ELBA

 

Il nome latino dell'Elba, cioè Ilva, potrebbe effettivamente ricalcare quello etrusco, mentre i Greci designavano l'isola con una parola della loro lingua: Aithalìa 'luogo della fuliggine', con ovvio riferimento all'intensa attività di estrazione e di riduzione del ferro, che la caratterizzava nell'antichità. Le fonti letterarie celebrarono l'Elba per la ricchezza davvero straordinaria delle risorse minerarie le sue miniere di ferro erano ritenute inesauribili). Una di queste fonti conferma che qui, come altrove, l'estrazione del ferro fu preceduta da quella del rame. In un primo momento l'isola stessa dovette ospitare un'attiva industria siderurgica (cui allude il nome greco) dedita almeno alle prime fasi della lavorazione del metallo; infatti, oltre agli evidenti resti di miniere (pozzi, gallerie, trincee), si sono scoperti alcuni forni, peraltro abbastanza rudimentali.

E’ certo che questi forni furono in seguito abbandonati: il minerale cominciò quindi a essere regolarmente trasportato a Populonia, che isponeva di attrezzature migliori. D'altronde è assai probabile che, più o meno dall'inizio del V secolo a.C., l'Elba sia stata direttamente assoggettata a Populonia. In quella grande città-fonderia metallo grezzo subiva la prima fusione e quindi veniva rivenduta, cosicchè la fucinatura e la trasformazione in attrezzi e utensili venivano in realtà altrove (un centro importante di fucinatura era Pozzuoli). Sicuramente l'isola d'Elba costituì nell'antichità un centro fondamentale di approvvigionamento del ferro per tutto il bacino del Mediterraneo. Tuttavia, come principale isola dell'arcipelago toscano, essa fungeva anche da tappa importante nelle rotte e nei percorsi marittimi che collegavano il Tirreno meridionale con la Corsica e le coste della Francia meridionale e della Spagna. Ci sono validi motivi per credere che la fioritura economica di tutto il distretto marittimo di Corsica (Aleria), Populonia ed Elba riscontrabile tra il V ed il IV secolo a.C. sia meglio spiegabile con l'esistenza di una sorta di "circuito metallurgico". Possediamo le prove che anche nell' Aleria etrusca in quel periodo veniva condotta l'attività di raffinamento del ferro locale (seppure certamente più lodesta di quella populoniese): infatti in prossimità del centro corso, in una zona esterna alla linea di fortificazione, si sono rinvenuti i resti di un forno (del IV secolo a.C. almeno) ricolmo di carboni e di scorie derivanti dalla fusione, nonchè i frammenti di varie attrezzature relative ad attività metallurgiche. Tutto ciò consente di individuare parallelismi con la situazione di Populonia: lì i forni per la fusione del ferro elbano si trovavano fuori dall'area residenziale e non lontano dal litorale, dove venivano caricati i lingotti di ferro.

I dati archeologici mostrano che i rapporti tra l'isola d'Elba e la costa antistante risalgono a tempi remotissimi. Tracce di frequentazione già nell'Eneolitico (corredi della grotta sepolcrale di San Giuseppe di Rio Marina) sono la prova della forte attrazione esercitata dagli immensi affioramenti di minerali. La presenza umana si moltiplica vistosamente nell'età del Bronzo, specialmente Tardo e Finale, come attestano i materiali del Monte Calamita, del Monte Capanne, di San Martino ecc., tra cui si ritrovano oggetti che dimostrano anche contatti con l'ambiente sardo. Oall'Orientalizzante Recente in poi i rinvenimenti (ceramiche, corredi funerari, anfore, ecc.) sono strettamente riferibili alla cultura etrusca. In particolare numerosi corredi tombali ricchi di bronzi e databili al V secolo a.C. spiccano per le affinità dei coevi reperti tombali di Aleria e Populonia. Oiodoro Siculo scrive che nel 453 a.C., al fine di estirpare la "pirateria" nelle sue basi del Tirreno settentrionale, il navarca siracusano Faillo guidò una scorreria contro l'Elba, essendosi tuttavia ritirato quasi subito, sembra per essere stato corrotto dagli Etruschi. Egli fu quindi, nello stesso anno, prontamente sostituito da Apelle, che, con una seconda squadra navale, infierì sulle coste dell'Etruria, devastando i siti etruschi della Corsica e aggredendo nuovamente e gravemente l'isola d'Elba, che forse rimase occupata dai Siracusani per un breve periodo, sufficiente a compiere distruzioni e saccheggi. Carica di ricco bottino e di molti prigionieri, questa seconda spedizione ritornò in patria. All'inizio del IV secolo a.C. va riferita l'edificazione (probabilmente voluta e appoggiata da Populonia) di una serie di piccole rocche fortificate lungo le coste. Sembra comunque che tali insediamenti siano stati bruscamente abbandonati, in seguito a distruzione, durante la prima metà del IV secolo a.C. Invero da alcune antiche fonti letterarie pare possibile dedurre una nuova temporanea occupazione, da parte dei Siracusani, dell'isola d'Elba in coincidenza con la ripresa delle loro incursioni navali nel Tirreno centro-settentrionale (attorno al 384 a.C., anno del saccheggio di Pyrgi). Subito dopo questo periodo cominciano a fiorire altri centri strettamente connessi con l'attività estrattiva (per esempio la necropoli di Capoliveri presenta un utilizzo ininterrotto dal tardo III secolo a.C. fino al I avanzato). L'industria mineraria risulta essere stata ancora assai attiva in pieno I secolo a.C.

 

Torna a 

Etruria Settentrionale 

Aree Archeologiche Etrusche

Etruschi