Mangiamorte… il traditore di entrambe le parti….”
Si sedette sconsolatamente sulla poltrona e, ancora una
volta, si abbandonò ai suoi tristi ricordi… agli errori ed alle scelte
sbagliate.
Ricordò il tempo dei suoi grandi ideali, quando era poco
più che un ragazzo, e la sua gran sete di sapere…. Voldemort sembrava essere
proprio la risposta giusta per lui: voleva cambiare il mondo, rinnovarlo e
liberarlo dalle pastoie del passato. E Voldemort era anche un pozzo infinito di
conoscenza…. Così il giovane ed allegro Severus, così pieno di voglia di
vivere, aveva cominciato lentamente a trasformarsi. Non aveva ancora diciotto
anni! Era stato Voldemort ad ingannarlo? O era stato lui così stupido da non
capire le sue vere intenzioni? In ogni caso, mentre si abbeverava al pericoloso
sapere di Voldemort… le sue mani avevano cominciato a macchiarsi di sangue. Per
oltre due anni aveva fatto e visto fare cose che non avrebbe certo più potuto
dimenticare… che non voleva dimenticare. Poi non era più riuscito ad andare
oltre… nulla poteva più giustificare tutto il male che stava facendo. Ed era
tornato, sconfitto, disilluso e terribilmente deluso di sé, sui suoi passi.
L’unica cosa che poteva fare era aiutare gli altri a fermare Voldemort,
combattendolo apertamente, e sfruttando tutta la conoscenza che l’Oscuro
Signore gli aveva dato. Ma Silente aveva affermato che lui sarebbe stato invece
più utile come spia, per prevenire le mosse di Voldemort. E così si era calato sul viso quell’assurda maschera; i primi tempi
gli era stata assolutamente necessaria, visto che Silente non aveva voluto
rivelare a nessuno il suo “cambiamento”: per non bruciare la sua copertura, gli
aveva detto. Poi, dopo la caduta di Voldemort, quella maschera gli era rimasta
appiccicata addosso: a nessuno faceva piacere avere come amico un ex
Mangiamorte, nemmeno ai suoi vecchi compagni, quelli che erano riusciti ad
evitare Azkaban e che ora stavano cercando di ricostruirsi la loro “verginità”.
Poi gli anni erano inesorabilmente passati e lui si era trovato definitivamente
prigioniero di quell’odioso e scomodo personaggio. Ma, poco per volta, aveva
finito per rassegnarsi e ad abituarsi. In fondo, rinunciare a vivere pienamente
era la giusta punizione per tutti i crimini che aveva commesso. Ed ora non gli
rimaneva che l’insegnamento, i suoi libri, le sue pozioni… e togliere degli
stupidi punti ai Grifondoro.
Piton odiava se stesso, con tutte le sue forze, quando la
tristezza ed il rimpianto per ciò che non poteva più essere lo assalivano. Ed
odiava quella stupida donna che gli aveva ricordato quanto era bello volare
alto nel sole…. E la maledetta scollatura di quella casacca in cui un sarto
idiota aveva dimenticato di aggiungere un bottone. Si diresse a malavoglia
verso il suo bagno… era costretto a farsi un po’ troppe docce fredde…
ultimamente.
*
* *
Dall’altro lato della porta, che le era stata sbattuta in
faccia così rudemente, Rhoxane era… assolutamente stupita. Certo Piton non era
una persona particolarmente gradevole, e non era facile accostarsi a lui. Ma
quella reazione… le era parsa veramente esagerata. L’aveva solo invitato a fare
un volo!
“Ma chi sei Severus Piton? Chi sei veramente? Ti nascondi
dietro una montagna di duro, sprezzante e gelido odio. Ma talvolta c’è una luce
strana nei tuoi begli occhi neri… una luce che non riesco a comprendere…. La
stessa luce che brillava nei tuoi occhi quella lontana notte di quindici anni
fa… cos’è?”
Rhoxane scrollò le spalle e si diresse verso la stanza
di Selene: avrebbe sicuramente preferito la compagnia di Piton, ma poiché
quell’orso si rifiutava di uscire dalla sua camera… Chissà, lei e Selene
avrebbero potuto malignare un po’ su di lui. Del resto, Selene sembrava
conoscerlo molto meglio di lei.
Le due maghe si stavano incamminando per uscire nel parco
quando, nella Sala d’Ingresso, incontrarono il Prof. Silente che le salutò
allegramente.
- Selene, Rhoxane… avete visto che bella giornata!
Un’ottima occasione per visitare Hogsmeade. Ci siete già state?-
- No. - rispose Rhoxane – Ma mi hanno assicurato che è
molto, come dire, “pittoresco”-
- Già, già… pittoresco. - sorrise Silente con gli occhi
divertiti dietro le lenti a mezzaluna. Un delizioso ed intrigante pensiero gli
aveva appena traversato la mente.
- Se non siete mai state là, avrete proprio bisogno di
una guida, per conoscere il meglio di Hogsmeade in poco tempo. Purtroppo io
devo andare a Londra… ma ho già in mente chi sarà “entusiasta” di
accompagnarvi. Che ne dite del Prof. Piton? -
Rhoxane lo guardò allibita: “Ma il vecchio è
irrimediabilmente impazzito???” si chiese guardando Selene.
Mentre Silente si dirigeva a cercare Piton, Selene e
Rhoxane scoppiarono a ridere:
- In fondo oggi avevano solo programmato di malignare un
po’ sul nostro strano Professore di Pozioni… - disse Selene.
- Ma avercelo addirittura tra le mani per l’intera
giornata… dovremo fare un monumento a Silente, che ne dici? - aggiunse Rhoxane.
Scoppiarono nuovamente a ridere, lanciandosi occhiate di
complicità… anche se ognuna delle due sapeva perfettamente quale era il reale
desiderio dell’altra: poter avere sottomano il tenebroso ed affascinante
Professore per tutta la giornata… ma assolutamente e rigorosamente… DA SOLA. Ma
piuttosto che niente… erano ben disposte a sfoderare, cavallerescamente, le
loro armi e giocarsi la partita una di fronte all’altra.
*
* *
Quando Silente ebbe finito di parlare, Piton pensò che
era finalmente venuto il momento, a lungo agognato, di strozzare quel vecchio
pazzo. Ma, ancora una volta, non lo fece. Disse solo, con malcelata ira:
- Albus, questa volta è veramente troppo. Non intendo
fare da balia a quelle due. Non sono innocenti ragazzine, sono due donne…
pericolose! -
“Ecco” pensò Silente “ è proprio per questo che ti butto
fra le loro braccia!”
Ma non espresse a voce quel pensiero: sarebbe stato come
mettere in mano a Piton un mitra … e chiedergli di non usarlo!
Così disse solo, col suo solito sorriso:
- Per favore Severus… ormai ho già fatto il tuo nome! -
“Ora ti strozzo, ora ti strozzo con le
mie mani nude…”
Invece si diresse come una furia alla finestra: ecco
quelle due “streghe”, là in mezzo al parco, che certo stavano già pregustandosi
la bella gita che erano riuscite ad organizzarsi abbindolando Silente… ma
gliela avrebbe fatta vedere lui, o se gliela avrebbe fatta vedere!
Tornò a rivolgersi a Silente con uno strano scintillio
negli occhi:
- Va bene. Ma ora sei tu ad avere un debito con me. E
molto grosso anche! -
- Grazie Severus, me lo ricorderò. - disse Silente e si
girò verso la porta, ridacchiando felice tra sé mentre usciva.
Piton si avvicinò alla sua scrivania, prese una
piccolissima provetta e se la infilò in una tasca nascosta del mantello.
“Oggi mi divertirò anch’io. Non è Veritaserum… ma aiuterà
quelle due ad essere molto più loquaci con me, come dopo aver bevuto una
bottiglia di ottimo vino!”
Stava già uscendo quando tornò rapidamente sui suoi
passi. Cercò a lungo un’altra provetta, prima di trovarla sul fondo di un
armadietto. Del resto… era da diversi anni che non ne aveva più avuto bisogno.
L’aprì e ne trangugiò velocemente un sorso: storse la bocca per il sapore agro
della pozione ma si consolò pensando che, almeno per quel giorno, non avrebbe
più avuto bisogno di docce gelate. Poi la rimise, previdentemente, davanti a
tutte le altre.
L’anta del portone d’ingresso del castello picchiò con
enorme fragore contro l’altro battente, richiamando l’attenzione di chiunque si
trovasse nel parco.
Piton era appena uscito e, come una minacciosa nuvola
nera, stava scendendo i gradini a passo di carica dirigendosi verso le due
maghe. I ragazzi che si trovavano sulla sua strada si scansarono istantaneamente
e nessuno avrebbe voluto essere, in quel momento, l’obiettivo verso il quale il
Professore di Pozioni si stava dirigendo con quella furia cieca per scaricare
la sua temibile tempesta.
Selene e Rhoxane si guardarono: un certo timore si era diffuso
sul viso di entrambe.
Più si avvicinava, più Piton rallentava la marcia: doveva
dare a se stesso il tempo di calmarsi per riprendere pienamente il necessario
autocontrollo.
Così ebbe anche il tempo di osservare gli abiti delle due
donne e di congratularsi con se stesso per aver bevuto quella schifosa, ma
utilissima, pozione.
Di un abito già sapeva il problema: quella provocante
scollatura. Ma ora si accorgeva anche che, sotto a quella casacca scollata e
così deliziosamente stretta intorno a quell’esile vitino… c’era un paio di
pantaloni che… meglio sarebbe stato definire calzamaglia per quanto erano
attillati, così da lasciare ben poco spazio all’immaginazione. E sotto la
casacca leggera e svolazzante… era mai possibile che non ci fosse… assolutamente
nulla se non il corpo di Rhoxane?
Si disse che forse avrebbe fatto meglio a bersi una dose
doppia di quella pozione!
Passò quindi ad osservare Selene: apparentemente tutto
bene… se nonché, in un movimento casuale, la donna si trovò per un attimo in
controluce… Piton chiuse gli occhi per un istante, ma continuava a vedere
quella lunga tunica leggera, morbidamente stretta in vita, e completamente
trasparente… anche in questo caso non gli era chiesto nessuno sforzo
d’immaginazione.
Una dose tripla di quella pozione… ecco quello che
sarebbe stato necessario!
Ormai era arrivato davanti a loro ed i suoi occhi erano
tizzoni incandescenti:
- Ma brave… bella
idea da inculcare in quel vecchio pazzo… e poi mandarlo da me. -
- L’idea è stata tutta e solo di Silente… anche se noi,
di certo, l’abbiamo gradita. - gli rispose sorridente Selene.
- Molto difficile credervi. - disse duramente Piton.
- Eppure è la verità. - rincarò decisa Rhoxane.
- Ecco, ora ci credo anche meno di prima. - rispose
scortesemente Piton.
- Quanto ci vuole ad arrivare a Hogsmeade? - chiese
Selene cercando di cambiare discorso ed affrontare i fatti.
- Venti minuti, – disse asciutto Piton – camminando
speditamente. -
Rhoxane guardò le sue scarpe: tacco
troppo alto e fine per una camminata a ritmo “spedito” in una stradina di
campagna.
- E se prendessimo le scope? - chiese innocentemente.
Se lo sguardo di Piton avesse potuto
incenerire… ora si sarebbe trovato a dover buttare parecchia acqua su quella
donna impertinente.
Si limitò a fulminarla con gli occhi e
s’incamminò rapidamente per il pendio dicendo seccamente:
- Questa è la strada… se v’interessa ancora seguirmi! -
Dopo un breve tratto fu costretto a
rallentare: effettivamente la Prof. Delair aveva evidenti difficoltà a seguirlo
con quelle sue eleganti scarpine.
La camminata durò così oltre mezzora
ma, col suo ritmo più tranquillo, permise loro di chiacchierare. Selene
anticipò che tra circa un mese si sarebbe assentata per due settimane per
partecipare ad un importante congresso internazionale sulle tecniche avanzate
di smaterializzazione: i suoi begli occhi azzurri brillavano di un legittimo
orgoglio.
- L’argomento che più
m’interessa riguarda la possibilità di smaterializzarsi portando con sé cose di
dimensioni rilevanti o, addirittura, altre persone. - spiegò Selene entusiasta.
- Io pensavo che fosse una cosa
possibile, molto difficile ma… possibile! - esclamò Rhoxane.
-
Difficile? Tu scherzi… oggi forse solo un mago veramente molto potente potrebbe
riuscire a farlo e solo con un enorme dispendio di energia! - le rispose
seccamente Selene.
Piton osservò il volto di
Rhoxane: sembrava che le parole di Selene l’avessero stupita… come se lei
conoscesse di persona qualcuno che sapesse invece farlo senza problema alcuno.
-Comunque, - continuò entusiasta Selene
– con le tecniche che sono state recentemente individuate, la
smaterializzazione “in compagnia” sarà molto più accessibile… ai pochi eletti
che sapranno padroneggiare la nuova metodologia! -
- E lei sarà uno di questi eletti,
presumo, Prof. Prickle?- chiese Piton con un tono… stranamente divertito.
- Mi sembra ovvio. - rispose felice
Selene.
Rhoxane ora non parlava più: stava
guardando Piton con un’espressione di… profondo rispetto. Ma lui stava
sorridendo a Selene… uno strano sorriso.
Hogsmeade s’intravedeva solo in
lontananza. Piton era di fianco a Selene e le chiese, quasi a bruciapelo:
- Cosa ne pensa delle discussioni, che
sono ormai all’ordine del giorno oggi, sull’opportunità di proteggere i Babbani
in vista del temuto ritorno di Colui-che-non-deve-essere-nominato? -
Selene lo guardò piuttosto stupita e
disse in tono secco:
- Sono una Serpeverde…io. E’ piuttosto
evidente quale sia il mio pensiero: non ritengo di alcuna utilità, per noi
Maghi, la comunità dei Babbani. Non vedo quindi per quale motivo dovremmo
rischiare la nostra vita per difenderli. I Babbani sono così orgogliosi della
loro tecnologia che pensano addirittura di poter eguagliare o superare i nostri
poteri magici. Che usino la loro scienza per difendersi da soli da
Voi-sapete-chi. -
Piton la guardò, ma il suo volto, senza
espressione, non tradiva la minima emozione.
Selene continuò:
- Del resto i Babbani non si sono mai
preoccupati di tutelare noi Maghi in passato, quando i “loro” Voi-sapete-chi
cercavano di distruggerci mandandoci al rogo! Che si arrangino adesso. -
Rhoxane restava in silenzio; pensava a
suo padre, l’Auror che difendeva anche i Babbani, che era stato disposto a
morire per loro. Disse solo, così sottovoce che Selene neppure la sentì:
- Non è questione di superiorità… solo
di un uguale diritto alla vita ed alla libertà… per tutti. -
Ma Piton aveva sentito. Si girò
lentamente verso di lei e la osservò a lungo, pensieroso: c’era di nuova quella
luce strana nei suoi profondi occhi neri, pensò Rhoxane.
- Lei, invece, Professoressa Delair,
sembra molto attratta dalle Arti Oscure. Ho notato che è un’assidua
frequentatrice del Reparto Proibito della biblioteca… come me, d’altronde. -
Il tono usato da Piton non sembrava
minaccioso, ma Rhoxane sapeva che quello poteva rivelarsi un campo minato.
Quindi si limitò semplicemente ad annuire.
Ma Piton non intendeva desistere.
- Quando ha cominciato ad interessarsi
a quest’argomento? -
Rhoxane cercò, ancora una volta, di
aggirare l’ostacolo.
- Per sapersi difendere occorre
conoscere bene le capacità del nemico. -
- Ma le Arti Oscure e l’Antica Magia
Nera non sono cose che si possono apprendere solo sui libri. - incalzò Piton.
“Va bene… però te la sei cercata tu”
pensò Rhoxane e disse, orgogliosamente:
- E’ vero Prof. Piton, ho avuto un ottimo
maestro; mio padre è un famoso Auror: Esprit Delair. Credo che anche lei lo
abbia conosciuto… - e la voce di Rhoxane divenne un sussurro - … tanti anni fa.
-
Per un istante sembrò che Piton fosse
rimasto folgorato; quella donna era la figlia proprio di Esprit Delair: come
diavolo aveva fatto a non realizzarlo prima?
Piton scrutò in profondità negli occhi
limpidi della maga: che cosa sapeva di lui esattamente?
“Sì, un ottimo maestro… anche se non
alla tua altezza” pensò Rhoxane ricambiando con altrettanta profondità lo
sguardo di Piton, nei cui intensi occhi neri brillava sempre più forte quella
strana luce.
- Non avrei mai immaginato che tuo
padre fosse un Auror. - disse Selene, più per interrompere quell’imbarazzante
silenzio che per qualsiasi altro motivo.
- E quella è Hogsmeade, finalmente. -
aggiunse subito dopo.
*
* *
In modo piuttosto veloce, ma completo,
Piton fece loro visitare i luoghi di principale interesse di Hogsmeade e
rispose, perfino pazientemente, a tutte le loro domande. Nel primo pomeriggio,
mentre sostavano nella piazzetta, s’imbatterono in Hagrid che era tutto agitato
e, assolutamente, volle parlare con Rhoxane da solo.
A Piton non parve vero di avere così
facilmente l’occasione per stare da solo con una delle due donne. Bene, avrebbe
cominciato con Selene.
La condusse Ai tre manici di scopa dove scelse un tavolino appartato ed ordinò due bicchieri d’idromele frizzante, in uno dei
quali aggiunse una goccia del liquido della provetta che aveva prelevato appena
prima di uscire.
In pochissimo tempo Selene si abbandonò
ad una considerevole loquacità, come di chi avesse perso anche il più piccolo
controllo su se stesso a causa del troppo vino bevuto. Mentre la ragazza
centellinava l’idromele dalla sua coppa e gli sorrideva apertamente con fare
seducente, Piton si trovò di nuovo, per la seconda volta in pochi giorni ma
dopo tanti lunghissimi anni, a desiderare di baciare quelle labbra fresche e
sottili e di stringere a sé quel corpo sodo ed invitante. Quasi la ragazza non
attendesse altro, allungò languidamente una delle sue lunghe ed affusolate mani
per accarezzargli il volto e disse in modo molto sensuale:
- Severus Piton, bello,
tenebroso, affascinante e misterioso… l’unico uomo per il quale valga la pena
d’essere donna… in quel castello. Il direttore della Casa di Serpeverde! Eri il
mio idolo quando frequentavo Hogwarts; sei arrivato che facevo il secondo anno:
il più bello e giovane Professore di Pozioni che non si fosse mai visto in una
scuola. Le tue lezioni, in quel sotterraneo spaventevole, erano quanto di più
desiderabile ed affascinante io potevo immaginare. Ti aggiravi a controllare
l’andamento delle nostre pozioni e ci guardavi… ed i tuoi occhi neri
scintillavano più del fuoco che ardeva sotto i calderoni. Mi ricordo poi quando
Silente ti nominò Direttore della Casa di Serpeverde; ero all’ultimo anno e
festeggiammo per tutta la notte noi ragazze: peccato che tu fossi altrove. Oh
Severus, non mi par vero di esser seduta qui, accanto a te, da soli… -
Piton si guardò intorno, inarcando
lievemente un sopracciglio: nel rumoroso ambiente c’erano almeno una trentina
d’avventori… ma per Selene, evidentemente, erano soli. Complice forse
l’incantesimo Nebulas che lui aveva
lanciato intorno al loro tavolo prima di farle bere la pozione
Improvvisamente la ragazza girò attorno
al tavolo e gli si mise a sedere di fianco sulla panca, praticamente quasi in
braccio. La sua bocca, deliziosamente schiusa, gli era pericolosamente vicina
ed il respiro di Selene era lievemente affannoso. Certo non le avrebbe fatto
bere quella pozione, se solo avesse immaginato che l’interesse di quella donna
per lui era semplicemente il ricordo, idealizzato ed ingigantito dal passare
degli anni, dell’infatuazione di una ragazzina per il suo Professore di Pozioni.
Ora però… l’effetto della pozione che aveva bevuto prima di lasciare la sua
stanza era svanito da troppo tempo ormai… ed il corpo morbido e caldo della
ragazza era una tentazione quasi irresistibile… Quella bocca… quella bocca che
anelava ad un suo bacio…
Piton chiuse gli occhi per un istante,
imponendosi di resistere a quell’imperioso desiderio… era il suo cervello che
doveva decidere… non qualcos’altro. Era sempre stato così… e sarebbe stato così
anche quella volta. E poi lui non aveva più diritto all’amore…
Quando riaprì gli occhi la bocca di
Selene era sempre lì, voluttuosa più che mai. Ma Piton allontanò gentilmente la
ragazza da sé e le passò una mano sugli occhi
mormorando – Oblivion Dormiens! –
Mentre Selene si accasciava
addormentata sulla panca, Piton pensò a quanto era stupido a non approfittare
di quell’occasione.
Fece quindi un cenno a Madama Rosmerta
indicandole Selene ed un tavolo di ragazzi Serpeverde. La giovane ostessa annuì
comprensiva mentre Piton si alzava per pagare ed uscire.
* * *
Appena uscito dal locale, Piton fece
giusto in tempo a respirare a pieni polmoni l’aria fresca che Rhoxane gli si
avvicinò:
- Dov’è Selene?-
- Ha bevuto un po’ troppo ed ora è in compagnia di alcuni
Serpeverde. - mentì disinvoltamente il mago.
Rhoxane pareva stupita, ma non chiese nulla.
- Potremmo fare due passi, - propose Piton, inarcando
lievemente un sopracciglio. – magari verso la Stamberga Strillante. -
-Volentieri. - rispose Rhoxane sorridendo - Forse ora lei
vorrà accettare la mia proposta di stamani: due chiacchiere per conoscerci
meglio. -
- Si, penso che accetterò. - rispose Piton con un sorriso
obliquo, inarcando lievemente un sopracciglio.
Una volta arrivati nei pressi della Stamberga Strillante,
Piton porse alla donna accaldata dell’acqua fresca prelevata da una fontana,
con l’ovvia aggiunta di una goccia di pozione.
Rhoxane sembrò divenire improvvisamente loquace e parve
aver perso almeno una parte del controllo sulle sue parole e su se stessa.
Cominciò a guardarlo con intensità mentre le sue labbra
si schiudevano in un gradevole sorriso, aperto e luminoso.
- Oh Severus Piton… da quanto tempo avrei voluto poterle
parlare così liberamente! Ho tante cose da chiederle… da così tanti anni! E
Selene viene fuori ad affermare che solo un mago molto potente può
smaterializzarsi portando con sé un’altra persona. Ma io so che lei lo ha
fatto, tanto tempo fa… ed aveva poco più che vent’anni… - improvvisamente Piton
s’irrigidì mentre il sorriso di Rhoxane si rabbuiò.
- Io ti ho visto quella notte: ti sei materializzato
all’improvviso davanti a casa nostra… ed avevi tra le braccia mio padre…
schiantato. Lui era uscito per darti la caccia… e tu lo hai riportato a mia
madre, vivo! Tu eri un Mangiamorte. Perché, perché lo hai fatto? Sono più di quindici
anni che questo perché attende una risposta. - chiese Rhoxane con gli occhi
imploranti.
Piton si avvicinò, coi suoi profondi occhi neri
completamente pervasi da quella luce scintillante che tanto turbava Rhoxane. Le
prese le mani con una tenerezza che mai lei avrebbe creduto possibile in
quell’uomo. Poi, con una dolcissima voce, roca e profonda, che lei non gli
aveva mai sentito, se non in quella notte dei suoi ricordi, finalmente Severus
Piton rispose a quella domanda.
- Sì, io sono stato un Mangiamorte, un orrido assassino
di Voldemort. Non intendo darti giustificazioni per ciò che ho fatto… non
esistono giustificazioni agli assassini che ho commesso. Ma ci fu un giorno che
non riuscii più a guardarmi allo specchio. -
Sembrò che una lacrima brillasse negli occhi tristi del
mago.
- Allora andai da Silente e mi confessai, come ad un
padre. Lui mi accolse fra le braccia e poi mi convinse a fare la spia per lui.
Ma non disse mai nulla a nessuno del mio cambiamento. E tuo padre, in quel
periodo, mi stava dando la caccia. -
I suoi occhi divennero ancora più tristi e disperati e la
sua voce fu solo un sussurro. Ora fu Rhoxane che strinse forte le sue mani,
come a dargli coraggio.
