PRATO

 

Scavi della città etrusca si stanno svolgendo a Prato in località Gonfienti, nei luoghi in cui si sta terminando la costruzione dell'Interporto. Gonfienti regala sorprese ogni giorno che passa e non soltanto per gli archeologi. E l'ultima sorpresa promette di regalare ai pratesi un nuovo orgoglio per la loro città. Gli scavi effettuati riportano alla luce reperti della fine del VI secolo a. C. e dichiarano senza ombra di dubbio che l'origine esclusivamente medievale di Prato ("giovane" rispetto a quella latina di Firenze, che sempre si è detta "figlia" della Faesulae dei romani e sua naturale erede) non è poi così esclusiva.

Prato - Duomo

Dall'analisi dei reperti si è giunti a ipotizzare che quella appena ritrovata è una città di filatori e di tessitori. Proprio come oggi è Prato. Ecco uno dei particolari, sotto forma di piccoli accessori e scarti di lavorazione riportati alla luce negli scavi, della vita nella città etrusca di Gonfienti.

 Molti sono gli aspetti che legano la città etrusca e l'attuale città di Prato, aspetti che rivelano una palese continuità fra i due centri abitati. Sappiamo che Prato è conosciuta  per l'industria tessile e per il commercio dei tessuti ed ecco che dagli scavi emergono reperti attestanti l'esistenza di un'attività di tessitura e, viste le dimensioni e la ricchezza della città, di commercio di stoffe e simili.

  Scavi della città etrusca di Prato

 Vi sono poi altri aspetti che legano le due città, come ad esempio le attività artigianali delle ceramiche e della lavorazione del rame, ma l'aspetto più sorprendente è il sistema di convogliamento delle acque con cui entrambe le città davano acqua alle attività agricole e artigiane. Quello che sembrava essere un sistema idraulico rivoluzionario già per il medioevo (sono di quell'epoca i primi documenti attestanti l'esistenza di tale sistema), si è rivelato essere in realtà un'eredità degli avi etruschi dei pratesi.

Urna cineraria etrusca                       Offerente - Statuetta etrusca in bronzo

Urna cineraria con figura maschile           Statuetta votiva etrusca in bronzo (460-480 a.C)

 

I complessi strutturali finora recuperati sono due e di dimensioni notevoli, formati da muri a piccoli blocchi irregolari o a lastre; gli edifici erano nella maggior parte abitazioni come confermano i ritrovamenti di ceramica da mensa, realizzati in argilla. La stratificazione ribadisce una lunga vita di questa città. I ritrovamenti contano una strada larga dieci metri e una serie di complessi abitativi, con tanto di canaletti di scolo delle acque, ma i diversi reperti sono stati recuperati in una fossa di scarico, fra cui si sono trovati oggetti di ceramica "mal cotta", scarti di una lavorazione di fornace che doveva essere dislocata non lontano da Gonfienti. Tra i ritrovamenti anche un denario d'argento di Antonino Pio e un sesterzio, segnali di "passaggio" di età romana. L'insediamento indica tuttavia un periodo di intensa "abitazione" tra la fine del VI ed il V secolo e poi l'abbandono. Gli scavi di Gonfienti s'allargano e della città etrusca spunta ora il «quartiere bene». Almeno nove ettari, l'estensione stimata del sito archeologico riaffiorato. La città di giorno in giorno svela nuovi e preziosi spunti per comprendere la civiltà etrusca. Non solo mura e mattoni, che pure, sotto il profilo storico e scientifico, vogliono dire molto. A Gonfienti la storia parla davvero e testimonia una sorta di indipendenza della Prato etrusca da Firenze: una pianta urbanistica orientata di 30º rispetto al nord astronomico, e ripresa dalla successiva centuriazione romana, sottolinea le differenze da Firenze.

