El GIZA
ed il complesso di ABU ROASH
Giza, sulla riva sinistra del Nilo, è alla periferia
del Cairo. Il pianoro roccioso su cui sorgono le piramidi, livellato per opera
umana, si stende per un chilometro e mezzo lungo la valle che domina da una
altezza di una quarantina di metri.
Le tre piramidi hanno base quadrata, con i lati
disposti esattamente nel senso dei paralleli e dei meridiani, e sono grossomodo
allineate nel senso degli spigoli, da nordest a sudovest: più a settentrione la
piramide di Cheope o Grande Piramide, in mezzo la piramide di Chefren,
infine la più piccola di Micerino.
I sovrani che le fecero erigere come loro sepoltura
sono rispettivamente il secondo, il quarto ed il quinto della IV
dinastia, datata tra il 2613 e il 2498 a.C.. Le dimensioni sono
stupefacenti, ma ci se ne rende conto soltanto da vicino, confrontandosi con la
grandezza dei blocchi di calcare. Il lato della base della piramide di Cheope è
oggi di 230 metri ed era di 233 metri, pari a 440 cubiti egiziani (la differenza
è dovuta, come per altre misure, all'asportazione completa del rivestimento che
rendeva perfettamente piane le facce mentre ora hanno l'aspetto di una
irregolare gradinata).
GIZA 1:
piramide di Cheope; 2:
piramide di Chefren; 3:
piramide di Micerino; 4:
sfinge; 5:
tempio a valle di Chefren; 6:
via cerimoniale di Chefren; 7:
barca solare di Cheope; 8:
resti della via cerimoniale di Cheope. |
La stessa dimensione è,
per la piramide di Chefren, metri 210.5 e, per quella di Micerino, metri
108 pari a 200 cubiti egiziani. L'altezza della piramide di Cheope è oggi
di 137 metri, mentre si innalzava fino a 146 prima della demolizione della
cuspide, che ha lasciato alla sommità una piattaforma di ben 10 metri di
lato. La piramide di Chefren è alta metri 136.5 e
poichè conserva il rivestimento nella sua parte superiore ed è sita in
posizione più elevata, appare più alta di quella di Cheope. L'altezza
della piramide minore è di "soli" 66 metri. |
Una delle costruzioni più
grandi mai realizzate dall'uomo. S'innalza verso il cielo da parecchie migliaia
di anni nella piana di Giza in Egitto.
Le sue misure sono: lato settentrionale 230 m e 25.05 cm, lato occidentale 230 m
e 35.65 cm, lato orientale 230 m e 39.05 cm ed infine lato meridionale 230 m e
45.35 cm, per una altezza di 146 m. Il tutto per un peso di circa 6.000.000 di
tonnellate e un' area di 13.1 acri. Gli angoli alla base sono quasi perfetti:
angolo sud-est 89° 56'e 27", quello di nord-est 90° 3' 2",
quello di sud-ovest 90° 0' 33", e quello di nord-ovest 89° 59' 58"
(appena due secondi d'arco di differenza).
Secondo stime affidabili, la
Piramide consiste di un totale di circa 2.300.000 blocchi di pietra calcarea e
granito, con pesi che variano dalle 2.5 tonnellate alle 70 tonnellate. Non solo,
ma bisogna aggiungere anche un rivestimento simile a uno specchio di 22 acri
costituito, da 115.000 pietre lucidissime, ciascuna del peso di 10 tonnellate,
che originariamente coprivano tutte e quattro le facciate. Dopo essere stata
staccata da un violento terremoto nel 1301 a.C., la maggior parte dei blocchi di
rivestimento fu rimossa per la costruzione del Cairo.