- Mi stava dando la caccia, quando cadde in una mia
trappola magica… che avevo preparato tanto tempo prima. Io non gli avrei mai
fatto del male, ma i miei confratelli stavano arrivando. Tu non hai idea di
quello che noi Mangiamorte facevamo ad un Auror che fosse catturato vivo… - per
un attimo Severus non riuscì a parlare ed abbassò il capo. Rhoxane gli
accarezzò il volto sollevandoglielo:
- Continua… ti prego. - sussurrò guardandolo dolcemente
negli occhi.
- Ma io non potevo più permettere che un Auror, che un
altro uomo, morisse così per causa mia. Quindi lo schiantai e poi feci ciò che
avrebbe dovuto essere impossibile: lo presi in braccio e mi smaterializzai
insieme con lui. In ogni caso, per quell’Auror, sarebbe stata una morte
certamente migliore. Invece tutto funzionò perfettamente… e mi ritrovai nel tuo
giardino. -
Lei si avvicinò ancora di più, gli prese il volto tra le
mani tremanti e mormorò solamente:
- Grazie. Grazie. Allora io e mia madre non ti abbiamo
ringraziato. Lo faccio ora anche per lei. - Gli si avvicinò e, alzandosi un po’
sulla punta dei piedi, gli diede un lieve bacio sulla guancia.
I profondi occhi neri di Severus erano pieni di lacrime
che ancora non trovavano la strada per uscire. Chiuse gli occhi e rimase
immobile a lungo, le mani ancora strette tra quelle di Rhoxane e la guancia che
gli bruciava. Quella donna… credeva in lui! Per la prima volta dopo tanti anni
una persona gli dimostrava di avere una piena, illimitata e incrollabile
fiducia in lui. Lo stimava e lo apprezzava… pur sapendo chi era stato e che
cosa aveva fatto. E lo stava ringraziando… stava proprio ringraziando lui… lui!
Quando finalmente riaprì gli occhi, il suo sguardo cadde
sull’ampolla d’acqua della fonte, che aveva preso prima per la donna, e notò
che il suo contenuto era assolutamente intatto: ciò che Rhoxane gli aveva
detto… aveva voluto dirglielo.
Ritrasse le mani da quelle della donna ed estrasse
rapidamente la bacchetta esclamando:
- Obliv… -
- No, ti prego no… - gridò Rhoxane – Lasciami questo
ricordo, ti prego! - lo supplicò.
- Ti giuro che il tuo segreto sarà al sicuro con me…
tutti i tuoi segreti! - ed i suoi occhi verdi erano imploranti… il suo viso
sembrava quello di una bambina spaventata. Piton desiderò follemente di poterla
stringere forte fra le braccia…
Improvvisamente si udirono delle voci di ragazzi…
ridevano, ed un gruppo di Serpeverde spuntò dalla curva. Con loro c’era anche
Selene che, appena visto Piton, si diresse verso di lui dicendo:
- Quell’idromele doveva essere drogato… -
I ragazzi risero e Draco la prese per mano cercando di
trascinarla via:
- Vieni Selene, ecco la Stamberga Strillante. -
Il mago chiamò il ragazzo che si volse verso di lui con
fare interrogativo.
- Anche la Professoressa Delair desiderava conoscere le
leggende sulla Stamberga: te l’affido. -
Poi aggiunse, bruscamente, rivolto alle due donne:
- Io torno al castello. Ci penseranno i ragazzi a
riaccompagnarvi indietro. -
*
* *
Severus Piton era finalmente tornato nella sua stanza.
Gli avvenimenti dell’ultimo mese erano stati
particolarmente stressanti, con la richiesta di Silente di tornare a spiare
Voldemort e con il suo cominciare ad andare a riallacciare i primi contatti,
tornando in luoghi che erano pieni di terribili ricordi.
Ma gli avvenimenti degli ultimi giorni erano stati anche
peggio. Selene che voleva festeggiare la sua nomina di sette anni prima, poi
l’altra che lo invitava a volare ed infine Hogsmeade…
Aveva bisogno, disperatamente bisogno, di un po’ di
calma… per capire se stesso e quelle sue strane reazioni. Anche se poi, le sue
reazioni, almeno parlando di quelle fisiche, erano assolutamente normali per un
uomo di trentasei anni. Era tutto il resto che non comprendeva più. Da quando
aveva lasciato Voldemort, quindici anni prima, la sua vita era radicalmente
cambiata: sostanzialmente, aveva smesso di vivere. E, in fondo, non gli era
neppure costato molto: ogni volta che aveva desiderato volare in alto nel
cielo, gli era bastato pensare a tutti gli uomini che aveva ucciso,
direttamente od indirettamente; ogni volta che qualcuno aveva provato a
diventare suo amico, aveva pensato agli amici che aveva tradito; ogni volta che
una donna gli mostrava una certa disponibilità, aveva pensato alle donne che
aveva visto violentare…
Perché ora tutto ciò non serviva più a bloccare il suo
desiderio? Perché quelle due donne erano riuscite a fare ciò che nessuno, in
quindici anni era riuscito a fare: perché erano riuscite a fargli nuovamente
desiderare di vivere?
Era stata l’arroganza prepotente del desiderio che la
bionda ed avvenente Selene provava per lui che aveva fatto breccia? Sapere che
una così bella donna lo desiderava, e da così tanto tempo, poteva innescare
anche in lui lo stesso desiderio?
O era stato il dolce, sincero ed aperto sorriso di
Rhoxane, la sua gran voglia di vivere, la sua ammirazione per le sue capacità
magiche, quel perché al quale voleva una risposta da quindici anni…. O erano
state tutte quelle domande che le bruciavano, sulle labbra e nel cuore, ma che
ancora non gli aveva fatto: perché era diventato un Mangiamorte, cosa voleva
dire essere un Mangiamorte, perché non era più un Mangiamorte? O, molto più
semplicemente, ma molto più pericolosamente… era stato quel fuggevole bacio di
ringraziamento… trattenuto per quindici lunghissimi anni, e quell’aria da
bambina disperata?
Severus non sapeva proprio più cosa pensare di sé, non
sapeva più prevedere e controllare le proprie reazioni, non sapeva più cosa gli
stava accadendo. Ed era tremendamente preoccupato.
Selene dormiva tranquilla nel suo letto quando un incubo
la svegliò: un serpente gigantesco stava per attaccarla e lei fuggiva… ma non
riusciva a correre… le gambe erano pesanti… ed il rettile le era sempre più
vicino…. Poi Severus interveniva e distruggeva il serpente inondandolo con un
intero calderone di pozione velenosa…. Il serpente si scioglieva e diventava un
tappeto erboso. Lei correva felice ad
abbracciare Severus… ma ogni singolo filo d’erba tornava ad essere un
minaccioso e gigantesco serpente che l’avvolgeva nelle sue spire… e la
soffocava…. E Severus rideva… rideva… rideva….
Rhoxane non riusciva a dormire. Si rivoltava nel letto e
l’immagine di Severus Piton, Mangiamorte poco più che ventenne, si sovrapponeva
al Severus Piton Professore di Pozioni. Ma nessuno dei due era, realmente, un
Mangiamorte. Non il ragazzo che allora aveva, coraggiosamente, salvato la vita
a suo padre; né l’uomo che oggi, dietro quella sua gelida maschera d’odio e
disprezzo per tutti, nascondeva tanto dolore, tanti rimorsi e tanta incredibile
dolcezza. Non l’uomo che aveva quella luce negli occhi. Qualunque fosse il
significato di quella luce… lei ne era soggiogata ed affascinata, ormai da
quindici anni. Nessun uomo, mai, l’aveva guardata così…
E
lei amava quell’uomo, amava il suo dolore e tutte le orribili colpe di cui si
era macchiato nel suo lontano ed oscuro passato. Perché? Non lo sapeva… ma lo
amava.
Il lunedì le lezioni ripresero normalmente… con un
Professore di Pozioni ancora più odioso del solito. Anche i suoi colleghi
tendevano ad evitarlo. Selene avrebbe anche voluto tenergli compagnia ma lui fu
molto… gelido con lei, precisando che non intendeva festeggiare alcunché con
lei, né in quel momento né mai.
Anche a tavola Piton faceva delle fugaci apparizioni,
mangiava velocemente, senza parlare con anima viva, anzi fulminando chi cercava
di rivolgergli la parola. Solo Silente riusciva a parlargli e spesso, dopo
questi colloqui, Piton spariva dalla circolazione anche per un’intera giornata.
Un giorno Rhoxane era in biblioteca, nel Reparto
Proibito, ed un antico testo, particolarmente astruso, la stava facendo
disperare. Piton era arrivato alle sue spalle senza che lei se n’accorgesse ed
ora la stava osservando mentre continuava a girare le pagine, avanzando e poi
tornando sui suoi passi, a controllare, a ripetere, a cercare una spiegazione….
Era in piedi, china sul tavolo ed ogni tanto si allungava per controllare anche
altri due libroni. Indossava una semplice tunica blu, con riflessi iridescenti
viola, stretta in vita e lunga fino a terra, che fasciava morbidamente il suo
bel corpo. I lunghi capelli castani, piacevolmente mossi, carezzavano le pagine
dei libri. Il suo corpo era molto bello e le movenze erano decisamente
seducenti.
- Se qualche Oscura Magia dà dei problemi all’Insegnante
di Difesa… deve essere proprio… oscura la sua formulazione! – sussurrò Piton
improvvisamente.
Rhoxane sussultò e si girò di scatto per guardarlo; il
tono sembrava quasi amichevole ma gli occhi com’erano: di ghiaccio o di fuoco?
Sorrideva. Severus Piton stava sorridendo. E stava
sorridendo proprio a lei… perché non c’era nessun altro lì!
Stupida… avanti dì qualcosa, non rimanere lì come
un’ebete a guardare i suoi occhi… ma sono così belli…
- Se me lo permette, magari potrei essere d’aiuto. -
Il tono era incredibilmente gentile, il sorriso
persisteva… e lui le si stava avvicinando… no, si avvicinava al librone… meno
male, altrimenti avrebbe sentito il suo cuore che stava battendo all’impazzata.
Si tirò da parte lasciandogli libero accesso al tavolo.
Ora però doveva assolutamente dire qualcosa. Ma dove accidenti le era andata a
finire la voce? Ecco, ora l’aveva ripescata… ma guai se si fosse anche solo
potuto immaginare che le tremasse…
- Ecco, è questo il punto che non capisco. – disse
chinandosi ad indicare con il dito una formula parzialmente cancellata da una
bruciatura, che sembrava essere stata fatta ad arte per non rendere leggibili
le ultime parole.
- Potrebbe trattarsi di un antico incantesimo
d’invisibilità.… ma mancano le parole finali. Pensavo che cercando su
quest’altro libro… - così dicendo si era spostata leggermente di lato ed il suo
corpo aveva sfiorato quello del mago, mentre la sua mano, ora, era lievemente
appoggiata su quella di lui.
Piton voltò il viso verso di lei… ed i loro volti furono
molto vicini, così che le fiamme dei suoi occhi quasi poteva bruciarla…
Poi il mago ritrasse la mano, si spostò di lato e disse
cupamente:
- Questa è un’antica e pericolosa maledizione di morte…
ed è meglio che nessuno possa leggere quelle parole. -
Lei lo guardò attentamente: poteva persino credere che
fosse stato lui a bruciare la carta in quel punto, tanta era stata la sua
sicurezza nel pronunciare quelle parole.
- Per un’aspirante Maga Oscura consiglierei dei testi…
meno pericolosi. -
Era tornato a sorriderle.
- E se passassimo a delle lezioni pratiche? – chiese
Rhoxane – sempre che il Mago Oscuro mi dia la sua disponibilità… - ora era lei
che gli sorrideva, un po’ timorosa per l’azzardata richiesta appena effettuata.
- Io non sono un Mago Oscuro. - affermò lui, cupamente.
- Lo so, ma hai tutte le loro conoscenze… ed i loro
poteri. Ed io vorrei che tu m’insegnassi. - La sua voce era ferma ed il suo
sguardo limpido – Solo così potremo veramente difenderci dal “suo” attacco… e
credo che il momento si stia avvicinando. -
- Le conoscenze dei Maghi Oscuri… i loro Poteri… sono
cose che possono facilmente bruciare una vita, un’anima… - disse Piton, ed i
suoi occhi erano pieni di una disperata tristezza.
- La mia anima è forte… ed anche la tua. -
Il mago chiuse gli occhi ed abbassò il capo: quei
ricordi, quei maledetti, orribili ricordi… perché non riusciva mai a
liberarsene… perché continuavano a torturarlo? La sua anima. Ma ce l’aveva
ancora un’anima o l’aveva definitivamente perduta in quei tre anni in cui era
stato un Mangiamorte? Quante volte si era ossessivamente ripetuto questa
domanda, senza mai trovare la risposta… ed ora quella donna…. Riaprì gli occhi
per guardarla. Lei era lì, ferma davanti a lui, col suo dolce viso preoccupato…
preoccupato per lui…. Gli sembrava d’impazzire…. Gridò:
- Che cosa ne sai tu della mia anima… se è forte, se c’è
l’ho ancora un’anima? - Non avrebbe voluto essere così rude con lei, ma le
parole gli erano uscite con una violenza imprevista.
Ecco, nei suoi occhi neri c’era di nuovo quella luce… ed
era forte, più forte che mai.
- Io ancora non ti conosco Severus, ma sono sicura che
l’anima ce l’hai. Ed è un’anima molto forte… che sta atrocemente soffrendo da
troppi anni. -
Severus la stava guardando in un modo… un modo
indefinibile. Sembrava odio ed amore insieme, lei sentiva che nell’istante
successivo avrebbe potuto ucciderla o baciarla appassionatamente….
Severus continuava a fissare Rhoxane… come poteva sapere,
come poteva avere capito così tanto di lui in così poco tempo. Come aveva fatto
a scoprirsi così stupidamente e lasciare che un altro essere potesse leggere
dentro di lui… la sua sofferenza ed i suoi rimorsi. Non doveva… non avrebbe
dovuto…. Ed ora, cosa poteva fare? Si sentiva inerme di fronte a lei.
Rhoxane si era avvicinata e con una mano gli stava
accarezzando leggermente la fronte, come a voler mandare via i suoi brutti
ricordi e far tornare la luce nella sua vita.
All’improvviso gli sorrise, un sorriso ingenuo come
quello di una bambina… ma anche un sorriso complice come quello di un’amante:
- Assodato che le nostre anime sono forti e salde… vuoi
finalmente insegnarmi i tuoi segreti, sì o no? Saranno tutti in buone mani: sia
i segreti della tua anima sia quelli del Mangiamorte. -
Severus scrollò il capo…. Era letteralmente senza parole:
sembrava veramente che lei potesse leggergli dentro… e capire di cosa aveva
bisogno. Evidentemente non aveva altra scelta. E per la prima volta dopo tanti
anni si rese conto che… che con lei, solo con lei, la maschera che aveva
indossato per tanto tempo era diventata totalmente inutile. E sorrise, sorrise
apertamente e fino in fondo. Sorrise con la bocca e con gli occhi. Ed anche la
sua anima sorrise a quella di Rhoxane ed era certo che lei avrebbe capito.
- Come posso rifiutarmi di insegnare i miei segreti di
Mangiamorte ad un’allieva che ha saputo capire così bene i segreti della mia
anima! Ma ad una condizione: che non si parli mai più della mia anima. -
Il sorriso di Rhoxane era luminoso, ma non era nulla in
confronto alla luce che ora sfolgorava negli occhi neri di Severus… e quel suo meraviglioso
sorriso, così come la luce dei suoi occhi… erano per lei, solo per lei. Ed ora
che aveva, almeno momentaneamente, dimenticato di odiare e disprezzare il resto
del mondo, ora che i suoi lineamenti si erano distesi e addolciti in quello
splendido sorriso… ora sì che riconosceva il bel volto di quel mago ventenne
dei suoi ricordi…. La vita era stata veramente dura con lui… cosi tanta
sofferenza e solitudine… così a lungo…
*
* *
Così Piton cominciò ad insegnare a Rhoxane i segreti
dei Mangiamorte, felice di avere, finalmente, un’allieva eccezionalmente brava.
Rhoxane, dal canto suo, rispettava minuziosamente la condizione impostale e
scoprì, lentamente, quanto il mago fosse ben diverso da quanto avesse sempre
lasciato trasparire. E lei era felice, molto felice. Passavano molto tempo insieme, nel Reparto Proibito della
biblioteca o nello studio di Piton stesso.
E nessuno poté evitare di accorgersene. Selene era
arrabbiatissima con Rhoxane, alla quale aveva confidato il suo vecchio amore per
il professore. E non riusciva proprio a credere che le cose stessero come
affermava Rhoxane: puro interesse professionale per le Arti Oscure. Del resto
però, fuori dalla Biblioteca o dal suo studio, Piton continuava ad essere il
solito mago scontroso ed intrattabile e a non rivolgere la parola ad anima
viva, neppure a Rhoxane. Eccetto il solito Silente.
Anche Draco era arrabbiato col suo Professore
preferito e non capiva perché se ne stesse tanto tempo a parlare con la Prof.
Delair invece di stare con i suoi Serpeverde e con Selene. Aaaahh… Selene. Era
la donna più bella del mondo ed era così in gamba… le sue lezioni erano
fantastiche e avrebbe dato chissà cosa per accompagnarla a quel congresso che
si sarebbe tenuto di lì a poco.
Così Draco cominciò a spiare Piton per capire cosa mai
facesse con la Prof. Delair; scoprì che in Biblioteca esaminavano i testi che,
all’interno del Reparto Proibito, erano sottoposti ad un’ulteriore restrizione
e potevano essere visionati solo sotto il controllo diretto del Preside, della
Vice-Preside o del Prof. Piton stesso: erano tutti antichi libri di Magia Nera.
Nel suo studio, invece, probabilmente Piton preparava con la Prof. Delair
misteriose pozioni che certo non figuravano neppure nel piano di studi degli
allievi del settimo anno: pozioni che poi erano inserite nella teca di
cristallo magico in cui il Professore teneva le cose particolarmente
pericolose. L’ultima volta che il Prof. Piton l’aveva mandato nel suo studio
per prendere un ingrediente, infatti, aveva potuto notare che il numero di
provette ed ampolle nella teca stava crescendo. Era quindi evidente che Piton e
la Delair stavano realmente occupandosi a tempo pieno di Arti Oscure: e se lei
era l’Insegnate di Difesa Contro le Arti Oscure… lui invece era… un Mangiamorte.
Forse sarebbe stato meglio se non avesse mai raccontato nulla a Selene. Anche
se quest’ultima cosa, ovviamente, non l’aveva mai detta a nessuno.
Un giorno Draco era rimasto nello studio di Piton per
terminare una ricerca che era riuscito a farsi commissionare direttamente dal
Professore di Pozioni. Sapeva che lui era in biblioteca con la Prof. Delair e
quindi aveva tutto il tempo che voleva per curiosare per bene, magari frugando
anche nei cassetti ed in ogni altro luogo che non avesse un incantesimo di
chiusura… che lui ancora non sapesse aprire.
Purtroppo non era riuscito a trovare un granché…
doveva approfondire decisamente meglio gli incantesimi di apertura se voleva
trovare qualcosa d’interessante lì dentro.
Era attirato particolarmente dalla teca di cristallo magico che
conteneva le pozioni ed il suo naso era così vicino al cristallo che, quando
Piton entrò all’improvviso nel suo studio, Draco non poté fare a meno di
spiaccicare il suo bel nasino contro l’impenetrabile cristallo.
- Signor Malfoy, – chiese Piton stupito – non dovevi
finire la tua tanto desiderata ricerca sulle Acridole Metifiche? -
“E lei non sarebbe dovuto starsene tranquillamente in
Biblioteca con quella là?” pensò Draco mentre si stropicciava il naso
dolorante.
- Ehm… si, certo Professore… ma… -
- “Ma”… cosa Malfoy? Sai che non mi piace che si
curiosi nel mio studio. -
Gli occhi indagatori di Piton avevano già percorso
tutta la stanza e trovato tutti gli indici di rottura degli incantesimi di
protezione nascosta che aveva lasciato a difesa delle sue cose. E Draco aveva
ficcato il suo bel nasino praticamente dovunque.
Ma questo poteva giocare a suo favore: il ragazzo
poteva fare da tramite con suo padre perché lui, ora, aveva bisogno di prendere
contatto con Lucius per preparare il suo “ritorno” da Voldemort.
- Draco Malfoy, tu sai chi sono io, vero? - domandò in
tono minaccioso avvicinandosi al ragazzo.
Draco si chiese se Piton fosse impazzito. Titubante
disse:
- Certo che lo so: lei è il mio Professore di Pozioni…
ed il Capocasa di Serpeverde… -
- E cos’altro sono Draco… lo sai vero? - fece Piton
con tono sempre più cupo.
Draco si chiese se il professore volesse veramente che
lui lo dicesse… ma non poteva, non poteva dirlo….
- Tuo padre non ti ha mai raccontato nulla di me
Draco? Eravamo molto amici, un tempo, io e Lucius… - Il tono di Piton, ed il
suo volto, ora erano decisamente terrorizzanti.
Oooh si, il professore voleva proprio che lui dicesse
quella… parola.
Fece per aprire bocca ma il mago lo fulminò:
- Queste sono cose che si sanno, ma che non si dicono
Draco… mai! - sibilò Piton cattivo.
- Ora stammi ad ascoltare bene: io ho bisogno di
parlare con tuo padre, e con urgenza anche. Ma con molta discrezione, e fuori
di Hogwarts, soprattutto. Questo è il regno di Silente ed ogni muro può essere
un suo orecchio. Saprai riportare a tuo padre, come si deve, quello che io ti
ho detto oggi? -
Draco guardò il suo Professore e, all’improvviso, si
sentì più alto di dieci centimetri: un Mangiamorte aveva chiesto il suo aiuto.
Avrebbe voluto buttargli le braccia la collo… ma non era roba da uomini quella.
E lui, invece, era un uomo!
- Certo Professore, stia tranquillo: il suo messaggio
arriverà a mio padre… chiarissimo! -
E Piton rimase ad osservare il ragazzo che,
orgogliosamente, si dirigeva verso la porta, senza voltarsi. Ma non era per
nulla soddisfatto di sé: forse non avrebbe dovuto usare quel ragazzo, così
giovane e già così fortemente sottoposto a pressioni da parte di suo padre. No,
non doveva coinvolgerlo: ancora una volta aveva commesso un dannato sbaglio… e
un altro essere umano poteva andarci di mezzo.
* * *
Quel giorno erano nell’Aula di Difesa e Piton stava
dando a Rhoxane le ultime spiegazioni pratiche sull’Incantesimo di Avviluppo
che avrebbero dovuto provare. Il Contro Incantesimo Districante era già,
ovviamente, nel pieno controllo della donna. La differenza, coi normali
Incantesimi di Avviluppo, consisteva nel fatto che funzionava contro una
persona, invece che contro cose od animali e che, una volta ben padroneggiato,
riusciva ad avviluppare anche la mente ed i pensieri del prigioniero,
funzionando quasi come un siero della verità.
- Bene, se ti senti pronta… puoi direttamente
lanciarlo su di me. -
Lei sorrise maliziosa:
- Ma una volta che le funi magiche ti avranno
indissolubilmente legato… tu sarai… in mio potere! -
- Credi veramente che io non riesca a liberarmi da
solo? O che non sappia schermare i miei pensieri?- ribatté lui, ridendo di
quella “piacevole” minaccia.
- La vedremo… - esclamò Rhoxane facendo roteare sul
capo la bacchetta prima di puntarla su
Piton esclamando:
- Obvolvius!
–
- No! Non così… - gridò Severus, ma, senza bacchetta
in mano e preso stupidamente alla sprovvista non riuscì ad evitare…
l’inevitabile. Facendo roteare su di sé la bacchetta, la maga si era coinvolta
nell’incantesimo: l’istante successivo Severus e Rhoxane erano strettamente
legati da funi invisibili, i loro volti erano vicinissimi… e le labbra si
stavano sfiorando. Il viso di Rhoxane era rosso acceso e bruciava più del fuoco.
Severus quasi non osava respirare: provvide preliminarmente a schermare i suoi
pensieri… non era proprio il caso che, in quel momento, Rhoxane riuscisse a
leggere i suoi più intimi desideri anche se… certo, non sarebbe potuta
arrossire più di quanto già lo fosse. Le labbra di Rhoxane bruciavano sulle sue
e le funi certo non gli impedivano di baciarla. Quell’ossessivo pensiero
sembrava il solo ad aleggiare nella sua mente, completamente pervasa da
quell’impetuoso desiderio travolgente…. Doveva fare qualcosa, doveva
assolutamente fare qualcosa… o anche lo schermo nella sua mente presto avrebbe
ceduto.
