COLLE VAL D'ELSA

 

E' doveroso premettere che è in corso una profonda revisione cronologica inerente la presenza etrusca in tutto il territorio in oggetto, volta a meglio reinquadrare storicamente ogni ritrovamento fatto. I vecchi studi sull'Alta Valdelsa, infatti (come per il resto dell' Etruria), si sono basati su dati forzatamente limitati per colpa dell'autentica "caccia" alle necropoli e relativi corredi funerari, vero "Peccato originale" dell'archeologia di un tempo. Ulteriori problemi nello studio della zona sono dipesi anche dal fatto che insediamenti una volta appartenenti allo stesso territorio e perciò omogenei culturalmente, sono oggi distribuiti in aree amministrative ben distinte come ad esempio i comuni di Colle di Vald'Elsa e Casole d'Elsa.

Infine, ma di primaria importanza, una lunga serie di reperti provenienti dalla "caccia" alle necropoli sopra citate, si era di fatto suddivisa in numerosi rivoli costituiti dalle collezioni private ottocentesche. E' anche in ragione di ciò che alcuni corredi sono ora separati fra il museo di Colle (quelli provenienti dalla necropoli Le Ville) e il museo di Casole (quelli provenienti da Querceto, collezione Bargagli).

Il territorio comunale di Colle di Val d'Elsa, come del resto tutta l'alta valle del fiume, ha solo occasionali testimonianze attinenti al Paleolitico, dovute più alla scarsità di sistematiche e mirate ricerche, che all'effettiva mancanza di questa facies culturale. Di diversa importanza sono i ritrovamenti protostorici, pur meno numerosi di quelli rinvenuti a Casole. Su tutti, le due tombe eneolitiche a grotticella in località Le Lellere, presso il capoluogo, ampiamente danneggiate da lavori stradali, ma con reperti sufficienti per lo studio e la datazione (attualmente al museo di Colle). Mancano ufficialmente ritrovamenti della prima età del ferro, essendo il ritrovamento di Nerbona riferibile alla metà/fine del VII sec. a.C.

E' però con il periodo etrusco propriamente detto, dall'arcaismo a tutto l'ellenismo, che Colle presenta una mole di reperti,una varietà di tombe e una vastità di necropoli (che descriverò a parte) tali da farla annoverare fra le principali località archeologiche della Toscana. Sottoposto alla lucumonia di Volterra, il territorio di Colle era un'importante crocevia da e per l'Etruria centro - settentrionale. Non voglio annoiare ulteriormente il lettore, avendolo già fatto nel precedente "speciale" su Casole d'Elsa, ripetendo tutte le vicissitudini storiche legate all'area Volterrana, dagli etruschi alle distruzioni sillane fino alla stabile presenza romana, rimandandolo a pubblicazioni specifiche menzionate nella bibliografia essenziale a fine articolo.

 

Necropoli de Le Ville

 