Tra gli specialisti in
archeologia egizia, è opinione comune che fu costruita come tomba per il
faraone della IV Dinastia (2575 - 2467 a.C.) Khufu
(conosciuto come Cheope). Questa opinione si
basa principalmente sul ritrovamento di geroglifici su alcune pietre all'interno
della piramide che assomigliano al suo sigillo, e alla testimonianza di Erodoto
che vide i monumenti nel V° secolo a. C., cioè più di 2000 anni dopo che
erano stati costruiti. Nonostante il fatto che nessun corpo fu mai trovato
all'interno delle sue stanze ben sigillate, gli egittologi persistono nella loro
teoria, facendo nascere una storia su decine di migliaia di schiavi costretti al
lavoro per decine di anni nella costruzione di una montagna di pietre in cui
mettere il cadavere di un solo uomo.
La
Piramide di Cheope (veduta aerea)
La Camera
di Re: scoperta intorno all'anno 820 d.C.
dal Califfo Ma'mun. Essa è situata a un terzo dell'altezza della Grande
Piramide, e cioè a circa 45 m dalla base. Ci si aspettava di trovare un
tesoro proporzionato alla grandezza del monarca, ed invece la camera del faraone
(funeraria secondo l'egittologia ortodossa) era completamente vuota e spoglia
dal qualsiasi decorazione e iscrizione. Solamente un sarcofago in granito vuoto
(oggi tale materiale viene intagliato per la sua durezza, con abrasivi quali la
polvere di diamante o di carburo di silicio detto carborundo).
Per accedere alla Camera del
Re, si devono superare percorsi stretti ed impraticabili, corridoi e
gallerie piccolissime. La domanda che ci si pone è come hanno fatto i
saccheggiatori di tombe a trafugare tutto, ma proprio tutto all'interno di una
stanza situata a circa 45 m di altezza, e il cui unico modo per
raggiungerla dalla base è una galleria ascendente (bloccata da pesantissimi
tappi in granito) che si collega alla Grande Galleria, lunga circa 46 m e con
una pendenza di 26°.
|
Grande Piramide di Cheope:
2:
camera sotterranea incompiuta; 3:
corridoio cieco; 4:
corridoio ascendente; 5:
corridoio orizzontale; 6:
camera della regina; 7:
Grande Galleria; 8:
cunicolo scavato dai ladri; 9:
camera del sarcofago; 10:
vani di scarico; 11:
condotti della camera del re; 12
: condotti della camera della regina. |
E' la teoria che vuole dimostrare come la Piramide di
Cheope fu costruita sulla base di conoscenze geometriche molto sviluppate che ne
facevano una specie di mappamondo. Verso la fine II secolo a.C. il grammatico
greco Agatarchide di Cnido, scoprì che la base della Grande Piramide era
esattamente un ottavo di un minuto di un grado in lunghezza. Da quì si ottiene
che moltiplicando la lunghezza per 8, poi per 60 ed in ultimo per 360, il
risultato è straordinariamente vicino alla circonferenza terrestre.
Nel 1638 il matematico scozzese John Greaves, durante
la sua visita in Egitto, prese alcune misure: il sarcofago nella Camera de Re
(1.97m), l'altezza della Piramide (146.6m) e il lato base (211.2m). Lo scopo fu
quello di scoprire l'unità di misura utilizzata dagli architetti egiziani, ma
purtroppo i rilevamenti furono insufficenti.
Il tentativo successivo venne fatto dalla squadra di
scienziati francesi portati da Napoleone in Egitto. Il capo-squadra, Edmè-François
Jomard, come Greaves intendeva cercare l'unità di misura utilizzata e quindi
verificare se le misure della Piramide poteva ricondurre alle dimensioni della
Terra.
Jomard misurò un lato della base (230.9m) e l'altezza
(146.6m) da cui potè calcolare in 51º19' la pendenza e in 184.7m l'apotenusa.
Egli sapeva che gli antichi indicavano l'apotenusa in 1 stadio, ed Erodoto aveva
scritto che 1 stadio era pari a 400 cubiti, per cui 1 cubito è uguale a
0.4618m. Alcuni studiosi greci avevano dichiarato che la base della Piramide era
lunga 500 cubiti.Moltiplicando 500*0.4618 Jomard ottenne 230.9m ossia la
lungezza della base che aveva misurato.