Ma Rhoxane aveva ben altro cui pensare. Stava
faticosamente lottando con se stessa per controllare l’irresistibile desiderio
di baciare quelle labbra sottili che stavano sfiorando le sue. Sarebbe bastato
pochissimo… dischiudere un po’ la bocca e con la punta della lingua… avrebbe
potuto sentire il sapore delle labbra di Severus…. Gli occhi del mago, ne era
assolutamente certa, erano fiamme nere di desiderio… eppure lui rimaneva
immobile, non lo sentiva neppure respirare. Ancora un istante e non avrebbe
resistito oltre… quelle labbra così vicine la stavano facendo letteralmente
impazzire!
Severus sentiva il corpo di Rhoxane premere contro il
suo, il petto che si sollevava ansimante, e il suo respiro, caldo, sulle
labbra. Lei lo guardava… spaventata? No, non era certo timore quello…. E lui,
lui… come la stava guardando? Con la stessa bramosia dei suoi sensuali
pensieri? Ancora un istante e non sarebbe riuscito a controllare oltre i suoi
istinti… e lei non avrebbe avuto bisogno di leggergli nella mente per capire…
una certa parte del suo corpo era pronta a raccontare tutta la sua
incontenibile eccitazione.
Con un sublime sforzo trasse indietro la testa e,
finalmente, le loro labbra smisero di sfiorarsi. Chiuse gli occhi e si morse
forte un labbro, fino a farlo sanguinare. Il dolore riuscì a ridargli quel
minimo di lucidità necessaria e, mentre continuava a premere forte il labbro
con i denti, riuscì infine a concentrarsi sufficientemente per lanciare, pur
senza bacchetta, il contro incantesimo Districante. L’istante dopo, con suo
sommo dispiacere, furono di nuovo liberi. Dovette afferrare Rhoxane, per
evitare che cadesse, presa alla sprovvista da quell’improvvisa, e non
desiderata, libertà.
Lei ora lo guardava impressionata e fortemente
turbata, ancora rossa in volto ed ansimante. Prese quindi un fazzolettino e
tamponò, molto delicatamente, il rivolo di sangue che stava colando dal labbro
di Severus. Continuava a contemplarlo senza parlare, cercando di capire…. Poi
chiese gentilmente:
- Perché? -
Lui abbassò gli occhi e, raccogliendo da terra la
bacchetta di Rhoxane, rispose sottovoce:
- Hai sbagliato il movimento… -
- Non è questo che voglio sapere, adesso. - lo interruppe
lei. - Perché ti sei morsicato fino a farti sanguinare il labbro? - insistette,
mentre tornava a tamponargli il labbro che ancora sanguinava.
- Avevo bisogno di concentrarmi… per lanciare
l’Incantesimo Districante. – mormorò lui, sempre a bassa voce - Il dolore,
talvolta, può essere d’aiuto… – concluse alzando lievemente un sopracciglio.
Rhoxane lo guardò pensierosa, poi sorrise,
all’improvviso:
- E dimmi, c’era qualcosa che impediva la tua
concentrazione? – chiese maliziosamente.
Severus sorrise lievemente, molto imbarazzato, e
sussurrò:
- … qualcuno… forse… - e rimase a guardarla, sempre
tendendole la bacchetta, gli occhi che lampeggiavano.
- Mi dispiace… è stata colpa mia… - tentò di scusarsi,
mentre gli scostava una lunga e ribelle ciocca di capelli neri dalla guancia.
I loro sguardi s’incrociarono ancora… lui avrebbe
voluto… avrebbe…. Cosa diavolo avrebbe voluto dirle… o farle… e se lei, poi,
fosse invece fuggita via? No, non poteva proprio correre quel rischio… non
poteva….
Rhoxane riprese la bacchetta: ora il suo viso era
tornato al colorito normale, ma sembrava quasi delusa…o imbarazzata.
- Bene Severus, spiegami dove ho sbagliato. Non è
proprio il caso che io ripeta questo errore. La prossima volta potrebbe non
andarmi altrettanto bene… -
Si, era certamente in imbarazzo… ma quel sorriso era
anche… molto malizioso.
* * *
Draco si dimostrò all’altezza delle aspettative e nel
giro di pochi giorni Piton s’incontrò una sera con Lucius Malfoy che aveva
stranamente scelto, come luogo del loro ritrovo, proprio un esclusivo locale
della Londra babbana.
Piton aveva da poco scoperto che Lucius era tornato a
ricoprire il suo importante ruolo di sempre a fianco dell’Oscuro Signore; aveva
quindi un assoluto bisogno di convincerlo della sua piena fedeltà per potere,
grazie a lui, arrivare a Voldemort con qualche possibilità in più di riuscire a
cavarsela.
Lucius non gli era mai piaciuto, neppure a vent’anni:
era troppo raffinatamente e ingiustificatamente crudele per essere davvero suo
amico. Eppure, volenti o nolenti, da ragazzi erano stati amici per lungo tempo;
c’erano molte cose ad unirli: entrambi provenivano da una nobilissima e ricca
famiglia di maghi purosangue da generazioni e generazioni; erano due ragazzi
intelligenti anche se la dedizione allo studio di Lucius lasciava alquanto a
desiderare; erano tra i migliori giocatori di Quiddicth di Hogwarts, per
capacità strategiche Lucius e per particolari capacità di volo Severus; erano
dotati di grande fascino e le ragazze cadevano ai loro piedi; e, soprattutto,
erano due maghi naturalmente molto potenti che preferivano coltivare una
discreta amicizia tra loro evitando qualsiasi evidente rivalità. Alla fine avrebbero avuto l’occasione per
trovarsi uno contro l’altro… e allora la loro sfida sarebbe stata all’ultimo
sangue, perché solo uno di loro sarebbe prevalso, il migliore, e sarebbe stato
scelto da Voldemort quale suo braccio destro. Su questa sfida, mai realmente
lanciata, si era inserita la nuova scelta di campo di Piton e, in seguito, la
caduta di Voldemort. Nessuno a quel tempo, aveva però, neppure lontanamente
sospettato che Piton avesse tradito l’Oscuro Signore.
Ora però erano passati quattordici anni e Lucius e
Severus non si conoscevano più, salvo quei lontani ricordi del passato.
- Così tu vorresti che io perorassi la tua causa con
Voldemort, Severus? - gli chiese l’antico amico con voce indolente – Dopo che
per tutti questi anni sei rimasto al fianco di Silente? -
- Sai benissimo che tutti noi abbiamo inscenato una
finzione, quando Voldemort è caduto. Finire tutti in massa ad Azkaban non
sarebbe stato di alcun’utilità per lui. Io mi sono trovato di fianco a Silente
perché Voldemort mi ci aveva messo, per spiare le mosse del vecchio. E tu sei
uno dei pochi che questa verità la conosce bene. Che cosa dovevo fare? Ho
continuato a rimanere al mio posto sperando che lui tornasse. Che cosa dovrei
dire di te, invece: tuo padre ha smosso mari e monti e distribuito un sacco di
soldi per salvarti la pelle e restituirti la tua bella rispettabilità. - disse
Piton con freddo disprezzo
- Non siamo qui a parlare di me Severus: sei tu che mi
hai cercato, perché hai bisogno del mio aiuto. Quindi sei tu che devi
difenderti, non io. Io, con l’Oscuro Signore, ho già chiuso i miei conti. –
disse Malfoy con malcelato fastidio.
- Sai qual è la mia posizione a Hogwarts Lucius, tuo
figlio ti avrà ben riferito di me in questi anni. Ed anche tu hai potuto vedere
coi tuoi occhi, più di una volta, visto che sei nel Consiglio della scuola ed
ogni tanto ti degni di farti vedere. Sai bene che non godo di una buona fama là
dentro e che molti mi ritengono un Mangiamorte ancora fedele all’Oscuro. -
rispose Piton con durezza.
- Ma quando Lui ci ha chiamato, Severus, tu non hai
risposto all’appello. E questo non è passato inosservato. - sibilò.
- Se l’avessi fatto la mia copertura con Silente
sarebbe saltata in meno di cinque minuti. Tieni conto che c’era anche Malocchio
Moody con Silente, ed io non potevo certo sapere che fosse Crouch jr. Per tutto
quel maledetto anno scolastico “quel” Moody mi ha tenuto sotto controllo e se
Barthy fosse ancora vivo potrebbe certo testimoniare a mio favore. Se mi fossi
allontanato in quel momento, al termine del Torneo TreMaghi, questi miei ultimi
quattordici anni di vita, passati ad assecondare quel vecchio pazzo di Silente,
sarebbero stati un inutile, stupido sacrificio. Adesso, invece, lui ha piena fiducia in me… e questo significa
che io posso essere ancora molto utile all’Oscuro. - disse con sicurezza Piton.
– Ho riscoperto formule di antichi incantesimi… ed ho studiato nuove pozioni… -
Il guizzo negli occhi di Lucius gli confermò di aver
colpito nel segno. L’altro lo guardò: sapeva che Piton era un mago intelligente
e questo ne faceva un rivale interessante. Ma era sempre un rivale. O meglio, era
ancora un rivale.
- Va bene Severus. Se sei sicuro di poter essere
ancora utile… allora forse Voldemort ti chiamerà a lui. E deciderai a tuo
rischio e pericolo se rispondere, questa volta. -
E le parole di Lucius avevano molto l’aria di una
minaccia.
* * *
Quella sera la luna piena era particolarmente luminosa,
tanto da offuscare le stelle. Era certamente la sera giusta… per un bel volo
radente sulla Foresta Proibita. Rhoxane si stava guardando allo specchio: con
quella tuta nera e col mantello lungo, sempre nero… quasi si faceva paura da
sola. Ma era la tenuta adatta per la pazzia che aveva deciso di fare.
Uscì
nel parco, illuminato dalla luce argentea della luna, e decollò sulla sua scopa
alzandosi veloce incontro alla luna. Volare le piaceva proprio tanto, la
velocità la inebriava e là in alto, nel cielo, si sentiva completamente libera.
Diresse la sua scopa sempre più in alto, sempre di più. Era felice! Non era mai
stata così felice… ed innamorata! Severus era un uomo meraviglioso, quando si
levava quella sua odiosa maschera. E con lei era ormai da tanti giorni che
l’aveva gettata al vento. Così, finalmente, le stava permettendo di conoscere
il “vero” Severus: un uomo tenero e dolcissimo, pieno di tanta voglia di vivere
che, per troppi anni, aveva costretto in un buio e freddo sotterraneo. Un uomo
che si macerava nel rimorso di terribili colpe commesse troppi anni prima, un
uomo che non riusciva a perdonarsi le scelte sbagliate che aveva fatto quando
era ancora poco più che un ragazzo, un uomo che non poteva dimenticare il suo
oscuro passato. Che non voleva dimenticarlo, per continuare a punirsi.…. Un
uomo solo che soffriva, oltre ogni limite.
Era già arrivata al limitare della Foresta Proibita ed
abbassò quindi il manico della scopa gettandosi in una picchiata mozzafiato,
fino a sfiorare i rami più alti degli alberi. Poi continuò a sorvolare la
foresta, in quel suo pericoloso volo radente che le permetteva di distinguere
eccitanti forme scure, laggiù sotto gli alberi. Inoltrandosi verso il folto
della foresta diventava quasi impossibile distinguere qualcosa: dandosi della
pazza s’infilò tra i rami degli alberi ed atterrò ridendo. Ogni tanto doveva
commettere una follia… per sentirsi veramente e completamente viva.
Come fu a terra, il cuore prese a batterle forte: la luce
della luna filtrava a fatica dagli alberi e dovette farsi luce con la
bacchetta.
- Lumos! -
Quindi prese ad avanzare, lentamente, con la scopa in una
mano, pronta ad inforcarla per fuggire, e la bacchetta nell’altra per illuminare
il cammino.
Stava arrivando in una radura quando sentì un improvviso
scalpiccio di zoccoli ed un piccolo gruppo di centauri la superò velocemente,
levandole quasi il fiato. Ma nella radura c’era qualcosa di ancora più
interessante: delle esili figure bianco-argentee riflettevano la luce della
luna movendosi armoniosamente. Gli unicorni! Hagrid le aveva detto che uscivano
solo di notte…. Spense la luce della bacchetta e rimase ad osservarli a lungo,
fino a quando gli animali fuggirono all’improvviso, dileguandosi in un istante.
Qualcosa, o qualcuno, doveva averli spaventati. Strinse il manico della scopa e
si guardò attentamente attorno tendendo le orecchie, cercando di appiattirsi
contro un tronco d’albero. Il cuore le batteva forte in petto, quasi volesse
uscirne fuori. Là in fondo, quasi al limite del suo campo visivo, c’erano delle
figure scure che si muovevano silenziosamente… e venivano verso di lei. Non
riusciva a capire bene ma… non le sembravano animali. All’improvviso il
silenzio fu rotto e voci, inequivocabilmente umane, risuonarono minacciose
nell’aria. Ma il gruppo delle nere figure, improvvisamente, mutò direzione e
cominciò ad allontanarsi di corsa da lei.
Rhoxane colse al volo l’occasione e si precipitò,
correndo, in direzione opposta alla ricerca di un varco tra gli alberi per
alzarsi in volo.
Severus si era appena materializzato nella Foresta
Proibita per tornare al castello. Camminava velocemente e silenziosamente,
insinuandosi negli stretti passaggi tra gli alberi ed i massi. Parlare con Lucius
Malfoy l’aveva disgustato e, soprattutto, preoccupato. Era certo di essere
riuscito, se non a convincere del tutto Lucius, almeno a addurre delle
ragionevoli spiegazioni circa il suo comportamento: giustificazioni che
potevano deporre fortemente a favore della sua fedeltà a Voldemort. E
all’accenno di una sua ipotetica utilità futura per l’Oscuro, gli occhi di
Lucius avevano avuto un interessante guizzo. Voldemort l’avrebbe presto
chiamato a sé. Il problema, ora, era di convincere anche Lui e questa era una
questione completamente diversa.
Dei rumori lontani risvegliarono in un lampo la sua
attenzione: degli unicorni stavano fuggendo. Aguzzando la vista nella semi
oscurità e tendendo allo spasimo le orecchie, percepì altri rumori in
lontananza… e ombre. Si avvicinò silenziosamente: cosa diavolo ci faceva un
gruppetto di Mangiamorte così vicino a Hogwarts? All’improvviso il gruppo si
allontanò gridando in direzione opposta: solo uno di loro stava correndo
velocemente verso di lui. La mano corse istintivamente al pugnale mentre si
appiattiva a terra. Quando l’uomo fu ad un passo da lui, gli si slanciò contro
in perfetto silenzio atterrandolo e appoggiando quindi la lama del pugnale
contro la sua gola.
- Rhoxane! – mormorò stupito mentre il pugnale, quasi,
gli sfuggiva di mano. – Cosa accidenti ci fai qui? -
La maga aveva gli occhi
sbarrati dal terrore e non riusciva a parlare. Severus rinfoderò il pugnale
controllando che il gruppo di Mangiamorte si fosse realmente allontanato.
Quindi la sollevò un poco da terra stringendola tra le braccia:
- Va tutto bene, ora, Rhoxane. Ci sono qui io. - le disse
dolcemente, mentre le scostava con delicatezza i capelli dal viso.
- Severus! – riuscì solo a mormorare lei stringendosi
forte a lui.
Il mago si alzò in piedi, tenendola sempre delicatamente
stretta a sé, come a proteggerla dal mondo intero. E lei si abbandonò in
quell’abbraccio tranquillizzante, affondando il viso nell’incavo della sua
spalla. Ora che era tra le sue braccia, non aveva più paura di nulla. Sentiva la
sua mano che le accarezzava delicatamente i capelli mentre… erano forse le sue
labbra quelle che le stavano sfiorando la tempia?
Severus, quasi senza neppure rendersene conto, continuava
ad avvolgerla nel suo abbraccio protettivo mentre la mano scorreva lenta ad
accarezzarle dolcemente i lunghi capelli. Le labbra sfioravano, in un lieve
movimento, la fronte e la tempia. Il cuore gli batteva forte al pensiero del
rischio che lei aveva corso… quei Mangiamorte così vicini…. Le prese il volto
fra le mani e sussurrò dolcemente:
- Spiegami che cosa è successo, per favore. -
- Nulla Severus… solo volevo fare un giro di notte nella
Foresta Proibita… e l’ho fatto. E’ stato bellissimo… finché non sono arrivati
loro. Sono Mangiamorte vero? - chiese con voce tremante.
Sembra una bambina, pensò, una piccola bimba
disubbidiente… pentita… e spaventata. Aveva un gran desiderio di appoggiare le
labbra su quelle dolci labbra tremanti…. Aveva spesso desiderato di stringerla
a sé e di baciarla, in tutti quei giorni in cui le aveva insegnato incantesimi
proibiti e pozioni mortali. Più volte era stato ad un passo dal dichiararle il
sentimento che, giorno per giorno, lentamente e meravigliosamente, era nato
inaspettatamente nel suo cuore… ed era cresciuto…. Per quella donna straordinaria,
che aveva avuto fiducia in lui, che aveva finalmente saputo interrompere quella
sua insopportabile solitudine… quello splendido angelo che lo aveva fatto
tornare a vivere, a sorridere… e ad amare! Ma aveva sempre avuto troppa paura…
paura della sua reazione…. E se lei non lo avesse ricambiato? Non poteva
rischiare di perdere la sua amicizia… era troppo importante per lui. Ma adesso,
sotto la luce della luna, era così bella, delicata ed indifesa…. E il suo
desiderio stava, di nuovo, andando ben oltre un bacio…. Invece, ancora una
volta, disperatamente, le disse solo:
- Sei stata pazza… questa foresta è realmente pericolosa,
sai. Quei Mangiamorte poi… non so proprio cosa ci facessero così vicino al
castello. Devo avvertire Silente al più presto. -
- Anche tu sei vestito da Mangiamorte. - disse lei. Ma
non c’era alcun tono d’accusa nella sua voce: era solo una constatazione.
- Sì, ero in missione per Silente. - rispose.
Non poteva continuare a tenerla stretta tra le braccia:
il suo desiderio si stava facendo imperioso, impossibile da controllare oltre…
e lei se ne sarebbe accorta.
La allontanò da sé, a fatica. Poi notò la scopa fra le
mani e le domandò, quasi ridendo:
- Sei venuta volando… di notte, fino a qui… -
Lei gli sorrise dicendo:
- Però serve anche per tornare indietro. Avanti, sali. -
Mentre decollava, sentiva il suo respiro, lievemente
affannato, vicino all’orecchio e le sue braccia che ancora l’abbracciavano,
delicatamente e rispettosamente. Troppo rispettosamente… purtroppo. Anche se,
prima, c’era stato un lungo momento in cui i loro corpi ed i loro visi erano
stati così vicini… ed era assolutamente sicura di aver letto, in quei profondi
e scintillanti occhi neri, lo stesso sentimento che c’era nel suo cuore. Ma
quell’attimo, poi, era fuggito via…
Selene era partita da alcuni giorni per il suo congresso
e Silente aveva annunciato, a sorpresa, che sabato sera ci sarebbe stata la
festa di ballo per il suo 155° compleanno.
Ed il sabato arrivò in un istante.
Erano passati solo due giorni dalla sua avventura nella
foresta, ma quasi Rhoxane non aveva visto Severus, tra le lezioni e un’altra
sua imprevista assenza. Ma era tornato proprio quel pomeriggio… e quella notte
sarebbe stata lunga, molto lunga.
S’immerse per un lungo bagno in un’acqua tiepida e
profumata.
Rilassandosi pensava all’incontro nella foresta, quando
lui l’aveva tenuta a lungo fra le braccia… quando il suo viso e le sue labbra
erano stati così vicini…
Lei aveva letto l’amore nei suoi occhi, ma aveva
percepito bene anche il desiderio del suo corpo… il perfetto corpo di un uomo
di trentasei anni che da troppo tempo non viveva perché la sua anima era ancora
imprigionata nei neri rovi della sofferenza.
Ma ora che era certa che anche lui provava i suoi stessi
sentimenti e lo stesso suo desiderio… allora sì, quella notte sarebbe stata
…molto lunga.
Dopo il bagno alzò la bacchetta e creò una grande nuvola
di profumo… intenso, inebriante e conturbante e s’immerse completamente in
quella nuvola affinché il profumo potesse pervadere tutto il suo corpo. Era un
profumo di terre lontane, persistente, fatto apposta per restare a lungo sulla
pelle, in ogni angolo, anche quello più recondito e segreto.
Ora l’abito. Quello lungo e fasciante, di liscia seta nera.
Era perfetto con quell’inserto di voile di seta, nera ma trasparentissima, quel
lungo ed ampio triangolo che dall’alto della gamba scendeva fino a terra. Fin
che fosse rimasta ferma non si sarebbe visto nulla, ma appena si fosse mossa le
pieghe di voile si sarebbero aperte e… l’immaginazione di Severus, se lui solo
avesse voluto, sarebbe potuta spaziare senza limiti!
E poi quella profonda scollatura, sia davanti che sulla
schiena… per poter sentire le sue mani sulla pelle nuda quando avrebbero
ballato. Mmmm… già un brivido le percorreva il corpo. Perché avrebbero ballato.
Oooh sì… che lui amasse o meno le feste da ballo, e non le amava per niente
come le aveva già chiaramente detto, ma avrebbero… ballato!
Poi raccolse parzialmente all’indietro i lunghi capelli,
affinché il viso fosse completamente libero, e lasciò cadere gli altri in
pittoresco disordine sulle spalle nude.
Davanti allo specchio creò giochi d’ombra e di luce sul
volto e le labbra divennero rosse, rosse come il fuoco del desiderio che c’era
in lei. Una sottile rivière di diamanti comparve sul suo collo.
Ecco era pronta. Ed era già ora.
Ma decise di lasciare passare alcuni minuti ancora.
Voleva arrivare con un lieve ritardo… così Severus non avrebbe assolutamente
potuto ignorare il suo ingresso.
Infatti, gli occhi di Severus erano puntati su di lei
mentre scendeva dallo scalone e le pieghe di velo leggero dell’abito si
aprivano. Quell’abito era veramente splendido… no, era Rhoxane ad essere
bellissima… l’abito non contava. Era bellissima anche nella foresta, abbigliata
quasi come un Mangiamorte. Un brivido gli percorse la spina dorsale a quel
pensiero.
Rhoxane scendeva lentamente le scale guardando Severus
negli occhi e godendosi la sua ammirazione. Se nel grande salone ci fosse stato
anche qualcun altro… lei non avrebbe certo saputo dirlo.
Rhoxane
si diresse verso di lui, sorridente e sicura. Sentiva le fiamme dei suoi occhi
su di lei, il suo sguardo sempre più intenso, che l’avvolgeva e la sconvolgeva…
il cuore le batteva all’impazzata…. Ma non abbassò lo sguardo.
Ora stavano ballando, ma non aveva nemmeno avuto bisogno
di chiederglielo con le parole: i loro occhi si erano perfettamente compresi.
Ed ora… quel solito e meraviglioso profumo che aveva,
naturalmente, la pelle di Severus…
Le sue mani sulla pelle, con un tocco così leggero e
delicato. Quasi sfuggente.
I suoi profondi occhi neri così vicini, così vicini che
lei già vi si stava perdendo dentro… ma come poteva pensare di riuscire a
sedurlo, quella sera, se già non capiva più nulla?
Poi si avvicinò ancora di più a lui, al suo viso ed al
suo corpo. Più vicina di quanto una donna per bene avrebbe dovuto fare, ma non
così vicina come invece avrebbe voluto.
La mano di Severus sulla sua schiena fu percorsa da un
leggero tremito e l’improvvisa vicinanza del suo corpo le fece comprendere, in
modo inequivocabile, quanto anche il desiderio dell’uomo fosse forte. Ed il
desiderio di Rhoxane aumentò… ancora di più.
Severus continuava a ballare ma desiderava fuggire… no,
non era vero. Desiderava follemente stringere Rhoxane forte a sé e trascinarla
nella sua camera… ed amarla con tutto l’ardore e la passione che gli bruciavano
dentro.
La guardò intensamente negli occhi… e sapeva
perfettamente che c’erano lampi di fuoco nei suoi occhi in quel momento ma…
semplicemente, ritrasse un poco il suo corpo e lo riportò… a distanza di
sicurezza.
Ballare non aveva più senso ormai, si disse Rhoxane.
Con un sorriso innocente gli chiese:
- Non sembra anche a te che faccia un gran caldo qui
dentro? -
Severus si stava, di nuovo, tormentando con i denti il
labbro inferiore.
- Potremmo uscire a prendere una boccata d’aria fresca. –
suggerì lei.
Il mago la guardò, sospettoso… ma anche lui aveva tanto
bisogno di un po’ d’aria fresca.