La necropoli posta a Nord/Ovest del piccolo agglomerato di case in località Le Ville, occupa un crinale a quoata m. 253 s.l.m. digradante da un lato (quello con pendenza più dolce) verso il fondovalle del torrente Senna e dall'altro (più ripido) verso la pianura posta sul lato sinistro del fiume Elsa (il cosiddetto Pian della Speranza). La località è molto vicina a Casole d'Elsa, distante pochissimi chilometri, che al capoluogo Colle e presso la tenuta di Querceto, gia proprietà della famiglia Bargagli. Le prime fruttuose ricerche nella zona furono condotte nel XVIII secolo e proseguirono nel secolo successivo (1872), portando al rinvenimento di numerosi oggetti di varie epoche poi confluiti nella poderosa collezione della famiglia Bargagli, all'epoca in corso di allestimento a Sarteano, insieme ai reperti di area Chiusina colà rinvenuti nelle loro altre proprietà. I materiali, per disposizioni testamentarie, passarono allo Stato nel 1918, andando a far parte del Museo Archeologico di Siena. Un nucleo molto interessante, proveniente dalla zona è rimasto di proprietà Bargagli nella tenuta di Querceto, è esposto da pochi mesi nel Museo Archeologico e della Collegiata di Casole d'Elsa. Il Gruppo Archeologico Colligiano, su incarico della Soprintendenza Archeologica, allo scopo di ripulire le sepolture dell'area segnalate dagli scavi suddetti, ha riportato alla luce dal 1976 a d oggi ben 10 tombe a camera ipogea, tutte gravemente danneggiate nella struttura, spesso interrate per il crollo delle volte e gia in gran parte violate. I molti materiali recuperati durante l'opera di ripulitura, direi veri e propri scavi archeologici, hanno permesso, come per Dometaia, una migliore collocazione cronologica degli ipogei datandone alcuni all'epoca arcaica. L'utilizzo della necropoli si è protratto fino a tutta l'età ellenistica. La necropoli, nell'attuale stadio di conoscenza, è distinta in due gruppi di tombe distanti alcune centinaia di metri fra loro: quello di epoca sicuramente arcaica che guarda il torrente Senna e quello a prevalenza di utilizzo classico - ellenistica che guarda il fiume Elsa. Sfortunatamente tutte le tombe sono state richiuse con materiali inerti per ragioni contingenti la friabilità del pancone, che si è accentuata una volta riportato alla luce del sole. Lo stesso problema si è presentato a Monteriggioni nel piano presso la Badia a Isola. In attesa della risoluzione del problema, alquanto difficile e costosa, l'appassionato e lo studioso si dovranno "accontentare" delle foto e dei particolareggiati rilievi eseguiti nel corso di questi anni.

         

Pianta generale  e planimetri e sezione della tomba 1

Del primo nucleo, quello più arcaico, con le tombe n° 1, 8, 9 e 10, degna di nota è la n°1, sia per la forma caratteristica, sia per i resti del corredo. Dopo un dromos con gradini si entra in uno stretto (m.1,50) vestibolo rettangolare della lunghezza di circa 5 metri, assiale col dromos stesso, su cui si aprono quattro celle (due per lato lungo) con banchina senza interruzioni sulle tre pareti, non perpendicolari, ma inclinate di circa 60° all'asse del vestibolo, conferendo all'insieme un caratteristico aspetto a "spina di pesce" La tomba era completamente interrata poiché il soffitto, probabilmente " a botte ", era crollato. Il lastrone di chiusura dell'ingresso era sempre in situ. la datazione si colloca tra la metà del VII e del VI sec. a.C. Il secondo nucleo, quello di datazione più tarda, a circa 600 metri di distanza dal precedente, si caratterizza per la disposizione, quasi di soggezione, di cinque ipogei minori ( nn°3, 4, 5, 6 e 7 ) messi a semicerchio intorno alla sesta tomba del nucleo: la monumentale n° 2, orientata a sud, presnta un lungo dromos costituito da quattro gradini scavati più un quinto costruito in lastre di alberese con cui si accede al vestibolo o cella centrale di circa 3 metri di larghezza per 5,70 di lunghezza. Il complesso ha una lunghezza totale, compreso il corridoio d'accesso, di circa 17 metri. Le celle, in numero di cinque, sono disposte a coppie sui lati lunghi (la seconda a sinistra leggermente disassata rispetto al vestibolo) ed una sulla parete di fondo, complete di banchina sulle tre pareti. Le volte del vestibolo e della camera di fondo erano probabilmente displuviate. Presenta molte similitudini con le tombe 1 e 17 di Dometaia e come per la tomba di Poggio a Issi, presso Cellole di S. Gimignano, era dotata di grande tumolo con cippo. Le altre cinque tombe sono di datazione più recente.

 

Necropoli di Dometaia

 