Vaso di Grumaggio                             Incensiere in bucchero

 Cratere (località Grumaggio)                                   Incensiere in bucchero

 

Dal terreno sono saltati fuori oggetti della vita quotidiana, interi tetti crollati ma ancora in grado di rivelare, anche attraverso un restauro sommario. Più rare che a Marzabotto - la città dell'Appennino più legata a quella pratese - le decorazioni dei coppi del tetto di una abitazione di alto livello: volti femminili, ma rinvenuti in insediamenti etruschi del IV-V secolo avanti Cristo. E sotto i coppi, anche le tegole erano decorati: uno zig zag, già visto proprio a Marzabotto, bianco, rosso e nero. Segno che a Prato - non a caso città mercantile anche 2.600 anni fa - si viveva bene. Commercio e soldi. «Di questo, abbiamo la certezza - rivela l'archeologa Gabriella Poggesi - Lo dimostrano gli stessi ritrovamenti di merci importate». Prodotti greci e di altre zone dell'Etruria.

Una caratteristica che rende unica la Prato di allora è il fatto che fosse, a differenza di quelle a sud dell'Arno o della stessa Marzabotto, una città di pianura. «Non c'è da aspettarsi le tracce di possenti mura, che non avrebbero avuto senso», continua l'archeologa. Ma c'è anche un vantaggio. A Gonfienti, per la prima volta, gli archeologi si trovano di fronte a una città etrusca progettata prima di nascere, sviluppatasi non sull'esistente ma secondo un preciso piano urbanistico. Tutti segni che, fra il VI e il V secolo, erano tempi di pace, c'era un potere «politico» con una certa autorevolezza «democratica» - tale da progettare un'intera città, agli sbocchi delle principali vie di comunicazione - e gli scambi commerciali fiorivano. Un esempio del passato lontano che solo in epoche recenti e recentissime, il Rinascimento e la seconda metà del XX secolo, l'Italia ha riscoperto. Prima di costruire case e magazzini, gli Etruschi avevano bonificato la zona, sistemato le strade.  

 

Artimio – Comeana

Il paese di Artimino è situato in uno stupendo paesaggio, nel territorio del vino di Carmignano.

Pianta di Artimio-Comeana

 

La sua storia vanta origini etrusche e già nel VIII sec. a.C. il suo territorio era di notevole importanza, così testimoniano le tombe trovate a Comeana, Poggio a Caiano e Artimino. Dopo la caduta degli etruschi seguì l'epoca romana durante la quale venivano già coltivati ulivi e vigne. Di origine medioevale è invece il castello di Artimino (X sec.). 

 Ma Artimino è conosciuto in tutto il mondo soprattutto per la villa medicea "La Ferdinanda", con forma rettangolare e provvista di torri e spigoli in pietra serena che ricordano una fortezza, oggi sede del museo etrusco.

 

Museo Archeologico Etrusco

 

Nato nel 1983 per accogliere i numerosi reperti archeologici del territorio di Carmignano, relativi soprattutto all'occupazione dell'area in periodo etrusco, rinvenuti a seguito delle ricerche effettuate principalmente dalla Soprintendenza Archeologica della Toscana nel corso degli ultimi trent'anni, è stato ampliato in due successive riprese, nel 1987 e nel 1992. Il Museo è attualmente ospitato nei sotterranei della Villa Medicea, ma verrà presto trasferito nei nuovi locali restaurati del Castello di Artimino. Il Percorso Museale comprende: una esemplificazione dei materiali restituiti dagli scavi condotti nell'area a Nord della Paggeria medicea - facente parte dell' insediamento etrusco di Artimino e comprendente un'area di culto - che coprono un arco cronologico che va dal VII secolo a.C. alla prima età romana imperiale (vetrine 1-7); alcuni straordinari reperti rinvenuti dalle necropoli etrusche del territorio: Prato di Rosello; tumuli di Boschetti e Montefortini, tra i quali il notissimo incensiere in bucchero a traforo e lo splendido corredo di Grumaggio, rinvenuto occasionalmente nel 1942, all'interno del quale campeggia un grande cratere etrusco a figure rosse (kelebe) con personaggi del corteo dionisiaco. In ottimo stato di conservazione è anche il servizio da simposio, di bronzo, composto da una situla stamnoide ad anse mobili, una brocca con orlo decorato ad ovoli, una teglia, un colino e attingitoi a rocchetto. Lungo le pareti sono esposte steli e cippi arcaici figurati e urnette cinerarie ellenistiche. La seconda sezione del Museo è dedicata all'esposizione di un complesso di ceramiche di Bacchereto rinvenute occasionalmente nel 1974, in località Novelleto.