John Taylor, all'inizio del 1800, scoprì che dividendo
il perimetro della Piramide per il doppio dell'altezza si otteneva un valore
molto simile al pi-greco, che indica il rapporto costante tra la circonferenza
ed il suo diametro. Il pi-greco fu calcolato con esattezza fino alla quarta
cifra decimale solo nel VI secolo d.C. Tramite questa scoperta Taylor calcolò
il rapporto tra l'altezza ed il perimetro come uguale al rapporto tra il raggio
polare terrestre e la sua circonferenza: 2 pi-greco.
Le scoperte di Taylor influenzarono non poco uno
scozzese di nome Charles Piazzi Smith. Smith calcolò il "pollice
piramidale" come 1/25 di cubito. Nel 1864 Smith partì per l'Egitto. Calcolò
la posizione della Piramide a 30º circa di latitudine nord. L'ombra della
Piramide spariva totalmente all'equinozio di primavera. Le sue misurazioni
miglioravano il calcolo del pi-greco fino al quinto decimale. Il perimetro, in
pollici piramidali, corrispondeva esattamente a 1000 volte 365.2 (il numero di
giorni dell'anno solare) e questo ben 1500 anni prima che i Greci calcolassero
il primo calendario, mentre i rapporti tra le lunghezze dei corridoi della
piramide rivelavano addirittura alcune date fatidiche della storia del mondo.
Inoltre, sempre secondo Smith, la Piramide rivelava
anche la distanza tra il Sole e la Terra se si moltiplicava la sua altezza in
pollici per 10 alla nona potenza (10 a 9 era il rapporto tra l'altezza e la
larghezza della Piramide).
Joseph Seiss, un ecclesiastico americano, scrisse che le pietre della Piramide
contenevano un sistema di numeri che indicavano misure, pesi, angoli,
temperature, gradi, problemi geometrici e rilevamenti cosmici. Seiss fu sorpreso
dalla ricorrente presenza nei suoi calcoli del numero 5.
Altri sostenitori di questa teoria sottolinearono come
il meridiano ed il parallelo che si intersecano nella Piramide (30º di
latitudine nord e 31º di longitudine est) incrociano più terraferma di ogni
altro come se gli Egiziani volessero posizionare la Piramide al centro del mondo
abitato. Un quadrante che si estende a nord-ovest e a nord-est dalla Piramide
racchiude perfettamente il delta del Nilo. Petrie, a sostegno questa teoria,
partì per l'Egitto nel 1880 con un'attrezzatura molto affidabile. Petrie si
stupì dall'incredibile precisione con cui fu costruita la Piramide: sia in
lunghezza che in pendenza gli errori erano così minimi da risultare
impercettibili. I muri del corridoio in discesa perfettamente diritti per i loro
107m di lunghezza con un'approsimazione di 5mm. Petrie confermò il calcolo del
pi-greco scoprendo che anche la Camera del Re conteneva un pi-greco nel rapporto
tra la lunghezza e il perimetro.
Ai giorni nostri esistono ancora studiosi che credono
nel significato non casuale delle dimensioni della Piramide di Cheope. Gli
ultimi rilevamenti confermano quanto sostenuto in precedenza. Il pollice
piramidale (PI), la cui scoperta è attribuita ad Isaac Newton, è uguale a
0.635660m, il cubito piramidale è stimato in 25PI da cui ne consegue che Camera
del Re ha un volume di 12500PI ossia una tonnellata piramidale. L'angolo della
Piramide è esattamente 51º, 51' e 14.3''. Il volume interno del sarcofago è
uguale alla metà del volume esterno. La posizione esatta è di 29º, 58' e
51.06'' di latitudine e di 31º e 9' di longitudine. La Grande Piramide non ha
ombra a mezzogiorno nel giorno di equinozio di primavera e guarda verso il nord
magnetico con uno scostamento di 3' permettendole di essere la struttura più
accuratamente orientata.