Uscirono fuori, nella notte luminosa, dove si erano date
appuntamento tutte le stelle più splendenti.
Camminarono un po’, senza parlare, l’uno vicino all’altra
ma senza neppure sfiorarsi, allontanandosi dalle luci e dai rumori del
castello.
Poi Rhoxane si fermò… e lo guardò negli occhi che scintillavano
alla luce delle stelle.
Come adorava quegli occhi, così belli e così tristi; come
adorava quel viso che, senza quella sua solita maschera dura e impassibile, le
lasciava vedere tutta la bellezza e la sofferenza della sua anima.
E così le parole le uscirono fuori, senza che lei potesse
fermarle, trattenerle, rallentarle.
- Ti amo Severus… ti amo più di quanto non avrei mai
voluto amare un uomo, ti amo perché tu hai bisogno del mio amore… e perché io
ho bisogno del tuo amore. Ti amo follemente, irrazionalmente, insensatamente,
irrimediabilmente…. Ho cercato di resistere a questo sentimento: ma è stato
tutto inutile. Ti amo, solo e semplicemente, ti amo. -
Ecco. Glielo aveva finalmente detto. Avrebbe potuto anche
cercare di essere un po’ più dolce, di sorridergli. Invece aveva detto parole
infiammate con occhi di fuoco.
E lui ora non parlava, non un muscolo si muoveva sul suo
volto… ed i suoi occhi erano di ghiaccio.
Un silenzio interminabile… che durò solo poche frazioni
di secondo.
Poi il fuoco sciolse il ghiaccio… un fuoco impetuoso che
lei non gli aveva mai visto negli occhi. Uno sguardo che le faceva quasi paura.
E la sua voce, profonda e roca, era piena di tristezza.
- Amore! Ma io non so più amare. Io non posso più amare!
C’è stato un tempo in cui io ho odiato troppo… per poter amare, adesso. -
Svanito il ghiaccio, svanito il fuoco… nei suoi occhi era
rimasto solo… un immenso dolore. Una sofferenza profonda, una pena da troppo
tempo radicata in lui. Una disperazione che lei non poteva, non voleva più
vedere in quei suoi meravigliosi occhi neri.
- Amore mio… sì che sai amare. Chi ha saputo odiare
tanto… deve per forza saper anche amare. E chi poi ha così lungamente sofferto,
come tu ti tormenti… ora deve finalmente poter amare. Io sono qui e voglio
amarti. Voglio amare te e voglio amare il tuo dolore. Voglio amarlo fino in
fondo. Voglio che il tuo dolore sia il mio dolore, voglio che i tuoi ricordi
siano i miei ricordi, voglio che il tuo passato sia il mio passato. Voglio
condividere tutto questo con te. Questo è il mio amore… ti prego, accettalo. -
Nei suoi occhi c’era ancora un immenso dolore, ma lei
scorse anche, seppure piccola e flebile, là in un angolino… la luce di un
sorriso. Un sorriso meraviglioso, tutto e solo per lei.
Poi sentì le sue braccia che l’attiravano verso di lui,
delicatamente, e l’avvolgevano in un caldo e tenero abbraccio. I suoi occhi,
sorridenti ora, erano sempre più vicini, come le sue labbra… sempre più
meravigliosamente vicine. Sentiva le sue mani che stavano scendendo lentamente
e delicatamente sulla sua schiena nuda, sui fianchi e poi sempre più giù fino a
premere dolcemente il suo corpo contro quello di lui. E lei poté sentire, forte
e prepotente, il desiderio dell’uomo. Che era anche il suo desiderio.
Sentiva che il loro respiro cominciava a farsi
leggermente affannoso… poi le labbra di Severus sfiorarono le sue. Fu come una
scossa che si propagò istantaneamente per tutto il suo corpo, quel corpo che il
mago continuava a tenere delicatamente premuto a sé.
Le sue labbra erano dolci e delicate, quasi timorose.
Indugiò sulle labbra della donna, poi le sfiorò dolcemente le guance e la
fronte. Poi scese seguendo delicatamente la linea del naso. E le sue labbra
tornano su quelle di Rhoxane. Quanto tempo era passato? Le sue labbra… sempre
dolci, leggere e delicate a sfiorarle il viso. Con la mano, in fondo alla
schiena, continua a tenerla premuta contro di sé… ed il suo desiderio stava
diventando sempre più forte ed incontrollabile. Ma il suo bacio rimaneva sempre
e solo dolce, delicato, a fior di labbra… estenuantemente lento…
Rhoxane pensava confusamente a quella che, fino a pochi
minuti prima, era stata la sua intenzione: sedurre Severus. Che
presunzione! Era lui, ora, che la stava
facendo letteralmente impazzire… di desiderio.
E poi la sua voce, dolcissima.
- Amore. Un amore così non l’ho mai immaginato. Mai
sperato. Mai neppure sognato. Io non merito questo amore Rhoxane. -
Le stava sorridendo…. Un tenero sorriso pieno d’amore.
Sì che te lo meriti quest’amore, pensava Rhoxane. Ma non
disse nulla. Non ce n’era bisogno. Era come se lei potesse leggere nei suoi
pensieri. E sapeva che lui poteva leggere nei suoi. Così disse solo:
- Baciami, baciami amore mio! -
Chiuse gli occhi e si abbandonò completamente a lui;
sentì nuovamente la sua bocca che tornava su di lei. Ora le labbra di Severus,
brucianti di desiderio, si stavano schiudendo delicatamente sulle sue per
donarle tutto il suo amore, tutta la sua passione, la sua grande dolcezza… e il
suo immenso dolore. Fu un lungo, interminabile, dolce bacio appassionato. Un
infinito bacio pieno d’amore, di ardore, d’inesauribile dolcezza… e di dolore.
E Rhoxane percepì chiaramente che il dolore di Severus si
stava dissolvendo nel suo amore per lei.
Un’eternità di tempo dopo, finalmente, si staccarono da
quel bacio ed entrambi riaprirono gli occhi.
Rimasero a guardarsi a lungo, cercando di riprendere
fiato.
Poi Severus la sciolse dal suo abbraccio ed
accarezzandole lievemente i capelli ed una guancia mormorò:
- Rhoxane, mia dolce, tenera ed appassionata Rhoxane…
guarda cosa sei riuscita a farmi fare…-
- Era un bacio Severus, solo un bacio…. Il più
meraviglioso bacio che qualsiasi donna al mondo non possa mai aver… neanche
solo lontanamente immaginato, sognato… - gli sorrise lei - E ne voglio un
altro, e un altro ancora… e poi un altro… per sempre… -
Severus le sorrise, attirandola a sé… ed accontentandola.
Poi le disse, serio:
- Non era questo che intendevo… e lo sai. -
- Che finalmente qualcuno è riuscito a farti togliere
quella tua gelida maschera di odio e disprezzo? Che qualcuno sta cercando di
aiutarti a tornare nuovamente a vivere? Che qualcuno ti ama e quindi anche tu
puoi tornare, finalmente, ad amarti e rispettarti? Era questo che intendevi?- e
tornò a stringersi forte a lui.
- Si, amore mio: questo. Ma non solo questo. Tu non puoi
neppure immaginare ciò che io ho potuto fare… in quegli anni neri, gli efferati
crimini che ho saputo, volontariamente, commettere. Perché nessuno mi ha
obbligato… io, solo io, ho voluto fare ciò che fatto. Non ho alcuna scusante,
nessun’attenuante…. Nessuno potrà mai perdonarmi… perché io non mi perdonerò
mai…mai. -
I suoi occhi erano pieni di lacrime… disperati… ed erano
belli e dolcissimi.
- Lo so, Severus, amore mio. E io non ti darò il mio
perdono… non potrei farlo e non avrebbe senso che io lo facessi. Ma ti darò la
mia comprensione e la mia accettazione. - sussurrò Rhoxane prendendogli il
volto fra le mani ed accarezzandogli i lunghi capelli neri.
- In quei tuoi anni di gioventù hai commesso un tremendo
sbaglio. Ma hai capito di aver fatto la scelta errata ed hai avuto il coraggio
di scegliere nuovamente. Ci vuole una forza immensa per fare questa nuova
valutazione, un coraggio inverosimile per continuare a vivere, dopo, con quel
rimorso. Ma tu l’hai fatto Severus, tu hai saputo farlo. - e intanto ricopriva
il volto del mago di piccoli, leggeri baci.
- Ma sono quindici anni ormai che tu ti torturi e ti
punisci per quelle colpe che hai commesso a vent’anni. Io non posso, io non
voglio accettare la disperazione e la sofferenza che leggo nei tuoi begli
occhi…. Tu ora stai solo disprezzando te stesso, ti stai odiando con un
accanimento feroce e senza fine. E in tutti questi anni hai sempre voluto
essere solo: tu ed il tuo dolore. -
Una lacrima stava brillando negli occhi di Severus, una
lacrima che forse, faticosamente, stava finalmente trovando la strada per
scendere sul suo bel viso triste.
- Non posso perdonare il tuo passato, ma non posso
neppure condannare il tuo presente ed il tuo futuro… come tu invece hai fatto
finora. Io posso solo amarti Severus…. Posso solo amare l’uomo che si è
macchiato di colpe imperdonabili. Posso solo amare l’uomo che non sa più
piangere… ma io vorrei baciare ogni tua lacrima… e t’insegnerò di nuovo a
piangere, amore mio. - ed erano silenziose le lacrime che stavano scendendo sul
dolce volto di Rhoxane. – Io amo l’uomo che crede di non saper più amare… e dal
quale bramo di essere amata… e allora t’insegnerò di nuovo ad amare. Io amo
quest’uomo che non vuole più vivere… ma è con te che voglio passare tutto il
resto della mia vita… e tu tornerai a voler vivere, per me e con me. -
Severus stava piangendo, come un bambino, tra le braccia
di Rhoxane.
Lei gli sollevò il viso e lo guardò dritto negli occhi:
- Io voglio che tu torni a vivere Severus, con la tua
colpa a fianco, sì. Ma sapendo anche guardare avanti, a testa alta…. Io voglio
che tu torni ancora a sperare nel domani. E voglio che tu mi ami Severus, con
la stessa forza con cui hai saputo odiare allora. -
Il volto di Severus era ancora rigato dalle lacrime. Ma
ora sorrideva, sorrideva e stringeva forte a sé la sua Rhoxane sussurrando:
- Ti amo, ti amo, ti amo… non vorrei mai smettere di
dirtelo. Ti amo molto più di quanto io non possa mai avere odiato. Ti amo oggi
e per sempre, per sempre. Amore, amore… Rhoxane amore mio. -
E il suo bacio, ora, fu un bacio pieno d’infuocata
passione, di amore totale, di desiderio irresistibile… un bacio che tolse
completamente il fiato a Rhoxane e che le fece desiderare di più, molto di più…
- Ti voglio Severus, ora… subito. - mormorò ansimando.
Lui la guardò, anche lui ansante e sconvolto dal
desiderio per lei.
- Mi hai dato il tuo cuore e la tua anima… ora voglio
anche il tuo corpo, Severus. -
Lui si sciolse dal suo abbraccio e la allontanò un poco
da sé. Poi scoppiò a ridere sommessamente.
- Cosa diavolo c’è da ridere, adesso? -
- Tu sai quanto ti desidero, vero Rhoxane? Non c’è
bisogno che io te lo dica, vero? -
Lei assentì, ancora senza capire.
- E sai anche da quanti anni io non faccio l’amore con
una donna? -
Ancora un cenno d’assenso.
- Bene. Allora capirai che non ho nessunissima intenzione
di fare una pessima figura con te in quel campo… non qui, non ora. -
- Pessima figura? - ed il suo stupore era sincero.
- Tesoro mio… con la pazza voglia che ho adesso… non
farei tempo a sfiorare il tuo corpo… che tutto sarebbe già finito, almeno da
parte “sua”. - fece Severus con un gesto ammiccante.
Lei rise, veramente di gusto e disse:
- Ma sono sicura che, visto il tempo passato dall’ultima
volta… una replica non si farebbe attendere molto… -
- Sei una donna molto impertinente. - sussurrò,
baciandola castamente in fronte - E molto, troppo desiderabile… -
Ed il bacio che le diede sulle labbra… non fu altrettanto
casto.
- Avanti vieni… - disse prendendole la mano – facciamo un
giro nel fresco della notte… per raffreddare i miei bollenti spiriti… -
Lei fece per abbracciarlo ma lui l’allontanò ridendo:
- Ho detto raffreddare, raffreddare, amore mio… -
- Ma io ho già freddo. – esclamò Rhoxane rabbrividendo.
- Effettivamente quel tuo bell’abito… non è che copra
molto… -
Così dicendo si tolse il mantello e glielo pose sulle
spalle nude già percorse da lievi brividi di freddo. Poi cambiò improvvisamente
idea, lasciò cadere a terra il mantello e pose le sue labbra su quella pelle
nuda che brillava alla luce della luna, sorta da poco. E le sue labbra fecero
fremere la pelle di Rhoxane molto più dell’aria fredda della notte, mentre con
la bocca le sfiorava delicatamente la spalla, risaliva sul lato del collo, indugiava
dietro l’orecchio e poi tornava a sfiorare la guancia e le labbra, scendeva sul
mento e seguiva la linea centrale del collo, labbra sempre dolci, ma sempre più
appassionate e brucianti, che la facevano gemere di piacere e fremere di
desiderio, labbra infuocate che percorrevano il suo petto ansante e si
insinuavano nella scollatura mentre le sue mani erano scese lentamente sui
fianchi ed ora premevano forte il suo bacino contro quello di lui….
Di scatto Severus si ritrasse… ancora una volta, mordendosi
forte il labbro inferiore. Quindi si tolse la lunga giacca, raccolse il
mantello da terra, sollevò Rhoxane tra le braccia e s’incamminò verso il
castello.
- Al diavolo… è inutile che io cerchi di resisterti… non
ce la farò mai. – sussurrò, sorridendole rassegnato.
- Andiamo a fare la nostra pessima figuraccia, allora…
giacché non vuoi proprio intendere ragione. - Ma non era più a Rhoxane che
stava rivolgendosi, ora.
Lei rise di nuovo, felice, mentre il suo Severus
camminava veloce tenendola fra le braccia.
- Intendi portarmi in braccio fino alla mia camera? Fino
al 3° piano? - chiese maliziosamente.
- Meglio sarebbe stato il centesimo piano. Così magari
“quello” avrebbe avuto il tempo di cominciare a ragionare! - ed anche il mago
stava ridendo.
* * *
Quando, finalmente, la depose a terra, Severus era
quasi senza fiato. “E meno male che mi sono sempre mantenuto in perfetta forma
in questi anni” pensò.
Qualcosa gli disse che Rhoxane stava pensando
esattamente la stessa cosa… e risero insieme abbracciandosi.
Poi Rhoxane lo allontanò un poco da sé e cominciò a
guardarlo: era bellissimo, con il volto arrossato dallo sforzo, la bocca
socchiusa, gli occhi scintillanti di desiderio ed i capelli scarmigliati. E
poi, finalmente, niente più abiti solo neri…. Sotto quella lunga giacca nera,
che si era tolto nel parco, Severus indossava una leggerissima camiciola
bianca, profondamente aperta su un petto liscio, asciutto e vigoroso, che
ancora era ansante. I pantaloni neri erano molto aderenti e mettevano in risalto
i suoi fianchi stretti e le lunghe, belle e forti gambe.
- Girati! - gli ordinò.
Severus inarcò un sopracciglio… ed ubbidì compiendo un
lento giro su se stesso.
E non che visto da dietro fosse meno attraente… quella
schiena forte… e quei bei glutei… e le gambe muscolose….
Quindi Severus aprì i legacci della camicia e se la
tolse in un lampo… il suo respiro stava ritornando normale. Fece per
avvicinarsi a Rhoxane ma lei lo fermò con un gesto:
- No, visto che temi di fare una figuraccia… sarò io a
condurre il gioco, adesso. -
E gli si avvicinò, molto, molto lentamente,
costringendolo ad arretrare verso il letto.
Quindi gli pose le mani sul petto e le fece scorrere,
velocemente, fino ai pantaloni. Severus sussultò mentre lei glieli slacciava…
ma l’aiutò a togliersi tutto quanto.
- Ora spogliami tu… - gli sussurrò.
Lui fece scorrere le mani sulla sua schiena e, con una
lentezza infinita, guardandola appassionatamente negli occhi, aprì fino in
fondo la lunghissima cerniera del suo abito. Poi le sue mani tornarono sulle
spalle, accarezzandole lievemente, e le dita sollevarono le sottili spalline,
facendole scivolare giù, sempre molto lentamente, dalle spalle che fremevano ad
ogni lieve tocco delle sue dita. Poi cominciò ad inginocchiarsi davanti a lei
facendo scivolare, adagio, il vestito, giù fino a terra. Infine si rialzò
ammirando il suo corpo con gli occhi socchiusi e sussurrò, umettandosi
leggermente le labbra:
- Attendo il tuo nuovo ordine, amore mio. -
Sorridendo lei appoggiò lievemente un dito sul suo
petto, e gli ordinò:
- Distenditi ora…. e tieni gli occhi chiusi. -
Lui cercò di ribellarsi a quell’ordine cattivo che gli
toglieva il piacere di ammirare il suo corpo:
- Ma io voglio poterti … -
- Zitto! - lo interruppe lei – Questo non è ancora il
momento di guardare. – E lo costrinse a distendersi nuovamente.
Poi cominciò a baciarlo, lievemente e dolcemente, come
nel parco lui aveva fatto con lei, cominciando dal collo, e poi la spalla, il
braccio e l’avambraccio, giù fino al polso ed alla mano con le sue lunghe ed
eleganti dita. Poi invertì il senso e ripercorse a ritroso la stessa strada, ma
mescolando ai dolci baci… dei piccoli morsi gentili, delle leccatine
impertinenti e delle sapienti carezze. Sentiva la pelle di Severus fremere
sempre più di piacere sotto le sua labbra. Ed allora allungò una mano, verso il
suo ventre, e più giù, fino a prendere… ”lui” delicatamente, ma fermamente,
nella mano. E cominciò ad accarezzarlo, su e giù, su e giù, mentre gemiti di
piacere continuavano ad uscire dalle labbra che Severus stava tormentandosi
sempre più coi denti. E allora lei baciò la sua bocca con un ardore
appassionato, sempre continuando a stringerlo ed accarezzarlo lentamente con la
mano.
Poi le sue labbra percorsero velocemente il petto
ansimante, mentre la sua mano aumentava il ritmo, e scesero lungo il ventre
fino ad arrivare vicino alla sua mano… per aggiungersi e sovrapporsi ad essa. I
sospiri di piacere di Severus aumentarono d’improvviso d’intensità e il suo
petto si sollevava sempre di più… finché il suo appagamento si fece sempre più
vicino alla vetta, sempre di più… ed un istante prima di raggiungerla… trasse
con forza Rhoxane vicino a sé per poterla baciare nel momento dell’estasi. E
mentre sussultava in quell’intensa voluttà, la stingeva forte a sé e la baciava
con amore, con ardore, con passione infinita quasi a cercare di ringraziarla,
almeno in parte, del godimento che lei gli aveva donato. Ed i suoi baci
continuarono, intensi ed adoranti, molto oltre il termine del suo piacere…
Infine, con voce ancora tremante, chiese:
- Ed ora posso aprire gli occhi… per ammirare
finalmente questa mia meravigliosa donna? -
- Certo che puoi aprirli… - rispose lei con voce
dolcissima.
Lui aprì gli occhi, si sollevò da un lato e la guardò
intensamente, a lungo. Guardò ed ammirò tutto il suo corpo illuminato dalla
luce della luna che brillava ancora nella notte stellata. Quindi disse, con
infinito amore:
- Grazie. -
Lei gli sorrise maliziosa:
- Avevi così paura di fare brutta figura la prima
volta con me… che ho pensato di… di … -
- Di risolvere il problema all’origine?- rise
sommessamente lui – Ma ora io ti punirò, mia piccola, dolce ed impertinente
ragazzina… perché ora io ti amerò a lungo, molto a lungo… per tutto quel che
rimane di questa notte incantata…. E per il resto della mia vita. -
Le sorrise mentre la sospingeva indietro.
- Ed ora distenditi… e mettiti comoda… perché adesso è
il mio turno di condurre il gioco…. E sarà un lungo gioco… - e le baciò con
passione le labbra.
– … un lungo, dolce gioco… - e la baciò teneramente
sui capelli.
- … un lungo, dolce ed appassionato gioco – e la sua
bocca scese a baciarle il collo, con appassionato ardore.
- … un lungo, dolce, appassionato e tenero gioco…- e
con un dito cominciò a tracciare dei piccoli cerchi e ghirigori sul suo viso,
sul collo, sulle labbra.
-… un lungo, dolce, appassionato, tenero, lento ed
estenuante gioco… perché ancora non sono andato oltre al tuo viso… ma voglio
scoprire, questa notte, ogni singolo millimetro del tuo adorabile corpo…. E se
vuoi, se ci riesci… puoi anche tenere gli occhi aperti. -
Severus riprese quindi a baciare le labbra ed il dolce
viso di Rhoxane, alternando le delicate carezze ai baci appassionati… ed i
minuti passavano lenti e soavi.
Poi cominciò ad accarezzarle i capelli, facendoli
scorrere lentamente fra le sue dita, tirandoglieli leggermente con i denti,
baciandoli alla radice e infine soffiandoglieli sul viso… per poi ripulirlo con
piccoli, delicati baci e leggeri soffi.
Quindi con l’unghia percorse con decisione la linea
del collo e della spalla, partendo da dietro l’orecchio fino a scendere lungo
il braccio per arrivare alla delicata pelle del polso… e subito dietro al dito
seguiva la lingua che leniva dolcemente il fremito indotto dal primo, e più
ruvido, passaggio.
Lievi gemiti cominciarono ad uscire dalle labbra di
Rhoxane.
Severus sorrise e tornò ad ammirare il corpo della sua
donna ed il suo sguardo penetrante la faceva quasi arrossire.
Poi si chinò nuovamente su di lei e le sue mani
cominciarono ad accarezzare le gambe, delicatamente, in un dolce ed
ineluttabile solletico, partendo dalle dita dei piedi, le caviglie, i polpacci,
l’incavo delle ginocchia e poi su, l’esterno delle cosce fino ai fianchi e poi
di nuovo lungo l’interno delle cosce e sempre più su… fermandosi quando i
gemiti di piacere di Rhoxane cominciavano a salire d’intensità. Ed alle carezze
seguirono i baci… e quando lui interruppe la sequenza dei baci, arrivato
all’inguine…
- No, ti prego… non fermarti… - sospirò lei.
Severus tornò a baciarle le labbra sussurrandole:
- Ti avevo avvertito che sarebbe stato un lungo, lento
ed estenuante gioco… amore mio… non è ancora tempo che io scopra quella parte…
del tuo corpo. - sussurrò Severus.
- Ma io... io ti voglio… non posso più aspettare… -
- Sicura? - sussurrò Severus scendendo con le labbra
sul petto, mentre le mani accarezzavano dolcemente i suoi seni, titillando
delicatamente i capezzoli, nell’attesa che le labbra, calde, dolci e morbide,
si sostituissero alle dita per iniziare un bacio infinito, dolce ed
appassionato insieme. E Rhoxane fremeva, mentre intensi brividi di piacere
percorrevano il suo corpo….
E dopo un seno, Severus baciò a lungo anche l’altro,
mentre la sua mano percorreva con sapienti carezze il ventre di Rhoxane, e i
suoi fianchi… ed infine scese là, dove il desiderio della donna la chiamava con
insistenza.
E le sue dita sapevano bene dove intrufolarsi… e come
muoversi, con delicatezza ma con fermezza, lentamente prima e poi più
velocemente. E ancora, le sue labbra rincorsero presto la mano, ed i sospiri di
piacere di Rhoxane divennero sempre più forti, mentre il suo corpo s’inarcava e
sussultava nell’estasi di quel bacio così intimo e così profondamente
piacevole.
Severus tornò a sfiorarle le labbra sussurrandole, con
amore:
- Ora, se ancora mi vuoi… -
- Sì, sì, sì… ooooh se ti voglio Severus… ora, subito…
- gridò Rhoxane.
E Severus, dolcemente e lentamente, entrò in lei
mentre le sue labbra, colme di desiderio, ancora baciavano appassionatamente la
sua bocca.
I movimenti di Severus erano dolci e lenti, profondi
ed intensi… e continui. Rhoxane lo assecondava, movendo il bacino e stringendo
la sua schiena forte fra le mani.
