MODENA

              

A Modena (antica Mutina) una volta, c'era il mare, quel golfo padano che si insinuava fino al Piemonte e che, ritirandosi lentamente, cedette il posto ad una pianura acquitrinosa, dove crebbero ben presto grandi foreste e dove abitarono in capanne e palafitte popolazioni dedite alla caccia, alla pesca e all'agricoltura. Qui, provenienti dall'Asia, si insediarono dapprima gli Umbri, poi, dalla Toscana, dal VI secolo a.C., gli Etruschi, e infine, nel IV secolo a.C., i Galli Boi, popolo guerriero d'origine celtica. Infiltrati nella Pianura Padana attraverso i valichi alpini, la occuparono ad ondate successive, stabilendosi di là e di qua dal Po, e la tennero per più di due secoli. Furono questi ultimi a sostenere con Roma una guerra tremenda che si protrasse a fasi alterne per più di trent'anni.

Dal 225 a.C. al 192 a.C. i Galli subirono diverse sconfitte e già nel 222 sembravano sottomessi, ma la venuta in Italia d'Annibale attraverso le Alpi provocarono la sollevazione generale. Modena, che da poco era entrata a far parte della Gallia Cisalpina, fu teatro dell'assedio portato dai Galli Boi all'esercito romano, risoltosi con un nulla di fatto per l'intervento del pretore Tito Manlio. E l'anno 218 e Roma, dovendo vedersela anche coi Cartaginesi, è impegnata su più fronti.

 

The Cathedral     A view of the right side

Duomo di Modena

 

Tutto il Nord dell'Italia torna in mano ai Galli e Modena non fa eccezione. Soltanto dopo la Pace di Tunisi, che pone fine alla seconda guerra punica, Roma può impegnarsi nella riconquista e sottomettere i Galli Boi. Modena diventa colonia romana ed esce dalla preistoria: notizie al riguardo sono tramandate dalle fonti storiografiche di Livio, Cicerone, Polibio, Strabone, Plinio. Nel 187 a.C. la costruzione della via Emilia ad opera del console Emilio Lepido non può non aver inciso positivamente sulle sorti di questa come delle altre città vicine: una strada retta, progettata per scopi militari, in sostituzione di una via tortuosa in mezzo a boscaglie e paludi, deve avere modificato i rapporti economici e commerciali, se è vera la testimonianza di Polibio che elogia i prodotti della pastorizia (bestiame, lana) e dell'agricoltura locali (uva, in primoluogo, ma anche grano). Importanti, per il seguito del nostro discorso, le parole pronunciate da Cicerone alla notizia della sconfitta di Antonio, specie là dove egli definisce Modena "sicurissima e splendidissima... fedelissima e fortissima... fiorentissima colonia del popolo romano"; importanti perché fanno vagheggiare e sognare una città ricca e prosperosa che forse non e mai esistita, se non come artificio retorico d'occasione; e importanti, inoltre, perché acquistano un esito ancor più stupefacente se paragonate ad un passo di S. Ambrogio del 388 d.C. (quattro secoli di differenza intercorrono tra le due notizie), nel quale si parla di Modena, di Bologna e Reggio come di "cadaveri di città semidistrutte"; quasi a affermare che la decadenza delle colonie della Gallia Cisalpina iniziò ben prima delle invasioni dei Goti, degli Unni, dei Longobardi, fino a quella degli Ungari del IX secolo. Se questi popoli, con le loro devastazioni, hanno contribuito alla scomparsa delle città romane, nel caso di Modena si deve aggiungere per certa, perché confermata dai recenti scavi di Piazza Grande, una terribile inondazione, presumibilmente sul finire del VI secolo, accompagnata da altre di minor rilievo, che sommersero letteralmente la Mutina romana, costringendo gli abitanti ad abbandonarla momentaneamente: fu allora che venne fondata Cittanova.

 

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