Il parallelo ed il meridiano che coprono la maggior
parte di superficie terrestre si incrociano nella Grande Piramide. Il perimetro
della base diviso per 100 da' 365.24 come i giorni in un anno come tante altre
misure. L'altezza (147m e 75cm anche se originariamente raggiungeva
probavilmente i 150m) moltiplicata per un milione è molto vicina alla distanza
tra la Terra e il Sole. Il peso, stimato in 5.955t, moltiplicato per un miliardo
è una buona approssimazione del peso della Terra. L'altezza media dei
continenti sul mare è quasi esattamente l'altezza della Piramide. I quattro
lati misurano esattamente: lato nord 230m e 25,05cm; lato sud 230m e 45,35cm;
lato est 230m e 39,05cm; lato ovest 230m e 35,65cm. E con maniacale precisione i
suo angoli misurano: nord-est 90º, 3' e 2''; sud-est 89º, 56' e 27'';
nord-ovest 89º, 59' e 58''; sud-ovest 90º e 33''. In ultimo, la curvatura
delle pareti (la Piramide di Cheope è l'unica ad avere una leggera curvatura
sulle pareti impercettibile ad occhio nudo) è identica a quella della Terra. In
conclusione la Piramide di Cheope, o Grande Piramide, è la scala 1:43.200 della
Terra.
La
Sfinge è lunga 72 metri, alta 18, ha il corpo di un leone e la testa, larga 4
mt di un uomo (il faraone Khefre o Chefren). Guarda ad est, dove sorge il sole
ed è stata scolpita scavando il terreno da un unico pezzo di roccia calcarea (Farouk
Albaz, geologo egiziano, afferma che, in precedenza, la Sfinge fosse uno Yardang,
cioè un’omorfologia del terreno modellata dagli agenti atmosferici, ma Schoch
afferma che lo stretto fossato che circonda la Sfinge e i suoi angoli retti non
sono compatibili con la sua teoria e che quindi solo la testa poteva essere un
monolite).
La
Sfinge in Egitto simboleggiava la potenza del re che proteggeva il bene e
scacciava il male. È stata scoperta nel 1926, quando Emile Baraize l’ha
portata alla luce completamente. Nel passato un emiro distrusse il volto della
sfinge a cannonate, se questo non fosse avvenuto avremmo il volto della sfinge
integro, esattamente come si presentava agli occhi dei faraoni più di 4000 anni
fa.
Durante
il corso degli anni la Sfinge ha avuto bisogno di molte riparazioni. Nel corso
del 1987 un blocco di pietra si è staccato dalla spalla destra e si è spezzato
in due e l’Unesco, insieme all’Organizzazione per i beni culturali hanno
inserito la Sfinge nella Lista del patrimonio Mondiale ed hanno dato inizio al
suo restauro. Al contrario di tutte le rappresentazioni di divinità egiziane la
Sfinge ha, appunto, il corpo di un animale e la testa di un uomo, mentre gli dei
egiziani erano raffigurati esattamente al contrario. Pur non essendo venerata da
alcun faraone la Sfinge venne messa a guardia, dal suo costruttore ipotetico
Chefren, del tempio di Osireion. Il nome della Sfinge deriva dal termine egizio
SHESEP ANKW (immagine viva).
Sui principali testi di storia Egizia, su tutte le
enciclopedie, le riviste di archeologia, oltre che nella letteratura scientifica
divulgativa, l’origine della Sfinge di Giza è fatta risalire al periodo della
storia egiziana qualificato come "Antico Regno", a seguito
dell’ordine di una faraone della quarta dinastia, chiamato Khafre, noto ai
Greci come Chefren, che regnò dal 2520 al 2594 a. C. In queste stesse fonti si
legge anche, come fatto appurato, che il volto della Sfinge riprodurrebbe il
volto dell’imperatore stesso che l’aveva commissionata.