Severus continuava a muoversi, con movimenti sempre
più ampi e veloci, e Rhoxane era ormai prossima all’estasi e stringeva sempre
più forte l’uomo, conficcandogli le unghie nella pelle, senza più riuscire a
trattenersi dal gridare… di piacere.
Severus sorrise e si abbassò ancora sulle braccia per
baciare la donna che amava e poi continuò ancora a muoversi in lei, ancora e ancora
e ancora.
Rhoxane gridò forte nella notte mentre raggiungeva il
culmine dell’orgasmo; ma Severus ancora si muoveva con vigore in lei… e questo
incrementò il suo godimento… portandolo ad un livello d’intensità che lei non
aveva mai provato prima. E continuò a gridare, a gridare… mentre lui continuava
ad amarla sempre con la stessa immutata passione. E la sua estasi continuava a
protrarsi… mentre lei non aveva più voce per gridare… e non aveva più fiato per
respirare. I movimenti di Severus tornarono ad essere lenti e dolci e di nuovo
si chinò per baciarla e per sorriderle teneramente.
Lei gli disse, ormai senza più fiato e col cuore che
le batteva all’impazzata, mentre stringeva i suoi capelli fra le dita:
- Voglio che anche tu goda, amore mio, lo stesso
piacere che tu hai dato a me… vieni, vieni ti prego… adesso, con me… ancora… -
- No amore, solo tu adesso. – mormorò soavemente - Non
è ancora giunto il momento per me… io voglio ancora amarti… in questa lunga
notte. -
E riprese a muoversi in lei e, presto, la portò ancora
una volta all’apice del piacere e lei gridò, e gridò…
Poi si mise al suo fianco, stringendola forte e
ricoprendo di teneri baci il suo viso accaldato.
- Ma... tu… ? - chiese Rhoxane.
- Ti amo… sei bellissima…. – disse lui, chiudendole la
bocca con un piccolo dolce bacio – Ma se voglio continuare ad amarti, ed io lo
voglio, devo saper rimandare il mio piacere… -
Lei lo guardò con aria interrogativa, quasi non avesse
capito bene le sue parole.
Lui sospirò, poi le disse con un soave, anche se
lievemente imbarazzato sorriso:
- Amore mio, se ti avessi conosciuta a vent’anni…
avrei forse potuto fare l’amore con te più e più volte in una notte… Ma ora… -
Ora lei rideva, rideva e stringeva forte tra le sue
braccia Severus che si fingeva offeso dalle sue risate.
Poi la fece girare a pancia in sotto e cominciò a
massaggiarle delicatamente le spalle, ed a baciarle la pelle. Poi i massaggi
scesero più in basso sulla schiena e si trasformarono in sapienti carezze che
ancora le strapparono sospiri di piacere… soprattutto quando arrivò al
fondoschiena e le labbra vennero in soccorso alle mani, ed i denti affondarono
lievemente nella carne morbida…
Quindi riprese a carezzare e baciare la sua pelle,
iniziando dalla caviglia… lentamente, millimetro per millimetro, sul retro
delle cosce… mentre lei gemeva e lo chiamava a sé…
Infine le permise di voltarsi… e rimase ancora ad
ammirare il suo corpo.
Si lasciò cadere sul letto, di fianco a lei e disse:
- Ora voglio che tu venga sopra di me… che mi cavalchi
come se io fossi il tuo manico di scopa… -
Lei rise allegramente:
- Non dire così… od ogni volta che salirò su una scopa
penserò a te… come ti sto vedendo in quest’istante! -
- Ma se è proprio questo il motivo per cui ho detto
così… - rise lui.
Rhoxane stava già ubbidendo all’ordine… ed in un
istante Severus fu ancora, prepotentemente e profondamente in lei.
Ora era lei che si muoveva, a cavalcioni sul bel corpo
di lui, mentre lui la assecondava con i lenti movimenti del suo bacino. I suoi
occhi fiammeggianti percorrevano tutto il corpo di lei, seguiti dalle sue calde
mani con le loro brucianti carezze.
I movimenti stavano diventando sempre più veloci, e
convulsi, e lui assecondava i suoi rapidi movimenti tenendole, forti, le mani
sui fianchi.
Ancora Rhoxane gridò di piacere, a lungo, con gli
occhi chiusi… mentre lui si mordeva forte le labbra per resistere al suo
desiderio, che diventava sempre più forte ed incontrollabile ogni istante che
passava. Quando lei smise quasi di sussultare lui l’attirò su di sé, stringendola
forte, così forte da lasciarle il segno delle unghie sulla schiena… poi si girò
sul fianco, sempre rimanendo dentro di lei e riprese a muoversi lentamente…
molto lentamente.
La luna ormai era tramontata e solo le stelle stavano
a guardare quel loro dolce ed infinito amplesso.
- Ti amo, ti amo, ti amo… - mormorò lui
- Ti amo, ti amo, ti amo… - sussurrò lei
- Per sempre … Rhoxane… -
- Per l’eternità … Severus… -
Severus ancora si voltò ed ora fu di nuovo sopra di
lei, appoggiato sulle braccia per non rischiare di schiacciarla, neppure un
po’. Le sorrideva… ed una lacrima di felicità cadde dai suoi occhi, andando ad
incontrare, sulla guancia di Rhoxane, un’altra lacrima di felicità… e
confondendosi con essa… finché le sue labbra non scesero a sorbire delicatamente
quelle due lacrime che si erano totalmente fuse.
Lei pensò che lui, ora, fosse un uomo nuovo, ben
diverso da quello che aveva conosciuto pochi mesi prima. Un uomo che sapeva
nuovamente piangere ed amare. E che amava lei… immensamente.
Ed il resto del mondo non esisteva più, non poteva
giudicarli, né a loro importava di quel giudizio.
Sarebbero rimasti sempre solo lei e lui…. Insieme. Per
sempre.
Con quel suo meraviglioso sorriso, che era solo per
lei… perché nessun altro oltre a lei poteva vedere quel sorriso, così dolce,
felice e luminoso ora, quanto era stato duro e tetro un tempo.
E solo lei conosceva il suo passato ed il suo dolore…
ed amava quel dolore. Solo lei.
Solo lei lo conosceva veramente… e solo lui conosceva
veramente lei.
Ora erano veramente una persona sola… fusi nel loro
abbraccio d’amore… mentre Severus si muoveva ancora dolcemente ed
appassionatamente in lei, dandole ancora quell’estasi sublime che tante volte
le aveva già regalato quella notte. E quella volta, anche lui, finalmente,
godette intensamente insieme a lei…
Poi rimasero abbracciati, l’uno di fianco all’altra,
per un tempo infinito, guardandosi negli occhi, baciandosi con tenerezza,
accarezzandosi reciprocamente, finché scivolarono lentamente in un piacevole
sonno.
I primi raggi del freddo sole novembrino stavano
entrando dalla grande finestra.
Severus stava guardando il viso della sua donna,
ancora addormentata, e si sentiva felice, immensamente felice, come non lo era
mai stato. Pensava all’amore che lei gli aveva quasi “imposto”… e gliene era
immensamente grato. Poi lo sguardo gli cadde sull'avambraccio sinistro, dove il
marchio di Voldemort aveva bruciato la sua pelle, tanti anni prima. Ed un
fremito di paura attraversò il suo corpo: ora c’era lei, doveva proteggerla,
nulla sarebbe mai dovuto accaderle. Ma Voldemort era là, dietro l’angolo,
pronto a colpire. E lui era uno dei pochi che lo conoscevano bene, molto bene…
e avrebbe dovuto combatterlo, che lo volesse o meno. Anche se lui, ora, l’unica
cosa che volava fare era… fuggire, fuggire da quella realtà e portare Rhoxane
lontano, dove nessun Voldemort avrebbe potuto attentare alla loro felicità. Ma
era solo un sogno… irrealizzabile.
Invece tra le braccia aveva un altro sogno…
meraviglioso, che era appena cominciato e che sarebbe durato in eterno. Avrebbe
anche potuto scoprire una pozione che desse l’immortalità… per lei! Per tenerla
per sempre tra le braccia… e ammirarla.
Lei si mosse nel sonno ed aprì leggermente le labbra…
e lui si rese conto, all’improvviso, che il suo desiderio era ancora forte,
quanto quello della sera prima… e si chinò a sfiorarle le labbra.
Rhoxane aprì gli occhi, vide quelli di Severus… e capì
che non si era trattato di un’illusione, o meglio, che il sogno stava tuttora
continuando….
Si strinse forte a lui e sorrise, lasciando che
Severus la coccolasse un po’: era così bello stare tra le sue braccia forti,
sentire le sue labbra dolcissime sul viso e stringersi stretta al suo corpo…
che nuovamente la desiderava… prepotentemente.
Lo guardò con aria molto maliziosa e poi gli disse:
- Non mi è per nulla sembrato che tu, stanotte, avessi
fatto una pessima figura…. Solo, mi chiedo, cosa sarebbe successo… se tu fossi
stato sicuro di fare un’ottima figura? -
Il
mago rise, mentre la fulminava con gli occhi, e poi le disse:
-
Se ti va… potrei dartene una dimostrazione adesso. Ora mi sento molto più...
sicuro!-
-
Ma io ho fame! -
-
Nessun problema… t’imbocco io! -
Lei
lo guardò stupita… chiedendosi se avesse compreso bene.
-
Noooo…. Non pensavo a quello, io!
Ragazzaccia impertinente. -
Con
un raffinato gesto della mano fece apparire dei dolci, su un vassoio davanti a
lei, e cominciò ad imboccarla.
Lei
rideva, rideva e mangiava.
Lui
continuava a guardarla, sorridendo in silenzio. Ed era un sorriso radioso. Un
sorriso che sembrava voler recuperare i quindici anni perduti.
Rhoxane
si beava di quel sorriso, che sapeva esistere solo per lei.
-
Ora non ho più fame! – esclamò finalmente.
Severus
fece scomparire gli avanzi.
-
Ma tu non mangi nulla? –
-
No, mi accontenterò delle tue briciole, quelle che ci sono ovunque sul tuo bel
corpo. -
E
cominciò nuovamente a baciarla, come già aveva fatto durante la notte,
dedicando pari attenzione e tempo ad ogni singola parte del suo corpo e
raccogliendo con le labbra anche le più minute bricioline di cibo. E Rhoxane
fremeva sotto i suoi baci, lasciando che lui conoscesse a fondo ogni parte del
suo corpo sensuale.
Poi
fu di nuovo in lei, lentamente, con dolcezza, appassionatamente, con ardore e
con vigore. Ad ogni suo grido di beatitudine lui rispondeva con un altro
movimento, e poi un altro ancora, in una sequenza che pareva infinita, come le
urla di Rhoxane che lui cercava di soffocare con i baci.
-
Ti amo, ti amo… mi stai facendo impazzire di piacere…. – mormorò, quasi a
fatica - Basta ti prego… non riesco più neppure a respirare… -
Severus
rallentò i suoi movimenti, che divennero estenuantemente lenti… e profondi.
Rhoxane
chiuse gli occhi e, per l’ennesima volta, gridò forte la sua immensa estasi.
Lui decise che era meglio, per entrambi, una piccola pausa… e una coppa di
succomiele fresco e frizzante fu tra le sue mani… per ristorarli.
-
Ora ti voglio nuovamente sopra di me… stanotte era buio e non ho potuto
ammirarti come avrei voluto. -
Lei
rise dicendo:
-
Sei la miglior scopa che io non ho mai cavalcato... -
Ed
era bello, e molto piacevole, obbedire ai suoi ordini… e volare con lui nel
regno infinito del piacere.
Ma
lui voleva amarla ancora… ancora… ed ancora, in mille modi diversi… ed il letto
non fu più un luogo sufficiente….
La
prese in braccio, la portò davanti allo specchio e si mise alle sue spalle…
riprese a baciarle le spalle e la schiena e sempre più in giù… mentre le sue
mani le accarezzavano i seni ed il ventre, sempre più giù…. Poi le fece chinare
la schiena, lei si appoggiò con le mani allo specchio… e di nuovo fu in lei,
con infinito desiderio, mentre le sue mani continuavano ad accarezzarle un seno
e la parte più intima del suo essere. E lei sussultava e godeva dell’estasi che
lui, così a lungo, sapeva offrirle.
Poi
fu di nuovo davanti a lei, la sollevò tra le sue forti braccia e lei cinse la
sua vita con le gambe, tenendosi al suo collo, baciandolo ed accarezzando i
suoi lunghi capelli… e ancora fu piacere, ed estasi e voluttà.
Infine
la adagiò di nuovo sul letto, entrambi senza fiato, ed ancora, spinto da un
impellente desiderio, fu in lei, con una dolce violenza… e poi fu lui,
finalmente, ad urlare il proprio piacere….
Il
sole, ormai, era alto nel cielo… ma i loro baci, ancora, non avevano fine.
Non
avrebbe voluto, no, non avrebbe proprio voluto staccarsi da quell’abbraccio e
tornare alla realtà. Non voleva ammetterlo neppure con se stessa: ma aveva di
nuova fame.
-
Severus, amore… pensi di far apparire dell’altro cibo… o scendiamo a pranzo
nella Sala Grande? -
Lui
rise, allegramente, la strinse più forte tra le braccia e la baciò con
passione… almeno per la millesima volta:
-
Ma il mio amore non riesce a saziarti? -
-
Sì tesoro… mi sazia d’amore. Ma io ho fame di un normalissimo cibo! -
-
Aaaaah… io invece me ne starei qui tutto il giorno… per non parlare della
notte! -
-
Ti prego, ho bisogno di un po’ d’aria… - implorò lei.
-
Un giretto sulla terrazza è sufficiente? -
-
Magari un volettino con la scopa? - chiese lei.
-
Quale scopa? - rise felicemente lui.
Poi
l’abbracciò, stretta stretta, e le disse:
-
Grazie. Grazie amore. Mille volte grazie…. Mi hai restituito la vita… la vita
alla quale avevo voluto rinunciare, per punirmi. Non ti ringrazierò mai
abbastanza. - E ricominciò a coprire di baci il suo volto.
Lei
cercò di liberarsi dalla sua stretta allontanandogli il braccio… e lo sguardo
le cadde sul marchio di Voldemort. Severus se ne accorse immediatamente e
rimase immobile, temendo la sua reazione.
Rhoxane
guardò a lungo e con attenzione il disegno, profondamente inciso nella carne,
che quasi pareva avere una vita propria… quindi si chinò per baciare quella
pelle sofferente. Lui cercò di impedirglielo, ma lei gli strinse forte il braccio…
e poi lo baciò con intenso amore prima di dirgli:
-
Ti amo Severus. Amo i tuoi difetti ed i tuoi errori. Ed amo anche quell’orrendo
marchio. Non so cosa darei per potertelo levare… ma finché sarà sulla tua
pelle, io lo amerò e lo bacerò. –
C’era
una rabbia sorda nel cuore del mago:
-
Quello è il simbolo maledetto della mia schiavitù. – esclamò con voce cupa.
-
No! – era quasi un grido di ribellione, quello che sfuggì a Rhoxane. – Tu non
sei più un suo schiavo! E mi domando se tu lo sia stato mai… - aggiunse
sottovoce.
Severus
restò a lungo in silenzio… poi sospirò:
-
Ho agito… come uno schiavo… per troppo tempo. –
-
Uno schiavo che sa rompere le sue catene… forse era solo… un prigioniero. –
sussurrò Rhoxane.
-
C’è differenza? –
La
maga sorrise:
-
La dignità… -
Lui
la strinse a sé, ancora una volta, con forza e lei poté sentire quanto forte
batteva il cuore dell'uomo che amava.
-
Ed ora vogliamo affrontare l’altro nostro problema? - domandò.
-
Ne abbiamo uno solo? - chiese a sua volta Severus, sorridendo.
-
Fai tu. Comunque il primo da affrontare è che, da questa camera da letto, prima
o poi, dovremo uscire. Non fosse altro che per tenere le lezioni domani. E,
prima o poi, dovremo affrontare gli sguardi di tutti, colleghi ed allievi, che
ci hanno visto uscire ieri dal ballo e… puffff, siamo scomparsi. –
E
quello di Rhoxane era un sorriso un po’ inquieto.
-
Tu… tu… tu non ti aspetterai, vero, che io continui a rimanere lo stesso uomo
anche quando avrò varcato quella soglia? - chiese preoccupato indicando la
porta della camera.
Lei
rise… ma se ne pentì subito: sembrava veramente spaventato da
quell’eventualità.
-
Beh, non mi aspetto che tu mi baci davanti a tutti, né che tu rida
allegramente. Anche se sai fare queste due cose… in modo eccelso. Ma non potrò
assolutamente sopportare che tu continui ad ignorarmi, come hai fatto
nell’ultimo mese. - esclamò con fare molto minaccioso.
-
Ignorarti mi sarebbe assolutamente impossibile… ora. Ed in ogni caso, chiunque
ti guardasse in faccia capirebbe: sei tutta un sorriso… sembri il ritratto
della felicità! Ma a dire il vero… ho l’impressione che anche guardando me… si
capisca! – disse, cercando di assumere nuovamente il suo sguardo duro, gelido e
sprezzante… senza riuscirci più.
-
Amore mio, tu in poche ore sei riuscita a trasformarmi, più di quanto io abbia
snaturato me stesso negli ultimi quindici anni! – sospirò Severus.
-
Avevi ottenuto un risultato veramente pessimo… -
-
Il mio problema, adesso, è che non so più bene chi io sia. Certo non sono più
il giovane sconfitto, disilluso e paurosamente deluso di sé che si è buttato
tra le braccia di Silente; ma non sono neppure più l’uomo rassegnato ad una
meschina quotidianità, che si odia e si disprezza a causa delle sue passate
debolezze e che non sa, né vuole, perdonarsi… e neppure l’uomo con un enorme
vuoto dentro di sé…. Chi sono io ora? -
-
Chi vuoi essere, Severus? – gli
sussurrò Rhoxane.
La
guardò, a lungo, coi suoi affranti e profondi occhi neri, accarezzandole i
lunghi capelli….
-
A volte vorrei solo poter dimenticare… ed essere… il nulla. -
-
E saresti il nulla Severus, se tu
dimenticassi… -
-
… ma se solo fosse possibile… l’eterno oblio… non dover più combattere,
lasciarsi andare alla deriva… cessare d’avere questa dolorosa consapevolezza di
me e delle mie colpe… -
Rhoxane
non sapeva cosa dire… avrebbe dato qualsiasi cosa per alleggerire il fardello
di sofferenza e disperazione dell’uomo che amava… ma come, come… maledizione
come?
Gli
prese le mani, stringendole forte e lo guardò dritto negli occhi:
-
Quell’oblio e quella pace ai quali tu aneli, Severus, … porterebbero via anche
me… e mi avresti persa! -
-
Ma io non posso perderti… io non voglio!
Perché sei tu che hai riempito il vuoto che c’era in me; tu mi hai fatto
piangere e sognare… e vivere di nuovo. Io ho bisogno di te… per vivere… - e
quasi gridava avvincendola forte a sé.
-
Mi fai paura … - disse lei cercando di sottrarsi alla forte stretta delle sue
braccia.
-
No, no tesoro mio… - sussurrò subito Severus – non dirlo… non dirlo mai più….
Ho già fatto paura a troppi esseri umani nella mia vita… - e scure ombre erano
nei suoi occhi – ma non a te… non a te… - ed era tornato a stringerla
dolcemente tra le braccia, quasi come a volerla cullare. Quindi continuò, con
voce ferma e sicura:
-
Io ho bisogno che tu sia al mio fianco, ho bisogno del tuo aiuto. Perché io voglio amarti e voglio tornare a vivere
in modo completo. Ma non voglio e posso dimenticare le colpe commesse nel mio
passato. Sarebbe come annullare una parte di me: quindi dovrò imparare a
conviverci in un nuovo modo. Queste sono le cose che so e che voglio. Insieme
con te voglio diventare un uomo nuovo, voglio riuscire a guardare avanti, a
testa alta… voglio ricominciare a sperare. E voglio te… per amarti per sempre!
-
Rhoxane
guardò Severus ed i suoi occhi sfavillanti… quanto amava quell’uomo… come aveva
potuto, in così poco tempo, perdersi completamente in lui? Gli sorrise con
infinito amore e sussurrò:
-
Non credo che possa esistere una dichiarazione d’amore più bella di questa. Ed
io sono la donna più fortunata del mondo: perché ho trovato te! -
Poi
ci fu solo un lungo e silenzioso abbraccio.
Infine
Rhoxane si sciolse dall’abbraccio dicendo:
-
Ed ora una bella doccia…. Vieni? -
-
Se vengo insieme con te… non scenderemo mai a pranzo! -
Lei
rise e si nascose in bagno, prontamente inseguita da Severus.
Poi
fu la volta di scegliere l’abito da indossare. Rhoxane aprì l’armadio e gli
chiese:
-
Quale preferisci che io indossi? Vieni a scegliere. -
Lui
non si mosse ma, ridacchiando, le disse:
-
Ce l’hai una bella tunica, di tessuto spesso e non trasparente, accollatissima,
lunga e larga e con un bel cappuccio? Il colore… puoi scegliere quello che
vuoi. -
-
No, mi dispiace - rispose lei con tono falsamente afflitto - … ma non ho
abiti-sacco nel mio armadio. Dovrai scegliere solo tra qualcosa di colorato e
molto seducente…. Del resto tutto il mio vestiario era stato studiato
appositamente per sedurti…. - continuò con aria maliziosa.
-
Chissà perché… ma lo sospettavo proprio. – sospirò Severus ammirando il bel corpo
nudo di Rhoxane davanti all’armadio. – Te l’ho già detto che sei bellissima?
Che mi piaci da impazzire? Che ti desidero ancora? –
Lei
sorrise, silenziosa.
-
Sei sempre dell’idea di scendere in Sala Grande allora? -
-
Certo che sì. E anche tu dovrai vestirti… credo. -
Severus
stava già provvedendo.
-
Che ne dici di abbandonare quell’orrenda, lunga e rigida casacca nera che porti
sempre? - chiese lei.
-
Mmmm… - fu la risposta.
-
Non ho pretese impossibili sai… Con quei pantaloni così aderenti e quella camicia
bianca un po’ aperta sul petto, oltre al tuo immancabile mantello… -
-
Intendi così… - fece lui facendo un giro su se stesso per farsi… ammirare.
Lei
rimase a guardarlo… estasiata. Era veramente bellissimo: con quello splendido
sorriso il suo volto era molto affascinante e senza quella casacca il suo corpo
era decisamente attraente… per non dir di più. Gli si avvicinò, col viso molto
serio:
-
Forse è meglio che tu smetta di sorridere e ti rimetta la casacca… sei troppo
bello così. Ed io temo di essere un tantino gelosa sai… no, non gelosa… solo
tremendamente possessiva. E non potrei sopportare che un’altra donna ti guardi.
-
Lui
l’attirò ancora una volta a sé sussurrandole nell’orecchio:
-
Sciocca… questo sorriso, e questo corpo, sono solo e soltanto per te! -
Poi
si rimise la lunga casacca, si diresse alla porta e le tese la mano, dicendo
con finta aria tragica:
-
Avanti, andiamo dunque ad affrontare il mondo. -
-
No aspetta. – disse lei volandogli tra le braccia – Un ultimo bacio! -
-
Ma non avevi fame?-
-
Zitto e baciami! -
* * *
Quando entrarono nella Sala Grande era molto
tardi e diversi allievi se n’erano ormai andati.
Tutti
gli sguardi dei presenti erano già puntati su di loro ben prima che Severus e
Rhoxane arrivassero al tavolo degli insegnati.
Il mago si rese immediatamente conto che si era creato un innaturale
silenzio, ma continuò ad avanzare seguendo Rhoxane verso il suo consueto posto.
Quando le scostò la sedia per farla sedere… sembrò che nell’intera sala
mancasse l’aria, e quando le fece un mezzo inchino, accompagnato da un accenno
di sorriso (un normale sorriso, non
uno dei suoi soliti, sprezzanti, sorrisi obliqui), per salutarla prima di
dirigersi al suo posto… all’improvviso tutta l’aria tornò con un sonoro
“oooohh”. Severus continuò a dirigersi, flemmatico, verso il suo posto. Il
sorriso di Rhoxane era a dir poco radioso. Piton sapeva che tutte le teste dei
suoi colleghi lo stavano seguendo nell’attesa che si sedesse… per poterlo
guardare bene in faccia, ancora increduli per ciò che avevano visto. Tutti,
meno Silente, che stava facendo l’occhiolino a Rhoxane. Piton si sedette e
rivolse a tutti gli allievi, nonché ai suoi colleghi, uno dei sorrisi più
… gelidi che mai avesse prodotto in
vita sua. Tornò il più completo silenzio. Guardando il viso del suo Severus,
Rhoxane trattenne a stento una risata, cercando di soffocarla in un accesso di
tosse che si propagò come una deflagrazione nella Sala Grande.
