SARTEANO

 

Notevoli ritrovamenti di rozze selci scheggiate attestano la fre­quentazione dell'uomo preistorico in epoca paleolitica; le caverne del territorio (Grotta dell'Orso, Buca del Rospo, etc.) hanno conservato ceramiche e oggetti delle successive epoche del neolitico e del­l'età del bronzo, mentre le vaste necropoli rivelano la presenza delle prime civilità storiche dell'età del ferro e quindi dell'epoca etrusca che qui ha fatto la "parte del leone" in quanto vi e rappresentata in tutti i suoi periodi: dal più arcaico orientalizzante al massimo splen­dore dell'età di Porsenna, il mitico lucumone di Chiusi, fino alla decadenza della sottomissione ai Romani che lasciarono tangibili tracce della loro ristrutturazione nei ruderi di ville, tombe ed edifici termali, tanto da rendere abbastanza plausibile l'ipotesi che il poeta Orazio, quando parlava delle capacità curative delle Fontes Clusinae si riferisse proprio alle abbondanti sorgenti che alimentano ancora oggi le piscine del "Bagno Santo".

 

Durante i secoli bui delle invasioni barbariche, il borgo antico si attestò intorno alle fortificazioni del Castello di cui già si parlava in un documento del 1038 come feudo dei Conti Manenti di lontana origine longobarda.

 

 

Sarteano – il Castello

 

Poi il Comune conquistò la libertà, ma dovette destreg­giarsi, con alterne fasi di sottomissione ai potenti Comuni di Perugia, di Orvieto ed infine della Repubblica Senese della quale, dal 1379 in poi segui le sorti fino alla sua caduta (1556 - 1559). Cosi entrò a far parte del Granducato di Toscana trasformandosi in un tranquillo borgo disteso a piè del Castello anch'esso divenuto meno arcigno e più ingentilito, che fu donato dal Granduca Cosimo ai Conti Fanelli ( 1617).

 

Museo archeologico

 

Nella sala d'ingresso sono esposti i materiali dell'età del Bronzo rinvenuti nella grotta denominata Buca del Rospo, mentre la prima sala è occupata dai reperti provenienti da varie necropoli etrusche del VIII e VII sec. a. C.: Sferracavalli con i suoi ossuari biconici e gli oggetti di corredo in bronzo, Poggio Colombo con tombe "a pozzetto" e "a ziro", Solaia-Macchiapiana con il canopo (cinerario a forma umana) rinvenuto all'interno di una tomba "a ziro", e le sepolture di Madonna la Tea. Di particolare interesse la ricostruzione di una tomba a camera con due canopi - unico caso fino ad oggi conosciuto - rinvenuta sempre in località Macchiapiana e presentata nella seconda sala insieme a materiali provenienti dalla stessa necropoli e a tre tombe di epoca arcaica (VI sec. a. C.).

Nella terza sala, oltre al bel cippo di pietra fedita della località S. Angelo, sono esposti corredi di V sec.a. C. di eccezionale importanza: la tomba 30 della Palazzina con le ceramichedipinte ed il cofanetto in osso, la tomba con i resti di pittuta parietale in cui sono state rinvenute ceramiche attiche e lo splendido stamnos etrusco a figure rosse; infine la monumentale tomba delle Pianacce con le due belle coppe a figure rosse di IV sec.a. C..

 

 

Al piano inferiore si trovano i materiali di alcune tombe di età ellenistica, le lastre architettoniche di età augustea rinvenute nelle terme di Colombaio e alcuni reperti di epoca romana provenienti dagli imponenti ruderi in località Peschiera Giannini.

Inoltre una statua frammentaria in travertino di epoca tardo repubblicana e due interessanti urne con iscrizione bilingue testimoniano la fase di passaggio dalla cultura etrusca a quella romana.

 Alla fine del percorso espositivo è collocata la collezione Bologni, donata al comune, anch'essa comprendente materiali provenienti dal territorio di Sarteano.

 

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