Recentemente questa versione è stata autorevolmente
suffragata da un esperimento svolto mediante la moderna computer graphics, dal
professor Mark Lehner del Chicago University Oriental Institute, che ha fatto
uso di dati fotogrammetrici, di fotografia stereoscopica e di grafica
computerizzata per dimostrare la coincidenza dei tratti della Sfinge e quelli di
Chefren, come riprodotti in altre raffigurazioni e statue. Secondo Lehner,
invitato da Zahi Awass in persona a prendere parte agli scavi già nel 1978, la
prova è decisiva.
Ma come spesso capita, più che la validità delle
prove, si può verificare un’incrollabile volontà di farle credere vere.
Quasi che dimostrare questa presunta coincidenza sia una questione dogmatica più
che propriamente storica.
E’ significativa però, un’ulteriore osservazione
di Lehner secondo cui esiste "una sottile discrepanza tra l’asse della
testa della Sfinge e quello dei lineamenti del volto: la testa è infatti
orientata con assoluta precisione verso l’est vero, mentre i tratti tendono
verso nord-est." Questa ammissione è la spia di una situazione molto meno
chiara di quanto l’apparenza potrebbe far credere. L’esperimento di Lehner
infatti non dimostra che la Sfinge è una raffigurazione del volto di Chefren;
dimostra piuttosto che mediante la ARL Avanced Research Logic, e
all’applicazione della grafica Autocad (versione 10) si può riuscire a fare
combaciare i tratti somatici di chiunque con quelli di chiunque altro.
E del resto lo stesso Lehner, in due diverse occasioni
ebbe a rilasciare le seguenti, contraddittorie, dichiarazioni alla stampa:
- Non c’è modo diretto per datare la Sfinge dal
momento che è scavata direttamente nella roccia naturale
- Benché siamo certi che la Sfinge risalga alla
quarta dinastia, ci troviamo di fronte ad una totale mancanza di testi
sull’Antico Regno che la citino
Altro elemento considerato determinante dai ricercatori
ortodossi, è un’iscrizione rinvenuta nella 13° riga (ormai interamente
sfaldata) di una stele di granito rinvenuta tra le zampe della Sfinge. Qui si
poteva leggere la sillaba KHAF all’interno del seguente contesto
"…porteremo a lui: buoi, e ogni genere di primizia, innalzeremo lodi a
Wenofer …Khaf…" (secondo la traduzione del filologo inglese Thomas
Young.) Ma ciò che qualsiasi esperto di scrittura egizia può facilmente
arguire è che in nessun caso il nome di un faraone sarebbe stato riportato al
di fuori di un cartiglio (lo speciale segno ovale che racchiudeva il nome del
faraone). E in questa iscrizione non risulta traccia di esso.
Del resto, quanto riportato, pur riferendosi a Chefren,
non sarebbe comunque la prova definitiva della paternità della costruzione.
Invece, nella cosiddetta Stele dell’inventario, rinvenuta nel corso di scavi
sempre sulla piana di Giza, ma inspiegabilmente ritenuta un falso dagli
egittologi tradizionali, si legge che KHUFU vide la Sfinge, e Khufu altri non
era che il predecessore di Chefren. A questo primo argomento si affiancano le
ricerche (iniziate sul finire degli anni settanta) di Jhon Antony West, un
americano indipendente che studiava gli oscuri e difficili scritti di un
matematico e simbolista francese, R.A. Schwaller de Lubicz, noto per alcuni
lavori relativi al tempio di Luxor. Nel suo testo meno scientifico, pubblicato
nel 1961, De Lubicz commenta le implicazioni archeologiche delle condizioni
meteorologiche e atmosferiche che dovettero interessare l’Egitto più di
12.000 anni or sono. Questo è quanto da lui riportato :
Una grande civiltà deve aver preceduto i vasti
movimenti di acque che sommersero l’Egitto, il che ci fa credere che la Sfinge
esistesse già, scolpita nella roccia della scogliera occidentale di Giza:
quella Sfinge il cui corpo leonino, eccettuata la testa, mostra segni
inequivocabili di erosione provocata dall’acqua.