Draco
si chiese quale sarebbe stata la reazione di Selene quando gli avesse
raccontato di come Il Prof. Piton e la Prof. Delair avessero prima ballato…
tutti appiccicati… bleaahh…e poi fossero letteralmente scomparsi… per
ricomparire, con quella disgustosa scenetta, solo alle due del pomeriggio
successivo.
Quando
ebbero finito di pranzare, e nella Sala Grande erano rimasti ormai solo i
curiosi più incalliti, Piton si sporse a guardare interrogativamente Rhoxane e,
al suo cenno affermativo, si diresse verso di lei, dove ripeté, al contrario,
la scena iniziale. Ma questa volta il suo sorriso fu notevolmente più aperto e
le porse la mano per aiutarla ad alzarsi. I pochi presenti rimasero in
assoluto, totale silenzio.
Nella
Sala d’Ingresso c’erano molte più persone e Draco, nonché gli altri curiosi che
avevano fatto loro la posta, li videro uscire a braccetto, parlando
allegramente e dirigersi verso le scale.
Ciò
che sconvolse tutti, fu quello che accadde dopo circa mezz’ora e che,
inizialmente, videro solo le poche persone che si trovavano all’aperto, anche
se la notizia si diffuse per tutta Hogwarts in pochissimi istanti ed il parco,
ovviamente, fu presto gremito di gente: Piton e la Delair si erano levati in
volo sulle loro scope e stavano facendo a gara a chi saliva più velocemente e
più in alto nel cielo. Piton non aveva il mantello… e nemmeno la solita rigida
casacca nera, bensì una svolazzante camicia bianca. Per chi avesse potuto
vederlo… il sorriso di Rhoxane era più radioso del sole stesso. E anche quello
di Severus.
Perché
si stava veramente divertendo un mondo, come un ragazzino, lanciandosi
all’inseguimento dell’altra in pericolose picchiate… anche se Rhoxane riusciva
quasi a distanziarlo, proprio lui che era un campione in quella specialità. Ma
solo negli ultimi mesi aveva di nuovo cominciato ad usare, sebbene saltuariamente,
la scopa… evidentemente in tutti quei lunghi anni ci aveva perso la mano. Ma in
pochissimo tempo sarebbe tornato ad essere il fuoriclasse di sempre… e
l’avrebbe acciuffata al volo quella… come il Boccino d’Oro. I ricordi felici
dei suoi anni di scuola tornarono all’improvviso ad affollargli la mente…
quanto tempo era passato, pensava che non esistessero più. Ed invece erano lì e
si stavano insinuando in mezzo agli altri ricordi… quelli dolorosi. Si chiese
se un ricordo potesse ucciderne un altro… no, uccidere non era la parola
adatta, sicuramente no… se un ricordo poteva sostituirsi ad un altro, ecco così
suonava molto meglio… e se lui aveva voce in capitolo nella scelta del
ricordo….
Rhoxane
aveva bruscamente invertito la marcia… e ora puntava dritta contro di lui… era
pazza, assolutamente pazza, adorabilmente pazza… ma quando aspettava a deviare?
Severus
dovette fare una giravolta a mezz’aria per evitare Rhoxane e fu molto vicino a
perdere il controllo della scopa. Lei gli si avvicinò preoccupata:
-
Tutto bene? Scusami... non volevo. -
-
Ma non te l’ha mai detto nessuno che sei pazza su quella scopa??? - sbraitò
lui.
-
Scusa, scusa, scusa. Minerva mi aveva detto che eri il migliore a volare… e
volevo metterti alla prova. - si era affiancata a lui e ora lo guardava con
aria molto contrita.
Severus
scosse la testa:
- Sono ormai tredici anni che non volo più.
L’ho fatto per i primi tempi, dopo Voldemort, mi piaceva così tanto… ma poi non
rientrava nel mio “personaggio” e così… - poi sorrise minaccioso - Ma lascia
solo che ci prenda la mano e… -
Accelerò
bruscamente, prendendola per la vita e trascinandola con sé in una serie di
brusche virate, impennate, giravolte e picchiate a spirale.
Dal
prato sotto di loro si levarono urla di spavento e d’ammirazione.
Quindi
la lasciò a bassa quota, sfidandola:
-
Vediamo se sei capace di salire in alto quanto me! – e puntò verso l’alto il
manico della sua scopa cominciando a salire molto velocemente.
Piton
teneva la sua scopa inclinata verso il cielo in un rapido e sicuro
innalzamento. Poco dopo Rhoxane gli si affiancò ridendo: era aggrappata al suo
manico, che si trovava quasi in posizione verticale, e lo superò ad elevata
velocità.
Nella
mente di Piton si affacciarono, improvvisamente, le immagini delle centinaia di
partite di Quiddicth giocate da ragazzo, nonché delle varie sfide a chi saliva
più in alto nel cielo: il trucco consisteva nel trovare il giusto angolo di
salita che permettesse la massima velocità per il maggior tempo possibile. E
più si saliva, più l’angolo doveva diminuire, per consentire di continuare
l’ascesa… ma l’angolo di salita di Rhoxane era eccessivo: stava salendo molto
speditamente, ma presto si sarebbe trovata in una posizione di stallo e sarebbe
precipitata. Piton urlò:
-
Abbassa il manico…. È troppo in alto e precipiterai! - ma lei era già troppo
lontana per sentirlo.
Allora
Piton alzò la sua scopa per prendere ulteriore velocità e cercare di
avvicinarsi a lei in tempo… ma era tardi. La scopa di Rhoxane perse
improvvisamente la sua spinta e cominciò a scivolare verso il basso, sbalzando
bruscamente in fuori la maga, che rimase però tenacemente appesa per le braccia
al manico, che roteava vorticosamente nell’aria, senza più alcun controllo.
Piton inclinò al massimo la sua scopa verso il basso e scese in una vertiginosa
e pericolosissima picchiata: doveva scendere molto più velocemente di Rhoxane
per poter avere il tempo sufficiente a rimettersi in posizione orizzontale e
prenderla quindi al volo qualche metro prima che si schiantasse a terra. Ma non
doveva sbagliare il punto d’impatto… nemmeno di un millimetro. Mentre si
abbassava, vedeva le persone sul prato urlare allontanandosi e intravedeva,
sopra di lui, l’ombra di Rhoxane, che cercava disperatamente di inforcare
nuovamente la scopa e riprenderne il controllo. Ma non ce la poteva fare…
nessuno l’aveva mai fatto prima, in quelle condizioni di caduta… quindi lui
doveva assolutamente arrivare a tempo. Con una virata mozzafiato interruppe la
sua discesa ad una decina di metri da terra e riprese nuovamente ad abbassarsi,
lentamente e quasi orizzontalmente, per intercettare Rhoxane. Ecco, lei si
avvicinava e lo guardava… era terrorizzata ma aveva capito le sue intenzioni… e
si buttò fra le sue braccia quando le fu abbastanza vicino. Un urlo collettivo
salutò, dal prato, la riuscita della manovra. Il nuovo ed improvviso peso,
però, squilibrò pericolosamente la scopa di Piton, ma lui riuscì, seppure a
fatica, a mantenerne il controllo e a scendere, anche se un po’ rudemente, a
terra dove ruzzolarono abbracciati per diversi metri. Altre grida salutarono il loro brusco atterraggio, mentre una
piccola folla si avvicinò loro.
Appena
riaperti gli occhi Rhoxane si ritrovò con lo sguardo molto preoccupato di Piton
fisso su di lei:
-
Tutto a posto? Tutta intera? -
Lei
si tastò un po’… ma non sembrava esserci alcuna particolare reazione di dolore
nel suo corpo.
-
Credo… che sia tutto a posto. – mormorò con un filo di voce.
Severus
l’aiutò ad alzarsi, la guardò come a controllare ancora una volta la sua
integrità, quindi cominciò a sbraitare:
-
Sei una pazza, una pazza sconsiderata… io ti proibisco di salire nuovamente su
una scopa… io… io non… - quindi l’abbracciò forte sussurrandole tra i capelli
scompigliati - ... io ho avuto tanta paura di perderti… amore mio! - ammise
chiudendo gli occhi ed accarezzandole il capo.
Intorno
a loro, si era nel frattempo raggruppato un consistente numero di allievi che
osservavano, sbalorditi, l’incredibile comportamento di Piton. Ma il loro
sbigottimento arrivò al parossismo quando il Prof. Piton, una volta riaperti
gli occhi, sorrise dolcemente alla Prof. Delair, l’avvolse in un amorevole
abbraccio e si produsse quindi in un interminabile bacio appassionato… che
lasciò senza fiato, oltre a Rhoxane, felice oggetto di quelle attenzioni, anche
molte delle ragazze presenti che cominciarono a guardare con nuovi occhi,
sicuramente sognanti, il loro Professore di Pozioni.
Quando
Severus si decise infine a sciogliere Rhoxane dal suo abbraccio… intorno a lui
c’era un silenzio assoluto e decine di facce lo stavano guardando con occhi a
dir poco stralunati. Piton si disse che doveva assolutamente riuscire a
ripescare dentro di sé il suo solito tono gelido e minaccioso… ma dove
accidenti era finito? Si limitò a guardare dritto negli occhi gli studenti e a
dire, con tono vagamente severo:
-
Cinquanta punti in meno a chiunque osa aprire bocca! -
Quindi
sollevò tra le braccia una recalcitrante Rhoxane dicendole:
-
Tu ora ti fai controllare da Madama Chips. - e si allontanò deciso in direzione
del castello.
I
ragazzi rimasero a fissarsi, senza proferire parola, finché Piton scomparve
alla loro vista, quindi Calì Patil mormorò languidamente:
-
Ma hai visto come la guardava… e che sorriso affascinante… -
-
E con che passione l’ha baciata… - sospirò Lavanda Brown.
-
E com’è sexy con quella camicia bianca aperta sul petto… e quei pantaloni
attillati… - sussurrò Padme Patil.
-
Tutto rosso in viso… con i capelli scarmigliati… - mormorò Pansy Parkinson - …
il mio Capocasa… -
-
E gli occhi… hai visto che fuoco… - bisbigliò Ginny Weasley.
-
E in che fantastico modo sa volare… - aggiunse Cho Chang.
-
Zitte tutte quante... galline! - sbottò Draco Malfoy, pensando che tutto questo
non sarebbe per nulla piaciuto a Selene.
- Scusami… è stata tutta colpa mia, – sussurrò Severus –
non avrei dovuto sfidarti… tu però… -
-
Sei tu che devi perdonarmi… mi sono veramente comportata come una sciocca…. Per
fortuna… tu sei veramente bravo a volare. - mormorò Rhoxane con aria contrita.
Lui scosse la testa guardandola. Aveva veramente avuto
paura di perderla… e non era neppure riuscito a sgridarla… nemmeno un po’!
- E’ nuovamente ora di scendere in Sala Grande. - disse
lei.
- Già – sorrise lui di rimando – e dopo quel bacio nel
parco…. Oooooh dove mai sarà andata a finire la mia reputazione di “terribile”
professore??? – continuò, fingendo di singhiozzare.
- Potresti sempre cominciare a costruirti una… ben
diversa e più piacevole reputazione…. Anche se io ne sarei un po’ gelosa! -
Lui inarcò un sopracciglio e tentò di farle il
broncio.
- Bene, cominciamo dai tuoi abiti allora. – esclamò la
maga prendendo la bacchetta e puntandogliela contro – Non sopporto più quel tuo
lungo pastrano!-
E l’austera e lunga casacca del mago si trasformò in un
corto giacchino, sempre nero, aperto davanti e dal quale usciva una raffinata
camicia bianca a morbide pieghe. Gli aderenti pantaloni neri, gli alti stivali
ed il lungo mantello completavano il tutto.
- Ecco, così è tutta un’altra cosa! – affermò
soddisfatta, rimirando l’opera.
- Non è male… - approvò lui – solo questa camicia … un
po’ frivola. -
- Mmmm… se proprio vuoi… eliminerò qualche piega. –
acconsentì lei, prendendolo poi a braccetto ed avviandosi a cena.
*
* *
Dopo un primo, iniziale silenzio, immediatamente
successivo alla loro entrata nella Sala Grande, subito si levò un notevole
brusio fatto di commenti incrociati, sospiri, sussurri, bisbiglii, esclamazioni
stupite, stridio di sedie che strisciavano sul pavimento e scalpiccio di piedi
che correvano.
Severus notò immediatamente che il solito posto di
Rhoxane era occupato da Sinistra, l’insegnate di Astronomia, che di solito
sedeva invece accanto a lui. Incrociò per un istante lo sguardo sorridente di
Silente che gli fece cenno di proseguire: l’ultra decennale assegnazione dei
posti alla tavola degli insegnanti era stata modificata.
La cena, seduto accanto a Rhoxane, fu certo più piacevole
del pranzo, anche se nella sala c’era un rumorio molto più forte del solito, ma
lui si sentì perfino disposto a sorridere a Sibilla Cooman, che lo guardava
sconcertata con quei suoi enormi occhi spalancati dietro le lenti.
Ma la serata e la notte… quelle sì che furono splendide,
di nuovo con la sua incantevole donna fra le braccia… da amare con tutto se
stesso.
E il futuro si prospettava meraviglioso.
*
* *
Il mattino dopo, Piton entrò nell’aula di Pozioni con il
suo consueto passo deciso, il mantello svolazzante e lasciando che, come
sempre, la porta sbattesse violentemente dietro di lui.
Quindi salì alla cattedra, vi si appoggiò con le braccia
tese e si rivolse repentinamente alla classe, 5° anno Grifondoro e Serpeverde,
mentre un silenzio assoluto era nel frattempo piombato nell’aula.
Indossava ancora una corta giacca nera con sotto una
liscia camicia di seta bianca. Il suo volto era serio e severo e stava
scrutando ad uno ad uno i visi dei suoi allievi. Malfoy lo stava fissando con
fare accigliato mentre Tiger e Goyle avevano la normale faccia ebete, la Granger
lo guardava con un’aria insolitamente curiosa, Potter sembrava vicino
all’infarto, Weasley era come il solito a bocca aperta e Paciock aveva la
consueta espressione terrorizzata…. Ma Cali Patil, Lavanda Brown e persino
Pansy Parkinson… avevano un languido sguardo adorante… e lui le avrebbe
volentieri strozzate. Va bene, se quello era lo scotto da pagare per la
felicità… lo avrebbe pagato, fino in fondo. In ogni modo, ne valeva sicuramente
la pena.
- Qualcuno ha
forse intenzione di farmi delle domande? - e le sue parole sembravano fucilate.
Il silenzio persisteva, carico d’interrogativi
inespressi.
- Bene, allora possiamo cominciare la lezione. - affermò
serafico, avvicinandosi al gran calderone centrale.
– Signorina Brown e Signorina Patil, volete per favore
avvicinarvi e darmi dimostrazione che, nonostante l’inqualificabile espressione
del vostro volto, siete ancora in grado di preparare una pozione quasi decente? -
Le due ragazze divennero paonazze mentre Piton le
trafiggeva con i suoi occhi penetranti.
*
* *
Finalmente, quella interminabile giornata stava volgendo
al termine: pochi minuti ed anche quell’ultima lezione sarebbe finita. Rhoxane
gli mancava da morire… i suoi occhi sorridenti, la sua allegria… i suoi baci.
Alla fine la campana suonò ed i ragazzi sciamarono fuori.
Piton guardò con disgusto il disordine che c’era sulla cattedra: avrebbe dovuto
rimettere tutto a posto negli armadietti, con la sua consueta meticolosità… ma
non ne poteva proprio più di rimanere in quel buio e freddo sotterraneo…
domattina sarebbe arrivato in anticipo e avrebbe sistemato tutto.
Dei rapidi passi leggeri echeggiarono alle sue spalle e
Rhoxane fu tra le sue braccia nel breve volgere di un istante: gli occhi nei
suoi occhi, le labbra sulle sue labbra e il cuore che batteva forte.
- Quanto mi sei mancata amore mio! Ci si è messo anche
Silente che mi ha bloccato per tutto il tempo dell’intervallo. -
- Cosa voleva? -
- Mi ha sollecitato affinché prendessi contatto con
Voldemort. Ma io ho già fatto tutto quello che potevo. Ora devo aspettare che
sia lui a chiamarmi. - e tornò a baciarla.
- E quando ti chiamerà? - chiese preoccupata.
- Non lo so… qualunque momento è buono. -
- Ma cosa succederà? - ed il suo viso era angosciato - Tu
andrai da lui… e… -
- Dovrò riuscire a convincerlo di essergli sempre stato
fedele… non ho altre possibilità. E, soprattutto, dovrò fornirgli qualche
tangibile prova di essergli ancora fedele.
Ed è questa la parte che mi preoccupa di più. - e l’ansia era palpabile sul
volto teso di Severus.
- Povero amore mio… - mormorò stringendosi a lui ed
accarezzandogli i lunghi capelli neri, che, ribelli come il solito, gli erano
scesi sul viso.
– Ed io dovrò restare qui, ad aspettarti senza poter fare
nulla…. Impazzirò! Se tu non tornassi…
io…io… -
- Tornerò amore… te lo prometto. Ora andiamo nel mio
studio: ho un’idea! - e s’incamminò tenendola per mano.
- Tempo fa avevo lavorato ad una pozione molto
particolare: cercavo qualcosa che raggiungesse lo scopo di un filtro della
verità, senza però dover essere somministrato alla “vittima” ed ho cominciato a
pensare a qualcosa che fosse in grado di acuire le capacità di “ascolto”
dell’inquisitore. –
Intanto Severus aveva aperto la teca di cristallo magico
e ne aveva tratto un’ampolla contenente un liquido trasparente, di un intenso
colore turchese.
- Alla fine ho invece creato questa pozione che ha la
capacità di ampliare le potenzialità di empatia e di creare una sorta di
“contatto psichico” con un’altra persona che abbia bevuto la stessa pozione. -
Rhoxane lo stava guardando sbigottita:
- Quella roba permetterebbe di leggere il pensiero di un
altro? -
-
No, non di leggere il pensiero. Ma permette di percepire gli stati d’animo ed i
sentimenti che una persona prova. E se due persone bevono la stessa pozione,
l’effetto, fra loro, è fortemente ampliato e funziona anche a grande distanza.
Sostanzialmente è come se le due persone fossero vicine e potessero comunicarsi
a parole le reciproche sensazioni ed emozioni. -
Gli occhi di Severus brillavano d’orgoglio.
- Solo che non ho mai potuto effettivamente testarla con
un’altra persona. Avevamo provato io e Silente: l’effetto sembrava ottimo,
tanto che entrambi ne siamo stati intimoriti e turbati ed abbiamo interrotto la
sperimentazione. -
Ora il mago guardava Rhoxane con aria interrogativa.
- Vuoi sapere se io… sono disposta a provare? - chiese
titubante.
Lui annuì.
– Se funziona tu dovresti poter percepire se sono vivo,
qual è il mio stato d’animo, le mie emozioni…. Ed io potrei fare lo stesso con
te. Ci vorrebbe un po’ di tempo per padroneggiare la tecnica, trovare le dosi
appropriate… ma credo proprio che potrebbe funzionare. -
Rhoxane lo guardava ammirata:
- E’ una cosa… strabiliante, ma anche un po’ spaventosa!
Comunque, è ovvio che intendo provarci. Adesso? -
- Ogni momento va bene. – disse Severus, inarcando un
sopracciglio, mentre stappava l’ampolla. Ne versò dieci gocce in un bicchierino
e lo bevve immediatamente.
– E’ solo
leggermente amara. -
Quindi versò altre dieci gocce per Rhoxane e glielo
porse.
- Funziona in pochi minuti. All’inizio ti sembrerà tutto
molto strano e confuso: ti parrà di non riuscire più a capire te stessa. Ma è
solo perché le mie sensazioni si confonderanno con le tue. Poi comincerai a
distinguere nuovamente tra le due. Ci vorrà un po’ di tempo e di pratica per
percepire bene gli stati d’animo: possiamo aiutarci l’uno con l’altro
spiegandoceli a vicenda. L’effetto è di circa 24 ore. -
- Quindi quando faremo l’amore, stasera, io sentirò le
tue sensazioni di piacere e tu le mie? -
- Non esattamente. – sorrise il mago - Percepirai solo
se, e quando, sto provando una sensazione o un‘emozione piacevole. Ma non
proverai il “mio” piacere. -
- Vorresti baciarmi un’ultima volta, per favore, prima
che quest’affare ti faccia effetto e quindi tu possa scoprire quanto mi piace
essere baciata da te? – sussurrò maliziosa.
Severus le sorrise, obbedendo prontamente, e le sue
labbra cominciarono a sfiorare quelle di Rhoxane, dolci e delicate come sempre,
per poi schiudersi sulla bocca di lei, che a sua volta si apriva alla sua, per
permettere il soave intreccio delle loro lingue che potevano così cominciare il
loro tenero ed intenso discorso d’amore… così difficile, poi, da interrompere…
- Mi sa che sta cominciando ad avere effetto su di me. –
sussurrò infine, porgendole di nuovo il bicchierino.
Rhoxane ne bevve il contenuto e poi tornò a richiedergli
un bacio, un lungo bacio d’incoraggiamento, per quella strana prova cui aveva
deciso di sottoporsi.
- Non devi avere paura tesoro mio…. - disse Severus, stringendola
più forte a sé dopo il bacio durante il quale aveva cominciato a percepire le
emozioni di Rhoxane – Vedrai, sarà molto bello… quasi come se fossimo una
persona sola, ma ognuno mantenendo la propria completa individualità. Era
questo che aveva bloccato me e Silente: questo filtro permette un’eccessiva
intimità emozionale, di norma non accettabile fra persone tra loro estranee. Ma
tra innamorati… -
E la strinse di nuovo dolcemente a sé, cercando di sopire
i timori che la stavano assalendo:
- In ogni caso, non siamo obbligati a ripetere
l’esperimento, se ti mette a disagio. -
Rimase quindi in silenzio, quasi cullando la sua donna
che sentiva ora così turbata dalle nuove sensazioni che la stavano inondando.
Ma sapeva che erano sensazioni piacevoli.
*
* *
Nei giorni seguenti continuarono a ripetere il loro
esperimento, diventando sempre più bravi ad individuare in modo corretto gli
stati d’animo dell’altro e l’esatto significato delle sue sensazioni.
Inizialmente, Rhoxane si era stupita dell’ira che
percepiva in Severus, mentre ora sapeva che era semplicemente dovuta a qualche
grossolano errore commesso dai suoi allievi nella preparazione di qualche
pozione; quando avvertiva del disagio, questo era quasi sempre provocato dagli
sguardi adoranti che spesso diverse allieve gli dedicavano… oppure stava
parlando con Silente; quando coglieva della felicità… significava che Severus
stava pensando a lei; quando sentiva della sofferenza, voleva dire che stava
rivivendo qualcosa del suo passato; se invece era preoccupazione, stava
pensando a Voldemort ed a ciò che lo aspettava. Certo era una situazione molto
strana, ed a volte le sensazioni di lui la pervadevano con tale intensità che
quasi faceva fatica a distinguerle dalle proprie.
Severus, intanto, lavorava tenacemente per migliorare gli
esiti della pozione, sia per aumentarne il periodo d’effetto, sia per ampliarne
l’efficacia a distanza, giacché questi erano i punti deboli. E quando aveva
qualche buona idea, o riusciva ad ottenere dei risultati positivi, anche
Rhoxane beneficiava di una piacevole sensazione di compiacimento e
soddisfazione.
Una sera, Rhoxane fu colpita da un’improvvisa sensazione
d’infastidito imbarazzo, subito seguita da disagio e malumore. Severus avrebbe
dovuto essere nel suo studio a lavorare alla pozione… cosa accidenti stava
succedendo?
*
* *
Selene era appena entrata nello studio di Piton,
richiudendosi accuratamente la porta alle spalle. Era tornata da poche ore, ma
era già perfettamente al corrente di quanto era accaduto in sua assenza, grazie
a Draco… e voleva verificare di persona.
Il mago era intento a leggere, con diversi testi aperti
sulla sua scrivania, mentre il calderone borbottava sul fuoco. Indubbiamente
sapeva che Selene sarebbe tornata dal suo congresso… ma il tempo era
letteralmente volato. Ed ora era lì, davanti a lui, con aria notevolmente…
bellicosa.