 

Carmignano

 

Gli scavi non smettono di sorprendere. C'è anche il "rischio" di scoprire - a Carmignano, in provincia di Prato - un'antica cittadella etrusca di 2400 anni fa. I primi reperti furono trovati all'inizio degli anni 90 con la campagna avviata dall'allora sovrintendente Nicosia. Ma è con i più recenti scavi - dall'anno scorso - condotti dalla dottoressa Maria Chiara Bettini che si sono fatti i ritrovamenti più importanti: la datazione non è ancora sicura, ma la cerchia di mura affiorata per un ettaro in località Pietramarina fa pensare al V secolo a.C. Già anni addietro una porzione di mura era stata trovata (seguendo documentazioni scritte e voci tramandate oralmente su una antica fortezza), ma ora ne è affiorata un'altra parte. Sono state trovate anche suppellettili, all'interno della cerchia, ma la bellezza vera sta nell'architettura. Le mura, costruite a secco, hanno uno spessore di circa tre metri, e la pezzatura delle pietre è piccola. Tutti elementi che riportano indietro nei secoli. E rendono gli etruschi molto, molto più vicini.

 

Tumuli di Montefortini e Boschetti

 

Il grande tumulo di Montefortini conserva due distinte sepolture a camera. L'una, datata intorno alla metà del VII secolo a.C è a pianta circolare (tholos) coperta a falsa cupola e con pilastro centrale, con lungo corridoio di accesso scoperto, vestibolo coperto e ¨terrazza-altare¨; l'altra a pianta rettangolare, è coperta con lastre aggettanti a falsa volta, ha un vestibolo ed un corridoio scoperto ed è più recente di almeno un cinquantina d'anni. Entrambe le sepolture hanno restituito preziosi corredi:splendidi oggetti d'osso e d'avorio finemente decorati, armi di ferro, monili di bronzo ed oro, vasellame di bucchero e cinerari d'impasto.

Poco lontano dal tumulo di Montefortini sorge la tomba dei Boschetti. Si compone di una cella a pianta rettangolare con teca in pietra sul fondo, un piccolo vestibolo, pareti di monoliti in arenaria ed un pavimento a lastre.

I reperti di squista fattura, rinvenuti nei due tumuli, si possono ammirare nel Museo Archeologico di Artimino.

 

Area Archeologica della Piaggeria

 

Gli scavi condotti nell'area Nord della Paggeria medicea, elegante struttura di pianta rettangolare, detta nel Seicento "dei Corridoi" - facente parte dell'insediamento etrusco di Artimino e comprendente un'area di culto -

hanno riportato alla luce numerosi reperti che documentano la vita dell'abitato in un lungo arco cronologico che va dal VII secolo a.C. alla prima età imperiale romana, conservati ed esposti nel Museo Archeologico di Artimino.

 

Tumolo di Prato di Rosello

 

Nei pressi dei possedimenti medicei sono stati rinvenuti alcuni tumuli con tombe del VII-IV sec. a.C., con copertura a lastre, uno dei quali (tumulo C) ha restituito un bell'incensiere in bucchero lavorato a traforo.

 

È un oggetto di eccezionale fattura, esposto in diverse manifestazioni internazionali tra i manufatti più' rappresentativi della civiltà' etrusca, e custodito nel Museo Archeologico di Artimino. A Rosello si può visitare anche il laboratorio di restauro archeologico.

 

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