E
ancora: Se la teoria dell’erosione della Sfinge ad opera dell’acqua
potesse trovare conferma, rovescerebbe tutte le cronologie accettate della
storia della civiltà; costringerebbe ad una drastica rivalutazione delle
assunzioni di "progresso" su cui è basata l’intera educazione
moderna.
In effetti la teoria di DeLubicz non può incontrare
obiezioni di principio. Si è tutti concordi nel ritenere che in tempi remoti
l’Egitto fu interessato da cambiamenti climatici a dir poco sconvolgenti, da
inondazioni periodiche del mare, e dalle terribili alluvioni del Nilo. Le ultime
vengono fatte corrispondere allo scioglimenti dei ghiacci dell’ultimo Periodo
Glaciale, generalmente datato al 15.000 aC circa, ma si tende a credere che le
grandi inondazioni del Nilo siano proseguite ancora periodicamente, fino al
10.000 aC. Ma non tutte le inondazioni avrebbero potuto provocare quel
particolare tipo di erosione che è dato riscontrare sulle fiancate della
Sfinge. Queste sono infatti osservabili fino al collo dell’immenso leone a
partire dal dorso, quindi per un altezza di almeno venti metri d’acqua. E’
difficile immaginare inondazioni di questa portata. Del resto, se l’erosione
potesse essere attribuita alle inondazioni del Nilo, anche i muri di pietra
calcarea del Tempio Mortuario, sarebbero dovuti essere a loro volta interessati
dallo stesso tipo di fenomeno.
Dunque il tipo di erosione della Sfinge non è dovuto alle piene del Nilo. Le erosioni della roccia friabile possono essere distinte a seconda della loro conformazione. Robert Schoch della Boston University accettò di aiutare Jhon West nella sua ricerca. Ottenuto faticosamente l’accesso al recinto interno della Sfinge, ogni incertezza sul tipo di erosione cadde. Solo l’acqua poteva averla causata, ma non un’acqua che avesse lambito il monumento dai lati, fatto che avrebbe determinato un tipo di erosione più accentuato alla base e quasi inconsistente nelle zone più elevate. Il tipo di erosione che si evidenziava con profondi solchi smussati e verticali, non poteva che essere determinato da un’acqua caduta dal cielo, una pioggia di anni e anni che avesse intaccato la roccia fino ad eroderla profondamente. Questo portava rapidamente l’attenzione su un diluvio di proporzioni tali da essere riportato in quasi tutti i testi religiosi esistenti, compresa la Bibbia : il diluvio universale. E piogge simili sono accreditate per la zona dell’Egitto non più tardi del 7000 aC, il che significa che qualcosa non quadra nelle ricostruzioni storiche ortodosse. Gli egittologi ritengono infatti che in quel periodo l’Egitto fosse popolato solo da primitivi del Neolitico, cacciatori o intagliatori, tutt’al più.
La Sfinge di Giza ha testa umana e corpo leonino. Il
perché della fusione dei due elementi, zoomorfo e umano, in una scultura a
tuttotondo di dimensioni colossali è ancora oscuro, e non esiste neppure un
documento sul suo significato religioso. Nel suo aspetto di leone accucciato, la
Sfinge doveva forse vegliare sul complesso funerario delle piramidi; non sono
mancate tuttavia altre interpretazioni riguardo alla sua funzione, né dubbi
sulla sua datazione. Fu davvero un monumento voluto da Chefren, del quale
tradizionalmente le vengono attribuiti i lineamenti del volto? E’ una
interpretazione del dio Harmachis (Horus all’orizzonte), come decisero, mille
anni dopo la sua costruzione, gli ‘‘archeologi” di allora? Quando è stata
fatta la Sfinge? Testa e corpo sono della stessa epoca?