- Vedo che è bastato lasciarti solo per qualche giorno… e
tutta la tua ritrosia è miseramente svanita e sei finito nel letto di quella…
di quella… paladina di babbani! –
Il disprezzo sul volto della donna era evidente:
– Confesso che… da uno come te, il Capocasa di
Serpeverde… un Mangiamorte forse… non me lo sarei proprio aspettato. E allora
spiegami… cos’ha lei… che io non ho? Che io non posso darti?- ed una gelida ira
riempiva i suoi chiari occhi azzurri.
Severus rimaneva fermo a contemplarla. Era senza dubbio
una donna veramente bellissima… ma anche del tutto odiosa! Si chiese quali
potevano essere le sensazioni che in quel momento stavano piombando addosso a
Rhoxane. E si chiese cosa dovesse dire a Selene: una donna gelosa era una donna
pericolosa… e lui non aveva certo bisogno di altri nemici in quella delicata
circostanza.
Lei lo guardò e notò anche i cambiamenti nel suo
abbigliamento: il mantello e la giacca erano appoggiati sulla sedia,
l’immacolata camicia bianca era sensualmente aperta sul petto, mentre i
pantaloni aderenti accentuavano il resto del suo attraente corpo.
- Vedo che hai cambiato anche il tuo look: dal bel
tenebroso all’uomo esplicitamente seducente…. Sarà un’ecatombe di cuori… nelle
tue classi. E non mi dire che non te ne sei accorto! –
Ora Selene stava veramente faticando a contenere la sua
rabbia. Avrebbe voluto… graffiarlo, farlo sanguinare, pestarlo sotto i piedi…
avrebbe voluto…. Desiderava tanto che lui la stringesse a sé e la baciasse….
Mentre le lacrime cominciavano a rigarle il volto, si precipitò tra le braccia
del mago esclamando appassionatamente:
- Oooh Severus… ma io ti amo! -
Quindi gli buttò le braccia al collo, lo attirò forte a
sé… e cominciò a baciarlo con ardore.
Severus rimase per un attimo immobile, quasi impietrito
dalla sorpresa. Poi cercò di liberarsi dall’abbraccio assillante di Selene e
dalle sue labbra invadenti.
Esattamente in quell’istante entrò Rhoxane: Severus stava
baciando Selene.
Le sensazioni di Rhoxane, in quel momento, erano così
travolgenti che annullavano completamente anche quelle, altrettanto intense,
che le pervenivano dall’uomo.
Non poteva credere a quello che vedeva: Severus era di
spalle e stava baciando appassionatamente la bionda Selene…. No, cercava di
allontanarla da sé… ma cosa, cosa stava provando lui in quel momento?
Repulsione, disgusto… Severus era… semplicemente furente con Selene. E nessuno
dei due si era ancora accorto della sua presenza.
- Lasciami Selene… come ti permetti? – gridò il mago
riuscendo infine a respingerla.
- Ti voglio Severus… ed io ottengo sempre quello che
voglio. -
- Questa volta dovrai invece rassegnarti. Io amo Rhoxane…
infinitamente. -
La sensazione che colpì Rhoxane, con immane forza,
inizialmente le parve sconosciuta. Ma poi capì: era amore, un amore totale e
incontaminato. L’immenso amore di Severus per lei.
- Mi spiace per te… ma non intendo averti fra le braccia,
né baciarti. Per nessun motivo al mondo, né ora, né mai. Sei una donna molto
bella, Selene, attraente e terribilmente seducente. Ma è un’altra la donna che
io amo… ed il mio cuore, come il mio corpo, sono solo per lei. Oggi e per
sempre. -
In quell’istante, Selene si accorse della presenza di
Rhoxane e la guardò con esplicito odio sibilando:
- Dunque sarebbe quella la mia rivale? -
Mentre Severus si girava verso di lei, Rhoxane percepì
con forza il senso di liberazione che il mago stava provando… che era la sua
stessa sensazione. Si precipitò fra le sue braccia e lui la strinse forte,
senza parlare. Anche quando Selene uscì dal suo studio minacciando:
- Me la pagherete… entrambi. Mi vendicherò! -
Il loro intenso e silenzioso abbraccio perdurò a lungo,
fin quando una reciproca sensazione di calma e felicità tornò in loro.
Severus la guardò, con un sorriso esitante. Rhoxane lo
ricambiò con un radioso sorriso rassicurante. In quel momento non avevano alcun
bisogno della nuova pozione per comprendersi completamente.
- Mi dispiace. - sussurrò Severus, lievemente
imbarazzato. – Non sono riuscito a capire in tempo le sue intenzioni e… e me la
sono ritrovata tra le braccia. -
- Aaaahh Severus… hai vissuto troppo a lungo fuori del
mondo. - e continuò, sorridendogli soavemente. - Ma sei un uomo troppo
affascinante ed attraente, perché io possa sperare che nessuna donna metta,
mai, i suoi occhi su di te! Ma non permetterò loro altro che di ammirarti… da
lontano. - e lo attirò a sé con gran determinazione.
- E ora baciami, con quei tuoi baci così dolci e
struggenti ed appassionati… che mi fanno impazzire di desiderio… baciami
Severus… e dimmi che mi ami… -
Lui si chinò sulle sue labbra sussurrandole, mentre
gliele sfiorava: - Ti amo, ti amo, ti amo… - e le parole si confusero
nell’ardore del suo bacio.
Un improvviso rumore richiamò la sua attenzione: il
contenuto del calderone stava riversandosi fuori. Per la prima volta nella sua
vita… Piton guardò desolato il disastro che alcuni dei suoi allievi
commettevano giornalmente: ma quella pozione, ormai, era da buttare. Quindi era
inutile farsi distrarre oltre: con un cenno elegante della mano spense il
fuoco… e riprese a baciare Rhoxane.
*
* *
Dopo
cena la nuova versione della pozione era finalmente terminata e, dopo quasi una
settimana di sperimentazioni, si poteva forse trattare di quella definitiva.
Ora ne sarebbero bastate tre sole gocce per assicurare un effetto di almeno una
settimana e la distanza non avrebbe più dovuto frapporre problemi. Sorridendo
fra sé e sé bevve le sue tre gocce: a richiesta di Rhoxane era anche riuscito a
renderne più gradevole il gusto… che cosa non avrebbe mai fatto per lei….
Ognuno di loro avrebbe sempre avuto con sé una fialetta di pozione e ciò
avrebbe permesso di non interrompere mai il loro contatto.
Si
incamminò verso la camera, la loro nuova e più spaziosa sistemazione che
Silente aveva assegnato loro il giorno prima, e cominciò a salire le scale
verso la torre sud: Rhoxane aveva fatto di tutto per ottenere da Silente
proprio quell’appartamento.
L’ultima
settimana era stata veramente eccezionale e la sua vita era completamente
cambiata; gli sembrava che fosse passata un’infinità di tempo da quando le sue
giornate trascorrevano tutte monotonamente uguali e, soprattutto, nessuna
speranza gli arrideva per il futuro. Ora quella giovane maga, la sua Rhoxane,
era vicino a lui e gli regalava un’infinita felicità. Ma, soprattutto, era
riuscita a restituirgli la fiducia in se stesso, la voglia di vivere e la
capacità di credere nuovamente nel futuro.
Ed
ogni volta che prestava ascolto alle sensazioni che provenivano da lei, era
pervaso da tanta allegria, ottimismo, voglia di vivere e desiderio… di lui.
Non
avrebbe potuto essere più felice di così.
Se
solo non fosse stato nell’attesa della chiamata di Voldemort e di tutto ciò che
poteva conseguirne….
Ormai mancava solo l’ultima rampa di scale e sentiva che
il desiderio di Rhoxane per lui stava irrompendo prepotentemente nella sua
mente.
Severus socchiuse un attimo gli occhi: era stata una
giornata dura, era tardi ed era stanco. Ma anche la mente di Rhoxane, in quel
momento, doveva essere pervasa dal suo irresistibile desiderio per lei.
Non fece in tempo a bussare che già lei gli aveva aperto
la porta ed era tra le sue braccia, sorridente e bellissima, in una seducente
camicia da notte di pizzo nero. Il suo profumo evocava lontane e calde notti
orientali. Improvvisamente tutta la sua stanchezza sembrava essere svanita:
sollevò in aria Rhoxane tra le braccia facendola girare e poi la posò
nuovamente a terra, sullo spesso tappeto davanti al caminetto acceso, caldo,
luminoso e scoppiettante. Cominciò a baciarla con infinito ardore e desiderio…
e ad ogni bacio ne seguiva un altro, senza fine, senza interruzione, senza
riposo… e non c’era posto per le parole in quella passione inesauribile che
consumava entrambi. E le fiamme, negli occhi di Severus, erano più ardenti di
quelle del fuoco del caminetto. Fu un amplesso caldo, travolgente ed
appassionato, illuminato solo dal guizzo impetuoso delle fiamme. E poi
seguirono lunghi e languidi baci… e tenere carezze… e dolci promesse d’amore
sussurrate tra gli ultimi bagliori delle fiamme che, lentamente, si
estinguevano. E poi ci fu solo il buio della notte che avvolgeva i loro corpi
ancora intrecciati.
*
* *
Il mattino seguente, per fortuna, era sabato: avrebbero
finalmente avuto due giorni tutti per loro. Mentre le accarezzava i lunghi
capelli, Severus disse:
- Per la prima volta dopo tanti anni non ho più voglia di
restare a Hogwarts, durante il fine settimana: ti va di andare a casa mia? E’
sul mare, sulla costa sud. -
- Sì, che bell’idea! Sì, sì... lo voglio. - esclamò
Rhoxane col suo consueto e contagioso entusiasmo, saltando subito su dal letto
– Andiamo, andiamoci subito! -
Lui sorrise felice mentre le sussurrava:
– Ti amo, mia adorabile e pazza bambina! -
Lei lo ricambiò, con un veloce bacio e lo spronò a
vestirsi.
In men che non si dica Rhoxane era pronta e già fremeva
d’impazienza:
- Come ci andiamo? –
- Smaterializzazione! – annunciò Severus.
- Io non ci sono mai stata, quindi non posso smater… - ma
le parole le morirono in bocca.
- Non penserai che sia un problema per me, vero? –
ribatté sorridendole.
- Nuove tecnologie? – ammiccò maliziosa.
- Mmmm… meglio gli antichi e possenti poteri di un
giovane Mago Oscuro. -
Gli intensi occhi neri sfolgoravano di luce mentre con
voce ferma pronunciava quelle parole ed il suo sorrise non venne meno: per la
prima volta, un ricordo del passato era tornato alla sua mente, senza portargli
il solito carico di angosciose sofferenze. Rhoxane comprese e si strinse forte
a lui.
Quindi lo trascinò, quasi correndo, fuori
dall’appartamento, fino al limitare della Foresta Proibita. Severus le sfiorò
le labbra e chiese: - Pronta? –
Quindi l’avvolse nel suo protettivo abbraccio e la baciò
languidamente.
Pochi
istanti dopo erano su una grande terrazza: davanti a loro solo il mare
infinito, che con forza impetuosa mandava le sue grandiose onde ad infrangersi
contro le alte rive scoscese. Il vento freddo soffiava forte, carico del
profumo del mare, e scompigliava i lunghi capelli di Rhoxane sollevandoli in
alto, vorticosamente. Il sole, ancora basso sull’orizzonte, era da poco sbucato
dalle colline alle loro spalle ed illuminava le onde traendo riflessi
iridescenti dagli alti spruzzi. Alle loro spalle, un castello, maestoso e
possente, si ergeva sullo sperone di roccia a difesa della costa.
Severus strinse a sé Rhoxane, avvolgendola nel suo caldo
mantello per ripararla dal vento pungente. Ma lei si liberò dalla sua stretta
protettrice e corse verso la balaustra, sporgendosi a guardare il mare e la
spiaggia sottostanti e ridendo degli spruzzi d’acqua gelida che la bagnavano.
Poi si girò per tornare dal mago e lo vide, in controluce tra i raggi del sole,
stagliarsi regale sullo sfondo del suo maniero, col mantello sollevato nel vento
ed i lunghi capelli neri in parte sul viso. Corse di nuovo a rannicchiarsi fra
le sue braccia, a farsi riscaldare e proteggere, mentre ascoltava il calmo
battito del suo cuore perdersi tra gli ululati del vento.
Lui scosse la testa lentamente e baciò soavemente
quell’adorabile bambina, riservando la passione per la sua incantevole donna.
Infine la giudò verso l’ingresso posteriore del castello
gridando, per farsi sentire nel vento:
- Ti amooooo! -
Una volta al chiuso, Rhoxane cercò di districarsi dai suoi
capelli ma fu subito distratta dal maestoso salone in cui si trovava, dagli
splendidi affreschi che ne istoriavano le pareti ed il soffitto… scene
bucoliche affiancate a grandi battaglie, incoronazioni di re accostate agli dei
dell’Olimpo, foreste sconfinate, mari in burrasca e cieli tempestosi. Tutto, in
quel luogo, emanava una forza vigorosa, una tranquilla sicurezza, una risoluta
determinazione ed una nobile dignità. Lì era nato e cresciuto il piccolo
Severus, che ne aveva respirato ed assorbito l’essenza nutrendo la sua anima.
Il mago si sentì quasi in imbarazzo quando percepì le sensazioni d’orgoglio e
ammirazione che provenivano da Rhoxane. Abbandonò il mantello e la prese per
mano, conducendola a visitare il castello; l’imponente sala da pranzo, con
un’interminabile tavolata ed un gigantesco camino; i lunghi ed ovattati
corridoi con tutti i loro innumerevoli quadri; la sala della musica, al piano
superiore, con un’immensa vetrata che immetteva sulla verde terrazza affacciata
sul parco; la grandiosa biblioteca, circolare, situata nella torre nord; il suo
studio, ripieno di libri, provette, ampolle ed alambicchi; infine la sua camera
da letto, calda ed accogliente, col caminetto acceso ed un ampio letto a
baldacchino con vellutate lenzuola di seta.
Rhoxane era ancora estasiata da tutto quanto aveva visto
e riuscì soltanto a mormorare:
- Severus come t’invidio… è magnifico questo posto,
sembra emanare un’aura d’energia e pace che ti riempie il cuore… -
Lui la strinse a sé, sussurrando nel gran silenzio che li
avvolgeva:
- E’ vero, è un luogo incantevole che ti dà ristoro. Sono
tanti anni che non vengo più qui, ma i primi tempi, dopo aver lasciato
Voldemort, ci venivo spesso per carpire un po’ di forza, ritrovare la calma,
attendere il ritorno della speranza. Ma poi mi sono rassegnato e non sono più
tornato qui.–
Negli intensi occhi neri di Severus era sceso un velo di
tristezza mentre continuava:
- Era troppa la sofferenza per il rimpianto di tutto ciò
che avrebbe potuto essere… ma che mai più sarebbe stato…. Perché io avevo
inesorabilmente distrutto ogni possibile futuro con la mia insensata
avventatezza e con le mie scelte irrimediabilmente sbagliate. -
Rhoxane gli accarezzò il volto triste.
- Ma ora è diverso. – tornò a sorridere lui, con gli
occhi che nuovamente risplendevano di luce.
– Ora tu sei qui con me e riesco nuovamente ad assorbire
la potente energia della mia terra ed a lasciarmi pervadere da questa secolare
quiete… e tu, tu sei la mia speranza ed il mio futuro. E l’amore che saprò
darti non sarà mai sufficiente a ripagarti per ciò che tu hai fatto per me! -
L’interminabile bacio che le diede conteneva tutta la sua
gratitudine, la sua felicità, il suo amore ed il sempre forte desiderio per
lei.
E la visita del maniero, per il momento, fu interrotta da
una lunga ed assai piacevole ed appassionata sosta.
*
* *
Pranzarono in una piccola e confortevole saletta, attigua
alla stanza da letto, magnificamente serviti dagli elfi del castello che si
rallegrarono di avere di nuovo, dopo tanti anni, dei padroni per i quali
prodigarsi.
- Ora ti porterò a visitare i giardini ed il parco. Però
il mese di novembre non è il più adatto per questo giro… voglio che tu li veda
nel loro massimo splendore, come sono a giugno. -
Non
appena furono all’aperto, Severus estrasse la bacchetta, si concentrò a lungo e
poi pronunciò un complesso incantesimo: non era magia nera, ma neppure bianca.
Era una magia molto più antica, una magia quasi perduta, ma che poteva piegare
il tempo…. E l’aria si fece calda, gli uccelli cinguettarono nel cielo ed il
giardino spoglio davanti a loro si riempì di vita.
Era un grande e luminoso giardino all’italiana, con
tantissimi fiori multicolori che riproducevano delicati disegni e strutture
geometriche. Mentre percorrevano i vialetti, Severus coglieva per lei i fiori
più belli. Alla fine del giardino, dietro il labirinto arboreo, si stendeva un
enorme prato che digradava lentamente verso l’ampia valle. Rhoxane lo afferrò
per mano e si mise a correre nell’erba folta fino ad arrivare ad un piccolo
torrente, a tratti impetuoso ed in parte con acque calme e placide, che
attraversava un bosco aperto e soleggiato. Fu Severus, ora, che la sospinse
dentro, ad ammirare alberi e cespugli pieni di fiori dai petali delicati, che
la brezza leggera spargeva per ogni dove, quasi come fossero neve. La guidò in
una riparata radura, dove tanti uccelli coloratissimi cantavano, volando
intorno alle colonne di un antico, piccolo tempio greco.
- Questo bosco l’ha creato mia madre: era una donna
bellissima, leggiadra e sognatrice… veniva qua a suonare la sua arpa ed io,
bambino, giocavo tra l’erba. - sospirò impercettibilmente Severus.
Al riparo della loggia, le perfette statue greche
sorridevano olimpiche, mentre la vegetazione s’inchinava loro, tracciando delicati
e leggiadri abiti verdi sui loro corpi.
Ma qua e là, il bosco cominciava a farsi intricato e
scuro ed i rovi quasi impedivano il passaggio, mentre i grandi alberi secolari,
con le loro folte fronde, oscuravano quasi del tutto il sole. Il bosco si stava
trasformando in foresta:
- Questa, invece, l’ha creata mio padre: un uomo fiero e
coraggioso. – sorrise orgoglioso Severus. – Vieni, proseguiamo! - disse
inoltrandosi tra la vegetazione incolta e selvaggia, dove i rampicanti si
aggrovigliavano tra gli alberi contorti ed una visione da sogno si prospettava,
a tratti, quando un raggio di sole riusciva a penetrare ed illuminare con la
sua luce dorata le splendide orchidee che crescevano rigogliose.
- Guarda laggiù! – sussurrò Severus indicando con la
mano: in controluce, tra le ombre, Rhoxane carpì la fuggevole visione degli
animali incantati che popolavano quella foresta ammaliata.
- Vieni ora, là in fondo, dietro quei grandi massi
ricoperti di muschio e di felci. C’è ancora qualcosa che voglio farti vedere. -
Il passaggio era angusto e chiuso da un impenetrabile
incantesimo di protezione che Severus dissolse con un gesto elegante.
Cominciarono ad arrampicarsi con fatica. Poi Rhoxane sentì forte il rumore
dell’acqua. Erano quasi in cima… ecco…
Rhoxane rimase senza fiato: uno splendido arcobaleno si
stagliava tra il cielo e la grande cascata che scrosciava impetuosa, mentre una
miriade di piccole goccioline iridescenti volava per ogni dove e bagnava i loro
visi.
Severus la strinse a sé e disse:
- Questo l’ho creato io… non sapevo per chi sarebbe
stato. – ed i suoi occhi ardevano d’amore.
– Ora lo so. L’ho creato per te… e tu sei la prima
persona, oltre a me, che lo ammira. - e l’avvinse forte a sé baciandola con
impeto.
Poco più in basso, le acque si calmavano e si
raccoglievano in un laghetto e là in fondo, verdi raganelle saltavano da una
ninfea all’altra.
- Vieni ora, ho ancora una sorpresa per te. Guarda bene
tra l’acqua che scroscia dall’alto… e seguimi! –
Avanzò saltando sui massi che affioravano dall’acqua, in
mezzo agli spruzzi, seguito da Rhoxane, finché s’infilò in un’apertura tra la
cortina d’acqua…. Dentro c’era un’immensa caverna, un meraviglioso giardino di
roccia, con stalattiti e stalagmiti che s’incontravano formando poderose
colonne a sostegno della volta. L’aria era pervasa da una musica dolce ed una
debole luce dorata creava giochi d’ombra tra le infiorescenze rocciose….
Severus, ancora una volta, sfiorò le dolci labbra di
Rhoxane e poi la baciò con trasporto e passione. Ed era felice, immensamente
felice… con la sua donna, nelle sue terre e nel suo mondo di sogno!
Cenarono nella grande sala da pranzo, scaldati dalle alte
fiamme dell’enorme camino e venerati dagli elfi domestici, felici come non mai.
Il numero delle portate sembrava infinito e c’era un continuo andirivieni dei
piccoli esserini, che continuano ad incrociarsi, scontrarsi ed urtarsi, tutti
presi dalla loro frenesia di fare bella figura coi gentili padroni.
Finalmente Severus riuscì a congedare tutti gli elfi ed a
restare solo con la sua “castellana”.
- Ti stupirebbe molto se… se ti chiedessi di ballare con
me? -
- Ballare? Ma tu non odiavi… -
- Sapresti perdonarmi quella piccola menzogna? -
Il suo sorriso era deliziosamente imbarazzato mentre le
cingeva la vita e le carezzava i lunghi capelli sussurrandole:
- Vieni, andiamo nella sala della musica… suonerò per te
e poi balleremo... -
- Questa sala l’ha voluta mia madre. – ed indicò i vari
strumenti sparsi in giro.
- Quella è la sua arpa… era bravissima, ne traeva una
musica così dolce e struggente… ed io rimanevo a lungo ad ascoltarla da
bambino, rapito da quella leggiadria! - mormorò Severus con gli occhi
leggermente lucidi.
– Quello, invece, lo suonava spesso mio padre. - ed
indicò un grande pianoforte a coda – Ed anche io, qualche volta. Ed ora lo
suonerò per te. – sussurrò sorridendole con tenerezza, prima di baciarla ancora
una volta.
Mentre lui suonava con gran maestria per lei, Rhoxane lo
guardava estasiata, pensando a come fosse meraviglioso essere lì con lui, nel
suo regno straordinario, attorniata da quei suoi ricordi… di un lontano
passato… finalmente piacevole.
Severus aveva finito di suonare e lei si riscosse
all’improvviso dalle sue fantasticherie quando lui la baciò con trasporto,
prima di invitarla a ballare.
Un elegante movimento delle dita di Severus… e tutti gli
strumenti presero a suonare un armonioso valzer lento.
Un altro suo raffinato gesto e Rhoxane si trovò avvolta
in un largo e vaporoso abito rosso: un abito da ballo di tempi lontani. Ed
anche Severus era vestito… come un principe delle fiabe e la faceva volteggiare
leggera tra le sue braccia, seguendo la magia delle note….
Al variare della musica Severus mutava i loro abiti:
l’oro imperiale, di una veste di broccato, per la regina incontrastata del suo
cuore; il verde smeraldo e rilucente della seta per avvolgere la sua dea;
l’intenso azzurro turchese di soffici veli sovrapposti per volare con lei
nell’infinito; un profondo blu, cangiante in indaco, per il caldo velluto di
una notte di sogno…. E per ogni abito c’era un bacio, soave, venerante,
appassionato, infuocato di desiderio… nel crescendo della musica.
Infine non ci furono più abiti ma solo l’incontro
esultante dei loro desideri….
*
* *
Il mattino successivo, il vento si era placato ed il mare
ondeggiava pigramente sotto la terrazza. Scesero sulla spiaggia, a raccogliere
le conchiglie ed a guardare il mare, così calmo e tranquillo, con la spuma
delle piccole onde che rifulgeva alla luce del sole.
Camminarono a lungo, chiacchierando e facendosi promesse
d’eterno amore. Le ore passavano liete
mentre la reciproca conoscenza cresceva, colmando ogni lacuna, e scoprirono,
piacevolmente, quanto i loro gusti fossero assai simili e le idee convergenti.
Dopo pranzo, Severus distese il suo mantello sulla fredda
ed umida sabbia e si sdraiò di fianco a Rhoxane, cominciando a sfiorarle
lievemente il viso ed i capelli con le dita. Lei sorrise e lo ricambiò. Poi,
come colta da un improvviso pensiero che oscurò il suo sorriso, s’interruppe e
gli domandò:
- Devi aver avuto un’infanzia felice in questo posto
meraviglioso…. Ma cos’è accaduto ai tuoi genitori?-
- E’ successo tanti anni fa… avevo sedici anni ed ero a
scuola. Tutti affermarono che si era trattato di una terribile disgrazia… e che
il mare non restituì mai i loro corpi. –
Un’ombra scura passò negli occhi di Severus che
diventarono ancora più neri e profondi… come un baratro.