Le tombe ripulite e studiate sin dal 1974 sono per ora 17 e, anche se disseminate sul crinale per un lungo tratto, fra queste si possono distinguere due nuclei più consistenti: uno a circa 150 metri di distanza prima di giungere alle case di Dometaia, disposto sia sulla sinistra della strada (tombe visitabili), sia sulla destra, sopra il ciglio (attualmente tutte da ripulire ed eventualmente rendere visitabili); l'altro presso il borgo, sia lungo la strada, sia sotto le case stesse. Molte delle tombe di questa necropoli, sono giunte quasi intatte nella loro struttura fino ad oggi per le caratteristiche del pancone che è èiù resistente e consolidabile con i restauri di quello presente ad esempio in località Le Ville. Classificate nel 1800 come tombe tardo ellenistiche, sono in corso studi più approfonditi sui materiali per una loro rivalutazione cronologica. Tra le tombe visitabili ne sono da segnalare due per la loro integrità e monumentalità. La Prima (la n°1), a pianta complessa e "a falsa architettura" con lungo dromos di accesso e piccola apertura d'ingresso, presenta una grande cella centrale a pianta rettangolare di circa 2,5 metri di larghezza per 4,70 metri di lunghezza, con copertura a doppio spiovente delimitata da una cornice continua dall'impostazione delle pareti laterali e "columen" centrale; sei celle rettangolari (due per ognuna delle tre pareti) dotate di banchina sui tre lati, all'infuori della celletta di sinistra sulla parete di fondo che ha un lato senza banchina. Altra particolarità è la presenza di numerose scritte etrusche, graffite sul "pancone", ancora da decifrare. Lo stile e l'accuratezza nell'esecuzione del manufatto ci riportano con la mente alle tombe monumentali rinvenute nelle zone più famose e pubblicizzate dell' Etruria. Per questa tomba, come per altre della necropoli, è ipotizzato un utilizzo dall'età arcaica (VI sec. a. C.) fino al tardo ellenismo.

   

Necropoli di Dometaia – pinata e sezione delle tombe n. 1 e n.3

La seconda (n°3), di età ellenistica (IV - I sec. a.C. ), preceduta anch'essa da un lungo dromos, è costituita da una grande ed unica camera a pianta quasi circolare di circa 5,50 metri di diametro, senza la colonna centrale tipica dell'area volterrana e dotata di doppia banchina con un curioso "dente" di forma quadrangolare, forse abbozzo di pilastro, situato di fronte all'ingresso e aggettante verso il centro della camera stessa. Nel recinto di protezione, presso le tombe appena descritte, si possono notare dei curiosi "sedili" ricavati nel bancone accanto alla strada e bisognosi di urgente consolidamento. nel secondo nucleo della necropoli sono da segnalare anche se al momento non visitabili, altre due tombe a camera ipogea. la prima (la n° 7), scavata nel ciglio del pianoro del residence prospiciente la strada, è un'enorme complesso funerario a pianta cruciforme che, dopo un corto dromos, presenta un vestibolo centrale a pianta rettangolare con tre grandi camere quadrangolari (una per lato) munite di banchine; volta a "botte" con "columen" ed elementi architettonici scolpiti a rilievo. Per il crollo della copertura è attualmente riempita con la terra, sperando che la costruzione della piscina del residence non l'abbia ulteriormente danneggiata.

La seconda, (la n° 17), è in tutto e per tutto simile alla n° 1, descritta precedentemente. Scoperta di recente (1994) durante lavori di posatura di cavi elettrici, è situata sotto l'attuale strada e in attesa anch'essa di restauri. I materiali sono al museo. Anche per questi ipogei è ipotizzato un utilizzo sin dall'età arcaica. Sicuramente arcaica è la tomba n° 15 che si trova proseguendo per alcune centinaia di metri lungo la strada citata in direzione di Poggio ai Colli; pur quasi intatta non è per ora visitabile. Devo precisare che alcune tombe (come, appunto la n° 15) sono state necessariamente richiuse per tutelarle dagli atti vandalici delle, purtoppo molte, persone insensibili al nostro patrimonio storico - archeologico e dai veri e propri attacchi degli scavatori clandestini.

 

Museo Archeologico

 

Intitolato a Renuccio Bianchi Bandinelli (1900 - 1975), eminente figura della cultura senese, studioso di antichità classiche e pioniere degli studi sistematici dell'area Valdelsana, il museo di Colle occupa l'intero palazzo trecentesco del Podestà (o Pretorio) situato nel centro di Colle Alta, prospiciente la Piazza del Duomo e di lato alla Cattedrale.

   

Kelebe della tomba Calisna Sepu (Monteriggioni-Si)

L'esposizione museale si estende su tre piani, mentre il quarto ospita il Gruppo Archeologico Colligiano con l'archivio e il gabinetto di restauro.

 

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