Basandosi sul deterioramento del corpo, alcuni studiosi
hanno attribuito alla Sfinge 8.000 anni in più di quelli ‘‘dichiarati”:
l’erosione della statua non sarebbe dipesa dal vento o dalle tempeste di
sabbia, ma dall’acqua piovana che avrebbe investito il millenario colosso
durante il periodo postglaciale, dal 10.500 a. C. Chefren allora sarebbe solo il
restauratore del monumento, al quale, con l’occasione, avrebbe dato la sua
faccia.
Chefren è il nome tramandatoci da Erodoto. Forti della
sua autorità, gli egittologi si sono trovati in genere d'accordo nel leggere
Khafra sul cartiglio, anche se alcuni autorevoli archeologi portano seri
argomenti per dimostrare che i due elementi del nome composto vanno invertiti e
che perciò si deve leggere Rakhaef. Se questo è vero, si deve supporre che la
pronuncia esatta venne col tempo dimenticata e sostituita con quella che
riproduce l'ordine in cui erano scritti i due elementi. La grandezza di questo
faraone quale costruttore di piramidi è stata a torto eclissata dalla fama del
padre, Khufu; in realtà non vi è gran differenza nell'altezza dei due
monumenti e nella superficie occupata, e anzi il secondo situato in posizione più
elevata figura maggiore del primo.
Il sarcofago spezzato di granito levigato è ancora al
suo posto nella camera sepolcrale, ma i ladri non vi hanno lasciato traccia del
corpo che lo occupava. La più saliente caratteristica del tempio funebre di
Chefren è data dalle gigantesche dimensioni dei blocchi di calcare impiegati, i
più grossi di qualsiasi altro monumento noto dell'Antico Egitto.
A nord-est nelle immediate
vicinanze del tempio sorge la Sfinge, personificazione dell'inviolato mistero e
della recondita verità nella fantasia popolare di ogni tempo. Secondo l'ipotesi
più probabile, pare esser stata ricavata, per ordine di Chefren, da un enorme
blocco di roccia che sorgeva di fianco al passaggio soprelevato, e modellata a
immagine del faraone nel doppio aspetto di leone e di uomo. Sul regno di Chefren
le notizie non sono più abbondanti che su quello di Cheope. La tradizione
tramandata da Erodoto, che fa di questi sovrani due tiranni empi e crudeli, è
forse solo un'illazione dovuta alle immani fatiche da essi imposte ai
disgraziati sudditi. L'accusa di empietà è smentita dai grossi blocchi di
granito provenienti da Bubastis e recanti il loro nome che facevano
evidentemente parte di un tempio.
|
Piramide
di Chefren:
2: corridoio discendente superiore; 3:
camera del sarcofago. |
Un faraone dal breve regno, o forse due, separerebbe
Chefren da Micerino, se è esatta la cifra di diciotto (o ventotto?) anni a
questi assegnata dal Canone di Torino. A Micerino, o Menkaura, secondo una
pronuncia che meglio si accorda alla scrittura geroglifica, appartiene la terza
delle piramidi di Giza, una costruzione di dimensioni molto minori che avrebbe,
tuttavia, gareggiato in splendore con le sue gigantesche vicine se il progetto
di rivestirla per intero di granito rosso fosse stato portato a termine.
Ma l'opera rimase incompiuta, e
i mattoni grezzi impiegati in buona parte del corridoio soprelevato e del tempio
in valle denunziano l'improvvisa morte del titolare. Come avvenne non si sa, ne
è possibile dire fin dove si possa credere a Erodoto quando afferma che
Micerino all'opposto dei suoi due grandi predecessori fu sovrano benefico e pio.