- Solo dopo oltre cinque anni scoprii cos’era realmente
successo: durante i processi ai Mangiamorte… il loro assassino confessò. I miei
genitori erano sempre stati contro Voldemort e lui li aveva fatti uccidere… e
dei loro corpi era rimasto ben poco. - il sospiro di Severus fu lungo e
profondo - … e questo è un altro conto che intendo saldare con Voldemort! -
Rhoxane baciò i suoi profondi occhi neri, la sua fronte,
le sue labbra… ed il mago la ricambiò con ardore appassionato, avvincendola
forte a sé. Come sempre, fu stupita dalla forza del desiderio di lui e la sua
mano corse giù, sul ventre di lui, fino in mezzo alle gambe… quasi a
controllare. Lui ebbe un lieve sussulto, inarcò il suo solito sopracciglio e
chiese con aria fintamente stupita:
- Cosa… cosa vorresti fare ora? -
Lei stava già slacciandogli i pantaloni:
- E’ proprio necessario che te lo spieghi a parole? -
Ma lui le fermò le mani:
- No, non qui. Non potrei ricambiarti come vorrei…
avresti freddo! - ed il sorriso di Severus era, a dir poco, angelico.
Rhoxane sospirò mentre lui si riallacciava i pantaloni e
si alzava.
- Vieni… torniamo al castello! - e le tese la mano per
aiutarla a sollevarsi da terra.
Quindi le prese il viso tra le mani e, coprendolo di
delicati e teneri baci, sussurrò:
- Sei bella, bellissima. Ti amo e ti desidero, sempre,
continuamente. Non appena finisco di fare l’amore con te… riprendo a
desiderarti, intensamente e infinitamente… -
All’improvviso il suo volto si contrasse in una smorfia
di dolore e si strinse il braccio sinistro sibilando:
- Voldemort… mi sta chiamando! -
Si scoprì l’avambraccio: il marchio era perfettamente nitido
sulla sua pelle e sembrava fremere e pulsare quasi fosse animato di vita
propria.
La paura passò sul volto teso di Rhoxane.
La strinse forte a sé, ancora una volta per un lungo ed
intenso bacio e poi le disse, con aria decisa e tranquilla:
- Torna subito a Hogwarts ed avverti Silente. Io devo
andare… l’Oscuro Signore non ama attendere i suoi servi. Ma promettimi una
cosa. -
La prese per le spalle e la guardò dritta nei suoi
limpidi occhi verdi:
- Non dovrai mai lasciarti abbattere da ciò che percepirai
in me: saranno sensazioni violente e travolgenti, penose e cupe emozioni,
sentirai la mia angoscia e la mia sofferenza. Ma tu dovrai continuare a sperare
e ad aver fiducia, con tutta la tua vitalità ed il tuo ottimismo. Dovrai farlo
per me, affinché io possa percepire la forza della tua speranza e nutrirmene.
Perché ne avrò bisogno… molto bisogno. -
Gli occhi di Severus erano brace incandescente.
- Te lo prometto… sì, qualunque cosa accada… avrai la mia
speranza Severus! -
- Ti amo Rhoxane… immensamente. Ma ora devi andare… ti
prego... -
Rhoxane gli rubò ancora un piccolo, dolce bacio a fior di
labbra… e si smaterializzò.
Severus si recò nello studio, prese alcune fialette che
ripose nelle tasche del mantello insieme con un piccolo libricino, scritto
fitto con la sua fine calligrafia, con un inchiostro verde brillante. Quindi
bevve un sorso da un’ampolla contenente un liquido quasi nero… poi ne bevve un
altro.
Solo un lieve sospirò sfuggì dalle sue labbra contratte,
mentre il pensiero volava a Rhoxane… e si smaterializzò.
*
* *
Quando alzò il capo vide Voldemort, solo, in piedi
davanti a lui.
Si trovava in un’antica e cupa chiesa e vedeva il sole
filtrare da una larga fenditura sulla piccola cupola centrale. Regnava un
silenzio assoluto.
Il viso di Voldemort era immutato, come se quei
quattordici lunghi anni non fossero mai trascorsi per lui. Il viso piatto, di
un pallore mortale, le labbra sottili ed esangui e gli occhi infossati… rossi e
rilucenti come rubini: quegli occhi lo stavano fissando intensamente. Il volto
di Voldemort, come sempre, era assolutamente imperscrutabile. Quali pensieri
passassero per la sua mente… ai comuni mortali non era dato saperlo. Sentiva
che il suo sguardo, duro e penetrante, stava frugando dentro di lui cercando di
annientare ogni sua difesa. Si augurò di essere abbastanza forte da riuscire a
resistergli.
Si avvicinò e s’inginocchiò davanti a lui, prostrandosi
poi fino a baciare l’orlo della sua veste nera e disse:
- Grazie, mio Oscuro Signore, per esserti degnato di chiamarmi
al tuo cospetto. –
La sua voce ferma rimbombò nella chiesa vuota.
Voldemort continuava ad osservarlo senza proferire
parola, mentre Piton sosteneva, impavido, il suo impassibile sguardo.
Il silenzio durò ancora a lungo mentre i due uomini si
osservavano. Infine, Voldemort parlò e la sua voce era esile e indolente,
totalmente indifferente:
- Lucius Malfoy pensa che tu sia ancora un mio servo fedele. -
- E tu cosa pensi, mio Signore? -
- Non hai risposto al mio primo richiamo Severus Piton… e
questa potrebbe essere un’imperdonabile colpa. -
- Ho già spiegato tutto al confratello Lucius… e lui
certo ti avrà riferito… -
Un imperioso gesto di Voldemort lo fece tacere.
- Parole, solo vane parole… non m’interessano. –
Voldemort parlava con una lentezza esasperante:
- Io voglio mettere a nudo il tuo animo e conoscere i
tuoi più reconditi segreti. -
Piton era certo che Malfoy avesse riferito integralmente
la loro conversazione; quindi Voldemort doveva essere particolarmente
interessato alle sue nuove pozioni, ai vecchi incantesimi recuperati ed alla
fiducia che Silente aveva in lui. Erano questi i segreti ai quali si stava
riferendo? O erano invece altri? Ad ogni buon conto, quelle erano le uniche
carte che aveva in mano per giocare quell’azzardata partita, dall’esito quanto
mai incerto.
- Sono qui, mio Oscuro Signore, al tuo cospetto ed alla
tua mercé. – rispose senza mai distogliere lo sguardo dai rossi riflessi degli
occhi dell’altro. – Puoi fare di me ciò che vuoi. Non ho valide difese contro
il tuo sconfinato potere che ha saputo vincere anche la morte. -
Voldemort guardò il mago che faceva mostra di volersi
affidare completamente a lui.
- Sei stato uno dei miei migliori allievi, forse quello
che mi ha dato maggiori soddisfazioni…. Ma ora ti sento distante… - e c’era
come un velo di rimpianto nella sua voce inespressiva.
- Sono passati molti anni Lord Voldemort ed io non sono
certo più il ragazzo che conoscevi… ma la mia fedeltà è rimasta immutata. -
disse Piton con voce ferma e determinata. – Ma so anche che qualsiasi cosa io
possa dire, o fare, non servirebbe a convincerti. Sei tu che devi decidere se
credere ancora in me. –
E Piton sperò, ardentemente, che l’interesse di Voldemort
per le sue nuove cognizioni fosse sufficiente a salvargli la vita, almeno in
quel loro primo incontro.
Voldemort estrasse lentamente la bacchetta e la puntò sul
mago. Il suo volto era sempre imperscrutabile e la voce era metallica:
- Io credo solo in me stesso. –
Piton chinò il capo e si chiese cosa dovesse fare… tutto
era ormai perduto? Avrebbe avuto ancora la possibilità di estrarre,
tempestivamente, la bacchetta ed ingaggiare un’ultima e letale sfida con colui
che era stato un tempo il suo Padrone? Quali speranze aveva di vincere? Quanto
potente era Voldemort adesso? Troppe domande, alle quali non era in grado di
dare una risposta… così si aggrappò disperatamente alla speranza che, in un
luogo molto distante da lì, Rhoxane stava rappresentando per lui.
- Imperio! –
ordinò Voldemort.
Imperius? L’Anatema Imperius si chiese Piton allibito? Voldemort avrebbe potuto ucciderlo e si
limitava invece a quello stupido anatema che su di lui non aveva mai avuto
presa? No, non era possibile…
Sollevò il capo con offesa dignità e sibilò:
- Questo anatema è inutile con me, mio Oscuro Signore, e tu
dovresti ben rammentarlo. Io mi sono sempre inchinato a te di mia volontà e
così faccio anche ora. - e di nuovo fece per inginocchiarsi, ma Voldemort alzò
ancora, rapidamente, la bacchetta.
- Crucio! -
Un’infinità di tempo era passata dall’ultima volta che
era stato sottoposto alla Maledizione Cruciatus, ma era difficile dimenticare
quell’illimitato dolore, quella sofferenza smisurata, quell’interminabile
tormento…. La pozione, che aveva bevuto prima di materializzarsi al cospetto di
Voldemort, poteva fornirgli solo una fievole difesa, e solo per pochi minuti.
Rimase in piedi, affrontando con fiera dignità il dolore
che lo assaliva. Strinse i denti e serrò strettamente le labbra affinché
neppure un lieve gemito potesse uscirne.
Quindi fissò gli occhi iniettati di sangue di Voldemort e
disse, con grande sforzo:
- Anche il dolore non ti servirà, Oscuro Signore. So
sopportarlo a lungo e non riesce a piegarmi. E dovresti ben ricordare anche
questo. Ma se hai deciso di punirmi… per una colpa che non ho commesso… o che
non so di aver commesso… tu solo puoi deciderlo. -
Piton non riusciva più a parlare: sapeva che anche quella
minima protezione, fornitagli dalla pozione, l’aveva ormai abbandonato. Era
rimasto solo quell’abisso infinito di dolore, dove, alla sofferenza fisica, si
stava sommando anche l’angoscia provocata dai ricordi del suo passato, col
tormentoso rimorso per i crimini commessi….
Il tempo continuava a passare con crudele e spietata
lentezza e lui stava per scivolare, irrimediabilmente, in quell’agghiacciante
vortice di tormento che straziava il suo corpo e gli torturava la mente,
portandola vicina alla disperazione. Ma c’era qualcosa che lo stava trattenendo
dal precipitare in quel baratro… Rhoxane. Lei non lo aveva abbandonato, stava
combattendo con lui… e aveva fiducia, un’illimitata fiducia in lui. E la sua
speranza ed il suo amore erano più forti di qualunque altra cosa. Severus non
ne aveva più la forza, ma desiderava tanto poterle sorridere….
All’improvviso il dolore cessò: Voldemort lo aveva liberato
dalla maledizione.
Si ritrovò in ginocchio, e, con uno sforzo supremo, si
rialzò in piedi incrociando nuovamente lo sguardo, perplesso e curiosamente
divertito, di Voldemort.
- Mai nessuno aveva resistito così a lungo… il sole ormai
sta tramontando e tu ancora sei orgogliosamente in piedi Severus Piton. Quale
pozione hai scoperto, che ti sostiene e ti permette di sopportare così
quest’insostenibile tortura che sa piegare ogni uomo al mondo? -
- Nessuna pozione, Lord Voldemort, – disse lentamente – ma
se hai intenzione di usare spesso questa maledizione con me… credo proprio che
sarà il giusto stimolo che mi costringerà a scoprire il filtro adeguato. -
Piton cercava, faticosamente, di respirare e di
recuperare al più presto l’energia e la lucidità mentale necessarie.
Ancora ansimante, continuò:
- Io ti offro la mia conoscenza Lord … -
- Io ti ho dato
tutto il tuo sapere! - lo interruppe irato Voldemort.
- Certo, mio Oscuro Signore, ma io ho continuato a
coltivarlo in questi quattordici anni di forzata inattività! E l’ho ampiamente
accresciuto e potenziato. Ho studiato e perfezionato nuove pozioni, ho trovato
altri antichi libri da studiare, nella biblioteca di Hogwarts, ed ho
approfondito i tuoi libri Signore. -
terminò ormai senz’altro fiato.
- Quindi mi offri la tua fedeltà ed il tuo sapere? E il
tuo braccio Severus Piton? E’ sempre al mio servizio il tuo pugnale di
Mangiamorte? - chiese perfidamente.
- No. Io non intendo più uccidere a sangue freddo per te.
Sai bene cosa mi è costato in passato provarti la mia fedeltà in quel barbaro
modo. –
Gli occhi neri di Piton ardevano nell’oscurità della
chiesa e la sua voce vibrava d’orgoglio.
- Io sono un uomo… non una bestia selvaggia. – disse con
coraggiosa dignità – Puoi uccidermi se vuoi, adesso. Ma io non ti dimostrerò
più la mia lealtà assassinando persone inermi. -
Quindi rimase in silenzio ad attendere la reazione di
Voldemort. E sarebbe voluto essere stato meno temerario.
- Sei pericoloso per me, Severus Piton. - disse Voldemort
con un tono insolitamente interessato.
- E’ imprudente tenerti al mio fianco. Ma mi piace
giocare d’azzardo. Sarà un gioco avvincente ed eccitante, molto pericoloso… per
entrambi. – e la luce rossa dei suoi occhi sfolgorava.
- Ora dimmi… cosa pensa di te Silente? Cosa si aspetta da
me? -
- Silente mi crede a lui fedele, dopo tutti questi anni
in cui mi ha visto ripiegarmi su me stesso ed assoggettarmi ad ogni suo insulso
volere. Ma la notizia del tuo ritorno, riportata da quello stupido di Potter,
l’ha considerevolmente allarmato. –
Più parlava e più riacquistava sicurezza:
- Teme che i tuoi Mangiamorte ritornino presto a te e che
il tuo potere torni in poco tempo a dominare il mondo. Sta cercando di stringere nuove alleanze, ma
il Ministro Caramell non gli crede e gli mette i bastoni fra le ruote. Un tuo
attacco adesso li prenderebbe in contropiede. -
- Mi piacerebbe, ma non sono ancora pronto. Riguardo a
Caramell, non è un problema: è un burattino nelle mie mani. Presto molti altri
maghi, che hanno accesso ai punti cardine del sistema, saranno al mio servizio.
- disse Voldemort con disprezzo – Ed i miei fedeli servitori, imprigionati ad
Azkaban, saranno presto nuovamente liberi. -
Piton osservava Voldemort senza che alcuna emozione
trapelasse dal suo volto: era certo di essere riuscito a vincere la prima
battaglia, ma la guerra sarebbe stata ancora lunga, molto lunga. Doveva stare
attento a non sbagliare nessuna mossa, mai. O avrebbe pagato con la vita.
Voldemort non era ancora certo della sua lealtà: ma trovava divertente giocare
con lui. E questa situazione gli avrebbe permesso, finché fosse durata, di
ottenere preziose informazioni.
- Bene, mio quasi fedele Piton. Per ora puoi andare. Ho
altri pressanti impegni adesso. Ma presto ti richiamerò a me: voglio conoscere
le tue nuove pozioni. -
Piton s’inginocchiò nuovamente, sfiorando col capo il
terreno davanti ai piedi dell’Oscuro. Quindi si augurò d’avere ancora
sufficiente energia per smaterializzarsi.
*
* *
Dopo aver riferito a Silente della chiamata di Voldemort,
Rhoxane era tornata in camera sua e non si era più mossa di là. Era rimasta in
trepida attesa, tutta concentrata sulle sensazioni che le pervenivano da
Severus.
Inizialmente le era sembrato molto calmo e padrone della
situazione; poi, però, una grande incertezza aveva cominciato lentamente ad
impadronirsi di lui aprendo la strada alla paura. Quindi, sembrava essersi
nuovamente ripreso. Infine c’era stata… una strana sensazione di… stupore.
E poi dolore, dolore, dolore… infinito e sconfinato
dolore…. Per ore interminabili percepì solo l’incessante sofferenza di Severus,
alla quale non riusciva più ad opporsi. Ma gli aveva promesso d’avere fiducia
in lui… di continuare a sperare. E lo avrebbe fatto… doveva farlo… per lui.
Anche se la speranza sembrava ormai così esile e lontana… irraggiungibile… ma
il suo amore avrebbe saputo ridare fiato anche alla speranza… e Rhoxane sorrise
a Severus, come se lui fosse lì vicino a lei….
All’improvviso il dolore cessò. E ci fu solo il
coraggioso orgoglio e la nobile dignità di Severus. Infine, lentamente, tornò
la sicurezza e la calma.
Ora sentiva che lui stava
tornando ed era già vicino. Si precipitò giù per le scale e poi fuori nel
parco. Nella notte, illuminata dalla luna, una figura nera stava lentamente
uscendo dalla Foresta Proibita, proprio dietro la capanna di Hagrid. Gli corse
incontro e gli volò tra le braccia:
- Severus, Severus, Severus… amore mio! Sei qui, sei tornato! Ti amo, ti amo… quanto
ti amo! -
Lui si accasciò tra le sue
braccia, quasi svuotato da ogni energia. La maga lo sostenne e gli fece bere un
sorso della Pozione Rigeneratrice che aveva portato con sé. Quindi lo aiutò a
tornare in camera e lo fece distendere sul letto.
Severus la guardava
dolcemente senza parlare ed i suoi occhi la ringraziavano.
- Non ho fatto nulla io. –
disse lei – Tu, solo tu hai saputo resistergli! –
- La tua speranza… la tua
fiducia in me… - mormorò a fatica - … sono diventate la mia speranza e la mia
fiducia in me stesso… e solo questo mi ha permesso di resistere! –
Lei si chinò ad accarezzargli
il viso ed i lunghi capelli neri, sfiorandogli le labbra con un delicatissimo
bacio.
- Dormi ora, amore mio. –
Poi rimase in silenzio,
stringendogli una mano e sorridendogli amorevolmente, mentre contemplava i suoi
profondi ed appassionati occhi neri ancora colmi di sofferenza, che,
lentamente, si chiudevano in un sonno sereno.
Rimase a lungo distesa
vicino a lui per vegliare il suo sonno, finché la stanchezza, finalmente, vinse
anche la sua resistenza.
*
* *
Il mattino dopo Piton si svegliò molto tardi e balzò giù
dal letto, preoccupato per le lezioni che dovevano essere già cominciate da un
pezzo.
- Fermati! – esclamò Rhoxane – Non abbiamo lezione
stamani. Silente ha modificato gli orari perché vuole parlarti. –
Severus si riadagiò mollemente sul letto.
- Subito? – chiese inarcando un sopracciglio.
- Quasi subito. – sorrise Rhoxane – Hai tempo almeno per
fare un’abbondante colazione – e, con un colpo della bacchetta magica, fece
apparire sul letto un grande vassoio carico di mille leccornie.
- E se io invece volessi impiegare in un altro, e ben più
gradevole modo, il tempo che mi è stato concesso? – ammiccò Severus, facendo
lievitare il vassoio con un gesto elegante della mano per spostarlo sul
tavolino.
Lei gli volò tra le braccia per un lungo, intenso ed
appassionato bacio.
- Mmmm… - sospirò lievemente il mago – mi pare che
fossimo circa a questo punto quando è arrivata la chiamata di Voldemort. Ma
voglio sperare che, quella di Silente, non sarà altrettanto inopportuna… -
sussurrò attirando Rhoxane sul letto.
Fare di nuovo l’amore con Rhoxane, gli sembrò la cosa più
soave e meravigliosa del mondo.
*
* *
L’incontro con Silente fu breve: giusto il tempo di
riferire succintamente, e con distacco, l’accaduto.
- Voldemort non smentisce mai la sua fama: intelligenza e
crudeltà. – bisbigliò Silente.
- Ma non è ancora pronto ad attaccarci. – gli ricordò
Piton.
- Se Caramell non toglie presto di mezzo i Dissennatori
da Azkaban, fra breve Voldemort riavrà tutti i suoi Mangiamorte, o quello che
n’è restato di loro. - disse Silente preoccupato.
- Caramell non farà nulla, se è vero che è manovrato da
Voldemort. Piuttosto dovrò riuscire a scoprire quali altri importanti
personaggi sta cercando di plagiare ed in quale nuovo modo. -
Silente sospirò ed il suo viso sembrava all’improvviso
molto stanco.
- Invece le nostre alleanze stentano a decollare. Hagrid
per ora non ha avuto alcun successo con i giganti: solo una loro informale
promessa di non schierarsi per nessuna delle due parti, al momento. Ma non so
proprio quale affidamento farci. E Lupin non ha ancora concluso niente coi
nostri vecchi amici del sud: sono molto restii a rimettere in discussione la
loro decisione. -
Silente sospirò:
- Voldemort è potente Severus, molto potente. A volte mi
chiedo se riusciremo mai a fermarlo! –
- Lo fermeremo Albus. Anche la tua magia è grande… -
- Sono vecchio Severus… - lo interruppe il preside –
forse troppo vecchio per continuare a combattere…. E tu, forse, dovresti
cominciare ad ammettere, con te stesso almeno, quale mago realmente potente tu
sia. - la voce di Silente era solo un sussurro ed i suoi occhi erano ridotti ad
una sottilissima feritoia – Certo superiore a me, ormai… e forse anche più
potente di Voldemort. -
Severus lo stava guardando stupito.
- E’ solo questione di fiducia Severus. Io credo in te…
ed anche Rhoxane. Ora devi solo convincertene anche tu. –
Erano di nuovo soli. Severus guardava fuori della
finestra, perso nei suoi pensieri.
Rhoxane gli si avvicinò e gli carezzò i lunghi capelli
neri. Lui si girò e l’abbracciò, affondando il viso tra i capelli di lei.
- Che cosa intendeva dire Silente? Tu sei più potente di
Voldemort? –
- Se solo sapessi cosa passa nella mente di quel
vecchio…: voi avete fiducia in me… è solo questione di fiducia… devo ammettere
con me stesso… lui è troppo vecchio… - sbuffò Severus inarcando un sopracciglio
– Se almeno per una volta dicesse chiaramente quel che pensa! -
- Certo che, in quanto a fiducia in te stesso… non hai
brillato molto in questo campo negli ultimi anni! - esclamò lei – Ed anche
adesso… forse… – e lo guardò fisso nei suoi profondi ed intensi occhi neri.
-
Ti sbagli. Se non avessi fiducia in me stesso non sarei mai riuscito ad
affrontare Voldemort… ed a sopravvivere. Ma da qui a pensare di essere più
potente di lui… il passo è lungo! -
La strinse più forte a sé e la baciò dolcemente.
- Eppure la tua aura magica è fortissima. Lo era già
quella notte che hai riportato mio padre. E’ stata mia madre a notarlo, allora.
Ma adesso… lo è molto di più. – e fece un gesto ampio con le mani, intorno a
lui, come a volerla individuare.
- Sì, lo so di essere un mago potente. Me lo diceva anche
mio padre. Fin da bambino. Ma Voldemort è tutta un’altra cosa… in lui… in lui
c’è…. Maledizione, non lo so cosa c’è in lui. Per anni ho pensato che fosse un…
un… quasi un Dio. Anche se è solo un mago… come me. Eppure è riuscito a tornare
in vita, più potente di prima, dopo lo scontro col piccolo Potter, che avrebbe
invece dovuto distruggerlo… -
- Forse è questo che voleva dire Silente. Tu e Voldemort
siete entrambi maghi… entrambi potenti… e tu devi credere in te stesso… fino in
fondo… -
- Già… credere in me stesso… con tutti gli errori che ho
fatto… - e Severus abbassò gli occhi.
- Gli errori erano nel passato. Ora siamo nel presente,
per costruire il nostro futuro. Quegli errori non hanno alcuna valenza oggi. –
e lei gli passò di nuovo le mani sulla fronte e poi fra i capelli, in una lunga
ed amorevole carezza.
Severus alzò di nuovo lo sguardo sulla sua donna… cosa
avrebbe fatto senza di lei, senza la sua forza ed il suo sostegno? Le sorrise,
in silenzio. E le strinse forte le mani. Poi le portò alle labbra e gliele
baciò teneramente.
Quindi rimasero abbracciati a lungo… in silenzio,
lasciandosi reciprocamente pervadere dalle forti sensazioni dell’altro.
*
* *
Quel pomeriggio, la Prof. Delair sembrava distratta e la
sua lezione non era interessante come il solito, pensava Draco. E se la stava
prendendo ancora con i Maghi Oscuri e le tre Maledizioni senza Perdono. Come se
tutti sapessero farle…. Ecco, questa era una bella domanda, per risvegliare
l’interesse. Draco alzò la mano.