Le scrupolose ricerche condotte da Reisner e dai suoi assistenti nella zona
della terza piramide furono compensate dal ritrovamento di numerose e splendide
statue, tra le quali il pezzo più bello è forse il gruppo in ardesia che
rappresenta a grandezza naturale Micerino e la moglie e che oggi fa parte dei
tesori del museo di Boston. Dopo Micerino le fortune della dinastia decaddero
rapidamente.
|
Piramide di Micerino:
2:
secondo corridoio; 3:
cripta; 4:
camera del sarcofago; 5:
massiccio interno. |
Quanto
all'eventuale rapporto tra le piramidi e le stelle della cintura di Orione,
bisogna ricordare che il nesso tra l'antico Egitto ed Orione è stabilito prima
di tutto dai Testi delle Piramidi, che citano Orione come padre degli dèi. Ciò
premesso, la configurazione delle piramidi di Giza, almeno a prima vista,
somiglia molto alla configurazione di Alnitak, Alnilam e Mintaka, le tre stelle
della cintura di Orione.
A questo
proposito, notiamo che il particolare più importante di tale configurazione è
lo scostamento della piramide attribuita a Micerino dalla linea che unisce le
altre due. L'Astronomia ufficiale ha negato a più riprese ogni accostamento
della cintura di Orione alle Piramidi di Giza. Una delle obiezioni è che,
prendendo il 10500 a. C. come anno di riferimento, le angolazioni rispetto al
Nord delle linee che uniscono le stelle più brillanti della cintura da un lato
e le due piramidi maggiori dall'altro sono diverse.
(Le
piramidi e la costellazione di Orione sovrapposte)
Un'altra
obiezione è che la stella più brillante della cintura è quella centrale,
Alnilam, mentre la Grande Piramide corrisponde ad Alnitak, che è meno
brillante. Di queste due critiche la prima è senz'altro la più solida, poiché
si presuppone basata su misure astronomiche valide. La seconda, invece, è
traballante, perché sarebbe stato piuttosto difficile per un egiziano rendersi
conto di una differenza tanto esigua nelle due luminosità.
Altre obiezioni
sono generiche e talvolta perfino pretestuose, né gli astronomi si sono posti
il problema di verificare se esiste una soluzione fuori del 10500 a.e.v., questa
data che, per motivi non molto chiari, sembra più importante per Graham Hancock
e Robert Bauval di quanto non lo sia per gli Egiziani. Tenendo conto dei limiti
di Skyglobe 3.6, usando la stella centrale della cintura come punto di
riferimento più naturale sulle coordinate di Giza (29° 58' 51.06" Lat. Nord;
31° 9' 0" Long. Est), si
vede che, all'incirca tra l'11500 e l'11950 a.C., un accostamento tra le
piramidi e la cintura di Orione sarebbe possibile. Tuttavia, tale accostamento
è ancora lontano dall'essere preciso per diversi motivi.
Sito archeologico di interesse
per la III e IV dinastia. In esso è stata individuata una piramide incompiuta
attribuita a Didufri, la cui mancata conclusione testimonia le continue lotte
per il potere.
Nell'area di Zawiyet el Aryan ci sono necropoli della
0,I,II,III,XVIII dinastia.
Questa
piramide, 1,5 Km a sud della Piramide Incompiuta, fu attribuita da Reisner, dopo
l' esplorazione del 1910, a Khaba proprio sulla base delle suddette ciotole
inscritte a suo nome con inchiostro rosso; ma lo stesso archeologo propose in
seguito una datazione ancora più alta, ad un ignoto re della II dinastia,
ritenendo però che i vasti sotterranei a pettine fossero operato posteriore dei
re del periodo stitico.
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Superficialmente visitata
nel secolo scorso, fu esplorata, per la prima volta anche nei suoi
sotterranei, da A. Barsanti nel 1900. |
Della piramide, che avrebbe avuto 5 gradoni rimanevano 16 metri dei 40 totali dell'altezza, ma di certo i lavori per la sua costruzione terminarono prima che fosse raggiunto il vertice. Il lato di base è 83 m., la camera funeraria, vuota, è profonda 26m.
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